Consigli di Lettura: Febbraio

Consigli di lettura: Ogni mese vengono proposti dieci titoli eterogenei. Diversi gli autori, le nazionalità, i generi letterari e spesso molto diversi possono essere gli anni in cui i romanzi proposti sono stati pubblicati (la data scritta è l’ultima data di pubblicazione). Ciò che li accomuna è il piacere della lettura. Ci auguriamo che ogni mese i nostri lettori possano trovare almeno un libro da leggere. Il nostro appuntamento è curato dal collettivo di operatrici culturali “Tessera” formato da: Paola Bernardini, Giulia Silvestri, Anna Giannessi e Valentina Gori che ringraziamo calorosamente

lettura

Inoue Yasushi
Il fucile da caccia

Adelphi Editore
Or.: 日本語

2004

Quando, nel 1949, il critico d’arte e poeta Inoue Yasushi pubblica il suo primo romanzo, Il fucile da caccia, ha già quarantadue anni. Ma tutti, da subito, capiscono di trovarsi di fronte a uno scrittore importante. E sebbene le numerose opere successive non abbiano fatto che confermare questa impressione, nessuna di esse ha mai eguagliato la folgorante perfezione della prima: qui, infatti, Inoue (che in seguito scriverà libri ben più corposi) trova nella brevità una misura ideale; e nell’oscillazione fra il detto e il non detto raggiunge un miracoloso equilibrio narrativo. Un equilibrio impervio come il gioco amoroso che tiene legati i destini dei quattro personaggi, un uomo e tre donne, e che, pur appeso a un filo sottilissimo, li accompagna nel corso degli anni senza mai ledere la calma ritualità delle loro esistenze. E tuttavia il romanzo è attraversato da una tensione costante, da una rabbia sorda e trattenuta che non esplode neanche alla fine, quando ogni menzogna è stata svelata, ogni passione consumata, e a regnare è la consapevolezza che ogni essere è abitato da una vita segreta, inavvicinabile.

Marie Darrieussecq Fabbricare una donna


Crocetti Editore
Or.:
Français

2026

Rose fa una vita tranquilla in provincia, divisa tra il lavoro di psicologa e due figli avuti con il compagno di sempre. Quella di Solange, invece, è una vita all’insegna dell’eccesso, tra un figlio avuto da adolescente, complicate avventure amorose, feste senza fine e un’agognata carriera nel mondo del cinema. Quale delle due scegliere? È la domanda che si legge in controluce nelle loro invidie taciute: Rose e Solange vorrebbero essere l’una nei panni dell’altra. In Fabbricare una donna, le due amiche d’infanzia alternano le proprie voci per cercare di costruirsi in un mondo ancora fatto su misura per gli uomini, interrogandosi di continuo sul cammino intrapreso.
Seguendo difficoltà e ambizioni delle due protagoniste, Marie Darrieussecq costrui­sce il suo romanzo più spie­tato. Lo fa tor­nando nella sua terra di con­fine — il Paese basco — e all’età in cui due fan­ciulle ven­gono sot­til­mente adde­strate a diven­tare due donne come la società le vuole. Non un romanzo sull’ado­le­scenza, ma un libro che torna all’ori­gine di tutto: al momento in cui una donna viene, appunto, fab­bri­cata; un racconto che pro­cede come una lunga edu­ca­zione sen­ti­men­tale al con­tra­rio, dove non c’è eman­ci­pa­zione, ma un lento adde­stra­mento alla per­dita di sé. Sullo sfondo di un’amicizia profonda e caratterizzata da un genuino tocco di rivalità,  l’ironia spiazzante dell’autrice – scrit­trice, tra­dut­trice, psi­coa­na­li­sta – non risparmia niente e nessuno: la vita di coppia, il sesso, il cinema, la psicologia, il cambiamento climatico.

