Pisa città di porto e terra di fiume. Ce ne parla Maria Giulia Burresi

 Intervista a Maria Giulia Burresi

PISA – Maria Giulia Burresi, storica dell’arte, già direttrice dei musei pisani per la Sovrintendenza, autrice e curatrice di diversi libri, oggi si dedica ancora alla cultura, ma dall’interno della sezione soci della Coop di Pisa. Due i progetti che lei ha contribuito a realizzare, Dialoghi nel Mediterraneo e Pisa città di porto e terra di fiume. A seguito del grande successo che i due progetti hanno ottenuto, e continuano ad avere, Tuttomondo ha voluto parlarne direttamente con Maria Giulia Burresi.

Maria Giulia Burresi, un passato prestigioso nel mondo della cultura pisana e oggi membro del Consiglio soci Coop – sezione cultura. Perché ha deciso di intraprendere questa nuova avventura e, soprattutto, due anni fa, che cosa aveva in mente quando ha accettato di ricoprire questo ruolo? E che cosa avrebbe voluto realizzare?
«Mi incuriosiva partecipare dall’interno alla vita della Coop, la cooperativa di consumatori di cui sono socia da “sempre” e partecipare in particolare a organizzare attività culturali e divulgative su Pisa e il suo territorio. Contribuire ad offrire, non solo prodotti alimentari, ma anche cultura a ‘chilometri zero’, prodotta in Pisa, da studiosi pisani, su contenuti pisani! Partendo dalle peculiarità ed eccellenze delle risorse pisane sia in termini di patrimonio storico, che di studiosi in grado di divulgarne gli aspetti più rilevanti.

Maria Giulia Burresi

La Coop a livello toscano già favoriva e favorisce in molti modi l’accesso alla fruizione delle variegate e numerose attività culturali che si svolgono in Toscana, dalla lettura, al teatro, allo sport ecc.. Quello che avrei voluto e vorrei contribuire a realizzare è di fare della Coop pisana un altro punto di riferimento anche per la distribuzione di un suo proprio prodotto-cultura nel settore della conoscenza storica e storico-artistica e, soprattutto, in relazione ai contesti geografico-culturali in cui la civiltà di questo territorio si è sviluppata e interagisce tuttora. Questo impegno lo considero un impegno civile quasi doveroso e che ritrovo anche in Amur, l’Associazione per le Mura di Pisa cui partecipo e che contribuisce a valorizzare questo importante monumento cittadino».

Lo scorso anno, nel 2017, la sezione soci Coop dà vita al progetto “Dialoghi del Mediterraneo – Pisa e il Mediterraneo, nell’anno della ceramica” anticipando, di fatto, tutte le iniziative importanti relative all’anno della ceramica. Il progetto dura quasi l’intero anno, da settembre 2017 a giugno 2018. Il progetto riscuote un grande successo. Come è stato pensato? A chi si è rivolto, agli studiosi, agli appassionati, ai collezionisti? A progetto concluso qual è il bilancio che ne ha tratto?
«La gran parte di quanto accade in Toscana tende a essere un po’ fiorentino-centrico e anche l’Anno della Ceramica, indetto per il 2017 dalla Regione, non aveva tenuto conto del fatto che Pisa e il suo interland sono stati dall’età antica un centro produttore/importatore/esportatore di tali materiali per tutto il Mediterraneo, introducendo di fatto agli inizi del Duecento, prima di altre zone in Italia, nuove tecniche produttive. Ciò grazie, soprattutto, agli stretti scambi culturali e di maestranze intrattenuti con le terre islamiche. Insieme a Manuela Paschi, filosofa appassionata di rapporti interculturali e anche lei parte del gruppo cultura del Consiglio soci Coop di Pisa, abbiamo tentato di offrire un sintetico panorama dei contenuti e dei contesti in cui tali scambi proficui sono avvenuti e degli straordinari tesori che ci hanno lasciato nei nostri – ahimè – dimenticati musei.

Con ogni evidenza, una parte della città aveva interesse a conoscerli e ha seguito con entusiasmo e crescente interesse le tappe di questo impegno divulgativo, con risultati positivi al di là delle nostre attese iniziali. Anche perché, non ritenendo che divulgazione sia sinonimo di approssimazione e che non possa essere mai superficiale, ho sempre individuato, per ogni argomento, studiosi specialisti del settore che, spesso, hanno offerto riflessioni nuove e studi inediti. I nomi dei relatori e di chi ci ha guidato alla visita dei musei di Pisa e di Montelupo parlano da soli. In alcuni casi sono stati gli stessi che hanno realizzato quest’estate in varie sedi espositive la mostra Pisa città della ceramica, che finalmente rende  giustizia a una produzione millenaria (che dura fino ai nostri giorni), ai suoi molteplici aspetti, alle tecniche, ai luoghi di produzione, ecc.».

