Il musical cinematografico: dagli anni settanta a oggi

Abbandonati i fasti degli anni d’oro, gli anni sessanta si chiudono con una profonda crisi del musical al cinema.  Il musical cinematografico sembra quasi giunto al capolinea e distante anni luce dai gusti dei giovani.

gli anni settanta e la fine del codice hays

Negli anni settanta si conferma la tendenza del decennio precedente e il pubblico richiede film più realistici. Il musical cinematografico, inteso come puro intrattenimento dell’epoca d’oro di Hollywood, viene visto come antiquato. Nonostante ciò il musical non scompare del tutto e sporadicamente assistiamo a qualche adattamento cinematografico di successi teatrali come Cabaret e Fiddler On The Roof.

il musical cinematografico

Anche a teatro il musical vecchio stampo diventa specie protetta. Gli anni Settanta sono infatti gli anni del concept musical, dove libretto e partitura ruotano attorno a un tema o ad un messaggio invece di enfatizzare la trama. Tra gli autori più prolifici del genere troviamo Stephen Sondheim con titoli come Company (1970), Follies (1971) e A Little Night Music (1973).

Con l’abbandono del codice Hays e il crollo della vecchia censura si assiste parallelamente a una ricerca di nuove tematiche che arricchiscono l’offerta cinematografica di rock musical come Jesus Christ Superstar (1973), The Rocky Horror Picture Show (1975) e l’adattamento cinematografico di Hair (1979).

 

L’AVVENTO DELLA DISCO MUSIC, IL SOUL, IL FUNK E LA BLAXPLOITATION

Con Saturday Night Fever (1977) la disco music raggiunge il grande schermo in un film che racconta, attraverso il personaggio di Tony Manero interpretato da John Travolta, la subcultura giovanile legata all’era della disco. La pellicola, che non è un musical ma un dance drama, consacra il successo della disco music in tutto il mondo. All’interno dei suoi fotogrammi ritroviamo aspetti peculiari della cultura Disco: dalle melodie che fanno uso di un ampio orchestrale, all’abbigliamento elegante e alla promiscuità sessuale pre-aids.

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Nel 1978 è il turno di Grease, uno dei musical più amati di tutti i tempi, con musiche ispirate al rock anni cinquanta. Non mancano inoltre titoli che raccontano le storie di musicisti, ballerini, performer, mischiando numeri musicali ai drammi della loro vita: Lady Sings The Blues (1972) Funny Lady (1975), New York, New York (1977) e All That Jazz (1979).

The Wiz (1978), remake in chiave afroamericana de The Wizard Of Oz, con Diana Ross nel ruolo di Dorothy e Michael Jackson in quello dello spaventapasseri porta il funk e il soul nel genere musical. A causa del suo insuccesso commerciale The Wiz segna la fine della Blaxploitation, un sottogenere del cinema exploitation, nato proprio negli anni settanta e rivolto al pubblico afroamericano che, benché criticato per il largo uso di stereotipi, andava a colmare una lacuna nell’offerta cinematografica.

GLI ANNI OTTANTA: LA DANZA COME PROTAGONISTA

Nel 1980 Olivia Newton-John è la protagonista di Xanadu, dove interpreta una delle nove muse della mitologia greca che ritorna sulla terra al giorno d’oggi. Il film unisce a una trama fantasy dal sapore nostalgico l’estetica moderna sviluppatasi alla fine degli anni settanta. Tra effetti speciali, canzoni che mischiano disco e rock, coreografie sui pattini a rotelle, spicca la presenza di Gene Kelly in una delle sue ultime apparizioni sul grande schermo. Xanadu, un grosso flop al botteghino, chiude gli anni settanta e apre così il decennio successivo.

Gli anni ottanta sono gli anni dell’apparenza e dell’impatto visivo. A teatro si presta attenzione alla spettacolarità, alle scenografie, e ai costumi. Nel cinema questo si traduce con l’interesse verso il mondo della danza jazz, verso la voglia di sfondare e diventare qualcuno, il musical spesso sfocia nel film musicale, un genere parallelo dove è la danza a intrecciarsi alla recitazione a discapito della parte cantata, spesso inesistente. Nascono così pellicole come Fame (1980), Flashdance (1983), Staying Alive (1983), Footloose (1984) e la trasposizione cinematografica di A Chorus Line (1985).il musical cinematografico

Grazie a Fame il musical diventa serie tv e si appropria del linguaggio televisivo. Usando un mix di dramma e musica, la serie segue le vicende di studenti e professori della New York City High School for the Performing Art. Lo show televisivo andrà in onda per sei stagioni, dal 1982 al 1987 e raggiungerà fama mondiale.

