Consigli di lettura: Ottobre

Consigli di lettura: Ogni mese vengono proposti dieci titoli eterogenei. Diversi gli autori, le nazionalità, i generi letterari e spesso molto diversi possono essere gli anni in cui i romanzi proposti sono stati pubblicati (la data scritta è l’ultima data di pubblicazione). Ciò che li accomuna è il piacere della lettura. Ci auguriamo che ogni mese i nostri lettori possano trovare almeno un libro da leggere. Il nostro appuntamento è curato dal collettivo di operatrici culturali “Tessera” formato da: Paola Bernardini, Giulia Silvestri, Anna Giannessi e Valentina Gori che ringraziamo calorosamente

Jacqueline Harpman
Io che non ho conosciuto gli uomini

Blackie Editore
Or.: Français

2024

In un bunker sotterraneo, trentanove donne sono tenute in isolamento in una cella. Sorvegliate da violente guardie, non hanno alcuna memoria di come sono arrivate lì, nessuna nozione del tempo, solo un vago ricordo delle loro vite precedenti.
Mentre il ronzio della luce elettrica fonde il giorno con la notte e gli anni passano, una ragazza – la quarantesima prigioniera – siede sola ed emarginata in un angolo. Questa misteriosa ragazza che non ha conosciuto gli uomini sarà la chiave per la fuga e la sopravvivenza delle altre nel mondo desolato che le attende in superficie.

«Io che non ho conosciuto gli uomini è un congegno ben elaborato con cui l’autrice ha il merito di dimostrare come il genere della distopia femminista sia un campo di elaborazione sempre fertile, eloquente e predisposto, forse per costituzione, a spingersi facilmente e con profitto oltre i limiti dei suoi canoni.» Mirco Roncoroni

Pier Vittorio Tondelli
Camere separate

Bompiani Editore
Or.:  Italiano

2025

Il romanzo racconta tre momenti nella vita di uno scrittore poco più che trentenne, Leo, alle prese con l’enorme dolore per la perdita del compagno, Thomas, giovane musicista tedesco. La loro relazione viene raccontata attraverso lunghe riflessioni e continui flashback. Leo è uno scrittore di successo, che vive tra Milano, Parigi, Londra e Firenze; Thomas, invece, a Berlino Ovest. I due amanti si incontrano spesso in giro per l’Europa, trascorrono le vacanze insieme, ma vivono in due camere, separati da duemila chilometri di distanza. Hanno così la possibilità di vedersi quando desiderano, ma anche di ritirarsi nella propria solitudine. Finché Thomas non inizia una relazione con una ragazza. Questo strano rapporto a tre scatena vere e proprie crisi di gelosia in Leo, ma si interrompe presto per via della malattia incurabile di Thomas, che, poco più che venticinquenne, muore in un ospedale di Monaco.

Catherine Lacey
Nessuno scompare davvero

Sur Editore
Or.: English

2016

 Elyria, ventotto anni, ha un lavoro stabile e un marito a New York: ma un giorno, senza dare spiegazioni, molla tutto e parte con un volo di sola andata per la Nuova Zelanda. Passerà mesi a vagare in autostop fra le campagne di quel paese sconosciuto, incrociando le vite di altre persone e tentando di dare un po’ di pace alla sua. Scopriamo che Elyria ha un passato difficile (una madre alcolizzata, una sorella adottiva suicida, allieva del professore che è poi diventato suo marito), ma la fuga non è causata da crimini o violenze: nasce da un malessere esistenziale tanto profondo quanto difficile da definire; e il romanzo è, di fatto, un viaggio nella mente della narratrice, capace di osservazioni acutissime sul mondo, ma anche preda di improvvisi squilibri; dentro di lei, dice, si muove un bufalo riottoso che non riesce a placare.