A pochi mesi di distanza dalla fine del primo progetto ecco che la sezione soci Coop lancia un nuovo progetto Pisa porto di mare e terra di fiume. Da un lato, sembra il proseguimento naturale dell’altro progetto ma, da un altro, un nuovo progetto di ampio respiro che tratta argomenti simili sarebbe potuto risultare un azzardo. Ma già il primo incontro ha tolto ogni dubbio. Il progetto è partito “col botto”: più di 100 persone presenti nella sala soci Coop, gremita all’inverosimile. Si aspettava quest’enorme successo? Secondo lei a cosa è dovuto? Qual è l’interesse che muove tutte queste persone?
«Un centinaio di persone sono certo molte per il risultato di un progetto di conversazioni promosso da una Coop su temi inconsueti, ma sono troppo poche per una città in gran parte ancora dormiente, ignara e dunque spesso indifferente alle grandi risorse che possiede; risorse che, prima che spendibili a soli fini turistici ed economici (che se non ben intesi possono distruggere invece di valorizzare un territorio, come molte città turistiche oggi stanno temendo), sono meglio spendibili per il miglioramento della qualità di soddisfazione dei bisogni e della vita complessiva dei suoi cittadini. Conoscere e voler scoprire di più può anche significare avere più possibilità di svago e divertimento.
Non è facile arrivare a tutti ma, tuttavia, mi pare che l’apertura del camminamento in quota della Mura di Pisa, realizzato dalla passata amministrazione, abbia costituito uno stimolo a interessarsi della città per una quantità di cittadini che, scoprendone le caratteristiche e bellezze dall’alto, sono stati stimolati anche a conoscerla meglio. Inoltre la qualità colloquiale e la fama scientifica dei relatori dei vari “dialoghi” hanno fatto la differenza. Poi certamente la comunicazione che, nonostante non arrivi in modo adeguato alla gli organi regionali della stampa Coop, è ben sostenuta da una grafica di qualità – progettata da Unicoop Firenze – e dall’attenzione competente della stampa locale. 

Concluderà il progetto, auspicabilmente, una gita al notissimo Museo della ceramica di Barcellona, che peraltro conserva materiali meno antichi di quelli, preziosi e rari che, invece, restano a centinaia nel museo di San Matteo (un vero  primato mondiale) che, di recente, era stato relegato quasi del tutto nei depositi».

Rimaniamo sul progetto Pisa città di mare e terra di fiume. Anche questo progetto, come detto, è di ampio respiro. Durerà fin quasi all’estate del 2019 con  tanti incontri e moltissimi eventi. Ce ne vuole parlare? Non saranno solo conferenze, ma anche cene, incontri culinari, visite guidate, spettacoli. Qual è il filo conduttore che ha seguito nel mettere a punto questo nuovo progetto? Come lo avete pensato? che cosa avevate in mente e anche in questo caso a chi si rivolge il progetto?
«La cultura non è ‘monodica’ ed è anzi costituita da interscambi tra vari settori del sapere e del fare umano, arti figurative, letterarie, musicali ecc., e comprende anche quello delle tradizioni culinarie. Anche nel progetto precedente abbiamo intercalato conversazioni a incontri musicali (con Auser Musici, ensemble che ha proposto strumenti e musicalità antiche) e culinari, con menu legati ai vari luoghi o periodi indagati. E auspichiamo che si possa ampliare ulteriormente il target finora raggiunto.
Anche quest’anno cercheremo di integrare le varie forme del sapere per spostare lo sguardo dall’ampia vastità del Mediterraneo, alla vita produttiva che si è svolta fino ai nostri giorni nel territorio pisano, il Valdarno inferiore, anche per la configurazione storica e geomorfologica con cui si è definito il territorio nei secoli, alla confluenza di due fiumi dagli ampi delta e dai numerosi approdi e porti collegati al prolifico rapporto con gli insediamenti dell’entroterra toscano. Dal riconoscimento di quanto la “melma” delle rive fluviali, che ha dato vita alla ricca produzione ceramica, abbia consentito anche la produzione di laterizi di cui si sostanziano le prestigiose e originali architetture delle case torri di Pisa e delle cittadine vicine, fino a porci i problemi di come oggi si possa collegare armoniosamente, con modalità ecocompatibili, la città al mare da cui si è distanziata anche artificialmente nei secoli».

Dopo averci parlato del nuovo progetto Le chiediamo: tra i molti invitanti eventi che lo compongono qual è secondo, Maria Giulia Burresi, davvero imperdibile? se dovesse lanciare un messaggio nostri lettori, quale appuntamento consiglierebbe loro di non perdersi assolutamente?
«L’appuntamento che consiglierei loro di non perdere è con se stessi, con la propria voglia di conoscere e di scoprire, di partecipare e di condividere, per scoprire che bisogna conoscere prima di giudicare e di fare. La città e le sue istituzioni culturali serie offrono tantissimo! Utilizziamone i contributi per essere persone consapevoli e consapevolmente esigenti. Per essere vivi insomma, come Dante per bocca di Ulisse insegnava Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza».

Per finire state già pensando già a nuovi progetti per l’anno successivo? Se sì, ci può anticipare: su che cosa vi indirizzerete?
«Le indicazioni verranno anche dagli utenti. Personalmente vorrei far conoscere meglio i nostri musei statali, universitari, privati (un patrimonio inarrivabile a livello non solo regionale in molti campi) e poter raccogliere in quaderni alcune delle conversazioni proposte. Vedremo».

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