All’IF2016 si parla di (E)Migranti: storie e speranze

PISA – Domenica 9 ottobre, ultimo giorno dell’Internet Festival 2016, come sempre tanti argomenti, incontri interessanti e ospiti d’eccezione.

Noi abbiamo scelto di seguire il pomeriggio al Teatro Verdi dedicato ad una delle tracce tematiche di quest’anno: e(Migranti).

Tra racconti di storie vissute, giornalisti, fotografi, assessori, registi, quello che emerge con chiarezza può essere riassunto con le parole del dottor Pietro Bartolo, il medico di Lampedusa che, in collegamento telefonico con l’IF2016, ha  dichiarato che la differenza tra ciò che si legge su quotidiani e sulla rete e la realtà di Lampedusa è che sui media i migranti sono solo numeri mentre a Lampedusa sono persone.

Questo è stato il filo conduttore del pomeriggio che ha unito la storia di John Mpaliza a quelle narrate da Loredana Lipperini, da Sunita Miftarov e Luca Randazzo a Beppe Gromi a Suleman Diara.

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John Mpaliza

John Mpaliza 47 anni, ingegnere informatico, congolese, cittadino italiano e programmatore al Comune di Reggio Emilia, fino al 2014. In quest’anno John lascia il suo lavoro diventando un camminatore per la pace: Paece Walking Man. John, adesso, cammina a piedi attraverso tutta l’Europa, spiegando a chiunque ciò che accade nella Repubblica Democratica del Congo, informando sulla guerra che la sta dilaniando e raccontando come avviene l’estrazione del coltan e tutti i problemi che ne conseguono. John non ha saputo resistere senza far niente per la sua terra, dove è in atto un genocidio che finora ha fatto già otto milioni di morti. Lui, che comunque con la tecnologia ci viveva ogni giorno, vuole diffondere una nuova cultura per il R-iuso, R-iparazione, R-iciclo e per promuovere una vera legge per la tracciabilità dei minerali. Così John lasciato il suo lavoro  va in giro per il mondo, a piedi, con la sua narrazione “ricchi da morire” perchè «l’Africa non è un continente povero, vi abitano anche persone povere ma l’Africa è ricca da morire».

Attraverso la voce di Loredana Lipperini, giornalista scrittrice e conduttrice radiofonica,  torna ancora sul palco del Verdi l’isola di Lampedusa e i suoi abitanti. Dal racconto della quotidianità della loro vita emerge il vero spirito dell’accoglienza e dell’isola di Lampedusa. «Costantino – racconta Loredana – non è un eroe e non si comporta come tale». Costantino, ricorderete, è il muratore di Lampedusa eletto “uomo dell’anno 2013”   dall’Espresso. Costantino, uscendo in barca si è imbattuto in un gruppo di naufraghi e li ha raccolti, vivi e morti, da solo, salvandone 12. Loredana racconta che dopo averli portati in salvo Costantino continua a pescare e non c’è indifferenza in questo ma c’è la quotidianità, la normalità. I lampedusani non sono eroi, fanno solo ciò che bisogna fare. Senza clamore, senza enfasi questo è il messaggio che Loredana riporta dal suo viaggio dentro Lampedusa e dentro i suoi abitanti. Pur partendo dalla rete, da internet e da ciò che riesce a comunicare a tutti noi, dall’infinità di dati che riusciamo a trovarvi Loredana Lipperini racconta come dobbiamo riuscire anche ad uscirne e a toccare con mano la vita e le esperienze.

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Loredana Lipperini e Suleman Diara

 

Così grazie all’IF2016 riusciamo a conoscere direttamente Suleman Diara che dopo essere passato dall’esperienza di Rosarno è riuscito a superarla e a ripartire dando vita al progetto della cooperativa Barikamà, dove adesso lavorano sette persone e producono yogurt biologico.

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Diario di Sunita – libro

Ritroviamo sul palco dell’IF2016 Luca Randazzo e Sunita Miftarov,  conoscenze già note per chi, come noi, conosce bene il tessuto cittadino pisano, ma sicuramente una storia interessante per i visitatori dell’Internet Festival. Sunita è una ragazzina di dieci anni che viveva con la sua famiglia in una roulotte in un campo rom sulla Bigattiera (strada che collega Pisa con Tirrenia) in mezzo ad una pineta, senza corrente e con pochissima acqua. Sunita, per poter frequentare con regolarità la scuola andrà a vivere per un anno, dal lunedì al venerdì,  a casa di Luca Randazzo e della sua famiglia. Nel fine settimana torna dalla sua famiglia vivendo così per un anno una sorta di doppia vita e conoscendo da vicino le diverse abitudini e i diversi stili di vita.

Le donne, e le loro maggiori difficoltà, sono state oggetto di attenzione da parte di diversi interlocutori. Il dott. Bartolo di Lampedusa ha sottolineato come la maggior parte di quelle che sbarcano sull’isola siano in stato interessante perchè durante il viaggio (che mediamente dura due anni) sono state stuprate, Loredana Lipperini ha  ricordato gli stupri etnici anche dei tanti soldati italiani, non soltanto in tempi remoti, (vedi la missione Ibis dei paracudisti del 1993) rimasti purtroppo sempre impuniti. Si è citato il recente caso del burkini e di come sia stato affrontato in maniera controversa anche in ambienti culturalmente e politicamente omogenei. Si è ricordato, infine, il lavoro incredibile ed enorme che il dott Denis Mukwege (possibile premio Nobel) porta avanti in Africa a favore di donne, stuprate e mutilate.

Tante storie diverse (altre ancora ne sono passate nel pomeriggio sul palco del teatro Verdi) accomunate tutte da una grande speranza di riuscire a cambiare questo nostro mondo, ma, senza perdere la consapevolezza che, come ha fatto notare la giornalista Claudia Fusani, fuori dal teatro c’è un mondo in cui moltissime persone  sono assai lontane, ancora, dalle sensibilità che si sono percepite in questo lungo pomeriggio al Teatro Verdi di Pisa.

 

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