Un romanzo, una storia su Teresa Mattei

Montopoli – Il vestito di mia madre, storia di Teresa Mattei, antifascista di Sara Rattaro, non è una biografia storica in senso stretto, ma un romanzo, un’occasione per presentare Teresa Mattei a un pubblico ampio. «Forse – esordisce Caterina Carpita – sottraendola a una dimensione più specialistica-storiografica così come a quella celebrativa, nel romanzo, infatti, non appare unicamente come una gappista, come una giovane donna che inizia a far politica, o come la più giovane donna eletta all’assemblea Costituente, ma è soprattutto una ragazza adolescente che da dietro una porta sente i suoi genitori parlare di una missione per lei – fu investita di fiducia e inviata dal padre in treno da Firenze a Nizza, per consegnare del denaro ai fratelli Rosselli, antifascisti impegnati nella guerra civile spagnola (ndr) – Teresa cresce e, deve mettere insieme sentimenti privati e responsabilità politica; un romanzo formativo. Era importante sottrarre Teresa Mattei a una memoria troppo levigata, per restituirla invece nella sua esposizione umana? mostrare che l’antifascismo di Teresa nasce anche in questo spazio domestico, familiare, affettivo? Che cosa permette, secondo l’autrice, la forma romanzo nel raccontare una figura storica così forte?» Con queste riflessioni Caterina Carpita, storica contemporaneista e studiosa di genere, apre, dopo i saluti del Presidente Provinciale Anpi Bruno Possenti, il dialogo con l’autrice, Sara Rattaro, scrittrice e appunto romanziera: un dialogo che si sviluppa lungo tutta la serata dello scorso 9 luglio nel fresco della terrazza del circolo Arci di Montopoli.

L’occasione di questa serata in occasione dell’80° anniversario della Costituzione e del voto alle donne, è stata organizzata dal Coordinamento provinciale donne ANPI Pisa per ricordare Teresa Mattei, figura simbolo della lotta per la parità, la pace e i diritti. E come scritto sulla locandina di invito: «una bussola per il presente per RESISTERE, ai razzismi, ai nazionalismi, alle ingiustizie e agli attentati ai diritti civili e sociali e – continua Ivana Marangoni nel presentare la serata – Il coordinamento provinciale persegue sul territorio pisano gli obiettivi del Coordinamento nazionale donne ANPI nato dall’eredità dei “Gruppi di difesa della donna” del 1943, occupandosi di memoria storica della Resistenza femminile, di parità di genere, di pace e di solidarietà internazionale».

Nel corso di tutta la serata Sara Rattaro si rivolge a un pubblico numeroso e molto coinvolto: nessuno guarda distrattamente un telefono o chiacchiera; così, l’autrice, riprende la domanda e poi ne sviluppa il senso raccontando il suo libro e, attraverso questo, la storia di Teresa Mattei. «Un romanzo perché è un genere letterario che ha un ruolo potente, non è più la storia di una grande eroina che diventa poi la grande Madre Costituente a cui dobbiamo così tanto; partiamo dalla storia di una ragazza che aveva paura, ma si ribella a quel mondo opprimente dove era costretta a vivere (l’episodio del rifiuto delle parole razziste del professore che le costa l’espulsione da tutte le scuole del regno è solo il primo), un romanzo perché ha il potere dell’empatia, di coinvolgere chi legge. Ma prima della scrittura ci sono stati per me due anni alla ricerca delle fonti storiche, di raccolta di documentazione nelle biblioteche. Serve riraccontare la storia per come è stata. Serve perché se stasera qui c’è un pubblico speciale che forse già conosce tutta la vita di Teresa Mattei, serve dire che le donne non sono state comparse nella grande storia, ma coprotagoniste. Nella Resistenza diventa “Chicchi”: staffetta ribelle, tra viaggi in treno, documenti nascosti nell’orlo della gonna e notti passate a stampare volantini proibiti. È così che scopre che la libertà non si eredita: si conquista. La Resistenza le donne l’hanno fatta in numerosi e diversi ruoli: come staffette, come quelle che mettevano bombe, ma c’erano anche donne che cucivano abiti civili per i disertori e i partigiani, mostrando di manipolare le aspettative sociali legate al femminile: apparire innocua, studentessa, fidanzata, viaggiatrice qualunque, mentre in realtà si partecipa a una rete politica e resistenziale. La presenza delle donne nella Resistenza è stata costante. Nell’Assemblea Costituente erano 21 su 556 eletti; erano isolate? Forse, ma hanno avuto una grande forza nel mettere necessità e obbiettivi da raggiungere per le donne davanti alle differenze e divisioni partitiche, discutevano ma unite e quel famoso articolo 3, quello che nomina la parità di genere, quello dell’uguaglianza, ha la firma anche di Teresa Noce, Lina Merlin e di Teresa Mattei che insisté per aggiungere “di fatto”, cioè in concreto, alla rimozione degli ostacoli. La tensione che loro provarono c’è ancora oggi nelle nostre vite, abbiamo fatto tanta strada, ma c’è ancora da fare».

Teresa
Sara Rattaro e Caterina Carpita

Gli interventi della giovane storica e dell’autrice sono stati inframmezzati da letture del testo, con le voci e la teatralizzazione di Lucia Guazzi, Debora Mattiello, Fiona Menniti, Francesca Milotta e Giulia Pardini. I brani scelti dal Coordinamento Donne ripercorrevano i fatti centrali nella vita di Teresa Mattei, letti e recitati nell’ordine seguente, non cronologico: come deputata della Costituente la prima lettura e dopo: La comunicazione ai genitori che andrà in Francia clandestinamente, il rifiuto delle parole razziste del professore a scuola, l’annuncio dell’arresto del fratello Gianfranco, lo stupro da parte dei nazisti. Fatti che segnano in modo diverso la vita e la storia di Teresa Mattei e su cui Sara Rattaro si sofferma, narra, mostra il pensiero che l’ha portata a quella scrittura.

E, conclude poi riprendendo il titolo del libro: «titolo che io ho fortemente voluto così, spiega, Il vestito di mia madre, storia di Teresa Mattei, antifascista” antifascista esplicitato e dichiarato perché in questo nostro presente l’antifascismo va tenuto ben stretto. Il vestito di sua madre, Teresa, lo indossa il giorno in cui consegna il testo ufficiale della Costituzione a De Nicola; certo sapeva che la sua presenza, in quanto la più giovane costituente, avrebbe rappresentato un grande significato simbolico, sarebbe stato un momento fotografato; in quel giorno così importante e cerimoniale che passa alla storia, lei si infila un vestito di sua madre, così grande per lei.

(nella foto Adelmo Cervi – presente all’evento)

Donna minuta certo ma più di sostanza che di apparenza. Ho pensato che con quel gesto lei abbia voluto omaggiare le madri, le donne, sua madre, un omaggio a quella Resistenza femminile». Quel vestito porta al centro un oggetto apparentemente domestico, intimo, quasi marginale, quel vestito entra in una scena pubblica altissima, quella della consegna della Costituzione. Un’eredità materna, un segno di precarietà, una genealogia femminile, oppure il modo per ricordarci che anche la grande storia passa attraverso oggetti apparentemente ordinari??

Una serata che non sembrava doversi concludere, che ha assunto uno stile più informale e di chiacchiere tra tutte con l’autrice, con le giovani lettrici, con la storica, fra tutte noi; per il Coordinamento provinciale donne ANPI Pisa eravamo presenti e partecipi in modo diverso Sondra Cerrai ed io e soprattutto Ivana Marangoni, ideatrice e organizzatrice della serata.

Condividi l'articolo
, ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.