Il territorio e gli Ecomostri

Da Firenze a Palermo, viaggio fra le costruzioni abortite che deturpano il paese

Colate di cemento in aree di grande pregio naturalistico, lungo le coste, sulle rive dei fiumi, a ridosso dei laghi, nei boschi e nei parchi, nelle aree archeologiche e in quelle protette. Insiemi giganti di tubi, ruggine e cemento posti a rappresentanza dell’egoismo umano che sacrifica, ancora una volta, la bellezza del territorio per un ulteriore processo di urbanizzazione.

L’aggressione antropica del paesaggio si nutre di costruzioni, o banali colate di cemento, che senza rispetto e considerazione della natura si impossessano di scorci di paesaggio di estrema bellezza e poesia. Pur di speculare si rinuncia alla pura immagine del territorio senza rendersi conto di deturpare, così facendo, la visione di quell’angolo di mondo che ci è stata donata.

Non, quindi, edifici alla stregua di Gaudì che immaginava le sue opere come vertebre di animali strani e fantasiosi: questi “mostri”, piuttosto, sono il frutto di progetti figli dell’individualismo votato alla speculazione, agevolati da leggi permissive e controlli distratti che non mirano, certamente, alla salvaguardia del paesaggio.

alimuri - napoli

Lo scheletro di Alimuri a Vico Equense (NA)

Ecomostro” è un termine che indica un edifico, oppure un insieme di edifici, incompatibili con l’ambiente che li circonda e che finiscono per turbare l’impatto visivo degli osservatori.

Gli “ecomostri” sono il riflesso più noto dell’agire dell’uomo contemporaneo che si fa spazio attraverso l’illegalità: si tratta di costruzioniscorrette”, che rimangono laddove siano state concepite, quasi come monumenti allo spreco e all’invasione del paesaggio. Non si tratta di contaminare l’ambiente con discariche o emissioni nocive: in questo caso si tratta di inquinamento del paesaggio attraverso metri cubi infiniti di cemento sotto forma di scheletri di strutture abbandonati.

Il Belpaese riesce ad offrire scenari da incubo a riguardo, reminescenze di un sogno poco idilliaco, quasi un dipinto surrealista; la penisola è piena di abusi edilizi che sfruttano il territorio per ottenere vantaggi puramente economici: da nord a sud i giganti di cemento sono oltremodo costosi per essere demoliti o anche solo rimessi in regola. Spesso, quindi, diventano il rifugio per animali o gente che non possiede un tetto e che magari improvvisamente diventa padrona di un gigantesco mostro di cemento.

scala dei Turchi

Spiaggia di Lido Rossello, Scala dei Turchi (TR)

 

Il paese è pieno di esempi eclatanti, quelli più vergognosi occupano sicuramente i primi posti nella classifica di Legambiente.

Lo scheletro di Alimuri a Vico Equense, in provincia di Napoli, è stato definito l’infrastruttura più ingombrante d’Italia, l’albergo a cinque piani deturpava, infatti, la costa delle Penisola Sorrentina.

Le tre palazzine sulla spiaggia di Lido Rossello sorgevano nella baia del comune di Realmonte. Mai ultimate, furono costruite accanto all’ecomostro, abbattuto, di Scala dei Turchi. In seguito ad una dura battaglia promossa da Legambiente finalmente sono state demolite.

Il villaggio costiero abusivo di Torre Mileto a Lesina, in provincia di Foggia, è composto da 2800 case costruite sulla sabbia e senza alcun collegamento alla rete fognaria.

La collina di Pizzo Sella a Palermo è conosciuta come la “collina del disonore”, si tratta di una serie di ville abusive, costruite negli anni Settanta, su un’area vincolata a livello paesaggistico, un insieme di scheletri oggi posti sotto sequestro.

Infine l’ecomostro di Reggello, provincia di Firenze; lo scheletro si trova nell’area del castello di Sammenzano, l’inizio della costruzione avvenne negli anni Settanta per poi seguirne l’abbandono. Si presenta quindi, come una cicatrice all’interno di un parco di sequoie secolari.
Una gara degli orrori.

La "collina del disonore" (PA)

La “collina del disonore” (PA)

Qual è il vero dialogo che intercorre tra il “mostro” e la natura?

Un dialogo ovviamente giocato sull’opposizione e il disaccordo, il contrasto tra ambiente e costruzione è sostanzialmente un contrasto visivo. Ciò che rimane di questo scontro sono le lastre di cemento ormai in rovina, i pilastri che non sorreggono nulla, gli spazi ideati che accolgono il vuoto: la struttura abbandonata inquina così il paesaggio.

Eppure le opere incompiute a volte effondono un senso di fascino malinconico, ci si può fantasticare sopra su come sarebbe cresciuto quel “mostro”, o su quale sensazione avrebbe trasmesso se solo fosse stato ultimato rispettando i giusti canoni legislativi.

Sono opere  che raccontano un’Italia giocata sugli sprechi e i compromessi, capace di rendere amaro lo sguardo dei suoi cittadini privandolo della bellezza nel suo impatto visivo.

Abbattere e combattere gli abusi rappresenta la scelta necessaria per tornare a far splendere di fascino il nostro paesaggio.

torre mileto a Lesina

Villaggio costiero abusivo di Torre Mileto a Lesina (FO)

 

Donatella Incardona

 

 

 

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