190 organizzazioni e associazioni, esponenti delle istituzioni , dell’università e del mondo della cultura
Art 127
La responsabilità penale è personale.
L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.
Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di
umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato
Non è ammessa la pena di morte.
Alleanza per l’art. 127
Dove e quando – L’Alleanza per l’art. 27 si costituisce ufficialmente a Roma il 6 febbraio 2026.
Che cosa – L’Alleanza per l’articolo 27 rappresenta uno dei movimenti di rete più ampi e trasversali nati in Italia sui temi della giustizia, dei diritti e del carcere. L’Alleanza è un’iniziativa e una rete di mobilitazione sociale e civile nata per riportare al centro del dibattito pubblico e politico i principi stabiliti dall’articolo 27 della Costituzione Italiana
Perché – L’Alleanza nasce dalla volontà di fare fronte a una crisi penitenziaria ormai strutturale, segnata da un tasso di sovraffollamento medio del 140% (circa 18.000 persone in più rispetto alla capienza regolamentare), da un drammatico numero di suicidi e da politiche orientate all’inasprimento delle pene. Di fronte a questa deriva, decine di realtà hanno deciso di organizzarsi in una coalizione permanente.
Chi – L’Alleanza raccoglie un’ampia rete di soggetti della società civile e del mondo del diritto, oltre 190 organizzazioni e associazioni, oltre a centinaia di esponenti delle istituzioni locali, dell’università e del mondo della cultura. La sua composizione potrebbe, per semplicità di esposizione, essere articolata in quattro componenti principali:
- Associazioni per i diritti umani e la giustizia penale: Realtà storiche come Associazione Antigone, La Società della Ragione e L’Altro Diritto, impegnate nel monitoraggio del sistema detentivo e nella tutela legale.
- Grande Terzo Settore, associazionismo e sindacati: Organizzazioni ad ampio radicamento come CNCA (Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza), Libera, ARCI, ACLI e la CGIL, che portano l’esperienza concreta dell’accoglienza, del lavoro sociale e del reinserimento dei detenuti.
- Mondo accademico, legale e Garanti territoriali: Docenti universitari (es. Università di Torino, Udine, Cassino), rappresentanti delle Camere Penali e i Garanti dei diritti dei detenuti (regionali e comunali), che garantiscono un legame diretto con gli enti locali.
- Mondo della cultura, dello spettacolo e dell’informazione: Personalità pubbliche come Alessandro Bergonzoni, Daria Bignardi, Ascanio Celestini, Marco Damilano, Davide Dileo (Boosta), Pietro Sermonti e Vanessa Roghi, che mettono la loro visibilità a servizio della causa per fare breccia nell’indifferenza dell’opinione pubblica.
L’Alleanza non è una struttura burocratica verticistica, ma una coalizione di scopo orizzontale e plurale. Il rapporto tra le diverse anime si basa su una spiccata complementarità, sul fare rete superando tutte le svariate frammentazioni e le dispersioni delle singole sigle, creando una “massa critica” capace di interloquire con forza con il Parlamento, il Governo e i media nazionali. Le varie organizzazioni conservano la propria autonomia, ma si coordinano per mobilitazioni ad alto impatto. L’esempio principale è la giornata del 14 luglio 2026, quando oltre 330 delegati dell’Alleanza sono entrati contemporaneamente in 34 istituti penitenziari di 29 città per documentare lo stato degli istituti e parlarne all’esterno. In sostanza, l’Alleanza opera come un ponte tra il dentro e il fuori del carcere: unisce il rigore del diritto alla sensibilità sociale per fare in modo che l’Articolo 27 non resti solo un principio teorico. Dal mondo associativo, alle Camere Penali, dalle Università al mondo dello spettacolo un unico grande obbiettivo comune: “far conoscere fuori come si sta dentro”. Ogni azione volta a rompere l’isolamento del carcere e a rimettere la Costituzione al centro del dibattito civile contribuisce a rafforzare l’azione dell’Alleanza.

