Consigli di Lettura: Ottobre

Consigli di lettura: Ogni mese vengono proposti dieci titoli eterogenei. Diversi gli autori, le nazionalità, i generi letterari e spesso molto diversi possono essere gli anni in cui i romanzi proposti sono stati pubblicati (la data scritta è l’ultima data di pubblicazione). Ciò che li accomuna è il piacere della lettura. Ci auguriamo che ogni mese i nostri lettori possano trovare almeno un libro da leggere. Il nostro appuntamento è curato dal collettivo di operatrici culturali “Tessera” formato da: Paola Bernardini, Giulia Silvestri, Anna Giannessi e Valentina Gori che ringraziamo calorosamente

Adolfo Bioy Casares
Diario della guerera al maiale


Debols!llo
Editore
Or.: Español (Argentina)

2025

La vita di Isidoro Vidal è scandita dalle sue «piccolezze personali»: il mate, la siesta, l’imperdibile partita a carte con «i ragazzi». Isidoro e i suoi amici, però, sono uomini di mezza età: non proprio giovani, ma nemmeno vecchi decrepiti, accezione che evitano accuratamente di usare. E c’è un motivo ben preciso: la definizione di «anziano» potrebbe costargli la vita. A Buenos Aires infatti gli abitanti sopra i cinquant’anni – perversi, voraci e ingombranti per la società – diventano improvvisamente un peso da eliminare. E i giovani, armati di pietre, bastoni e bottiglie, hanno il dovere di sopprimere questi «maiali» costi quel che costi. Solo l’amicizia e la dolce Nélida, di cui Isidoro si innamora, sembrano immuni alla violenza che si nasconde per le strade della città, e daranno al nostro protagonista la forza di reagire. Pubblicato per la prima volta nel 1969, Diario della guerra al maiale è una metafora grottesca dall’attualità sconcertante, con una prosa brillante e intrisa di humour nero, che deforma la realtà e mette in crisi ogni nostra certezza.

Miljenko Jergović

Le Marlboro di Sarajevo

Bottega Errante Edizioni
Or.:
Bosanski jezik

2025

Il libro è stato scritto mentre la guerra devastava quella bellissima e composita città che è Sarajevo. Narra le storie di quei giorni, viste dalla parte degli assediati, legando una vita all’altra, la sorte di un uomo a quella di una donna, di una casa indenne a una colpita dalle cannonate. Ne risulta un racconto corale, di amore e malinconia per una terra distrutta, ma privo di lamenti inutili, accettando l’inevitabilità della sorte e degli accadimenti. È un compendio di feroci pugni allo stomaco, in cui il conflitto balcanico fa da sfondo ai bislacchi protagonisti, sempre in bilico tra quotidianità e sopravvivenza.

Kaouther Adimi
La libreria della Rue Charras

L’ombra Editore
Or.:  Français (Algérie)

2018

Algeri, oggi. Ryad, studente universitario a Parigi, ha un compito ingrato davanti a sé: svuotare e chiudere la libreria Les Vraies Richesses. Questo polveroso negozio di quattro metri per sette, stipato di volumi ingialliti, foto sbiadite, quadri e mille altri cimeli editoriali, nasconde la storia di un’eccezionale avventura umana e letteraria. Algeri, 1936. Edmond Charlot, ventenne entusiasta, ha una grande idea in testa: fondare una libreria-casa editrice che pubblichi scrittori di entrambe le sponde del Mediterraneo. Apre quindi al 2 bis della rue Charras un luogo accogliente che presto diviene sede delle mitiche Éditions Charlot, frequentate da aspiranti scrittori come da figure del calibro di Saint-Exupéry e Gide. Da quella stanzetta, intitolata alle «vere ricchezze» della vita, escono le prime edizioni di testi memorabili, tra cui l’esordio di un giovane di genio: Albert Camus. Mescolando passato e presente, realtà e invenzione, Storia e intima quotidianità, Adimi ci conduce per le viuzze di una città immaginifica e dà vita al romanzo di un traghettatore di libri e di idee che fu il segreto artefice di molta della migliore letteratura del Novecento.