Prabda Yoon
Feste in lacrime

ADD Editore
Or.:  ภาษาไทย

2018

Feste in lacrime è una raccolta di dodici racconti di Prabda Yoon, figura di spicco dell’ambiente culturale e creativo thailandese. L’autore gioca in maniera inedita con la lingua, ricorrendo al poetico e al pop, costruendo ambientazioni in bilico tra il surreale e il vivido. I racconti sono inquieti, divertenti e caratterizzati da atmosfere misteriose e malinconiche.
Una coppia fa l’amore durante un temporale e le loro attività sono interrotte dal crollo di due lettere giganti sul tetto di casa con conseguenze imprevedibili in Qualcosa nell’aria; un giovane incontra un misterioso uomo anziano di nome Ei Ploang al Lumpini Park, e questo lo costringe a considerare la natura intrecciata del bene e del male; in Sonno vigile un uomo di nome Natee è ossessionato dalla perdita dei bottoni del pigiama ed è trascinato in una strana fantasticheria sulla natura dei sogni e le qualità dei pigiama rossi e gialli (allegoria della cultura politica thailandese, divisa tra due partiti conosciuti come camicie rosse e gialle). In Neve per la mamma, una madre aspetta che il suo bambino cresca per portarlo in Alaska a toccare la vera neve, che non ha mai conosciuto da piccolo nei tropici.
Per il lettore italiano Feste in lacrime è una porta d’accesso all’universo contemporaneo della Thailandia, una società in viaggio tra modernità e tradizione, dove le contraddizioni sono spaventose ed esilaranti. Un Paese sempre più frequentato dai viaggiatori stranieri, ma della cui cultura viva si conosce molto poco.

Mohamed Mbougar
La più recondita memoria degli uomini

E/o Editore
Or.: Français (Senegal)

2022

consigli di lettura

Nel 2018 Diégane Latyr Faye, giovane scrittore senegalese, scopre a Parigi un libro mitico uscito nel 1938, Il Labirinto del disumano. Dopo lo scandalo seguito alla sua pubblicazione si sono perse le tracce dell’autore, definito all’epoca il “Rimbaud nero”. Affascinato dal testo, Diégane si lancia allora sulla pista del misterioso T.C. Elimane confrontandosi con grandi tragedie come il colonialismo o la Shoah. Dal Senegal alla Francia passando per l’Argentina, quale verità lo aspetta al centro del labirinto?
Senza mai perdere il filo di una ricerca che lo monopolizza, Diégane frequenta a Parigi un gruppo di giovani autori africani che si osservano, discutono, bevono, fanno molto l’amore e si interrogano sulla necessità di creare in condizioni di esilio. Si attaccherà soprattutto a due donne, la diabolica Siga, detentrice di segreti, e la sfuggente fotoreporter Aida…
Dotato di un’inarrestabile inventiva, La più recondita memoria degli uomini è un romanzo che stordisce, dominato dall’esigenza della scelta tra la scrittura e la vita e dal desiderio di andare oltre la questione del faccia a faccia tra l’Africa e l’Occidente. Più di tutto è un canto d’amore alla letteratura e al suo potere senza tempo.

Earl Thompson
Tattoo

Feltrinelli Editori
Or.: English

2025

Kansas, 1945, la pace non fa per tutti. Sicuramente non per Jack che ha quindici anni, una madre che batte il marciapiede, un patrigno in galera e un passato crudele di violenze e soprusi. Per lui la pace non significa che miseri sussidi, insegnanti pretenziosi, assistenti sociali sprezzanti e perbenisti in giacca e cravatta. Molto meglio la guerra, meglio sforacchiare i crucchi, fare sesso con le naziste dal seno prosperoso, sfilare a passo spedito tra le file dei marines e spazzare via tutti quelli che considerano un affronto la sua presenza sulla terra. Certo, nel 1945, la partita con i tedeschi sembra chiusa. Restano i giapponesi, però, quei “nanetti bastardi” che si ostinano a combattere nella loro giungla fetente. Certificato di nascita falsificato in mano, Jack si presenta allora al centro di reclutamento dei marines. Viene respinto perché giudicato troppo esile. In Marina, invece, lo accettano senza tanti fronzoli. Da Wichita a Shanghai, dalla Germania alla Corea, con una bella uniforme addosso e un po’ di grana in tasca, la sua irrefrenabile voglia di vivere si traduce in un’odissea esistenziale in cui, che sia un pugno o una carezza, tutto è lecito, purché lasci un segno.
Con la voce proletaria, roca e esplicita del suo protagonista, Tattoo racconta in modo crudele e insieme struggente il destino riservato a coloro cui la vita non regala niente. Un’opera che trasuda verità, in cui la solitudine e la follia albergano in corpi sudati e anime tormentate, e in cui la dignità e una possibile via di fuga dalla sorte avversa non sono mai contemplate. Apparso per la prima volta nel 1974, Tattoo è la monumentale opera di Earl Thompson che lui definiva a metà “tra Mezzogiorno di fuoco e Arancia  meccanica” e con la quale si affermò come uno dei più importanti scrittori statunitensi del secondo Novecento. Il romanzo, annoverabile tra i grandi libri che mostrano le crepe del sogno americano illuminando le esistenze che ne sono ai margini, ebbe numerose ristampe per più di un ventennio. Viene pubblicato ora per la prima volta in italiano.

