Consigli di Lettura: Giugno

Consigli di lettura: Ogni mese vengono proposti dieci titoli eterogenei. Diversi gli autori, le nazionalità, i generi letterari e spesso molto diversi possono essere gli anni in cui i romanzi proposti sono stati pubblicati (la data scritta è l’ultima data di pubblicazione). Ciò che li accomuna è il piacere della lettura. Ci auguriamo che ogni mese i nostri lettori possano trovare almeno un libro da leggere. Il nostro appuntamento è curato dal collettivo di operatrici culturali “Tessera” formato da: Paola Bernardini, Giulia Silvestri, Anna Giannessi e Valentina Gori che ringraziamo calorosamente

consigli di lettura

Aysegül Savas
Gli antropologi

Gramma Feltrinelli Editore
Or.: English

2025

Asya e Manu hanno lasciato i loro paesi e le famiglie d’origine e raggiunto una grande città. Una condizione oggi comune alla gioventù, alla ricerca di un proprio posto nel mondo e attratta dall’idea di ridefinire liberamente la propria esistenza, senza gli usi e i costumi delle generazioni precedenti. Come coloro che non hanno radici nel luogo in cui vivono, Asya, documentarista, e Manu, impegnato in un ente non-profit, sono sedotti dalla città che li ospita, frequentano caffè e case di amici, si immergono nella cultura locale con lo sguardo curioso e interrogativo di antropologi, affascinati dalle abitudini e dai comportamenti altrui e con il desiderio di comprendere come trovare bellezza e felicità nella precarietà della loro esistenza. Lontani, giungono gli echi delle vicende dei familiari, i genitori che invecchiano, i nonni che si ammalano, i nipoti che crescono. 
Con una scrittura che penetra magistralmente nei dettagli della vita quotidiana, Ayşegül Savaş descrive la giovane coppia in un momento cruciale: quello in cui si tratta di diventare adulti, affrontare la vita coniugale e mettere radici. Come farlo senza perdere il legame con le tradizioni da cui entrambi provengono? Come diventare una famiglia senza rinunciare agli amici con cui si è condivisa la giovinezza e l’intensa frequentazione della città? Esplorazione intima della migrazione culturale, della vulnerabilità umana e della tensione tra ciò che ci lasciamo alle spalle e ciò che scegliamo di portare con noi, Gli antropologi illumina la condizione dell’amore nell’epoca in cui il cosmopolitismo è ancora nella terra di mezzo della fine del vecchio mondo e dei primi vagiti del nuovo. 

Claire Lynch

Una questione di famiglia

Fazi Editore
Or.:
English

2025

È il 1982 e Dawn, ad appena ventitré anni, ha già una figlia, Maggie, e un marito, Heron, che pianifica il loro futuro. Un futuro che, per quanto modesto, sembra avviato su binari sicuri. Finché Dawn non incontra una donna, Hazel, e quasi senza accorgersene se ne innamora. Decide di parlarne con il marito, convinta che lui, un uomo mite e benevolo, capirà. Non è così. Gli avvocati a cui l’uomo si rivolge gli consigliano di chiedere la custodia esclusiva di Maggie: donne “depravate” come sua moglie non possono occuparsi dei figli. Durante la dolorosa udienza in tribunale, Dawn viene dipinta come una figura pericolosa, una donna incapace di prendersi cura della sua bambina. È quindi costretta ad allontanarsi e a lasciare la piccola con il padre.
Nel 2022 Maggie, ormai adulta, è madre di due figli, ha un marito dolce e premuroso e coltiva con il padre un rapporto quotidiano inossidabile: nel corso della sua infanzia e dell’adolescenza lui è stato tutta la sua famiglia. Alla figlia il padre ha sempre raccontato che sua madre l’ha abbandonata dopo averlo tradito. Null’altro. Quando però Heron scopre di avere il cancro e inizia a mettere mano ai documenti accumulati in una vita, Maggie trova le carte che raccontano la vera storia di sua madre e, scoperta finalmente la verità, decide di provare a rintracciarla.
Nel suo romanzo d’esordio, un libro delicato e toccante, Claire Lynch imbastisce una storia sull’essere figli e genitori, sulla sessualità, sui rapporti intergenerazionali e familiari; le sue sono pagine bellissime che raccontano legami comuni, quasi scontati eppure preziosi, vite fatte di routine, di incertezze, di ferite passate e piccole gioie quotidiane.

