“El Prufissurin”. Giovanni Pascoli e Massa in una commedia

MASSA (MS) – Fabio Cristiani fa teatro da una vita. Ha iniziato da bambino con una compagnia di arte varia e la sua prima volta al Teatro Guglielmi è datata 1976. Ha recitato in vari ruoli con diverse compagnie, in particolar modo con il Teatro Città di Massa e negli ultimi anni con Il giardino delle parole. È autore di varie commedie e di testi letterari, tra cui il dramma artistico Michelangelo, un genio in terra apuana. Tra i testi teatrali a cui è più affezionato c’è El percico arfiurito. Massa nella Resistenza.

La sua ultima opera in ordine di tempo è quella andata in scena a maggio al Teatro Guglielmi, El Prufissurin, dedicata a Giovanni Pascoli e al suo rapporto con la città di Massa.
La commedia tornerà in scena venerdì 30 giugno al castello Malaspina.

Fabio, raccontaci la genesi dell’opera: come e quando è stata pensata, scritta e proposta.
«El Prufissurin – Giovanni Pascoli a Massa è nata dalla mia grande passione per la storia di Massa. Ho pensato che mancasse un tassello importante, ovvero il soggiorno del grande poeta romagnolo all’ombra della Tambura. L’ho scritta nell’arco di una settimana nell’aprile del 2004, è rimasta nel cassetto e l’ho tirata fuori all’inizio di questo anno, che è il 130° della partenza di Pascoli da Massa».

Una sinossi della commedia per presentarla.
«Si narra, tra il reale e il fantasioso, della presenza del poeta nella nostra città, che viene descritta nell’ambiente sociale e umano degli anni Ottanta dell’Ottocento e precisamente quelli del soggiorno, 1884-1887, con riferimenti anche di cronaca come l’apertura del Teatro Guglielmi o l’illuminazione con i lampioni a gas di Piazza Aranci. Molto ben messi in luce sono i personaggi popolari che verosimilmente sono venuti in contatto con “Giovannino”. E poi vi è la “teatralizzazione” delle Massesi, ovvero le liriche ispirate e dedicate a Massa».

Giovanni Pascoli e Massa. Chi ci è cresciuto ha da sempre associato il poeta a tre cose: il liceo classico, la sua casa adiacente al liceo scientifico dalle cui finestre si spiavano gli angoli dell’ampio giardino, e il monte Tambura. Che Pascoli emerge dalla pièce?
«Emerge un Pascoli innanzitutto uomo tra gli uomini, non certo l’intellettuale chiuso nella torre d’avorio, ma un giovane uomo già messo duramente alla prova dai fatti della vita che crede nei valori dell’umanità, che si sente vicino alla povera gente, che fa della poesia un veicolo d’amore e di speranza».

Perché concentrarsi sul suo ruolo di insegnante?
«Perché per Pascoli l’insegnamento è innanzitutto una missione».

Quanto del Pascoli poeta c’è nell’opera?
«Direi che buona parte dell’opera è incentrata sulla sua figura di poeta, su come il suo animo sensibile riesca a vedere “al di là della siepe”, come avrebbe detto un altro grande della poesia italiana, Leopardi. Come sia importante ascoltare la voce del “fanciullino”».

Chi è Pascoli per Fabio Cristiani?
«Pascoli è quel poeta che gli fece cadere una lacrima quando lesse in quarta elementare La cavalla storna, ma anche il giovanotto che si batteva coraggiosamente per la giustizia sociale e l’uomo maturo che adorava gli animali».

Ci racconti alcuni aspetti curiosi e particolarmente originali che fanno parte della commedia, senza svelare troppo?
«Aspetti originali e anche curiosi sono la preparazione alla stesura, o meglio alla creazione, delle poesie ovviamente composte in quel di Massa, oppure gli equivoci tra il poeta e i suoi amici popolani».

Ci sono precedenti artistico-letterari sul rapporto tra Pascoli e Massa?
«Mi sento abbastanza sicuro di dire che non vi siano precedenti, ma non solo su Massa. Da una mia ricerca sulla vita di Pascoli fino ad oggi non è mai stata rappresentata nessuna opera sia teatrale che cinematografica. Credo esista solo un film del 1953 con Gino Cervi che tratta della vicenda dell’assassinio di suo padre Ruggero. Tra l’altro il prossimo 10 agosto cadrà il 150° anniversario di quel fatto».

Qual è il valore aggiunto dato dagli attori alla tua pièce?
«Il valore aggiunto dato dagli attori e dal regista Petroli direi che è l’intensità. Tutto il cast ha creduto in questa impegnativa e stimolante avventura scenica».

Dove risiede l’originalità dell’opera? Altrimenti detto: perché si dovrebbe andare a vedere El Prufissurin?
«Direi per provare emozioni, per sentirsi più ricchi nell’animo, per divertirsi, per assaporare la magia della finzione scenica accompagnati dal profumo della storia».

A che pubblico è rivolta?
«L’opera teatrale El Prufissurin è rivolta a chi al teatro chiede di essere un gioco, ma ben fatto».

I prossimi progetti di Fabio Cristiani.
«Tante idee. Ma diciamo mettere in scena il mio testo su Michelangelo, anche se nei prossimi mesi avrò un forte concorrente: il regista russo che sta girando il suo nuovo film sulla sua figura. Sicuramente la prossima primavera si potrà assistere al Guglielmi alla rappresentazione di un mio testo dialettale, già andato in scena nel 2001, El dottoro en briccichetta, commedia musicale. C’è anche in ballo la trasposizione scenica di un mio romanzo storico, Inverno caldo, sui moti di Lunigiana. Beh, vedremo».

 

Personaggi, interpreti e staff

Giovanni Pascoli – Massimiliano Fagnini
Carò – Lucia Barsella 
Agatina – Rosanna Nicolini
Fiore – Gabriele Manfredi
Cavalin de Cavalon – Roberto Bondielli
Fattorino Regie Poste – Pietro Landucci
Ottà – Pietro Chiesi
Mariannina – Barbari Bassi
Michin – Francesco Bigini
Domenica – Irene Baruffetti
Direttore di scuola – Alessio Cherubini
Conte Staffetti – Alessandro Mannini
Pijtrin – Francesco Berti 
Bimbo – Federico Mosti
Bimba – Maria Chiara Barsella
Ballerini – Rachele Tongiani, Lorenzo Vanelli

Regia – Fenando Petroli
Autore – Fabio Cristiani 
Scenografia – Classi indirizzo design Liceo Artistico F. Palma, coordinamento prof. Ghelardo Gherardi
Costumi – Martina Eschini 
In collaborazione con Apecarica
Scenotecnica – Giuseppe Cuturi 
Rammentatore – Gino Giannini 
Trucco – Vizi e Capricci
Organizzazione – Anna Maria Mosti

Francesco Bondielli
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