Salomé Esper
La seconda venuta di Hilda Bustamante

Sur Editore
Or.: Español (Argentina)

2025

lettura

Un esordio tenero e luminoso, che con ironia e un finale sorprendente ribalta tutte le nostre convinzioni sulla vita e sulla morte. Hilda Bustamante ha 79 anni e, come sempre succede, un giorno arriva per lei il momento di morire. Eppure, in modo del tutto inatteso, qualche tempo dopo Hilda torna alla vita, riesce a uscire dalla bara e, senza capire bene cosa le sta succedendo, si riavvia verso casa, con grande commozione di Álvaro, l’amore della sua vita, di Amelia, l’adorata nipotina adottiva, e delle «ragazze» della chiesa, che l’hanno sempre considerata una persona piuttosto straordinaria. Questo romanzo racconta la storia di Hilda e il piccolo e meraviglioso scandalo della sua resurrezione: il suo ritorno è solo il primo degli eventi che sconvolgeranno la città, fra invasioni di cavallette, vetri in frantumi e campane impazzite. Ma non è un’apocalisse, non è una storia di zombie, è piuttosto una storia d’amore, di immensa gratitudine, di comprensione e rispetto. Rediviva, Hilda cambierà il passato e il presente, trasformando per sempre le persone intorno a lei.

Asli Erdogan
Tutte le ore e nessuna

Tamu Editore
Or.
: Türkçe

2024

«Sono qui, di notte, nella mia notte in cui sono entrata come si entra in una tenda… Qui è una stanza color ambra illuminata dalla luce cruda di una lampadina, ricoperta di carta ovunque. Carta, parola, lettera, segno, icona, simbolo… Senza memoria, senza gente. La luce dorata, più che illuminare sembra circondare il buio, richiama le ombre accumulandole negli angoli più isolati. Sette tazze fredde accerchiamo il mio silenzio, e posacenere colmi fino all’orlo. Mi sento come il residuo di un’epoca finita da tempo, in mezzo a fogli che si levano da ogni parte. Un sentimento scuro e amaro come fondi di caffè, che quando ci faccio cadere sopra la luce delle parole, richiama un’ombra ancora più grande: La mia solitudine…
La notte sfoltisce velocemente le strade, raffredda l’aria, allunga le ombre. Avvolge colline immense l’oscurità, si sparge su piazze, strade, si avviluppa come un rampicante intorno alla città, cresce sempre di più. Le parole stanche a furia di essere utilizzate durante tutto il giorno si trascinano piano piano verso il mare taciturno. Con una luce appesa al vento notturno, una nave lascia il porto. Un piccione improvvisamente svegliato richiama impaurito la sua metà.»
Scrittrice e intellettuale, attivista dei diritti umani, fisica delle particelle, Aslı Erdoğan e’ stata arrestata nel 2016 per la sua collaborazione con un giornale filocurdo; nei suoi editoriali parlava di stupri compiuti dai militari, del genocidio degli armeni,  di repressione contro i curdi, temi tabù nella Turchia di Erdogan. Dal 2017 vive in esilio in Germania. In questo libro Aslı Erdoğan esplora l’esilio, la prigione e il trauma attraverso la voce narrante di una donna in una stanza d’albergo, mescolando realtà politica e ricordi. Scritto nell’arco di cinque anni, Tutte le ore e nessuna raccoglie testi scritti in diverse occasioni per mostre, esposizioni, spettacoli, tutti uniti da una voce che cerca di raggiungere l’essenza del processo di scrittura e creazione.

Amy Twingg
Adorate creature

Neri Pozza Edizioni
Or.:
English

2025

Iris ha trentadue anni e dalla vita vuole solo una cosa: sapere cosa vuole dalla vita. I suoi giorni sono un desolante panorama di cose rotte o vuote: la casa dell’infanzia, in cui è tornata dopo la separazione da Nathan, cade a pezzi sotto i colpi dell’incuria; la madre vedova, alla disperata ricerca di relazioni con uomini inadeguati, è sopraffatta dalla propria infelicità; il lavoro, perso o abbandonato chissà dove, è stato sostituito da un banale impiego da commessa. Un futuro ordinario attende Iris, un’esistenza asfissiante per cui non sa immaginare un diverso finale.
Poi, un giorno, un’amica le parla di Breach House, una fattoria immersa nella campagna dove le donne che hanno bisogno di un cambiamento possono vivere e lavorare insieme. Una comunità isolata e rigidamente femminile, dove affrancarsi dalla violenza del mondo degli uomini, ritrovare la libertà o, nel caso di Iris, trovarla per la prima volta. Qui Iris incontra Hazel, sfuggente nel suo corpo di ninfa appesantita: una creatura di eccessi, priva di grazia ma piena di fascino. Poi c’è Blythe, la matriarca della comune, dalla filosofia inflessibile, le grandi mani coriacee e – così credono tutte – il tocco taumaturgico. 
All’apparenza perfetto eppure sottilmente fragile, l’equilibrio di Breach House tuttavia cova ossessioni e un malcelato desiderio di trasgredire. Basterà un ospite sgradito a far vacillare le poche certezze comuni, a spingere le donne a un passo imprevisto, inimmaginabile.