Yara Nakadanda Monteiro
Fame di mia madre

Capovolte Editore
Or.: Português (Angola)

2025

Nata in Angola e cresciuta in esilio con i nonni in Portogallo, per Vitória l’unica eredità del passato è l’assenza: quella di una madre guerrigliera e rivoluzionaria, scomparsa durante la lotta per l’Indipendenza e la guerra civile. Anni dopo, a poche settimane dal suo matrimonio, Vitória ritorna per cercarla. Ad attenderla, un’Angola che sanguina ancora. La sua ricerca inizia a Luanda, città in cui i confini tra tragedia e commedia sembrano sfumare; ad aiutarla, un generale coinvolto nel traffico d’armi ma appassionato di poesia, un’eccentrica vedova dal temperamento vulcanico, due gemelle indomabili e una misteriosa ricercatrice spagnola. Inaspettate rivelazioni la condurranno a Huambo, nell’entroterra angolano, dove i fantasmi del suo passato assumeranno l’aspetto di donna per darle delle risposte. Un romanzo travolgente, dove la maternità incontra la lotta armata, le memorie intime si intrecciano alle vicende nazionali, l’identità si rivela nella lingua, e le ambiguità e le contraddizioni si fanno materia viva nei meandri della storia.
Nel novembre 2025 l’Angola ha celebrato 50 anni di indipendenza dal dominio coloniale portoghese. Un’indipendenza conquistata dopo tredici anni di lotta armata (1961-1974), seguita da una lunga guerra civile (1975-2002), alimentata dalle tensioni geopolitiche della Guerra Fredda e dal rapido abbandono dei portoghesi del territorio dopo secoli di sfruttamento. Ne risultò uno scontro fra le due principali fazioni del fronte anti-coloniale, l’MPLA (Movimento Popular de Libertação de Angola) e l’UNITA (União Nacional para a Independência Total de Angola), che si contesero il governo del Paese. Sono queste le vicende che fanno da sfondo al romanzo di Yara Nakahanda Monteiro, artista visiva, scrittrice e poeta nata in Angola e cresciuta in Portogallo. Un libro che affonda quindi le sue radici in una storia di colonialismo e in un vissuto di diaspora e che, come spiega il traduttore Nicola Biasio al termine del testo, ha previsto una riflessione sulla lingua, imponendo di interrogarsi su come «evitare di colonizzarla nuovamente nel gesto della traduzione».. 

Aliyeh Ataei
Ciechi al rosso

UtopiaEditore
Or.: فارسی

2026

In quest’opera che intreccia vita, amore e guerra, la narratrice, una ragazza afgana cresciuta in Iran, racconta la storia della sua famiglia, attraversata da un confine geografico e culturale che è a tratti una cicatrice. Scegliere tra due patrie, specie se una è irrimediabilmente segnata dalla guerra, è un sacrificio insostenibile: si continua a essere estranei da ogni parte, si è migranti anche da sedentari, perché si smette di appartenere a un luogo. Tra la malattia di un padre che è acuita dall’instabilità geopolitica e le ferite invisibili che il comunismo ha lasciato su afgani e iraniani, un amore inopportuno, la tratta degli immigrati e l’incomunicabilità che sa farsi dogana, cresce nella protagonista il bisogno di determinarsi, non solo come donna, ma anche come intellettuale e cittadina. Un affresco nitido della condizione di chi nasce e vive nel Medio Oriente contemporaneo.

