L’Io artistico e l’egocentrismo di Dalì e Warhol

C’è una cosa che accomuna l’autoritratto di un grande pittore e il selfie di un comune possessore di smartphone ed è il profondo e intrinseco bisogno di riconoscimento che, unito a un pizzico di egocentrismo, spinge a mostrare un’immagine di se stessi più piacevole possibile. Due artisti che hanno segnato la storia del XX secolo, oltre che per le loro incredibili opere, anche per i loro atteggiamenti stravaganti e il loro aspetto bizzarro sono il surrealista Salvador Dalì e il re della Pop Art Andy Warhol.

 

Salvador Dali e Andy Warhol allo Studio 54, fonte: www.originalprints.com

L’uno spagnolo e l’altro americano, non hanno bisogno di presentazioni poiché, nel corso della loro carriera, sono stati abili a promuovere la propria immagine. Sono noti per aver cambiato l’idea che la società aveva della figura dell’artista, dapprima considerato un essere solitario e maledetto, diventando in quegli anni personaggio mediale, una vera e propria Star.

Salvador Dalì fu il primo a intuire l’enorme rilievo che cominciavano ad avere i mass-media e che per raggiungere il successo era indispensabile servirsene. Si deve a lui l’invenzione dell’artista come divo che, atteggiandosi come una Star di Hollywood, si impegnò affinché il suo aspetto e il suo comportamento venissero considerati surrealisti come la sua arte. Sono leggendari i suoi baffi lungi e sottili (ispirati al pittore spagnolo del Seicento Diego Velázquez) che costituirono il suo tratto distintivo; la ricercatezza del suo stile indica quanto contasse per Dalì l’apparenza, infatti l’artista spagnolo riteneva che attraverso gli abiti potesse esprimere il proprio Io. Si comportava come un dandy e con il suo atteggiamento eccentrico e le sue dichiarazioni memorabili attirò molta attenzione su di sé.

Ogni mattina mi sveglio e, guardandomi allo specchio provo sempre lo stesso ed immenso piacere: quello di essere Salvador Dalì.

 

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Salvador Dalì, fonte: art-dali.com

L’imprevedibile Dalì era assolutamente consapevole di essere diventato, non solo un personaggio pubblico ma una vera e propria icona del suo tempo e infatti, quando i giornalisti gli chiedevano di dare una definizione del Surrealismo egli affermava: «Il Surrealismo sono io». La forte personalità dell’artista è manifestata nelle tante fotografie che lo ritraggono in pose insolite o mentre svolge attività inusuali, spesso con gli occhi sgranati in una espressione di stupore. Dalì era conscio della propria influenza e del proprio ruolo sociale e l’essere pieno di sé era il carattere peculiare del suo personaggio.

Ora dipingo, irresistibilmente, come Dalì, il che è già moltissimo, perché tra tutti i pittori contemporanei io sono colui che è maggiormente in grado di fare quel che vuole – e forse un giorno sarò considerato, senza essermelo prefisso, il Raffaello della mia epoca.

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Salvador Dalì, foto di Bob Sandbergin, fonte: artribune..com

Andy Warhol, al contrario di Dalì, era un personaggio sempre tormentato e insoddisfatto dal suo aspetto fisico. In seguito ad un intervento di rinoplastica, a cui si sottopose negli anni ’50, iniziò un processo di costruzione artificiale del suo Io artistico. In quello stesso periodo cominciò a indossare delle parrucche, prima bionde e poi argentate, per fronteggiare una calvizie precoce, e a indossare perennemente degli occhiali da sole scuri.

Warhol si sentì sempre inadeguato ed era alla costante ricerca dell’accettazione sociale anche se non si sentì mai conforme ai canoni estetici della sua epoca. La riflessione sull’Io fu constante nel corso della sua attività artistica, soprattutto quando entrò a far parte dello star system americano e fu consapevole di essere diventato egli stesso un’opera d’arte. L’artista Keith Haring, amico di Warhol, quando venne a scoprire della sua morte disse: «Aveva reinventato l’idea dell’artista come arte e confondeva i confini fra arte e vita a tal punto dal renderli praticamente indistinguibili».

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Andy Warhol, Self-Portrait, fonte: www.affashionate.com

Il re della Pop Art era così ossessionato da se stesso, dalla sua superficie, e quindi dall’apparenza che usava spesso auto-rappresentarsi. Warhol, ritrattista dei Vips, ha realizzato diversi Self-Portrait  per sentirsi divo fra i divi e molteplici sono le polaroid e la serie di fotografie scattate nelle cabine automatiche che lo ritraggono. Tra le immagini più significative dell’artista vi sono quelle apparse sul numero 10 della rivista Egoiste.  Nelle fotografie Warhol mostra al mondo le ferite e le cicatrici che la femminista Valerie Solanas, con ben tre colpi di pistola, lasciò sul suo corpo. L’episodio cambiò radicalmente la vita dell’artista e la sua arte.

 

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Andy Warhol, Egoiste n. 10, fonte: pinterest.com

Andy Warhol e Salvador Dalì sono gli artisti più popolari del secolo scorso; i loro stili, ma soprattutto i loro volti, sono riconoscibili da tutti, anche da chi non è un esperto d’arte. Attraverso la spettacolarizzazione delle proprie azioni hanno fatto della loro stessa vita un’opera d’arte. Oggi sono dei miti  e dei perfetti modelli per la società narcisistica in cui viviamo, dove tutti aspirano ai famosi «quindici minuti di celebrità».

Mariateresa Giacalone

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