Rubén Gallo
Morte all’Avana

Ventanas Editore
Or.: Español (Mexico)

2023

Un corpo maschile carbonizzato è rinvenuto sul bordo della strada che conduce all’Aeroporto Internacional José Marti dell’Avana. Appartiene a Manuel Tomás Ricana, imprenditore edile spagnolo residente da anni nella capitale cubana e attivissimo turista sessuale. Il cadavere ha un pupazzo di pelouche in bocca e l’uomo è stato strangolato almeno dieci giorni prima. Attorno a questa morte misteriosa si scatena il balletto degli omosessuali, dei marchettari, dei travestiti e, soprattutto, degli stranieri a caccia di ragazzi che popolano le notti sul Malecón, il famoso lungomare dell’Avana, e i bar e i cabaret gay nati nella capitale cubana ben prima della morte di Fidel Castro.
Un romanzo polifonico, suddiviso in capitoli brevi. Ognuno dei protagonisti ha il proprio racconto, la propria storia con la vittima. E il finale sarà più che una sorpresa.

Dinaw Mengestu
L’atlante dei posti sbagliati

LNN Editore
Or.: English

2025

L’atlante dei posti sbagliati è un romanzo sull’amore familiare e sulla paternità, e sul potere della fantasia e dei ricordi nel rimettere insieme i pezzi di un’identità in frantumi. Dinaw Mengestu dà voce allo spaesamento di chi si sente sempre nel posto sbagliato, e con una scrittura poetica e rigogliosa riesce a trasformare la parola “fine” in un nuovo, sorprendente inizio.
 Mamush è un giornalista in crisi. Nato negli Stati Uniti da madre etiope, vive a Parigi con la moglie Hannah e il figlio, e cerca di tenere a bada le sue numerose dipendenze. Tornato a Washington per far visita alla madre, trova ad attenderlo una notizia inaspettata e terribile: Samuel, l’uomo che gli ha fatto da padre, si è appena tolto la vita. Affettuoso e istrionico, anche Samuel era emigrato dall’Etiopia, per poi diventare l’ennesimo tassista straniero in un paese che a poco a poco lo ha annientato. La madre di Mamush lo aveva accolto in casa senza troppe spiegazioni, e la loro strana amicizia, venata di apprensione, è l’enigma che Mamush cerca di decifrare da quando era bambino. Di fronte al dolore per quel lutto improvviso, Mamush capisce che l’unico modo per riprendere in mano la sua vita e il suo matrimonio è fare luce su quel passato misterioso; e così attraversa gli Stati Uniti in taxi, in un viaggio in cui realtà, ricordi e immaginazione si confondono come i panorami fuori dal finestrino di un’auto in corsa. 

Gemma Reeves
Victoria Park

Generic Editore
Or.:
English

2021

I luoghi uniscono le vite delle persone in modi inaspettati. Le case, i quartieri e le città, più che semplici fondali davanti ai quali si trascorre la vita, possono custodire le molteplici ragioni di un’esistenza felice, di una famiglia che si sfalda, di un amore che nasce dove non lo si aspetterebbe, di una comunità che si riconosce tale. Attraverso i protagonisti di Victoria Park – dodici, uno per ogni mese dell’anno, da ottobre a settembre – Gemma Reeves tratteggia vite e destini, scelte decisive e coincidenze inaspettate in una narrazione corale di grande eleganza e lirismo, fatta di dettagli minimi e insieme universali. Da Mona e Wolfie, una coppia di anziani che insieme affrontano la progressiva e dolorosa perdita di memoria di lei, a Victoria, che assiste il figlio in coma in seguito a un’aggressione che sconvolge il quartiere, alle storie di Freddie e Ana, Bettie e Mia, della bisbetica Rose, di Alice, che ogni mattina va a meditare sotto il suo albero preferito, Victoria Park racconta come le vite di ognuno di noi siano connesse alle esistenze degli altri e come in questa connessione risieda il vero centro dell’essere vivi qui e ora.