consigli di lettura

Hala Alyan
La città del fuoco

Astarte Edizioni
Or.: English

2025

I Nasr sono sparsi per il mondo: tra Beirut, Brooklyn, Austin e il deserto della California. Una madre siriana, un padre libanese, tre figli americani. Tutti cresciuti tra migrazioni e nostalgie, con un unico punto fermo: la casa di famiglia a Beirut, simbolo di ciò che li tiene uniti – e di ciò da cui vorrebbero fuggire. Quando Idris decide di venderla, dopo averla ereditata alla morte del padre, l’intera famiglia si ritrova in Libano. Ma la riunione fa riemergere antiche ferite, amori perduti, gelosie, motivi di vergogna mai detti. Nella città che ancora porta i segni della guerra e convive con le tensioni del presente, i segreti dei Nasr si accendono come scintille, minacciando di consumare i legami che li uniscono.

Liliana Colanzi
Il nostro mondo morto

Gran via Editore
Or.:
Español (Bolivia) 

2017

Un gruppo di bambini affascinati dall’improvvisa morte di un amico, una donna che lascia tutto per una missione colonizzatrice su Marte, un giovane posseduto dall’impulso assassino dell’indio che ha ucciso con una pietra, un ragazzo speciale in grado di parlare con esseri dello spazio, sono alcuni dei personaggi che abitano gli otto racconti di questa raccolta che segna l’irruzione nel panorama letterario latinoamericano di una voce nuova e potente. Il nostro mondo morto racconta il momento in cui il quotidiano cede il posto al sogno, al delirio, alla scoperta dell’inconscio; la razionalità della vita moderna si fonde così con la superstizione, collocando il lettore sulla soglia di mondi diversi, tra realtà e immaginazione, e alimentando una letteratura dove la fantasia si diluisce in tensione e mistero.

consigli di lettura

Ursula K. Le Guin
La mano sinistra del buio

Mondadori Edizioni
Or.
: English 

2021

Il ’68 è appena passato e il mondo occidentale è ancora nel pieno del tumulto creato dai movimenti giovanili: accanto alle proteste di studenti e operai che denunciano capitalismo e oppressione, i movimenti femministi portano l’attenzione sulla fallacia di un sistema binario basato – tra le altre cose – su una distinzione netta tra lavoro produttivo e lavoro riproduttivo. In questo contesto politico e culturale, Ursula K. Le Guin scrive La mano sinistra del buio immaginando un mondo lontano anni luce dal nostro nel quale le differenze sessuali e quelle di genere non esistono.
Su Inverno, nome di un misterioso pianeta perennemente ghiacciato, le persone non nascono femmine o maschi: in loro convivono le potenzialità di entrambi i sessi e le funzioni biologiche si differenziano solo in determinati periodi, detti Kemmer, nei quali ogni persona può assumere alternativamente e casualmente il ruolo di inseminante o di gestante. Inverno è diviso in tre continenti e le tre società che li abitano non sono mai state in guerra tra loro, non esiste prostituzione né violenza di genere… qui non esiste il genere maschile e il portato di violenza culturale che lo accompagna. E’ qui che viene inviato Genly Ai come rappresentante dell’Ecumene, la lega dei pianeti abitati da varianti della specie umana, per convincere gli abitanti di Inverno a unirsi alla grande unione interplanetaria. Si troverà davanti un mondo che non riesce a capire e che metterà a dura prova le sue convinzioni; le differenze sociali, culturali e persino biologiche tra lui e gli abitanti di Inverno sono abissali. Per esempio, un essere umano “bloccato” nel genere maschile come lui sul remoto pianeta viene percepito alla stregua di un pervertito. Ai dovrà farsi strada nelle sottili trame dei governanti, si troverà a combattere per la sua stessa sopravvivenza ma, soprattutto, dovrà essere pronto ad aprirsi a un mondo nuovo e diverso e a confrontarsi con una sfida più alta: che cosa è “alieno” e che cosa è “umano”? L’incontro con Estraven, dignitario caduto in disgrazia del regno di Karhide e il nascere tra loro di un’amicizia fragile, incerta, segnata dall’ombra del kemmer, farà in modo che alla diffidenza subentri l’empatia e che così vengano superate  le barriere culturali e personali.
L’autrice usa molti topoi della narrativa di avventura: la caduta in disgrazia del protagonista, il suo imprigionamento, la lunga fuga – descritta magistralmente – attraverso la calotta polare del pianeta. Le osservazioni sulla gente di Inverno, sulla sua politica, storia, miti, leggende e geografia sono molto accurati e i caratteri dei personaggi sfuggono agli stereotipi della narrativa fantascientifica. Il romanzo potrebbe quindi essere catalogato come un romanzo di formazione e di esplorazione dell’altro: una lettura utile anche oggi  visto che il pericolo dell’ignoto è sempre più utilizzato come arma di propaganda dalle forze politiche populiste.
Ursula K. Le Guin (Berkeley, California, 1929 – Portland, Oregon, 2018), figlia di un noto antropologo e di una scrittrice, ha pubblicato il primo racconto nel 1962 ed è divenuta famosa nel 1969 vincendo sia il premio Nebula che il premio Hugo per La mano sinistra del buio. Nel 1974 ha ottenuto gli stessi riconoscimenti per I reietti dell’altro pianeta. Anarchica e femminista, è una delle rare esponenti della fantascienza utopica contemporanea ed è una scrittrice capace di toccare temi profondi e attuali, dai diritti civili, al pacifismo, all’ambiente.

