28 marzo: Narrar Stupendo – quarto appuntamento
Marina di Pisa – “Quando vado alla maratona di Boston? Adesso no, ho le spalle bagnate perché le altre donne mi abbracciano piangendo. Piangono di gioia perché la corsa ha cambiato loro la vita”. Chi parla è Kathrine Switzer, pettorale 261, prima donna a registrarsi ufficialmente a una maratona, quella di Boston del 1967, anche se con il sotterfugio di un nome anonimo. Verrà osteggiata dal commissario di gara – in quanto alle donne non è permesso gareggiare accanto agli uomini, a difesa del loro “delicato apparato riproduttivo” – ma invece protetta e incoraggiata dagli atleti maschi accanto a lei. Vincerà la maratona di New York nel 1974, prima donna della storia del riscatto e dell’indipendenza femminile contro i pregiudizi del mondo maschile.

“261, spalle bagnate” è il titolo della pièce teatrale che il Circolo Arci Il Fortino presenta sabato 28 nell’ambito del ciclo “Narrar Stupendo”
Chi è Kathrine Virginia Switzer
Kathrine Virginia Switzer nasce ad Amberga il 05 gennaio 1947.
All’età di 20 anni, mentre studiava giornalismo all’Università di Syracuse, Kathrine decise di correre la Maratona di Boston. All’epoca, le donne non erano ufficialmente ammesse perché considerate “troppo fragili” per una distanza di 42,195 km. Così, si registrò come K.V. Switzer, un espediente involontario (firmava sempre così per emulare i suoi scrittori preferiti) che le permise di ottenere il pettorale numero 261 senza che gli organizzatori si accorgessero che fosse una donna. Durante la gara, uno degli organizzatori, Jock Semple, si accorse della sua presenza, la inseguì e cercò di strapparle il pettorale gridando: “Esci dalla mia gara!”. Alla gara, però, si erano iscritti anche il suo allenatore, Arnie Briggs, e il suo fidanzato, Thomas Miller, che agirono da guardaspalle. Grazie all’intervento del suo fidanzato – un lanciatore del martello – e del suo allenatore, che spinsero via Semple, Kathrine riuscì a proseguire. Finì la maratona in 4 ore e 20 minuti, diventando la prima donna a completarla con un pettorale ufficiale. Ci piace ricordare che Kathrine Switzer si presentò al via nel 1967 con rossetto e orecchini: voleva dimostrare che essere un’atleta capace di sforzi estremi non era in contrasto con la propria femminilità.
Il suo risultato non venne ufficialmente riconosciuto.
Ma, il sasso era stato lanciato e il movimento d’opinione non si fermò lì.
Per Kathrine Switzer l’episodio di Boston fu solo l’inizio di una lunga carriera dedicata all’empowerment femminile:
- Vittorie: Nel 1974 vinse la Maratona di New York.
- Il cambiamento delle regole: La sua impresa spinse la Boston Athletic Association ad ammettere ufficialmente le donne a partire dal 1972.
- 261 Fearless: Ha fondato questa associazione globale non-profit che usa la corsa per unire e dare forza alle donne in tutto il mondo. Il numero 261 è diventato un’icona di coraggio e libertà.
- Ritorno a Boston: Nel 2017, a 70 anni esatti (e 50 anni dopo la sua prima volta), ha corso nuovamente la maratona di Boston con lo stesso numero 261, che è stato poi ufficialmente ritirato in suo onore.
261 Fearless. Spalle bagnate donne che corrono
Attraverso le storie di alcune atlete che hanno segnato il cambiamento nel mondo della maratona, fino a poco tempo fa precluso alle donne, lo spettacolo ci aiuta a rivivere le loro imprese, fino ai giorni nostri. Quarto appuntamento del ciclo Narrar Stupendo
Testo e regia di Alessandro Pelligra; con Eva Benedetti, Daniela Bertini e Irene Bertei, per una produzione Le Beffe Teatro, Associazione Culturale Il Gabbiano, AtTieSse e FitaPisa.
Lo spettacolo inizierà alle ore 18:30 e sarà seguito da una cena.
Menù della serata
risotto al nero di seppia
fritto di totani e gamberi con verdurine
dolce sorpresa del cuoco
Come sempre è richiesta la prenotazione allo 050 36195 e la tessera ARCI.
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