Il restauro de “La mirabile visione” in anteprima nazionale

PISA – Sabato 28 maggio al cinema Arsenale di Pisa si è svolto il penultimo atto dell’evento culturale Dante Posticipato. Il cineclub pisano ha ospitato la proiezione, in anteprima nazionale a cura del CSC-Cineteca Nazionale, de La mirabile visione, film del 1921 girato da Luigi Sapelli (in arte Caramba) e restaurato dal CNC (Centre National du Cinéma et de l’image Animée – Parigi/Boys d’Arcy). A introdurre la serata è intervenuto il docente universitario Augusto Sainati mentre l’accompagnamento musicale è stato realizzato da Andrea Pellegrini e Francesco Pellegrini.

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il professor Augusto Sainati introduce “La mirabile visione”

 

Il restauro di questo film dantesco è nato da un ritrovamento casuale, ha raccontato Sainati: «Considerato per molti anni perduto, è stato ritrovato quasi simultaneamente in due copie per puro caso. Queste due copie si trovavano in Italia e in Francia». Entrambe erano incomplete e quindi la difficoltà maggiore era quella di riunirle, adattare le didascalie e ottenere un risultato filologico coerente. Questo è stato possibile grazie all’esistenza di un opuscolo promozionale, destinato probabilmente ai soli esercenti del tempo, che conteneva immagini del film, una scaletta degli eventi raccontati e una sinossi.

Sainati inoltre ha raccontato che, nonostante il restauro, il film resta ancora lacunoso: «Sebbene nella versione attuale duri due ore e quattro minuti, manca di alcune parti e in particolare quelle che riguardano Pisa. L’episodio Il veltro, contenuto nella prima parte del film, è per il momento mancante e sostituito da didascalie tratte dal libretto appena citato». È notizia recente, comunque, il ritrovamento dell’episodio mancante.
Come ha ben spiegato il professor Sainati nel suo preambolo, il film di Caramba – così come tutto il cinema delle origini – cerca di nobilitarsi e allacciarsi alla cultura ufficiale del periodo, infatti sul set del film andarono sia il sottosegretario alla pubblica istruzione che il ministro della pubblica istruzione dell’epoca, Benedetto Croce: si voleva che questa operazione fungesse da anello di congiunzione tra la cultura alta e la cultura ufficiale che l’allora governo Giolitti proponeva.

La mirabile visione è composta in due parti: la prima parte racconta la vita del Sommo Poeta, diviso tra gli episodi politici, storici e religiosi; la seconda parte è invece incentrata su alcuni episodi narrati da Dante ne La Vita Nova (l’amore per Beatrice) e ne La Divina Commedia (Conte Ugolino e Paolo e Francesca).

«Per il cinema del 1921, questa struttura composta a episodi – ha puntualizzato Sainati – è già un po’ sorpassata. Nel 1921 sono già passati grandi racconti come Intolerance o Nascita di una nazione e il cinema ha già trovato forme di racconto più armoniche». Anche in Italia nel 1921 si stava guardando altrove, basti pensare all’uscita di un film come L’uomo meccanico di André Deed, sintesi tra fantascienza, futurismo e automatismo.
La mirabile visione invece guarda al passato, ma non direttamente al medioevo filologicamente corretto, bensì a tutti quei filoni neo-medievalistici che da metà Ottocento si erano pienamente inseriti nella cultura figurativa post-neoclassica. Della cultura medievale, nel film, rimane la narrazione per episodi, tipica dei cicli pittorici del tempo.

Nel film funzionano a dovere l’illuminotecnica, visto che Caramba veniva proprio dal mondo del teatro; e i costumi dei personaggi, anche se lo stile visivo non cerca mai la verosimiglianza in toto, cosa riscontrabile nell’episodio del Conte Ugolino, nel quale è mostrata una Pisa immaginaria.
Nel momento in cui, dopo le fortune degli anni Dieci, il cinema internazionale sta cercando una sua forma d’avanguardia (Metropolis e Nosferatu, tanto per citare due punte di diamante del cinema anni Venti), il film di Caramba si struttura come un qualcosa che aveva come compito quello di illustrare una storia di più ampio respiro. Ne La mirabile visione, le immagini e i personaggi rispecchiano la ieraticità dei melodrammi; e le scene, seppur alcune dotate di un montaggio notevole e ritmato, sembrano illustrazioni delle didascalie e non viceversa.

Le due ore e quattro minuti della proiezione sono state accompagnate incessantemente dall’accompagnamento musicale di Andrea e Francesco Pellegrini, rispettivamente pianoforte e fagotto. Il duo ha musicato il film muto con partiture eclettiche che sovente volgevano lo sguardo alla melodia e in alcuni casi alla pura improvvisazione cacofonica.

Tomas Ticciati

Tomas Ticciati
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