Elisa Levi
Tante cose non le so

Sur Edizioni
Or.:
Español

2026

Lea ha diciannove anni, mille domande senza risposta e una vita intera trascorsa in un paesino con quattro strade, una chiesa, un negozio di alimentari e un bosco che non ha mai attraversato. Lea ha tre amici, una sorella con la testa vuota, una madre che si chiama come lei e un padre che sa solo lavorare la terra. Lea ha occhi di campagna e tante cose non le sa, ma quello che sa è utile ovunque. E benché il posto dove è cresciuta sembri sospeso nel tempo, i ragazzi che ci abitano sono più vivi che mai: hanno desideri, speranze, ambizioni. E intorno a loro, un mondo che non è esattamente il nostro vibra di stranezza e vaga minaccia.
È il primo pomeriggio dell’anno, e Lea è seduta a fumare una canna quando incontra uno sconosciuto: l’uomo ha perso il suo cane, vorrebbe addentrarsi nel bosco a cercarlo, ma lei lo trattiene, perché dal bosco nessuno ritorna. E così, fra un tiro e l’altro, in un monologo ipnotico e colmo di tenerezza, Lea gli racconta ogni cosa: perché ieri il mondo è cambiato, perché ieri il mondo è finito.
Con l’eleganza della grande letteratura e il ritmo delle credenze popolari, in questo romanzo Elisa Levi compie un piccolo miracolo: fotografare il momento esatto in cui la vita si biforca, le scelte si fanno più grandi di noi, e sentirsi a casa vuol dire guardare altrove.

