Consigli di lettura: Marzo

Consigli di lettura: Ogni mese vengono proposti dieci titoli eterogenei. Diversi gli autori, le nazionalità, i generi letterari e spesso molto diversi possono essere gli anni in cui i romanzi proposti sono stati pubblicati (la data scritta è l’ultima data di pubblicazione). Ciò che li accomuna è il piacere della lettura. Ci auguriamo che ogni mese i nostri lettori possano trovare almeno un libro da leggere. Il nostro appuntamento è curato dal collettivo di operatrici culturali “Tessera” formato da: Paola Bernardini, Giulia Silvestri, Anna Giannessi e Valentina Gori che ringraziamo calorosamente

Federico Tozzi
Con gli occhi chiusi

Edimedia Editore
Or.: Italiano

2019

Singolare figura di narratore, Federigo Tozzi si pone tra la dissoluzione del vecchio naturalismo e i codici poetici ed espressivi del nuovo secolo. In questo suo primo romanzo lo spunto autobiografico, tratto essenziale nella sua narrativa, si trasforma in un nuovo strumento letterario che permette allo scrittore di “confondersi” con gli altri personaggi. Il ritratto del protagonista, che è in realtà un autoritratto minuziosamente disegnato, fa così da perno ideale al racconto di un amore infelice e di una rovina finanziaria, in cui il tono di impianto verghiano si arricchisce di nuovi spunti psicologici.
Il romanzo fu pubblicato nel 1918. È la storia di un’adolescenza, dei primi dolorosi incontri con la realtà e con l’amore. Pietro Rosi è un giovane fragile e sognatore, figlio di un oste rude e di una donna delicata. Pietro si innamora di una giovane contadina, Ghisola, sentimento che affronta “ad occhi chiusi”. Quando a Firenze Ghisola, dopo essere stata l’amante di un uomo maturo, rimasta incinta, decide di sfruttare il sentimento di Pietro e di attribuirgli la paternità del figlio che aspetta, si trova costretta a sfuggirgli, perchè Pietro la “rispetta” e fa sfumare il suo piano. Scoperta improvvisamente la verità Pietro “apre” gli occhi e termina così la sua adolescenza.

Cristina Peri Rossi Il museo degli sforzi inutili

Sur Editore
Or.:
Español (Uruguay)

2025

Nel racconto d’apertura, che dà il titolo alla raccolta tutta, un uomo si reca ogni giorno al Museo delle cose inutili, unico visitatore del luogo dove si custodisce memoria degli innumerevoli fallimenti umani: qui resta per sempre traccia dell’insuccesso di chi tenta di insegnare a un cane a parlare, di viaggi lunghi e pericolosi verso posti che non esistevano, di bambini e uomini che cercano di volare, di un uomo che per vent’anni ha tentato di conquistare l’amore di una donna, perfino di Lewis Carroll «che passò la vita a fuggire le correnti d’aria per poi morire di raffreddore» l’unica volta che aveva dimenticato di mettere il soprabito. Il museo stesso, forse, è uno sforzo inutile, dal momento che non riceve altri visitatori o quasi. E poi c’è  un insonne tormentato da una pecora testarda che si rifiuta di saltare oltre il recinto; un uomo su una scala affollata della metropolitana dimentica se stava salendo o scendendo, scatenando il pandemonio; uno psicanalista chiama un paziente per raccontargli del nuovo amante di sua moglie; un atleta decide di smettere di correre a pochi passi dal record mondiale; un ragazzino sale su una corda da funambolo e, come il barone rampante, da quel giorno non scende più.
Nel Museo degli sforzi inutili la scrittrice uruguayana Cristina Peri Rossi esplora, con uno sguardo al tempo stesso lucido e poetico, le frustrazioni e le nevrosi di donne e uomini contemporanei – schiavi dei propri desideri repressi, di una routine alienante e costretti a vivere in città claustrofobiche –, distorcendo la realtà e portandone alla luce le più inattese conseguenze. Trenta racconti, a volte brevissimi e fulminanti, in cui il registro passa dall’ironico allo spietato, dal riflessivo al drammatico, dal tenero al grottesco, che ci lasciano sorpresi e affascinati a ogni pagina.

