“Dopo la Tempesta. L’opera segreta di Shakespeare” al teatro Verdi

PISA – Sabato 29 e domenica 30 ottobre il palco del teatro Verdi di Pisa ha ospitato lo spettacolo “Dopo la Tempesta. L ’opera segreta di Shakespeare” di Armando Punzo, aprendo così la stagione di prosa.

 

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Non poteva esserci miglior inizio perché Punzo, prima di ogni altra cosa, accende l’interesse dello spettatore verso il teatro. Non solo per la storia degli attori, molti dei quali detenuti del carcere di Volterra, ma soprattutto per quello che racconta, o meglio che ci ricorda di continuare a raccontare e ascoltare in forme sempre diverse. La pièce è la fantasia di una nuova opera (successiva all’ultima scritta dal grande autore). Dopo “La Tempesta”, Punzo mette in scena quello che i personaggi Shakespeare non hanno avuto tempo e modo di dire.

Che il teatro shakespeariano sia eterno non è certo una novità: sono passati quattrocento anni e ancora si continua in tutto il mondo a lavorare sui suoi testi. Questa volta, però, le parole del drammaturgo più rappresentato al mondo si sono scontrate con chi è stato privato della possibilità di parlare.

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L’atmosfera è spettrale, sullo sfondo del palco grandi croci in legno sovrastano tanti personaggi vestiti con costumi incredibilmente evocativi (encomiabile il magistrale lavoro della costumista Emanuela Dell’Aglio). Punzo si aggira tra i protagonisti delle più importanti opere di Shakespeare, alcuni immediatamente identificabili altri di più difficile individuazione. Suoni, immagini, gesti e parole si fondono in un incredibile puzzle allegorico che incuriosisce e attrae lo spettatore, intento, dal primo all’ultimo minuto, a sciogliere ogni nodo criptico di ciò che sta osservando. Il pubblico è letteralmente travolto dal turbinio di cose che accadono in ogni momento, ogni osservatore vede la sua storia, comprende alcune cose, ne ignora altre. Alcuni si interrogano di fronte a Iago che diventa Otello, a Desdemona che attraversa lo spazio sugli accenti di una musica lirica e vede il corpo ipnotizzato dietro la forza motrice di un fazzoletto bianco. L’istinto è quello di trovare la chiave di volta. Ci vuole tempo per uscire dalla quotidianità, dal ritmo convenzionale, dal dover dare a tutto una spiegazione logica.

Nell’ultima parte dello spettacolo, entra un bambino che, pietrificato, osserva le storie che ha davanti. Il piccolo al termine dello spettacolo uscirà con Punzo, spinto via e al contempo attirato dai protagonisti di tutti questi disorganizzati racconti.

Non ci sono più parole, la narrazione prosegue negli occhi degli attori. Sguardi intensi, sofferti, alla ricerca di aiuto. Di qualcuno che dia voce a chi non è più in grado di parlare da solo, per svelare un racconto mai fatto, forse bellissimo oppure terribile, ma certo potente e intenso come questo spettacolo.

Giulia Contini

Francesco Bondielli
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