Matsumoto Seichō 
Vangelo Nero

Adelphi Editore
Or.: 日本語

2025

Uno dei romanzi più inquietanti tra quelli di Matsumoto, detto il Simenon giapponese e acuto indagatore della realtà giapponese, ambientato nei sobborghi di una Tokyo distrutta dalla guerra dove regnano incontrastate fame, miseria e corruzione.
Bianca e maestosa, la chiesa cristiana di Musashino, quieto sobborgo di Tokyo, infonde un senso di profonda devozione, e un grande rispetto circonda i suoi sacerdoti, tutti stranieri, che vivono al riparo dalla frenesia e dalle tentazioni della grande città. Almeno fino a quando le acque lente del vicino fiume non restituiranno il cadavere di una hostess. Come un ciottolo lanciato in uno stagno irradia i suoi cerchi, da quel corpo  affiorerà a poco a poco un disegno oscuro, in cui ogni membro e ogni fedele della chiesa gioca la sua parte: dal giovane prete Charles Tolbecque, smanioso di assaggiare alcune libertà vietategli dall’abito talare, alla provocante Ebara Yasuko che il parroco René Villiers visita quasi ogni notte, fino ai vertici dell’ordine, coinvolti nel commercio di misteriose casse. Risalendo con pazienza gli anelli della catena si potrebbe fare luce sull’assassinio e su chissà cos’altro – ma non nel 1959, nell’interminabile dopoguerra che il Giappone attraversa.
Per il detective Fujisawa Rokurō e per il cronista Sano la ricerca della verità sarà una lotta impari: contro le gerarchie ecclesiastiche, risolute a insabbiare il caso, e contro il potere politico, timoroso di urtare le nazioni da cui provengono i religiosi. Vangelo nero nasce da un fatto di cronaca reale e lo trasforma in indagine sul funzionamento concreto del potere. Nel marzo del 1959 una giovane hostess giapponese viene trovata morta sulle rive di un fiume a Tokyo. Il principale sospettato è un sacerdote cattolico europeo  che non verrà mai arrestato né formalmente incriminato. Da questo dato l’autore costruisce un romanzo che rinuncia alla suspense per interrogare su ciò che accade quando la verità è accessibile ma non praticabile, per farsi strumento di analisi sociale unendo le atmosfere del noir al rigore dell’inchiesta giornalistica.

Maria Moreno
L’atroce storia di Santos Godino

Edicola Edizioni
Or.: Spanish (Argentina)

2024

Nel 1912, in una Buenos Aires immensa e tenebrosa, il figlio di poverissimi immigrati italiani Cayetano Santos Godino viene arrestato con l’accusa di undici crimini, soprattutto contro bambini. All’epoca ha sedici anni: è il primo serial killer della storia argentina, rappresenta una delle figure più oscure e iconiche della criminologia. Su di lui e i suoi efferati delitti hanno indagato la polizia, la medicina legale, la psichiatria e la stampa senza trovare una risposta rassicurante al sottile limite tra disagio, follia e crimine.
Per molti anni El orejudo viene evocato dalle madri argentine  per minacciare i piccoli disobbedienti: l’uomo nero, il cattivo… o il povero ragazzo incapace di immaginare un mondo diverso fuori dai confini del suo miserabile quartiere e che per ragioni imperscrutabili si è dato alla violenza cieca e criminale? La sua storia – qui raccontata magistralmente da María Moreno, in un testo che fonde cronaca, saggio e romanzo – è anche una storia di immigrazione e povertà, un crudo reportage d’epoca e una riflessione sugli archetipi universali legati alla criminalità. Moreno ripercorre i crimini di El Petiso Orejudo nella Buenos Aires povera e sporca di inizio ‘900, dove gli immigrati vivevano nei conventillos, i condomini-dormitorio privi di qualsiasi servizio igienico. Cayetano ha un padre alcolizzato e violento, già da piccolo è morbosamente attratto dal fuoco, tortura gatti e uccellini, a soli otto anni tenta il primo omicidio ai danni di una bambina di due anni. Seguiranno incendi, aggressioni, omicidi. Dopo istituti minorili e manicomi criminali viene trasferito al penitenziario di Ushuaia, in Patagonia, dove rimarrà fino alla morte. 
Moreno costruisce un libro-collage, basandosi sull’ibridazione del linguaggio dove convergono il lunfardo dei bassifondi, il cocoliche degli immigranti italiani, il lessico burocratico dei verbali della polizia, la prosa enfatica e scandalistica della stampa, la lingua stilizzata dei medici. Inoltre, la scrittrice inserisce una sorta di ‘operetta trash’ e un poema corale, oltre a brevi note in prosa e in versi che precedono ogni capitolo. 

consigli di lettura

Buona lettura.

Vi aspettiamo a Luglio

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Consigli di lettura di Maggio

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