Musical cinematografico: dalla nascita alla crisi degli anni sessanta

Dopo l’introduzione dedicata al Musical a teatro, affrontiamo il Musical cinematografico

La nascita del Musical cinematografico

Il musical theatre è una forma di spettacolo molto variegata e nasce come genere teatrale. Durante il XX secolo, alla produzione di musical, si avvicina anche il cinema, questa sarà una delle grandi invenzioni destinate a rivoluzionare l’industria dell’entertainment.

1927: Data da ricordare. È l’anno che segna, grazie a The Jazz Singer, l’avvento del sonoro al Cinema. In questo film, prodotto dalla Warner Brothers, Al Jolson canta diverse canzoni. Il grosso riscontro commerciale e l’entusiasmo del pubblico consacrano il successo del sonoro. Il genere preferito diviene il musical, adesso realizzabile su pellicola grazie alla nuova scoperta, e molti artisti di Broadway abbandonano New York per trasferirsi ad Hollywood.

 

1. Poster del film The Jazz Singer con Al Jolson prodotto dalla Warner Brothers

1929: La grande crisi economica e i suoi lasciti nel decennio successivo portano a una crisi del teatro che diventa un lusso per pochi; al contrario il cinema gode di un periodo di fioritura, grazie anche al costo ridotto dei biglietti d’ingresso, e il musical si sposta sui grandi schermi, garantendo così la sopravvivenza del genere.

busby berkeley, un nuovo modo di fare musical

I primi musical cinematografici si ispirano ai grandi successi di Broadway, adattati per il nuovo media, ma si perde molto della magia del palcoscenico: le difficoltà tecniche dovute alla ripresa dei film sonori – la registrazione del suono all’epoca era solo in presa diretta e la cinepresa era fissa – portano a una rigidità dell’inquadratura e all’uso a volte eccessivo di canzoni e dialoghi, trasformando la pellicola in un contenitore di canzoni, cosa tra l’altro avvallata dalla trama esile.

Sempre di più si sente il bisogno di un nuovo linguaggio e così, a poco a poco, nascono i primi film musicali con soggetto originale e con strutture pensate  appositamente per il cinema. Uno dei generi di maggior successo del periodo è il backstage musical, dove si racconta la costruzione di uno spettacolo e si utilizza l’escamotage metateatrale per inserire numeri e coreografie. Uno dei titoli più famosi è 42nd Street che ancora oggi gode di popolarità e revival.

Un nome da ricordare, per il suo contributo rivoluzionario, è quello del coreografo Busby Berkeley: lui utilizza infatti le coreografie per formare immagini geometriche o astratte e, attraverso l’uso di una sola cinepresa, crea numeri non riproducibili in teatro ma visibili soltanto nelle pellicole. Con effetti ottici, riprese dall’alto, dentro l’acqua e una moltitudine di ragazze da far invidia ai migliori spettacoli di varietà, crea un tipo di musical cinematografico che rappresenterà per molto tempo la struttura principale del genere. Tra i suoi titoli più famosi Whoopee! (1930), 42nd Street (1933) e Footlight Parade (1933).

2. Lobby Card di 42nd Street con Ginger Rogers e Ruby Keller

GLI ANNI TRENTA E IL SUCCESSO DEL TIP TAP

Gli anni Trenta sono gli anni dello swing. Il tip tap, grazie anche alle nuove possibilità offerte dal sonoro, diventa il fiore all’occhiello del musical cinematografico grazie a performer del calibro di Ruby Keller, Eleanor Powell, Shirley Temple, Bill “Bojangles” Robinson, due giovanissimi Nicholas Brothers e la coppia Fred Astaire e Ginger Rogers. Nel 1933 proprio questi ultimi si fanno notare nel film Carioca (1933) prodotto dalla RKO. Il successo travolgente della coppia Fred e Ginger porterà la RKO a produrre altri otto film nei sei anni seguenti, tra cui, Roberta (1935), Top Hat (1935), Follow The Fleet (1936) e Shall We dance? (1937).

musical cinematografico

3. Lobby card con Fred Astaire e Ginger Roger del film Top Hat.

Sul finire del decennio è la volta di uno dei più famosi musical di tutti i tempi: The Wizard Of Oz (1939), prodotto dalla MGM, diretto da Victor Fleming con Judy Garland come protagonista, The Wizard Of Oz utilizza la tecnica del Technicolor, procedimento di colorazione della pellicola famoso per i colori saturi, che, in seguito, diventa una sorta di cifra stilistica dei musical di maggior successo.

GLI ANNI QUARANTA E l’avvento dello studio system

Negli anni Quaranta anche al cinema, come a teatro, la strada del Musical prosegue sempre più verso l’integrazione degli elementi. Sono gli anni dello Studio System: ogni studio, infatti, ha il suo staff tecnico e artistico e i suoi studi di posa.

Grazie ad Arthur Freed, produttore e librettista, e la MGM, lo studio system viene adottato anche nel campo del musical. In questo periodo è la MGM a farla da padrone e tra i suoi registi di maggior successo troviamo Vincente Minnelli con titoli come Meet Me In St. Louis (1944) e The Pirate (1948). Caratteristiche del suo stile, oltre ai colori sgargianti, sono il ritmo sostenuto della pellicola, le scenografie in studio e i costumi verosimili. Tutti questi elementi sottolineano il rapporto tra realtà e fantasia.