Bohumil Hrabal
Una solitudine troppo rumorosa

Einaudi Editori
Or.: Český

2024

 A Praga, nelle viscere di un vecchio palazzo, un uomo, Haňťa, lavora da anni a una pressa meccanica trasformando libri destinati al macero in parallelepipedi sigillati e armoniosi, morti e vivi a un tempo, perché in ciascuno di essi pulsa un libro che egli vi ha imprigionato, aperto su una frase, un pensiero: sono frammenti di Erasmo e Laozi, di Hölderlin e Kant, del Talmud, di Nietzsche, di Goethe. Professionista per necessità della distruzione dei libri, Haňťa li ricrea incessantemente sotto forma di messaggi simbolici, rinnovando a ogni istante il prodigio del pensiero creativo che sgorga spontaneo al di là e nonostante i modelli canonici della società e della cultura.
Bohumil Hrabal nasce nel 1914 a Brno. Dopo studi in legge interrotti, per gran parte della sua vita passa da un mestiere all’altro: magazziniere, preparatore di malto in una fabbrica di birra, impiegato in un ufficio notarile, ferroviere e capostazione, telegrafista, assicuratore presso la compagnia “Sostegno della vecchiaia”, commesso viaggiatore nel ramo giocattoli, operaio metalmeccanico, imballatore di carta da macero, macchinista e comparsa teatrale, cameriere. La sua “mobilità” lavorativa è divenuta una leggenda, da lui stesso alimentata nei suoi libri, come la sua assidua frequentazione di tutte le taverne praghesi.
I suoi primi libri di racconti sono degli anni Sessanta e gli dànno una discreta fama, ma con la fine della Primavera di Praga, tutte le sue opere vengono rigorosamente censurate e circolano solo clandestinamente. Nel 1995 viene in Italia a ritirare il Premio Grinzane Cavour. Nel 1997 cade, probabilmente suicida, da una finestra del quinto piano di un ospedale di Praga dove è ricoverato.

Zelda Fitzgerard
Lasciami l’ultimo valzer

Bollati Boringhieri Editore
Or.: English

2024

Zelda Sayre Fitzgerald è stata la musa dell’età del jazz. Era l’incarnazione di tutto ciò che era moderno e nuovo, il prototipo che ogni ragazza spregiudicata degli anni venti doveva seguire. Diceva di sé: «Non avevo pensieri che per me stessa. Non provavo un briciolo di sentimento d’inferiorità, impaccio o dubbio, e non avevo il benché minimo principio morale».
Pubblicato nel 1932, Lasciami l’ultimo valzer è l’unico romanzo che Zelda Fitzgerald abbia mai scritto. Ambientato tra l’Alabama, New York, la Francia e l’Italia, è la storia di Alabama Beggs, bella e anticonvenzionale fanciulla del Sud che sposa un artista, viaggia con lui in Europa e conduce una vita relativamente infelice, cercando di mettere alla prova i suoi tormentati talenti artistici. In gran parte dolorosamente autobiografico, il romanzo di Zelda racchiude episodi della sua vita coniugale, tanti dei quali andranno a costituire la materia di Tenera è la notte, capolavoro di Francis Scott Fitzgerald. Ispiratrice di molte delle protagoniste femminili dei romanzi del marito, quella di Zelda è una figura incantevole e tragica. I riflettori dei ruggenti anni venti che avevano incoronato Zelda e Scott come la coppia più scintillante di ogni serata newyorkese non riusciranno a rischiarare il nero vuoto, l’ansia di appagamento che Zelda cercherà tutta la vita di mettere a tacere attraverso la scrittura, la danza e la pittura. Con il tempo Francis vedrà sempre più ridotta la sua fama e comincerà a abbandonarsi a quell’alcol che lo distruggerà; Zelda, insoddisfatta e vittima di ossessioni, si avvierà verso una forma di schizofrenia sempre più grave. Scriverà Lasciami l’ultimo valzer durante il ricovero in una clinica di Baltimora nel tentativo di esprimere quanto non riusciva a verbalizzare nel corso delle sedute di psicoterapia. In una casa di cura sarebbe poi tornata altre volte e in una clinica sarebbe infine morta nel 1948, arsa dalle fiamme di un incendio.