GLI ANNI NOVANTA E IL FORMAT MUSICAL NEI FILM D’ANIMAZIONE

Gli Anni Novanta sono un periodo buio per il genere, caratterizzato da una quasi totale assenza di titoli, fatta eccezione per Sister Act (1992), Sister Act Back in the Habit (1993), ed Evita (1996).

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Due lungometraggi del periodo sono esperimenti che cercano di riportare l’attenzione sul musical cinematografico e sui film musicali. Showgirls (1995) è la storia di una ballerina che si trasferisce a Las Vegas per lavorare negli show a sfondo erotico della città. Everyone Says I Love You (1996), regia di Woody Allen, impiega un cast di attori molto noti tra cui Julia Roberts, Goldie Hawn, Drew Barrymore. Non è lanciato come un musical ma i numeri musicali portano avanti la storia e c’è anche la danza.

Se il musical è quasi completamente accantonato dal cinema, è necessario però aprire un parentesi. Negli anni Novanta si assiste alla creazione di lungometraggi di animazione che seguono la struttura del musical, con danza e canto che portano avanti l’azione drammatica. Il primo titolo, in questo senso, è The Little Mermaid (1989), prodotto dalla Disney. Il suo successo inaugura una stagione di Musical cartoon come, Beauty and The Beast (1991) The Lion King (1994), Pocahontas (1996), molti dei quali adattati successivamente per i palcoscenici di Broadway. Ancora una volta il cinema fa uso di compositori e librettisti con esperienza nel musical teatrale. Anche gli studio concorrenti, ad esempio 20th Century Fox e Columbia Tristar producono cartoni secondo questa struttura come The Swan Princess (1994) e Anastasia (1997).

GLI ANNI DUEMILA, IL RITORNO DEL MUSICAL

Dagli anni Duemila si assiste a un risveglio dell’interesse del pubblico nei confronti del genere. Non solo si producono adattamenti di spettacoli teatrali di successi più o meno recenti, ma nascono titoli appositamente per il grande schermo. Tra le trasposizioni troviamo Chicago (2002), Mamma Mia! (2007) – seguito poi da Mamma Mia! Here We Go Again (2018)-, Nine (2009) e Rock of Ages (2012). La tecnologia e la computer grafica permettono di creare sequenze oniriche e assottigliare ancor di più i confini tra realtà e fantasia. Questo è visibile, ad esempio, in Across The Universe (2007) e La La Land (2016). Con Moulin Rouge! (2001) e Burlesque (2010) si strizza l’occhio al mondo del vaudeville, dell’extravaganza e dell’erotismo.

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Si toccano tematiche sempre più complesse: l’omosessualità e l’identità di genere diventano temi portanti di titoli come Hedwig and the Angry Inch (2001), Rent (2005) e Were The World Mine (2008), si parla di razzismo grazie a Dreamgirls (2006) e Hairspray (2007).

IL MUSICAL PER RAGAZZI, DA BILLY ELLIOT A GLEE

Continua il filone dei film musicali dedicati alla danza che attirano un pubblico giovanile.  La danza jazz si mischia all’hip hop in Save the Last Dance (2001), Honey (2003), A Time for Dancing (2002) e Step Up (2006). La disney produce High School Musical (2006) e i suoi sequel, i quali si inseriscono a pieno titolo nei film e musical dedicati agli adolescenti.

Billy Elliot (2000), merita una menzione a parte. Ambientato in Inghilterra, durante lo sciopero dei minatori britannici del 1984-1985, il film segue le vicende di Billy, un bambino che scopre la sua passione per la danza classica. La pellicola affronta lo stereotipo del ballerino maschio e, attraverso il personaggio di Michael, il migliore amico del protagonista, si tocca il tema della scoperta della sessualità e dell’accettazione: Michael infatti è gay mentre Billy è eterosessuale. Nella notte di Natale, quando Michael farà coming out con il suo migliore amico, Billy si dimostrerà di supporto. Il film è un successo mondiale ed Elton John, collaborando con lo sceneggiatore Lee Hall, ne trarrà un musical. Billy Elliot debutterà il 31 marzo 2005 nel West End londinese.

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Ma il musical, torna nuovamente nel mondo del piccolo schermo con due serie tv: Glee (2009) e Smash (2012). Glee in particolare, ancora una volta, dimostra che il format musical può incontrare i gusti del pubblico più giovane, raccontando storie e tematiche a loro care all’interno di una scuola superiore americana.

La storia del musical cinematografico è una storia in divenire, Ad oggi infatti continuano a spuntare nuovi titoli, nuovi adattamenti, remake, e non resta che mettersi comodi all’interno di un cinema pronti a gustarci i film che il futuro ci riserverà.

Per conoscere ulteriori musical si consiglia di visitare la pagina ufficiale di All Musical

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Roberto Romani
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