Perché Sanremo è Sanremo: il bisogno dell’indie pop

Sanremo nel 2018 sembra essere diventato un contenitore nostalgico a cui il pubblico cerca di aggrapparsi per avere una sicurezza sulla musica italiana. Tutto rimane così, niente cambia, il mainstream è una certezza. Picco di ascolti, nutriti di incredibile nostalgia. Pensare che Sanremo viene definito come il festival della Canzone Italiana. Ma quali sono le canzoni? Ormai da un bel po’ di anni a questa parte si può dire che è il festival dei cantanti, e da quest anno anche delle band. L’anno scorso, guardando Sanremo è sorto un pensiero. Che “l’indie” (passatemi questo termine che ormai ha perso il suo significato originario) insomma il pop delle etichette indipendenti, si possa aprire un varco all’interno di questa storica manifestazione? Ho scommesso che gruppi e artisti come i Thegiornalisti, Motta, Levante, Calcutta e Lo stato sociale avrebbero benissimo potuto presentarsi sul palco dell’Ariston, perché già erano entrati nei canali del media televisivo. Ma sopratutto perché avevano raggiunto fama e seguito tra i giovani senza essere stati mai a Sanremo. E così è stato. 

Abbiamo assistito ad una specie di fusione (un “merge” stradale) tra il pop italiano che ha sempre calcato i palchi della manifestazione (fenomeni da Talent compresi) e il nuovo indie pop giovane, che inevitabilmente sta cercando di sostituire i prodotti ad hoc per la consumazione bulimica del pubblico medio italiano, quel pubblico che di musica non ci capisce molto (Sanremo fa musica per chi non ascolta musica ha detto Giacomo Stefanini su Noisey Vice e non si può non concordare).
Sostituzioni generazionali? Forse si. Ma insomma, parlando in termini di pop, sembra esserci un po’ di cambiamento. Siamo ad un punto in cui i nuovi media stanno gradualmente rimpiazzando la televisione nella creazione dei fenomeni artistici di consumo, e giocano allo stesso gioco con la notorietà nei grandi numeri. Ma la televisione resta comunque quel medium generalizzato che sembra puntare sulla nostalgia. Sanremo nel 2018 ha dimostrato che un social come Facebook può spingere gruppi dalle sonorità pop nel calderone mainstream. E infatti è proprio in questi ultimi 3 anni che i vecchi artisti del pop come Antonacci, Pausini, Ramazzotti, cantanti di Amici e dei Talent che si sono visti sfidati da il nuovo indie pop che viene dalle etichette indipendenti ma che alla fine somiglia molto al precedente sia nei contenuti che nelle modalità comunicative a tappeto. Solo che si veste con abiti più fashion, scrive meglio, ride con sarcasmo e rincorre le nuove mode. Insomma parla ancora alla generazione Y e ancora meglio alla nuova generazione Z, quella dei Tech-Sauvants. E una cosa è certa: è Sanremo che ha bisogno del nuovo fenomeno dell’indie per tirarsi dietro il pubblico e non viceversa.
Ma come dice la massima: Perché Sanremo è Sanremo! E quindi accettiamo che sia difficile per esso svecchiarsi o puntare a valorizzare artisti più validi e di qualità. Alla fine è sempre il solito carrozzone di 15 minuti di fama che ha assunto una veste un po’ trash nel tempo. Accettiamolo così. Ma non si sa mai.
Elio e compagni si sono ritirati dalle scene, gesto simbolico come una chiusura di un’era, mentre Lo stato sociale, che è arrivato secondo, canta a gran voce “Una vita in vacanza”. Possono non piacere, certo, ma sicuramente hanno centrato la spettacolarizzazione generazionale: una summa della nuova filosofia di vita giovanile, quella che non trova lavoro e combatte con il mito della comfort zone. Ma che alla fine si diverte in una protratta adolescenza. La gioventù del web 2.0 e dei lavori creativi freelance.

Insomma chi vuol esser lieto sia, del doman non c’è certezza.

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