Emma Goldman: il pensiero rivoluzionario di un’anarco-femminista

Qualche tempo fa partecipai ad una catena di quelle che nascono su internet, una catena culturale che prevedeva lo scambio di libri tra sconosciuti: secondo una regola matematica, che teoricamente avrebbe dovuto funzionare, all’invio del mio libro sarebbero corrisposti ventisei libri per me, provenienti da tutta Italia, da amici di amici e così via. Di ventisei me ne sono arrivati due (senza grande sorpresa a dire il vero), ma entrambi hanno comunque reso valente l’iniziativa. Il primo è stato Momenti di trascurabile felicità di Francesco Piccolo, il secondo Femminismo e Anarchia di Emma Goldman.

Il primo è un piccolo libro divertente e leggero, che ha il pregio di universalizzare eventi quotidiani, che capitano più o meno a tutti. Il secondo è invece una raccolta di alcuni saggi della Goldman che, per quanto brevi, richiedono comunque maggiore concentrazione.

 

L’8 marzo, complice la ricorrenza, mi sono decisa ad aprire questo libro, che si è dimostrato meno complesso di quanto mi fosse sembrato ad un primo sguardo e profondamente rivelatore, nonostante la scrittrice sia vissuta a cavallo tra Ottocento e Novecento.

Emma Goldman (1869-1940), americana di nascita ma espulsa nel 1919 dagli Stati Uniti a causa dell’attività antimilitarista, è stata una delle protagoniste dell’anarchismo e del femminismo. Emma la rossa, così era stata soprannominata, si impegna per tutta la vita a favore dell’emancipazione femminile, denunciando lo sfruttamento delle donne, la loro condizione di subordinanza in una società profondamente maschilista, apportando nuove teorizzazioni al fenomeno della prostituzione, descrivendone cause e conseguenze, e promuovendo spesso riflessioni sul femminismo che si discostano dalla linea tradizionalmente seguita.

La raccolta di saggi contenuta in questo libro (pubblicati per la prima volta nel 1910) ci  viene presentata in un ordine che ne rispecchia il pensiero innovativo. Il primo saggio L’Anarchia, cosa vuole veramente, teorizza e spiega l’importanza della libertà individuale, contro le tre istituzioni che dominano l’uomo: «La religione, dominio della mente umana, la proprietà, dominio dei bisogni umani, e il governo, dominio della condotta umana». Partendo da qui, ovvero dall’importanza e dalla necessità di prendere prima di tutto coscienza di sé, tutti i saggi seguenti affrontano tematiche strettamente legate al femminismo: il problema della tratta delle donne, il suffragio femminile, il rapporto (inesistente secondo la scrittrice) tra matrimonio e amore, e si avvia verso la conclusione sviluppando una riflessione quanto mai innovativa per l’epoca, ma interessante ancora oggi, sulle problematiche dell’emancipazione femminile. Goldman, secondo una logica che ad una prima lettura può sembrare quasi reazionaria, individua proprio nelle donne colpe e limiti di un sistema emancipativo non funzionante: secondo la scrittrice, infatti, troppo spesso il femminismo ha concentrato tutti i propri sforzi nell’ottenere risultati che hanno avuto come conseguenza solo quella negativa di aver snaturalizzato la specificità femminile, per raggiungere una parità, quando non una pretesa di superiorità, e una libertà nei confronti dell’uomo soltanto apparente. Diritto al voto, nuove opportunità lavorative, non hanno fatto altro che aumentare il divario tra uomo e donna, senza colmare in realtà le lacune di un pensiero maschilista, radicato nella società da secoli.  Fondamentale è invece per Goldman che ogni donna comprenda l’importanza della propria specificità individuale, per portare avanti una lotta verso l’emancipazione che parta prima di tutto dall’ambito privato della vita di ciascuno: dalla conduzione di una vita di coppia fondata sul rispetto reciproco, dalla consapevolezza della propria sessualità, dalla realizzazione personale di una vita coerente con le proprie scelte, dalla liberazione dalle istituzioni, che costringono la donna a sottostare a principi morali denigranti, soltanto da questi presupposti, può svilupparsi la vera emancipazione. Solo allora il femminismo potrà trovare pieno sviluppo in ogni altro ambito della vita, senza forzature.

Come fa notare la studiosa Bruna Bianchi nell’introduzione alla raccolta (nell’edizione pubblicata nel 2009 dalla BFS Edizioni), il merito di Goldman e la forza innovativa del suo pensiero stanno nell’aver conciliato due movimenti tanto importanti, riuscendo a «dare una dimensione femminista all’anarchismo e una dimensione libertaria al femminismo».

Anarchia e Femminismo è un saggio che risente inevitabilmente del periodo storico e culturale in cui è stato scritto, alcune riflessioni oggi sono fortunatamente dominio di tutti, almeno nel mondo più occidentalizzato, come il superamento del problema del sesso fuori dal matrimonio. Molte altre invece trovano ancora oggi spazio su campi di battaglia culturali e legislativi: leggere questa raccolta dà modo di riflettere su questioni come il riconoscimento delle coppie di fatto, la stepchild adoption, la problematica della prostituzione, la disparità di trattamento in ambito lavorativo e, non per ultimo, la violenza sulle donne.

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