Il nuovo film di Ermanno Olmi

Torneranno i prati (Ermanno Olmi, 2014)

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Olmi

Ermanno Olmi torna sul grande schermo con un nuovo capolavoro, realizzato per ricordare i cento anni della Grande Guerra, e che suscita nello spettatore immediate emozioni.

Torneranno i prati” è un film sull’importanza della memoria storica, girato completamente in 35 mm con un basso budget sull’Altopiano di Asiago. Liberamente ispirato dal racconto “La paura” di Federico De Roberto e agli aneddoti narrati dal padre del regista, a cui è dedicato,“Torneranno i prati” si presenta come sineddoche di una parte di umanità che ha vissuto gli orrori della Prima guerra mondiale.

La vicenda narrata si svolge in un’unica notte. I soldati italiani si trovano a condividere l’attesa degli ordini da parte del comando generale nella loro trincea, proposta nella duplice funzione di unico rifugio possibile dal nemico austriaco, che si trova a pochi metri da loro, e di trappola mortale. L’attesa si consuma nel clima irreale e silenzioso della notte, sepolta dalla neve e animata dalla fauna locale che compie una sorta di apparizione ai soldati. Gli ordini però non sono l’unica attesa che mette in ansia la truppa e il giovane tenente inesperto che si trova alla loro testa per una serie di irreali e ridicoli eventi. I soldati sono consapevoli di dover morire e attendono che il nemico si materializzi. Anche se da Olmi non viene mai rappresentato direttamente, con volto eroico né emaciato, per cui la sua presenza è lasciata presagire dal rumore brutale delle bombe che vanno a colpire la trincea. Il nemico non è l’Austria, ma la guerra stessa, che non è rappresentabile, perché la paura più forte non ha né volto né corpo.

Oltre a queste attese si manifesta con tutta la sua angoscia la crudeltà della guerra che però non distrugge il sentimento e le emozioni dei soldati. I loro valori personali diventano più forti, al punto che la loro unica speranza è quella di ricevere una lettera dalla famiglia, che per alcuni di loro non arriverà mai, oppure di sostituirsi al già selezionato padre di famiglia nell’impresa impossibile di raggiungere la trincea nemica. I protagonisti di questi film sono spettri, uomini emaciati, dalle barbe lunghe e dalle uniformi scure ma con una forte dignità morale. Il loro microcosmo rappresenta il macrocosmo di una nazione dai vari dialetti che da Nord a Sud uniscono l’Italia, ce la mostrano, ce la fanno conoscere e scoprire attraverso la dolce melodia di una popolare canzone napoletana, che può essere enunciata soltanto quando si è felici.

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Splendida la decisione di Olmi di non presentare il destino inevitabile dei soldati con il topos della carneficina made in U.S.A ma attraverso il footage, materiale di archivio che mostra la liberazione e e la fine della guerra e non la morte di quei patrioti. La poesia di Olmi è un grido dolce che vuole ricordare tutte quelle persone che non hanno potuto raccontare la loro testimonianza, il loro dolore e che giacciono sepolti a terra, senza né tomba né nome su cui piangere. Un grido potente che va anche in direzione delle nuove generazioni, dove il postmoderno è incentrato esclusivamente sul presente, per offrire loro una continuità storica ed evitare che si lasci crescere erba o prati sul passato della nostra nazione.

Francesca Lampredi

Tomas Ticciati
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