Scarpellini, nostalgia di una Pisa scomparsa

Alessandro Scarpellini tra nostalgia e visionarietà

Berta vendeva audiocassette di De André nel 1975. La Baronessa aveva un banchetto di frutta e verdura. Lo Sceriffo, un personaggio singolare, appassionato di western, viveva di pensione e donazioni spontanee. Sono queste alcune delle facce ritratte nel libro Altra gente di Pisa, frutto di un lavoro a quattro mani, fra pittura e poesia: della prima si è occupato Enrico Fornaini; della seconda Alessandro Scarpellini, scrittore e poeta. Sono entrambi artisti pisani e il libro è pubblicato dalla casa editrice Mani di Strega.

19 GIUGNO PRESENTAZIONE ALTRA GENTE DI PISA locandina

A presentarlo, venerdì 19 giugno alle 21, presso il cinema Arsenale di Pisa, ci sarà anche TuttoMondo. Questo mese abbiamo incontrato Scarpellini. Alcuni di quei volti li ha incontrati di persona, passeggiando per le strade di una Pisa che forse in pochi ricordano, ma ancora sopravvive, grazie al potere dell’arte.

“Ho conosciuto i ritratti di Fornaini visitando una sua mostra, nella chiesa di San Pierino – racconta il poeta. – Era il 2014. Rimasi affascinato da quella galleria di volti. In essi c’era sia realtà che visionarietà.”

L’ispirazione fu tale che Scarpellini trascorse un intero pomeriggio a scrivere, passando in rassegna i volti di quelle figure singolari, espressione di un’attenzione alla vita che passa in strada, tanto preziosa, dunque, quanto fuggevole. «Scrissi di getto 45 poesie, cercando di immedesimarmi in quelle personalità, e d’instaurare con loro un silenzioso dialogo: quello della poesia».

lago braiesScarpellini tiene anche corsi di scrittura, e ci spiega che l’emozione e l’ispirazione sono solo l’inizio del lavoro. Dopo, c’è da usare la lima, rileggere e corregere. Il suo obiettivo, tuttavia, non era quello di descrivere immagini. Bensì di riprodurre le emozioni e le riflessioni da esse originate. «Le immagini sono dei suggerimenti: qualcosa che era fuori entra, e tu lo rivesti di parole. Se ne ricava come un’essenza, una rugiada, da trasmettere al lettore». Ecco quindi lo scopo del poeta: non illustrare, ma dare voce ai personaggi della Pisa antica: «Quella voce è frutto di un dialogo con un’umanità diversa, spesso infima, disperata, ma anche romantica».

Nella vasta galleria di personaggi, Scarpellini sceglie i suoi preferiti, come lo sceriffo e l’anarchico. O la Solitudine, profilo in trasparenza dietro a una finestra. I suoi componimenti sono i versi liberi della poesia contemporanea, ma non mancano le assonanze e le consonanze, perché la poesia è prima di tutto musica. Scarpellini, comunque, non è tipo da ingabbiare la riflessione in rigidi schemi metrici tradizionali. La scaturigine – il dipinto – viene usato come un medium: «Non ho cercato la spiegazione sociologica, volevo le parole come qualcosa di vivo, che andasse aldilà dei luoghi e del tempo… e quindi aldilà della stessa Pisa».

A ParigiLa città, nel libro, è presente e viva, ma diviene una città universale, un non-luogo in grado raccontare un’umanità tramontata, ancora di in grado di sussurrare ai contemporanei i propri segreti, gettando un ponte fra passato e futuro. Viene da chiedersi se una simile caratterizzazione del passante, con tutte le sue singolarità, sia ancora possibile, oggi, nell’epoca dell’omologazione. «Pasolini ci mise in guardia sull’avvento di un nuovo fascismo – risponde Scarpellini – in grado di compromettere l’originalità dell’individuo. Un tempo c’era molta più differenza, anche in negativo. Gli strani, anche derisi, destavano un rispetto dovuto alla loro unicità».

Possibili rimedi? Scarpellini ne propone uno poetico e pratico al contempo: «Ascoltare il mormorio dell’essere. Tutti i linguaggi artistici forniscono questa possibilità, aprendo la finestra su realtà invisbili e avvicinandoci all’altro, rispettandolo nella differenza d’identità».

Scarpellini conclude citando uno dei personaggi raffigurati nel libro. In giro lo conoscevano come l’Anarchico, ma il suo vero nome era Gino: «Veniva in bicicletta da Calci, con la sua camicia bianca. Ogni qualvolta vedeva un gruppo di persone camminare compatte assieme, suonava il campanello e gridava canzonatorio: dove va, quel gregge?»

FilippoFilippo Bernardeschi

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