La voce nel vento – di Dorotea Bencic

Tra le novità editoriali più interessanti che ho letto negli ultimi giorni, spicca la prosa di Dorotea Bencic, un’autrice modenese che si affaccia sul panorama letterario con una scrittura improntata alla custodia della memoria familiare e storica.

La protagonista, una partigiana dal carattere forte e fiero, porta la sua giustizia come simbolo inalienabile.
Ma la guerra spesso lascia tracce indelebili in chi l’ha vissuta e non solo.
Un libro a tratti duro, crudo, con momenti di nostalgica passione.
Una saga familiare che si intreccia tra avvenimenti dolorosi e poetici intermezzi di un vivere passato che abbiamo perduto.

Il suo scritto, La voce nel vento, si presenta prima di tutto come un’operazione di rigorosa e intima ricostruzione storica e sociale, capace di restituire la complessa e travagliata vicenda del confine orientale italiano senza concedersi a toni patetici o edulcorati.

L’opera non cerca l’elogio facile né la storiografia d’accademia, ma si fonda su una ricerca sul campo “dal basso”, nutrita di documenti d’epoca, come le istanze al Ministero dell’Interno per il riacquisto della cittadinanza, i lasciapassare quinquennali e le carte d’identità del Regno, fotografie di famiglia e testimonianze dirette.

Il valore risiede nella capacità dell’autrice di documentare con precisione la vita quotidiana nell’Istria rurale del dopoguerra, le dinamiche del regime jugoslavo, la dura realtà dei campi profughi di Capua e Latina, fino al doloroso e problematico reinserimento degli esuli a Trieste.

Spiccano tra i punti di forza dell’analisi storico-sociale il rigore documentario e l’inserimento di atti e memorie burocratiche, capaci di trasformare la vicenda personale in uno spaccato sociologico collettivo, illuminando le discriminazioni subite dagli istriani anche al loro rientro in Patria (gli insulti e la condizione di “profughi”).

Ottimo anche il contesto etno-antropologico: la narrazione recupera dettagli preziosi sulla cultura materiale della terra d’Istria, dal lavoro nei campi al legame con gli animali autoctoni come il bue Boskarin, fino alla complessa realtà dei minatori di Arsia.

La Bencic mappa la figura della madre, giovane partigiana poi nominata e dimissionaria da “giudice” del popolo, e del padre senza santificarli, restituendone le rigidità, le paure, i traumi bellici e le incomprensioni, offrendo così una chiave di lettura sulle ferite psicologiche intergenerazionali lasciate dai totalitarismi.

La voce nel vento, un’opera che segnalo non per l’ostentazione stilistica, ma per la meticolosità storica e per il suo altissimo valore di testimonianza sociale. Una lettura essenziale per comprendere, attraverso la microstoria di una famiglia, le grandi e dolorose fratture della storia europea del Novecento.

Ottima lettura.

Leggi tutte le Recensioni di Federico

Federico Berlioz
Latest posts by Federico Berlioz (see all)
Condividi l'articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.