consigli di lettura marzo

Rasha al-Amir
Il giorno del giudizio

La Tartaruga Editore
Or.:   اَلْعَرَبِيَّةُ

2021

Nato in un paesino di montagna, in un mondo arabo volutamente imprecisato, il quarantenne protagonista di questo romanzo ha compiuto gli studi tradizionali degli uomini di religione, scienze del Corano e delle tradizioni profetiche, teologia, diritto, lingua e letteratura araba, per poi divenire impiegato nel ministero degli Affari Religiosi. Quando si trasferisce nella capitale per ricoprire il ruolo di imam, predicatore e insegnante di una importante e decisiva moschea, l’incontro con una giovane donna cambia radicalmente la sua vita. Tra loro due nasce ben presto una grande amicizia, fondata sulla reciproca ammirazione per il grande poeta al-Mutanabbī e che a poco a poco assume i tratti dell’amore.
Minacciato di morte, la confessione dell’imam, raccolta faticosamente durante la sua reclusione in seguito a una fatwa emanata contro di lui dai fondamentalisti islamici, diventa così non solo il pretesto per ripercorrere la storia di una vita, ma anche uno strumento di salvezza e liberazione: per conservare la purezza del primo incontro, e l’enorme patrimonio di intesa, agitazione, emozione e intimità che questo amore ha significato.
Brulicante di riferimenti religiosi, politici e letterari, questo romanzo è un inno all’amore, una vivificazione dell’antico mito dell’umanizzazione dell’uomo per mano di una donna e un appello vibrante a un Islam liberato dalle scorie che lo deturpano.

David Goodis
Sparate sul pianista

Fanucci Editore
Or.: English

2003

Eddie suona il piano e sorride, poche parole e dita veloci. Ogni sera, ogni notte, Eddie suona e dimentica. È il pianista di un locale malfamato, la colonna sonora delle esistenze altrui; è un uomo sempre sospeso sul baratro, attento a non cadere di nuovo. Un giorno il fragile e timoroso equilibrio di Eddie si spezza. Il passato irrompe nella sua vita, un fratello è in fuga, una banda di gangster lo sta inseguendo, i ricordi affiorano alla memoria. Il pianista è costretto a tornare al mondo, un mondo pericoloso in cui le persone hanno sentimenti ed emozioni, dove una donna vuol dire una storia d’amore e la lealtà può significare una dolorosa rinuncia alla speranza di una vita felice. Pubblicato nel 1956, Sparate sul pianista è un noir dolente ed esistenziale, di amaro realismo e struggente vitalità. Ammirato come un capolavoro del genere, è stato portato sugli schermi da François Truffaut nel suo secondo film, Tirate sul pianista, con Charles Aznavour.
Ignorato in vita, Goodis è stato riscoperto solo dopo la morte. Vita da maledetto: morì a cinquant’anni, solo e dimenticato. Chi lo descrive alcolizzato, barbone, chi bello e dannato, chi ancora tirchio e solitario. Dalle sue opere sono stati tratti vari film come il classico noir La fuga, con Humphrey Bogart e Lauren Bacall. I personaggi di Goodis sono scelti tra gli ultimi, tra quelle ombre che popolano la notte e vivono con pochi spiccioli e di espedienti. Sono figure vinte che risultano vincenti, gente che affascina e strega.

Maria Luisa Bombal
L’ultima nebbia

Sur Editori
Or.: Español (Chile)

2026

In una nuova splendida traduzione di Francesca Lazzarato, le opere di una delle più grandi e innovative autrici del Novecento:  la cilena María Luisa Bombal.
Due romanzi brevi (L’ultima nebbia e Avvolta nel sudario) e una manciata di racconti scritti a cavallo fra gli anni Trenta e Quaranta compongono l’opera narrativa di María Luisa Bombal: un’opera non vasta, eppure perfetta, e a suo modo rivoluzionaria. Questo volume la raccoglie per intero, e riporta alla luce una delle voci più originali e dirompenti del Novecento latinoamericano.
Coniugando in modo impeccabile realismo e soprannaturale, Bombal esplora il mondo interiore della donna, le relazioni, il desiderio e il piacere femminile nel contesto della società tradizionalista e patriarcale del tempo. Le sue sono storie modernissime, d’amore e disamore, d’illusioni e poche certezze, che intrecciano splendidamente il mondo razionale con quello naturale: una donna rinasce trascorrendo una misteriosa notte d’amore con uno sconosciuto; Brígida è ingabbiata in un matrimonio infelice, e trova rifugio nella comunione con la natura; Yolanda non invecchia, sembra apparire e scomparire come le isole al largo della costa; Ana María rivede la propria vita da morta, con l’ironia e la saggezza di chi non ha più nulla da perdere; la bellezza di María Griselda è così folgorante da renderle la vita impossibile.
Quello di Bombal è un universo onirico e magico, dai tratti quasi gotici, nel quale realtà e sogno si mescolano e si confondono in una scrittura ipnotica e avvolgente, che ci prende per mano fin dalla prima riga.