consigli di lettura

Alaa Faraj
Perché ero ragazzo

Sellerio Editore
Or.: Italiano

2025

Nell’agosto del 2015 la Libia è un paese devastato dalla guerra civile, l’Italia dista cinquecento chilometri, circa un’ora di volo, Alaa ha appena vent’anni. È uno studente di ingegneria, una promessa del calcio libico, alle spalle una famiglia pronta a sostenerlo nel suo sogno: raggiungere l’Italia, la porta dell’Europa, forse un nuovo inizio, la speranza concreta di un futuro felice. Ottenere un visto, però, è impossibile, i canali umanitari non esistono, l’unica strada è salire a bordo di un barcone insieme a tre amici, anche loro calciatori. Durante quella disperata traversata 49 persone muoiono soffocate dentro la stiva. I giornali parlano di «strage di ferragosto». Accusato di essere uno degli scafisti, Alaa Faraj continua ad affermare da dieci anni la sua innocenza. Ha accettato il ruolo del detenuto, non accetterà mai quello del criminale. Ha scritto questo libro in prigione, in un italiano appreso dentro le celle, in una lingua naturalmente delicata, a volte ironica, colma di dignità e stupore. Lo ha scritto a mano, a stampatello, nei fogli ri-mediati in prigione e poi inviati – lettera dopo lettera – ad Alessandra Sciurba, docente di filosofia del diritto, conosciuta in carcere durante un laboratorio e diventata la voce e il volto della battaglia di Alaa per la giustizia e la verità.
Perché ero ragazzo è il racconto di un viaggio fatto di speranze e pericoli, l’indecenza delle morti per mare, l’arresto, la condanna, i primi dieci anni di carcere. Alaa Faraj ripercorre la sua storia con uno sguardo prima sbigottito, poi sempre più consapevole, mantenendo una paradossale fiducia nello Stato: le indagini forse frettolose, sulla base di poche testimonianze di persone sotto shock, la vita dietro le sbarre, la voglia di studiare, la felicità di certi incontri, la necessità di resistere, la paura e la frustrazione sempre in agguato. La lotta di Faraj per la libertà è diventata la lotta di scrittori e artisti, attivisti come don Ciotti, giornalisti d’inchiesta, programmi televisivi, un’attenzione che non accenna a scemare. Sono più di tremila le persone arrestate ne gli ultimi dieci anni in Italia come «scafisti» – nelle parole dei giudici «l’ultima ruota di un mostruoso ingranaggio del traffico di vite umane» – ma è noto che i trafficanti, quelli veri, rimangono a casa senza rischiare, spesso agendo in continuità con le autorità del loro paese, e non solo.

Didier Eribon
La società come verdetto

L’Orma Editore
Or.: Français

2025

E se l’identità non fosse una scelta privata ma il riflesso di una sentenza collettiva? In questo saggio limpido e tagliente, Didier Eribon mostra come la società assegni posti, tracci confini e pronunci «verdetti» che si imprimono nelle vite e spesso le inchiodano. Dalla propria traiettoria di «transfuga di classe» – un ragazzo gay cresciuto in una famiglia operaia nella Francia del dopoguerra – l’autore indaga vergogna e colpa non come responsabilità individuali, ma in quanto risposte apprese dai dispositivi dell’esclusione. Intrecciando autobiografia e analisi teorica, Eribon dialoga con Bourdieu ed Ernaux, con Beauvoir e Sartre, con la letteratura del Novecento e la sociologia contemporanea, per mostrare come i giudizi sociali abitino i corpi e plasmino le soggettività. Ne scaturisce un libro che rinnova l’indagine sui meccanismi di classe e illumina il ruolo decisivo – e ambivalente – delle istituzioni, dalla scuola alla giustizia, fino alla politica. La società come verdetto smonta l’ideologia meritocratica, mette a nudo il peso delle etichette e indica come riappropriarsi criticamente del proprio passato per trasformare il presente. È un invito a riconoscere ciò che ci determina per poterlo finalmente cambiare. 

lettura

Buona lettura.

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