Oscar Bauer e Andrea Lupo Lupi live a BeeRiver: l’intervista

PISA- Domenica 16 ottobre, all’interno della manifestazione BeeRiver giunta al suo ultimo giorno di apertura, si è esibito in un live acustico il duo blues/folk composto da Oscar Bauer (chitarra) e Andrea “Lupo” Lupi (basso) nella cornice del cortile della Stazione Leopolda. Oscar e Andrea suonano insieme dal 2000 e si sono fatti conoscere in tutta la penisola per le loro esibizioni e per i loro riarrangiamenti di classici del blues, passando attraverso la world music e il jazz. Oscar Bauer è noto come uno dei migliori nella tecnica del fingerpicking e dello slide, mentre Andrea Lupi vanta una grande esperienza musicale maturata in collaborazioni con musicisti americani e soggiorni negli Stati Uniti che gli hanno permesso di conoscere le radici del blues, folk e molto altro. In occasione dell’esibizione a BeeRiver, contesto perfetto per un live di questo tipo, Tuttomondo ha intervistato il talentuoso duo.

Andrea "Lupo" Lupi e Oscar Bauer

Andrea “Lupo” Lupi e Oscar Bauer nel cortile della Leopolda

Ascoltando il live la prima cosa che è venuta in mente è che la sua voce, Andrea, ricorda moltissimo quella di Tom Waits. C’è una ricerca da parte sua verso questo tipo di sonorità vocali?
«Senza dubbio, Tom Waits è un artista che amo tanto e se c’è qualcosa di simile nella voce è casuale, è frutto di madre natura! Poi ovviamente col tempo s’impara anche a cantare in un certo modo, si fanno esperienze e si capisce che determinati pezzi vanno cantati in un modo perché rendano meglio, perché siano più coerenti e corretti. La voce è uno strumento: come quando si suona la chitarra si usa un determinato tipo di scala a seconda del genere (blues, reggae, jazz e altri), così la voce deve essere usata per interpretare un pezzo in maniera corretta».

Oscar lei è di Napoli e poi si è trasferito in Toscana. Nella sua musica sono riuscite ad entrare influenze del folk partenopeo o simili?
«Musicalmente non saprei… Anche perché ho iniziato a suonare tardi, verso i 25 anni, e poi mi sono trasferito in Toscana che ne avevo circa 30, quindi non ho avuto il modo di sperimentare in modo profondo quelle influenze. Diciamo che quelle si vedono più nel  mio temperamento! Poi per assurdo mi sono ritrovato in Toscana a suonare con i napoletani, il fratello di Pino Daniele, Toni Esposito…Una cosa davvero strana!»

14694748_1185274821511083_547989799_nQuali sono i vostri punti di riferimento musicali a livello di blues?
«Oscar: personalmente chi mi ha folgorato sin dai primi ascolti è John Mayall, sopratutto nel periodo in cui suonava con Eric Clapton, e poi sicuramente tutti i King della musica nera degli anni 40 e 50, i primi bluesmen…Amo molto anche il blues che non è puro, apprezzo quando si contamina col folk, con il rock, come nei lavori di Ry Cooder.
Andrea: io musicalmente sono onnivoro, ma l’80 percento della mia carriera, non tanto della mia cultura musicale, è in ambito blues. Sicuramente tutta la musica della Louisiana, dell’area di New Orleans (dove sono stato anche per lungo tempo) mi ha influenzato moltissimo e fa parte di me e della mia cultura. Amo molto anche il reggae, il jazz, la musica celtica, ascolto anche la musica classica! Poi ovviamente suonando questo le radici sono blues ma il repertorio è sicuramente eclettico».

Avete nuovi inediti a cui state lavorando come duo?
«Oscar: si certo. Però la cosa che amiamo fare di più e riarrangiare brani misconosciuti della tradizione blues e rock. Ci piace riarrangiare e scovare i vecchi brani, farli rinascere a nuova vita!»

Avete novità musicali da proporre con il vostro duo? Lavorate con gli altri progetti paralleli?
«Oscar: si assolutamente, abbiamo molti dischi all’attivo. Noi due suoniamo insieme praticamente da vent’anni e parallelamente abbiamo anche altri progetti. Abbiamo fatto dei dischi con musicisti del Nepal per sperimentare anche questo tipo di contaminazione. Abbiamo progetti in cantiere! Per quanto riguarda altri progetti paralleli oltre al duo… Io suono in un gruppo rock anni 70, la cantante propone cover di Janis Joplin e Led Zeppelin.
Andrea: quando suoniamo elettrici abbiamo una produzione varia che va dal funk al r’n’b, dal blues al rock. Quando siamo in due ci piace lavorare agli arrangiamenti di colonne sonore, e ad aprile presenteremo un nuovo progetto a cui stiamo lavorando da tanti anni che riguarderà proprio questo aspetto. Abbiamo lavorato a colonne sonore presenti in cartoni animati famosissimi, fino a colonne sonore di Ennio Morricone e Sakamoto, di cui realizzeremo The Sheltering Sky».

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Il blues come genere secondo voi sta ritornando tra i giovani? Oltre l’esperienza dei Betta Blues Society che già conosciamo, ci sono altre proposte di un blues attuale, suonato da giovani, da bianchi italiani che cantano in inglese cercando di ridare nuova vita al genere?
«Oscar: diciamo di no… Almeno il blues alla fine sono tre accordi, la vera differenza percepibile che ne dà valore aggiunto è lo stato d’animo, quello che si riesce a trasmettere. E’ questo che fa la vera differenza. Quindi diciamo che si tratta di emozioni, di come si comunicano e di come raggiungono il cuore dell’ascoltatore. Il blues almeno per me è questo!»

Virginia Villo Monteverdi

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