Stephen Graham Jones
Il sonnambulo

Racconti Editore
Or.:
English

2024

lettura marzo

Dal generale Custer fino al massacro di Wounded Knee, i tentativi di cancellare la cultura dei nativi americani sono sempre stati scritti col sangue. Rinchiusi nelle riserve, depredati di ogni diritto, i nativi americani vivono nelle arti, dal cinema che li ha sempre trattati come cattivi a parte qualche pregevole eccezione, alla letteratura. Superando lo stereotipo “indiani” contro cowboys, Stephen Graham Jones, in questo Il sonnambulo pubblicato dalla casa editrice Racconti, attinge alle proprie origini, alle proprie radici, per raccontare in un modo inedito le tradizioni e la cultura dei nativi americani.
Nato a Midland in Texas, Stephen Graham Jones appartiene alla tribù dei Piedi Neri. Autore di oltre 250 racconti e di una ventina libri che spaziano ogni genere, dall’horror alla fantascienza, ha vinto numerosi premi letterari. Oggi insegna all’Università di Boulden in Colorado. Protagonista de Il sonnambulo è Junior che ha dodici anni quando un’ombra piumata attraversa il corridoio della casa dove lui e il fratello Dino si sono trasferiti con la madre. La sua è una visione fuggevole, sorta sul crinale del sonnambulismo, eppure Junior non ha dubbi: quell’ombra appartiene a suo padre, annegato anni prima in circostanze poco chiare e tornato fra i vivi vestito da danzatore Powwow. Qual è il suo scopo, in questo viaggio di ritorno? Il giovane sonnambulo si documenta, ricostruisce la figura paterna, ripercorre i propri passi in cerca di prove tangibili, mappando gli interni di un mondo liminare nei cui interstizi potrebbero rivelarsi e nutrirsi le vere intenzioni del redivivo. Ma se i nativi americani non hanno angeli custodi, quella che lo attenderà non potrà che essere un’altra tipica storia redskin. In un rito di passaggio più spettrale che metaforico, Stephen Graham Jones ragiona ancora sulle radici del rapporto paterno declinandolo in una prospettiva originale. Una doppia resa dei conti con il male e con la verità in cui gli spiriti del passato infestano il presente e le decisioni di oggi quelle di ieri. Come a volerci ricordare quel paradosso quotidiano che vede i figli diventare padri e gli squarci di luce squarci di buio.

Eileen Myles
Chelsea Girls

Mattioli Editore
Or.
: English

2025

Ambientato nella New York degli anni Settanta e Ottanta, questo romanzo autobiografico trasforma la vita di Eileen Myles in un’opera d’arte raccontandone le esperienze giovanili. Narrato con voce audace e con uno stile originale, il volume intreccia i ricordi dell’educazione cattolica, della convivenza con un padre alcolizzato, di un’adolescenza instabile, dell’orientamento sessuale – al tempo non ancora dichiarato – e degli ardui tentativi di sopravvivere come poeta queer in un periodo assai tumultuoso per la metropoli americana.
Tra alcol, droghe, sesso e aneddoti legati a personaggi mitici come Patti Smith, Robert Mapplethorpe (che scattò la foto in copertina), Andy Warhol e Allen Ginsberg, Chelsea Girls dipinge un affresco meraviglioso.
Tradotto per la prima volta in italiano, un romanzo rivoluzionario e sincero, ormai considerato un cult di libertà e sperimentazione, firmato da una figura ribelle della poesia contemporanea.