Giusi Palomba
Frammenti di un discorso di classe

Einaudi Editore
Or.
: Italiano

2026

 Cosa significa crescere in un contesto dove ti viene prima di tutto insegnato a non dare fastidio, dove si impara che per tirare avanti bisogna trovare un nascondiglio, farsi piccoli per non mettersi in imbarazzo o in pericolo? Dove si lavora, quando il lavoro c’è, ma un orizzonte comune sembra troppo distante, e le rivendicazioni di classe troppo complesse, apparentemente inimmaginabili anche se ovunque si mettono in atto piccole forme di resistenza. Crescere in luoghi in cui il tempo procede per frammenti difficili da ricomporre, in cui la politica condiziona le esistenze ma rimane spesso lontana, si fa altrove. Una condizione comune a molte persone nate dopo la fine degli anni Settanta, dopo la presunta fine della Storia.
E cosa significa sentire che in una tradizione familiare, fatta di remissività e di ostinati esercizi di fatalismo, si sta stretti? Sentire un vuoto viscoso da cui si vuole scappare per scoprire come riempirlo: spostarsi di città in città, sempre precari, sempre in bilico, rincorrendo la possibilità di una lotta che non sia soltanto individuale, di una realizzazione che non sia solo la propria. Finendo con lo scoprire invece che forse non si sarà mai abbastanza appagati, rimanendo stranieri a ogni luogo che si cerca di abitare, comprese le proprie memorie.
Giusi Palomba ci racconta questa storia fatta di conti che non tornano: conti economici, conti con se stesse, conti con un passato la cui vergogna è stata scritta da altri, nei corpi e nelle teste di chi si è abituato ad avere il peso del mondo sulle spalle evitando di farci caso.
Una storia personale ma anche collettiva, una storia di classe senza nulla di epico, nulla di cui, apparentemente, poter andare orgogliosi, ma della quale è necessario riappropriarsi, narrarla con le proprie parole. Una storia scritta per vendicare l’omertà e la rassegnazione, per restituirle dignità, giustizia e la possibilità di generare altre storie, altri desideri, altre lotte.

Pino Cacucci
Nahui

Feltrinelli Editore
Or.:  Italiano

2019

Nel 1961 il poeta Homero Aridijs incontra per strada una povera disgraziata che vende per due lire vecchie cartoline, vecchie immagini di sé giovane, nuda, bellissima. I suoi occhi verde smeraldo brillano ancora e il poeta la riconosce: è Carmen Mondragon, in arte Nahui Olin, la più bella donna di Città del Messico quando a Città del Messico c’erano le più belle donne del mondo. Donne bellissime che con grande difficoltà dovevano farsi strada tra grandi intellettuali, artisti, uomini politici senza rinunciare alla propria femminilità. 
Sono gli anni venti e trenta, gli anni della rivoluzione, di Emiliano Zapata e di Pancho Villa. Il tempo in cui, in nome del popolo e di una libertà che sembrava lì a due passi, un pugno di artisti e di intellettuali scosse dalle fondamenta cultura e politica, creatività e morale di un intero paese. È proprio su questo sfondo che si muove la leggendaria storia di Nahui. Figlia amatissima (sino all’ombra dell’incesto) del generale Mondragon, Carmen mal tollera il conformismo vittimista della madre e l’ambigua rigidità del padre. Per uscire dalle maglie della famiglia, sposa senza passione il bel cadetto Manuel Rodriguez Lozano. Tormentato bisessuale, Manuel ha da Carmen un figlio che muore infante in circostanze misteriose, si dice addirittura sia stato ucciso dalla madre. Dopo un lungo periodo in Europa e la morte del generale, Carmen torna in Messico e comincia a dipingere: ha relazioni con tutti gli artisti più inquieti di Città del Messico, scrive poesie, posa per i murales di Diego Ribera e per un grande fotografo come Edward Weston, e si lega all’umorale e violento pittore e vulcanologo Gerardo Murillo, in arte Dr Atl. Follia, morbosità, turbini di gelosia e sottomissione, sensi scatenati e affetti incatenati sono gli ingredienti che hanno fatto della love story di Gerardo e Carmen una torrida leggenda.
Pino Cacucci fa perno intorno al personaggio straordinario di questa donna poi caduta nell’oblio per dar forma e ritmo a una grande storia di anime in rivolta contro il mondo e contro se stesse, anime dentro e fuori la Storia che hanno accarezzato un sogno di libertà così alto da essere imprendibile.