4. Judy Garland in Meet Me in St Louis , regia di Vincente Minnelli

DALLA SECONDA GUERRA MONDIALE AGLI ANNI CINQUANTA

Con la seconda guerra mondiale vacilla la filosofia alla base del musical e il concetto di “fuga dal sogno” si ribalta in “realtà che diventa sogno”. Si parte perciò da una situazione più o meno reale e la si abbellisce, come ad esempio in Guys and Dolls (1955) e High Society (1956). Il filone vecchio stampo comunque non si esaurisce e continuano a uscire film dove le atmosfere esotiche e lontane, quasi bucoliche, richiamano addirittura l’Operetta. Un esempio è The King and I (1956),  ambientato in Asia, più precisamente in Siam.

Gli anni Quaranta e Cinquanta sono il periodo d’oro del musical Hollywoodiano e parallelamente ai soggetti originali si ricominciano a riadattare i successi teatrali. Spesso però la trasposizione cinematografica avviene ad anni di distanza, come ad esempio On the Town, la cui versione teatrale è del 1944 mentre il film è del 1949.

Questi adattamenti necessitano molte volte di un grosso rimaneggiamento sia dal punto di vista dei dialoghi, sia da quello di temi e contesti sociali che non sono più attuali. Un’altra grande differenza è la tipologia di performer protagonisti: se a teatro troviamo cantanti-attori in grado anche di muoversi, nei film di questo periodo i protagonisti sono quasi sempre ballerini e coreografi di eccezionale talento, capaci di sostenere lunghe e complesse sequenze ballate come ad esempio la quella di cui Gene Kelly è protagonista in On The Town.

5. Poster pubblicitario della versione cinematografica del 1949

GENE KELLY, UN SUCCESSO IMPERITURO

Gene Kelly è il performer di eccellenza di questi anni. Oltre a On the Town è il protagonista di pellicole divenute pietre miliari del musical cinematografico. Tra i suoi successi troviamo For Me And My Gal (1942), Anchors Aweigh (1945), The Pirate (1948), An American In Paris (1951), Singin’ In The Rain (1952), It’s Always Fair Weather (1955).

For Me And My Gal è il suo film di debutto dove recita a fianco di Judy Garland. È  lei stessa ad averlo voluto come co-protagonista, contribuendo a lanciare la sua carriera. Tornerà a recitare con Judy Garland in più film, tra cui The Pirate e Summer Stock (1950). In Anchors Aweigh Kelly balla con il topo Jerry dei famosi cartoni Tom and Jerry.

Lo stile di Gene Kelly, atletico e acrobatico si differenzia da quello più elegante e influenzato dai balli standard di Fred Astaire: in Zigfeld Follies (1946), i due ballano insieme in uno dei numeri che è l’apoteosi del tip tap sul grande schermo.

Singin’ in the Rain, diretto da Stanley Donen e da Gene Kelly stesso, racconta del passaggio dal cinema muto a quello sonoro ed è considerato uno dei grandi capolavori cinematografici di tutti i tempi.

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6. Da sinistra: Gene Kelly, Debbie Reynolds e Donald O’Connor in Singin’ in the Rain 

LA CRISI DEL MUSICAL CINEMATOGRAFICO

Dalla seconda metà degli anni Cinquanta il musical cinematografico assiste a un lento declino dovuto al crollo dello studio system che fa lievitare i costi di produzione. L’avvento della musica rock cambia il modo di fare musica e gli interessi dei giovani; Si va ai concerti, non più a vedere i musical. Inoltre la nascita della televisione, avvenuta negli USA nel 1952, modifica i gusti del pubblico e porta l’entertainment all’interno delle case.

La produzione dei musical si assottiglia ma non scompare del tutto; negli anni Sessanta abbiamo ancora titoli creati ad hoc per il cinema o trasposizioni di spettacoli di Broadway. Tra i titoli più famosi West Side Story (1961), Mary Poppins (1964), My Fair Lady (1964), Thoroughly Modern Millie (1967), Funny Girl (1968), Chitty Chitty Bang Bang (1968) e Sweet Charity (1969).

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7. Sweet Charity: regia e coreografie di Bob Fosse

È ormai chiaro però che il musical, inteso come un genere allegro e spensierato, con le sue storie d’amore innocenti e i suoi quasi sempre happy ending, non rappresenta più i gusti dei giovani, i quali si scontrano con il codice Hays, il codice di censura che vietava la rappresentazione di nudità, relazioni omosessuali e altri temi scottanti.

La nuova generazione è impegnata nella lotta per i diritti civili, è interessata a temi sociali e politici, manifesta contro la guerra in Vietnam e non si ritrova nel cinema, a maggior ragione nel musical. E se a teatro, grazie a Hair, il rock e i temi cari ai giovani fanno capolino a Broadway nel 1968, per il corrispettivo cinematografico passeranno ben undici anni.

 

 

Photocredits: 1.Warner Bros. (original rights holder)  4.Life magazine, Volume 17, Number 24 (page 74), Author Time Inc.; photograph by Metro-Goldwyn-Mayer (no photographer credited) 5.Copyright 1949 Loew’s Incorporated (not renewed)

Roberto Romani
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