Iniziativa del 14 luglio – Comunicato stampa ufficiale
Non era mai accaduto nella storia recente penitenziaria italiana che associazioni, laiche e cattoliche, responsabili delle istituzioni territoriali, esponenti della società civile, attori e scrittrici, dirigenti di banca, sacerdoti, politici di varie forze politiche, garanti regionali e comunali si sentissero chiamati a difendere l’articolo 27 della Costituzione. È stata una giornata dall’altissimo valore simbolico e si ringrazia l’amministrazione penitenziaria per la disponibilità. Il carcere si è aperto al mondo esterno. Questo è il senso della neonata Alleanza per l’articolo 27 della Costituzione. In ben 36 carceri, oltre 350 persone si sono mobilitate in tutta Italia per vedere con i propri occhi le condizioni di detenzione e per chiedere di intervenire urgentemente nel nome della dignità delle persone detenute, oltre che dello stesso personale penitenziario. Una gran parte degli istituti penitenziari visitati ha mostrato condizioni di sovraffollamento insostenibile, che in alcuni casi è giunto addirittura al 250%, ed estreme carenze in termini di qualità degli ambienti, spazio minimo, caldo senza respiro, celle con letti a tre piani, aree aperte senza possibilità di proteggersi dal sole, assenza di frigo e ventilatori nelle celle.
Le delegazioni hanno raccolto la voce delle direzioni e degli operatori carcerari ma soprattutto, dove possibile, ascoltato anche le voci dal profondo della marginalità sociale che affolla i nostri istituti. Voci che lamentano non solo condizioni di vita difficilissime, ma soprattutto la mancanza di prospettive. Come rete ci siamo presi l’impegno di presentare un rapporto dettagliato di quello che abbiamo visto e vissuto, ma soprattutto quello di promuovere iniziative per una riforma delle pene e per un carcere diverso da quello attuale, che è spesso solo un ricovero della marginalità sociale.
116 morti dall’inizio dell’anno, di cui 33 per suicidio. Si pensi alle tragedie del carcere di Lecce con i suoi cinque morti suicidi negli ultimi sei mesi. Un numero impressionante che richiederebbe una commissione di inchiesta. Oggi, mentre attraversavamo tanti muri di cinta in tutta la penisola, i detenuti reclusi nelle carceri italiane erano 64.695. I posti realmente disponibili, al netto delle sezioni chiuse perché bisognose di ristrutturazioni mai effettuate, erano 46.228, con un tasso di affollamento su base nazionale del 140%. Molte singole situazioni – anche tra quelle da noi oggi visitate – presentano percentuali ben più elevate, che si traducono in mancanza di spazio vitale e di aria per respirare. Siamo stati ad esempio nel carcere milanese di San Vittore, dove l’affollamento è del 225%; a Foggia, dove è del 220%; a Regina Coeli, dove è del 189%.
L’estate è arrivata da oltre un mese e arriva tutti gli anni, sempre più calda. In alcune carceri i detenuti urlavano ‘Acqua’ dalle grate. Umanità, aperture, visione moderna della pena: è quello che vorremmo da subito e da subito sulle seguenti proposte la nostra Alleanza si mette a disposizione degli interlocutori politici e amministrativi:
1. Apertura estiva del carcere alla società civile, al volontariato, al mondo esterno. Ogni giorno i detenuti devono potere trascorrere, anche d’estate, almeno 8 ore fuori dalla cella in attività sensate. Dappertutto. Si tratta di elaborare un grande piano d’intervento per l’estate per prevenire i suicidi.
2. Consentire telefonate quotidiane per tutti i detenuti presenti nella media sicurezza in modo da non interrompere i legami con l’esterno ed evitare solitudine e disperazione che in estate sono pericolose per il rischio aumentato di favorire scelte di suicidio.
3. Prevedere la presenza di frigo e ventilatori in tutte le celle per rendere tollerabile il caldo estivo. Dotare le aree all’aperto di spazi ombrati con acqua a disposizione.
4. Chiudere tutti i reparti non abitabili dal punto di vista igienico/sanitario.
5. Convocare subito i gruppi di osservazione e trattamento e prevedere un grande piano concordato di invio in misura alternativa di almeno 10 mila persone nei prossimi due mesi.
6. Rinunciare alla costituzione di gruppi infiltrati di Polizia penitenziaria nelle carceri. Si tratta di una scelta che rende torbido un clima già teso.
7. Infine chiediamo al Parlamento di non approvare nuove norme penali sino alla fine della legislatura nonché prevedere provvedimenti di clemenza che riportino il carcere nella legalità costituzionale.
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