Naji al-Ali
Filastin – L’arte di resistenza

Eris Edizioni
Or.:
الْعَرَبيّة

2014

Nato nel 1936 nel nord della Palestina, Naji al-Ali diventò un profugo in seguito alla proclamazione dello Stato di Israele (1948) e alla Nakba, la Catastrofe in cui più di 750.000 palestinesi furono espulsə, oltre 500 città e villaggi distrutti e più di 15.000 persone massacrate dalle milizie sioniste. Cresciuto in un campo profughi, al-Ali sviluppò presto una coscienza politica profonda e un’abilità artistica straordinaria, maturata poi grazie agli studi all’Accademia di Belle Arti di Beirut. I suoi disegni apparvero per la prima volta negli anni ‘60 su riviste arabe. Con la sua satira criticava l’occupazione israeliana, ma anche la corruzione e l’ipocrisia dei leader arabi e palestinesi; per lui la verità doveva essere detta senza paura, a costo di subire minacce, intimidazioni e arresti. Fu infatti imprigionato più volte e infine esiliato. Visse in Libano, Libia, Arabia Saudita, Kuwait e Inghilterra, senza poter tornare mai nel suo paese natale: il 22 luglio 1987 un assassino tuttora ignoto gli sparò alla testa davanti agli uffici londinesi di uno dei giornali del mondo arabo con cui al-Ali collaborò. Morì dopo cinque settimane di coma. È stato uno dei vignettisti più importanti del mondo arabo e ha lasciato un’eredità di migliaia di vignette.
Questo volume ne raccoglie 175, originali e restaurate, che creano una sorta di reportage storico sulla questione palestinese e su 25 anni di politica del Medio Oriente: un sublime atto di denuncia nei confronti delle politiche adottate dai diversi governi, sia israeliani che palestinesi, che per difendere i propri interessi non hanno mai lavorato seriamente per avviare un processo di pace. In Filastin Naji al-Ali, attraverso un’intervista considerata da lui stesso un “testamento”, racconta la propria vita spiegando il suo lavoro e la sua visione politica: questi estratti consentono al lettore di comprendere il valore di tutta l’opera dell’autore. Nelle sue vignette Naji crea una narrazione chiara e immediata, basata su simboli sempre più familiari al suo pubblico, in grado di comunicare senza troppe parole. Tra le figure ricorrenti c’è quella del fedayn con la kefiyah e quella di una figura femminile dai tratti tristi e determinati che finisce per diventare simbolo della Palestina stessa. Altro elemento ricorrente è la chiave che allude all’abitudine dei profughi palestinesi di conservare le chiavi della casa abbandonata nella speranza di potervi fare ritorno. Per quanto riguarda le figure dei nemici, il singolo indica la totalità: il soldato con la stella di David o quello con la Bandiera americana sull’elmetto indicano rispettivamente lo Stato di Israele e l’Occidente. Non mancano i nemici interni e questi sono individuati nella ricca borghesia, nelle burocrazie dei diversi regimi arabi e nella leadership palestinese stessa. Solitamente sono tratteggiati come personaggi grassi trasudanti opulenza.
Ma soprattutto c’è un bambino: Handala, la  creazione più famosa di Naji al-Ali, diventata nel tempo la sua firma e un simbolo universale di resistenza, dignità e memoria. Handala è un ragazzino di dieci anni, scalzo e vestito di stracci, sempre disegnato di spalle, con le mani intrecciate dietro la schiena, rivolto verso un orizzonte segnato dalla distruzione. È un bambino che rifiuta di crescere finché la sua terra resterà occupata, finché il suo popolo sarà in esilio, finché la giustizia resterà solo un sogno. È piccolo e indifeso, metafora di un popolo intero, schiacciato da potenze e equilibri mondiali a lui inafferrabili. Quel bambino, spiega Vauro Senesi nella prefazione, è un bambino senza sorriso che per questo non mostra il volto; per i palestinesi è un immagine simbolo di oppressione: «solo quando la loro terra sarà libera potrà sorridere e allora si volterà». Naji Al Ali lo presenta così: «Handala è nato a dieci anni, e avrà sempre dieci anni, è a quest’età che ho dovuto lasciare la patria. Quando Handala tornerà in Palestina avrà sempre dieci anni e solo da allora comincerà a crescere. Le leggi della natura non si applicano a lui, perché egli è un’anomalia, come è un’anomalia perdere la propria patria. Quando tornerà in Palestina, quando tornerò in Palestina, tutto ridiverrà normale.» Questa immagine, così semplice e potente, racchiude tutto il dramma del popolo palestinese. Handala dà le spalle al mondo, ma nella sua immobilità c’è anche una forza silenziosa: quella della resistenza, dell’attesa, della dignità che non si piega.

consigli di lettura marzo

Elena Malisova, Katerina Silvanova
Un’estate con il fazzoletto rosso, da pionieri

