Carlo Ipata svela “Il Girello” di Melani

Il cartellone del Teatro Verdi di Pisa continua a sorprendere e incantare il proprio pubblico, questa volta con una “fiaba” del 1668: dopo la prima esecuzione in epoca moderna al Teatro Manzoni di Pistoia, arriva anche a Pisa la prestigiosa produzione de Il Girello di Jacopo Melani, che vede la collaborazione del M° Carlo Ipata e Auser Musici con la Compagnia Carlo Colla e Figli. È proprio il M° Ipata a svelarci alcuni retroscena della realizzazione dell’allestimento.

Il M° Carlo Ipata

Il Girello di Jacopo Melano è stato uno dei titoli più rappresentati della seconda metà del Seicento, tuttavia la sua prima rappresentazione in epoca moderna è avvenuta solamente il 18 marzo di quest’anno, con la sua direzione e la regia di Eugenio Monti Colla. Come si affronta l’esecuzione di un’opera che è quasi una “prima inedita”?

Questa è la domanda da un milione di dollari! Ci si potrebbe anche chiedere perché i musicisti di oggi si rivolgano alla musica del passato, che è quello che faccio io e che fanno anche tanti miei colleghi con i cosiddetti gruppi di musica antica. Quel che si fa è individuare, attraverso ricerche bibliografiche, un titolo che ci sembra interessante, si cerca di averne la partitura in una copia anastatica o digitale e si fa una prima lettura al cembalo: se ci si rende conto – come in questo caso – che la musica è interessate, che la trama drammaturgicamente funziona, allora si trascrive la partitura e da lì comincia tutto il lavoro. Non è come allestire una Traviata, dove basta telefonare a Ricordi chiedendo di affittare partitura e parti d’orchestra; in questo caso ci sono dietro due anni di preparazione per arrivare poi a questo risultato.

Questo allestimento, storicamente informato, riprende una versione documentata del Girello per il Carnevale di Venezia del 1682 con fantoccini, vale a dire colle marionette. Questa particolarità che effetti riverbera sull’esecuzione?

Certo, è molto diverso: dato che i cantanti devono stare in buca e dar voce alle marionette, bisogna fare un lavoro ancor più approfondito di quello che si farebbe avendo il cantante in scena in carne e ossa perché il cantante si deve calare non solo nei panni del personaggio ma anche nei movimenti apparentemente freddi delle marionette, una sorta di “doppia interpretazione”. Anche la presenza stessa delle marionette ha richiesto un lavoro particolare: infatti abbiamo prima registrato tutta l’opera per i Fratelli Colla, su cui hanno basato lo spettacolo dell’anno scorso, poi ci siamo ritrovati e abbiamo fatto le prove d’assieme come si fa con i cantanti veri.

Girello – l’eponimo dell’opera – è in buona sostanza una maschera, accomunabile a Zanni e al posteriore Arlecchino; come ogni maschera, ha il proprio habitat nella critica sociale e di costume. Ha ancora una sua forza, e quindi una sua attualità, questa maschera?

Nel momento in cui Arlecchino, Zanni, e anche Girello, rappresentano lo strato debole della società, automaticamente io trovo che diventino attuali. È logico che si tratta di un personaggio che risponde ai canoni di un linguaggio e di una società che non esiste più, ma oggi come allora esistono le vessazioni fra strati sociali diversi. In questo senso sta la modernità di questa favola, una favola di un “poveraccio” che riesce a cambiare il suo destino con un elemento magico… che forse è il sogno che tutti abbiamo.

In questo aspetto satirico la musica che ruolo gioca?

La musica, come sempre nei compositori di questo periodo, è ancella del testo: risponde ancora ai canoni, ai dettami della famosa Camerata de’ Bardi, che sessant’anni prima si era riunita a Firenze e aveva creato il melodramma, nato dall’idea del «recitar cantando», e che poi si è irradiato in tutta Europa. Siamo quindi ancora con un’aderenza al testo strettissima: la musica serve a far comprendere il testo in tutte le sue sfumature.

La struttura drammaturgica di un’opera secentesca differisce molto da quella delle opere cui siamo abituati, ad esempio da quella di Rigoletto o della Traviata. Come si sviluppa la drammaturgia del Girello?

La drammaturgia vera e propria del Girello si sviluppa attraverso l’intreccio di coppie di personaggi che parlano utilizzando registri – linguistici e musicali – diversi. C’è la coppia Girello/Pasquella, la coppia Filone/Ormondo, Doralba/Mustafà e Ormondo/Erminda: la struttura drammaturgica ruota tutta attorno ai rapporti che intercorrono e si interscambiano tra questi gruppi di personaggi, in un gioco di doppi grazie a cui si dipana la trama.

Quanto è forte in questo allestimento il legame con la Commedia dell’Arte?

Più che forte, è fondamentale: si tratta di vera e propria Commedia dell’Arte messa in musica, uno dei primi esempi probabilmente. Sappiamo che i comici usavano la musica, improvvisavano, cantavano, quindi esisteva già la musica nella tradizione della Commedia dell’Arte, ma la peculiarità del Girello è che si tratta di un’opera scritta nello stile della Commedia dell’Arte. È anche per questo che ha vissuto tante repliche nel corso degli ultimi trent’anni del Seicento, veniva ripresa dalle varie compagnie e portata in giro, riadattandola a seconda delle necessità: ad esempio, abbiamo trovato molti libretti diversi del Girello, che hanno momenti diversi, in cui vengono citati personaggi o di Roma, o di Bologna, di Modena, di Lucca, fino ad arrivare alla versione veneziana coi fantocci che è quella che abbiamo preso a riferimento.

Nella realizzazione dell’allestimento è stato fondamentale l’apporto del recentemente scomparso Eugenio Monti Colla. Che ricordo ha di lui?

È un ricordo fortissimo. L’incontro con questo signore, perché era un signore a tutti gli effetti, è stato molto importante: lui ha abbracciato immediatamente l’idea di questa produzione, prima ancora che si parlasse di soldi, di coperture economiche. Nello scambio di e-mail prima e nell’incontro poi (a Milano, dove ho incontrato anche tutta la Compagnia nelle riunioni preventive per organizzare la produzione), lui mi disse: «Carlo, erano anni che aspettavo questo momento», perché conosceva già Girello e sapeva che era un’opera da rappresentare con le marionette e che in qualche modo incarnava l’operato della Compagnia Colla nell’allestire opere musicali con le marionette.

lfmusica@yahoo.com

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Luca Fialdini

Classe '93, sono uno studente di Giurisprudenza all'Università di Pisa e di pianoforte e composizione alla SCM di Massa. Mi piace chiacchierare di musica, far conoscere brani e autori poco conosciuti o svelare i segreti di quelli più noti e amati... offritemi un the e vi racconterò tutto!
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