Klaus Mann
La svolta. Storia di una vita

Il saggiatore Editore
Or.: English/ Deutsch

2016

La prima metà del Novecento fu per Klaus Mann – come per tanti artisti della sua generazione – un precipizio ineludibile, un gorgo di violenza, una scissione insanabile che lo condusse in poco tempo alla morte, da cui era ossessionato. Eppure la sua esistenza fu segnata da una vitalità incoercibile e da una vibrante tensione intellettuale, di cui La svolta offre una testimonianza di forza ineguagliata: lo sguardo angosciato e consapevole sul presente, dalla repubblica di Weimar all’ascesa di Hitler; i viaggi a Parigi, in Nordafrica, in Italia – spesso accompagnato dalla sorella Erika e da Annemarie Schwarzenbach –, la vita da esiliato prima in Europa e in seguito a New York, fino alla decisione di combattere il nazismo nell’unico modo ormai possibile: arruolarsi nell’esercito degli Stati Uniti. Ma quelli furono anche gli anni della formazione, un percorso che portò Klaus Mann a amare scrittori come Whitman e Kafka, a stringere rapporti con André Gide, Stefan Zweig e Aldous Huxley, a un impegno umanistico che era acuto sentire, ma anche azione concreta. Saga familiare e libro di viaggio, tormentata riflessione politica e Bildungsroman, La svolta è l’autobiografia letteraria di un grande scrittore che per tutta la vita tentò di fuggire dal cono d’ombra del padre Thomas Mann, di cui viene offerto in questo libro il ritratto più memorabile, capace di unire l’affetto e l’ammirazione sconfinata alla lucidità nel mostrare insufficienze ed errori, e l’irriducibile attrito con un figlio non disponibile a compromessi nella politica, nell’arte, nella volontà di vivere apertamente la propria omosessualità e di confessare se stesso con una libertà che ancora travolge.
Klaus Mann, figlio primogenito di Thomas, nacque a Monaco nel 1906 e morì suicida a Cannes nel 1949. Fu scrittore di narrativa, teatro e reportage di viaggio. Nel 1933, fuggito dalla Germania nazista, fondò ad Amsterdam la rivista Die Sammlung, organo di stampa della letteratura tedesca d’esilio. Fra le sue opere, i romanzi Sinfonia patetica (1935), sulla vita di Cajkovskij, Mephisto (1936), da cui è stato tratto il celebre film con Klaus Maria Brandauer, e Il vulcano (1939). Pubblicato per la prima volta a New York nel 1942 in inglese, La svolta appare nel 1958 in Germania in edizione postuma e ampliata, seguita nel 1981 da questa versione che contiene una postfazione di Frido Mann, nipote di Klaus.

Jan Brokken
La scoperta dell’Olanda

Iperborea Edizioni
Or.:
Nederlands

2025

L’insegna dell’Hotel Spaander, nel pittoresco villaggio costiero di Volendam, vicino ad Amsterdam, è il dipinto di un uomo sorridente con una mano sporca di tempera blu e la scritta: «Benvenuto, artista.» Fondato nel 1881 da un visionario votato all’arte, l’albergo ha ospitato per oltre un secolo centinaia di pittori e scultori, diventando un vivace centro di confronto, creazione e sperimentazione di stili e universi estetici, crocevia di vite vagabonde, radicalismi politici e passioni inquiete, angolo preservato dal clamore delle grandi capitali e protetto in un’Europa dilaniata dalle guerre.
A Jan Brokken basta una visita per rimanere affascinato dalla ricchezza di storie e curiosità di questo luogo d’eccezione dell’arte moderna, che ha attirato Picasso, Kandinskij, Signac, Joseph Beuys, così come Proust che qui trovò ispirazione per un’eroina della sua Recherche. Una colonia internazionale libera e aperta dove l’americana Elizabeth Nourse e molte altre artiste, regolarmente escluse dai coevi circoli parigini, venivano accolte e trattate da pari a pari dai colleghi uomini.

Nawal Al-Sa’Dawi
Memorie di una donna medico.