Mondadori Editore
Or.: Русский

2024

È l’estate del 1986 quando Jura, sedici anni, arriva alla colonia per pionieri della Rondine. Ancora non sa che quelle settimane passate a giocare e nuotare nel fiume lo cambieranno per sempre. Non sa che, per la prima volta in vita sua, sta per innamorarsi: Volodja è l’educatore del suo reparto, di pochi anni più grande, e ricambia il sentimento di Jura. I due ragazzi scoprono nuove emozioni ed esplorano la propria sessualità, ma non osano portare avanti il rapporto: nell’Urss dal “radioso avvenire”, infatti, le relazioni omosessuali sono punite con il carcere. Jura e Volodja decidono quindi di seppellire, letteralmente, il loro amore, affidandone il ricordo a una capsula del tempo che interrano nel suolo del campeggio prima di separarsi. Vent’anni dopo molte cose sono cambiate nella vita di Jura: il regime comunista è caduto, lui se ne è andato a vivere in Germania, ma non ha mai dimenticato quell’estate passata con il fazzoletto da pioniere al collo. Non ha mai dimenticato Volodja. E ora è tornato al campo della Rondine – ormai in rovina e abbandonato – per scoprire cosa sia rimasto di quel luogo in cui aveva lasciato ben più di metà del suo cuore, e di quel tempo felice. E forse riuscirà a sapere anche cosa sia successo al suo vecchio educatore. La persona più importante della sua vita.
Il romanzo è valso alle due autrici prima un pesante intervento della censura russa, che lo ha ritirato dalle librerie perché tratta di un amore omosessuale, e quindi l’esilio. Da Mosca, Elena Malisova (vero nome Prokaseva) e Katerina Silvanova (all’anagrafe Dudko), vent’anni ciascuna, hanno così scelto di trasferirsi rispettivamente in Germania e nella natia Kharkiv dopo che in Russia sono state colpite dalla legge che equipara gli oppositori politici o anche le semplici voci libere ad “agenti stranieri”. Divenute un simbolo della comunità lgbtq e della sua lotta contro Putin, le due scrittrici, proprio come i protagonisti del loro fortunato esordio narrativo, evocano la forza irriducibile dell’amore contro la repressione e la violenza dell’oscurantismo del regime di Mosca.

Kostula Mitropulu
Cronaca dei tre giorni

Aiora Editore
Or.: Ελληνικά

2024

14-17 novembre 1973. Nella Grecia oppressa dalla giunta dei colonnelli (1967- 1974) migliaia di giovani universitari si resero protagonisti attraverso l’occupazione del Politecnico di Atene di una clamorosa insurrezione contro il regime militare. «Pane, istruzione, libertà» era la parola d’ordine che dal cortile dell’ateneo si era diffusa presto in tutta la capitale. L’occupazione colse impreparato l’apparato repressivo del regime che non riuscì ad intervenire immediatamente anche grazie, e soprattutto, alla solidarietà che gli studenti ottennero da migliaia di lavoratori,  cittadini, studenti medi e universitari di altre facoltà. Nelle prime ore del 17 novembre un carro armato sfondò il cancello seguito dagli spari di soldati e poliziotti all’attacco, mentre i cecchini aprirono il fuoco dai tetti dei palazzi. All’interno dell’università la repressione fu brutale, decine furono i morti e centinaia i feriti. 
La rivolta del Politecnico di Atene è rimasta profondamente incisa nella memoria collettiva del popolo greco come simbolo della lotta per la libertà e la democrazia. Scritta a caldo subito dopo gli eventi, la cronaca di Kostula Mitro­pu­lu ci immerge nell’atmosfera delle tre giornate del Politecnico. Nel libro si sottolinea più volte il fatto che i giovani siano inermi. Eppure, in un mondo in cui i biechi oppressori sembrano dominare incontrastati, sono essi i più forti. Sono, anzi, i soli ad essere armati, come sono i soli a essere al posto giusto. La condizione di reclusi all’interno della loro scuola non scaturisce da una forzata prigionia, ma è frutto di libera scelta. Credono in un mondo di giustizia e di libertà, dove non può esserci spazio per tiranni e militari golpisti. Sono essi i liberi assediati di tutti i tempi e di tutti i luoghi, sempre pronti a lottare contro il nemico di sempre, contro il fascismo di ieri e di oggi.

lettura

Buona lettura.

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Consigli di lettura di Febbraio

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