Tito Barbini
Storie di amori e migrazioni sull’isola dalla ali di farfalla

Arkadia Editore
Or.: Italiano

2024

La più occidentale delle isole del Dodecaneso, Astypalea, è al centro di questo reportage-romanzo per essere stata il punto di approdo di profughi siriani in fuga dalla guerra che martoriava il loro paese. Barbini si sofferma in particolar modo sulla vicenda di una giovane, Samira, destinata in seguito a diventare una testimone del dramma del suo popolo e soprattutto delle donne siriane, e un’attivista impegnata in Europa. Samira sbarca sull’isola-farfalla a bordo di un barcone insieme ad altre quarantadue persone e qui incontra il pescatore Apostolos; tra i due scoppia un amore destinato a non codificarsi in una relazione stabile, ma un amore forte e, entro quella cornice temporale, a suo modo “eterno”. E ancora l’autore racconta di Enea e Ulisse, illustri profughi e naufraghi, cui una civiltà più accogliente seppe offrire ospitalità. Dei profughi e dei migranti che attraversano il Mediterraneo spinti dalla necessità, dalla disperazione, dalla speranza di potersi ricostruire una vita. Dei feroci sistemi che l’Europa mette in atto per impedire a profughi e migranti di entrare nel suo territorio o, quando vi entrano, per relegarli in disumane strutture di detenzione. E del richiamo del viaggio, della nostra ambivalenza tra avventura e ricerca di stabilità, tra il fascino del mare e la sicurezza della terraferma.

Giovanni Comisso
Mio sodalizio con De Pisis

Neri Pozza Editore
Or.:  Italiano

1994

Testimonianza di una grande amicizia, «la più grande amicizia del secolo», Mio sodalizio con De Pisis è un libro di memorie, scritto con il tono e il ritmo disordinato della tenerezza. Comisso racconta la vita di un artista e amico, getta lo sguardo ai ricordi degli incontri quando insieme, «divini ragazzi», attraversavano Roma e Parigi alla ricerca di nuove ebbrezze e piaceri; e sempre con lo stupore del primo incontro di fronte alla spregiudicatezza ingenua di De Pisis nell’inventarsi e godere «di quella selvaggia e satanica libertà». Il racconto inizia con gli anni degli incontri a Roma, quando De Pisis comincia a dipingere per giustificare come studio l’alcova dove invita i ragazzi; e attraversa gli anni di Parigi, «le inaudite meraviglie» gustate insieme con il successo artistico e mondano: «Tutta la città sembrava creata per lui, per la sua libertà e il suo gusto di pittore… La sua mano si era fatta libera e audace alla pari con la sua vita». Sono gli anni migliori per De Pisis e per la loro amicizia.
Con la sua incantevole scioltezza verbale, Comisso compone un racconto che ha lo stile della pittura di De Pisis, leggero, distratto e goloso, come ha scritto Parise, senza la minima tensione o forzatura, nello stesso italiano dolce e luminoso di Delfini, Penna e dello stesso Parise. E questa stessa dolcezza, che è poi tenerezza per la vita, lo assiste anche nel racconto degli ultimi tragici anni dell’amico, segnati dalla malattia e dalla reclusione in clinica: «nel corridoio i nostri passi andavano concordi come quando si andava prepotenti e felici per le strade di Parigi e Cortina»; e giunge ad accoglierci tutti nel pensiero finale: «noi siamo soltanto magnifiche onde in attesa sempre di disfarci nel crollo».

Buona lettura.

Vi aspettiamo a Novembre

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