Fandango Libri
Or.:  الْعَرَبيّة

2019

Nata nel 1931 in un piccolo villaggio sul delta del Nilo, Nawal al-Sa‘dawi è stata una scrittrice, psichiatra, femminista egiziana. La sua mente è affilata come una spada. E con quest’arma, l’arma dell’intelligenza e della scrittura, ha combattuto fin dall’infanzia una battaglia contro l’emarginazione sociale, contro il sistema politico, contro il pensiero retrogrado e contro le indicibili violenze perpetrate contro le donne. Nel suo Memorie di una donna medico, pubblicato nel 1958 e tradotto in America alla fine degli anni Ottanta, si chiede: «Perché da piccola ero triste all’idea di non poter volare come le colombe e non sopportavo quelle perdite di sangue che sporcavano le donne ogni trenta giorni?»
Così cominciò prestissimo la sua lotta contro gli ingranaggi che le stavano divorando i primi anni di vita: dal non poter fare i giochi dei maschi al dover indossare un abito bianco per un forzato fidanzamento… che Nawal al-Sa‘dawi rifiuta con forza. Fugge via! Fugge dall’autorità paterna e materna, dai vincoli famigliari, dagli affetti che possono rivelarsi una prigione, si taglia i capelli cortissimi, si chiude nel suo mondo di libri e di solitudine, si laurea brillantemente in medicina e diventa un medico di successo. Bellissime le pagine che descrivono il suo contatto con la malattia e con la morte, che tocca con mano eseguendo autopsie, che tocca con l’anima compartecipando alla sofferenza altrui.
Con sguardo costantemente critico Nawal al-Sa‘dawi ci conduce nella sua straordinaria biografia, che è quella di una donna dolce e forte, compatta e lacerata a un tempo, fino al momento in cui anche per lei, così apparentemente cinica e distante, arriverà l’amore. Tuttora considerata una delle opere fondamentali del pensiero femminista arabo, Memorie di una donna medico affronta temi e questioni che sono ancora pericolosamente attuali.

Anonymus
Una donna a Berlino

Einauidi Editore
Or.: Deutsch

2025

«Sí, la guerra avanza rombando verso Berlino. Ciò che ieri era ancora un brontolio lontano, oggi è un tambureggiare continuo… Viviamo dentro un cerchio di bocche di fuoco che si restringe di ora in ora».
Si apre con queste immagini il diario tenuto a Berlino da una giovane donna tedesca nelle drammatiche settimane che videro la conclusione del conflitto, l’arrivo dell’Armata Rossa, la morte di Hitler e degli altri gerarchi nazisti e infine la lenta, faticosa ripresa della vita. L’autrice ha voluto restare anonima da quando il libro vide per la prima volta la luce negli anni Cinquanta e fu accolto, soprattutto in Germania, con un senso di fastidio, anzi, di esplicito rifiuto. Decise allora di vietarne ogni riedizione finché fosse rimasta in vita. Solo dopo la sua morte, avvenuta nel 2001, Hans M. Enzensberger ebbe l’autorizzazione a riproporlo. Una donna a Berlino ci mostra il destino – purtroppo ricorrente in ogni conflitto, anche ai giorni nostri – di migliaia di donne costrette a subire gli stupri da parte dei soldati e, senza autocommiserazione né revanchismo, conserva la capacità di discernere e di valutare su chi ricada in ultima istanza la responsabilità della tragedia tedesca.

Marthe Ouliè
L’equipaggio di Bonita. 1925, quattro amiche in navigazione verso la Grecia

Magenes Editore
Or.: Français

2012

Nel 1925 quattro amiche partono in barca a vela da Marsiglia facendo rotta verso la Grecia. Hanno poco più di vent’anni e intraprendono la prima navigazione documentata di un equipaggio femminile, a bordo di “Bonita”, un vecchio yawl senza motore. Hermine de Saussure, anima del gruppo e capitana di Bonita, ha deciso di vivere fino in fondo i suoi ideali di gioventù. Ella Maillart, capitana in seconda, affronterà un’esperienza che la porterà a diventare la grande scrittrice-viaggiatrice nota a livello mondiale. Marthe Oulié, autrice, viaggiatrice e archeologa, visiterà gran parte del mondo, così come Mariel Jean-Brunhes, geografa, futura etnologa e militante umanista. Sulle orme di Omero, approderanno su isole non ancora consacrate al turismo di massa. Racconto di scoperte, crociera dalle imperiture evocazioni, questo libro è la testimonianza di un’esperienza liberatrice sotto il sole della Grecia.

Buona lettura.

Vi aspettiamo a Novembre

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Consigli di lettura di Settembre

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