La Pittura e il suo inizio

In un testo tratto dalla Naturalis Historia di Plinio il Vecchio si racconta:

…il vasaio Butade Sicionio scoprì per primo l’arte di modellare i ritratti in argilla; ciò avveniva a Corinto ed egli dovette la sua invenzione a sua figlia, innamorata di un giovane.

Poiché quest’ultimo doveva partire per l’estero, essa tratteggiò con una linea l’ombra del suo volto proiettata sul muro dal lume di una lanterna; su quelle linee il padre impresse l’argilla riproducendone il volto; fattolo seccare con il resto del suo vasellame lo mise a cuocere in forno”.

(Naturalis Historia, XXXV, 15 e 151)

F.Giani, la fanciulla di Corinto, fine XVIII - inizio XIX sec.

F.Giani, la fanciulla di Corinto, fine XVIII – inizio XIX sec.

Il testo di Plinio fa sicuramente riferimento ad un mito antico, molto probabilmente tramandato a partire da Erodoto, che trovò nelle parole dello scrittore latino la sua prima referenza storiografica, destinata a cadere nell’oblio per molti secoli.

Il mito sulla nascita dell’arte pittorica fu recuperato a pieno titolo soltanto a partire dalla seconda metà del XVI secolo (poi largamente durante tutto il 1700, quando si affermò come Il mito dell’origine della pittura), grazie alla mediazione di Leon Battista Alberti che comunque, nel suo De pictura, attribuità a Narciso l’invenzione di questa nobile arte : «Narcisso convertito in fiore essere della pittura stato inventore». Nella versione albertiana, il cacciatore si innamorerà a tal punto della propria ombra riflessa su uno specchio d’acqua da arrivare all’autocompiacimento.

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J.B.Regnault, L’origine della pittura, 1785

Il mito di Butade verrà poi ripreso nel 1801 da Heinrich Füssli in occasione della prima conferenza sull’arte antica che tenne alla Royal Accademy di Londra:

“Se esiste una leggenda che merita la nostra attenzione, è proprio la storia d’amore della fanciulla corinzia che, grazie alla luce di una lampada nascosta, tracciò i contorni della sagoma del suo amato prima che questi la lasciasse; tale racconto ci spinge a formulare delle osservazioni sui primi tentativi meccanici di pittura e su questo metodo lineare che, pur non essendo stato praticamente rilevato da Winckelmann, ha continuato a costituire la base della prassi esecutiva molto dopo che lo strumento per cui venne ideato era stato accantonato”.

Il 1801 è una data facilmente compromessa, quando Füssli parla di tentativi meccanici, lo fa aprendo le interpretazioni alla luce che di lì agli anni ’40 del secolo, avrebbe impressionato le prime pellicole fotosensibili: parlando del mito di Butade, il richiamo all’arte della fotografia è certamente un’ottima referenza, ma non l’unica. Nel corso del suo intervento Füssli fa certamente riferimento al genere di ritratti, in voga nel XVIII secolo, noti come ritratti di silhouette, ottenuti ritagliando la sagoma di un soggetto a partire dalla sua ombra proiettata. Questo genere di pratica pittorica venne rapidamente perfezionato grazie all’uso della physionotrace, uno strumento che utilizzava le proprietà della camera oscura. Da qui agli studi di Lavater sulla fisiognomica e alla ripresa, tutta italiana, di Lombroso, in ambito criminologico.

J.Wright, The corinthian maid, 1782-1784

J.Wright, The corinthian maid, 1782-1784

L’iconografia del mito sull’origine della pittura è stata tratteggiata più e più volte: da Allen a Wright, da Regnault a Suvee, fino a Schinkel passando per Vasari e Murillo. Ogni volta con una diversa interpretazione, tutte le volte con la pretesa di portare alla luce le origini di un mito che nasce a partire dall’ombra di un amore, nel tempo di una partenza. La magia legata al tema del viaggio e al suo fedele compagno, quello della morte, si fonde qui alla necessità della sopravvivenza dettata dall’amore. Il ricordo, unica forma di sopravvivenza attuabile, trova tutta la sua umana materialità nello spazio circoscritto tra poche linee, nell’essenza stessa della creatività pittorica, che muove sempre a partire dal disegno, suo presupposto imprescindibile. Sarà per questo che a Vasari era tanto caro il mito di Butade, sarà per questo che nella Firenze del XVI secolo la ripresa del mito per mano dell’Alberti trovò una così grande considerazione, un mito classico e quasi unico nel suo genere, capace, tutte le volte, di accogliere nuove interpretazioni e di rispondere alle esigenze ermeneutiche più in linea col pensiero di questa o quella epoca in tale o talaltro luogo. Non poteva certo chiedere di meglio un’arte tanto nobile quale la pittura, capace di materializzare le più effimere dimensioni dell’intelletto umano: il ricordo, le emozioni e gli ideali.

J.B.Suvee, Invention of art drawing, 1793

J.B.Suvee, Invention of art drawing, 1793

 “Tiene in sé la pittura forza divina non solo quanto si dice dell’amicizia, quale fa gli uomini assenti essere presenti, ma più i morti dopo molti secoli essere quasi vivi ….”

(L.B.Alberti, De Pictura, Libro II)

Tuttomondo-immagineprof-GiuliaGiulia Buscemi

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3 comments to “La Pittura e il suo inizio”
  1. Grazie Fabrizio, è sempre un piacere riscontrare il favore del lettore: il piacere della lettura incontra le antiche gestualità e sembra quasi di star meglio.
    Continua a seguirci !

  2. Pingback: Il mito di Butade – Quello, sono io?

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