Imma Battaglia: L’antelucana dei nostri giorni
Chi sono esattamente le Antelucane, e perché abbiamo chiamato così questo nostro spazio di riflessione. Le antelucane letteralmente sono le ore che precedono il giorno; dal latino ante prima e lux luce. L’idea che si vuole esprimere è proprio relativa a “ciò che precede” e questo è quello che ci è piaciuto. Le nostre antelucane sono persone che a vario titolo hanno preceduto i tempi, sono state precorritrici. Ci hanno fatto notare che la rubrica “Le antelucane” fa pensare che le protagoniste siano tutte e solo donne di epoche passate, spesso lontane. Bene, ringraziamo i nostri lettori e rispondiamo che non è così, ogni periodo storico ha le sue Antelucane.
Oggi, nel mese del pride, vogliamo tracciare il ritratto di Imma Battaglia.

Imma, è considerata una delle figure storiche del movimento per i diritti civili in Italia. Le sue innumerevoli battaglie per la conquista dei diritti sono caratterizzate da un forte pragmatismo.
Figura poliedrica, Imma Battaglia ricerca da subito visibilità mediatica, ma al tempo stesso è molto dialogante con le istituzioni e cerca sempre di raggiungere obbiettivi tangibili.
Molti infatti sono i risultati che è riuscita a raggiungere e approfondire la sua vita equivale a ripercorrere le tappe fondamentali della storia del movimento LGBTQ+ in Italia dagli anni ’90 in poi.
Il percorso di Imma Battaglia
Adolescenza
Nasce a Portici (Napoli) nel 1960, in una famiglia numerosa, con padre impiegato e madre casalinga. L’infanzia di Imma Battaglia non è secondaria nello sviluppo del suo percorso. Come per moltissimi ragazzi nati negli anni sessanta, l’affetto in famiglia è sempre poco manifesto. I genitori nati negli anni trenta, hanno ancora i ricordi della guerra e della fame, spesso sono rigidi, autoritari, severi. Sono tratti caratteristici dell’epoca e delle conseguenze di ciò che hanno vissuto. Dai racconti e dalle interviste di Imma Battaglia il ritratto della sua famiglia rispecchia a grandi linea questa tipologia. La Imma bambina era bionda e con i boccoli. Ma, al momento di iniziare la scuola elementare la madre, per motivi pratici, le taglia i capelli cortissimi. Imma, adulta, ricorda più volte gli anni delle elementari come un “inferno”. «Cammina spesso a testa bassa, sentendosi non capita, confusa sulla propria identità e schiacciata da un forte senso di disagio sociale che non riesce a decodificare». Arriva la pubertà e con questa un grande trauma: a soli 13 anni subisce una violenza da parte di un medico, amico di famiglia. Un segreto terribile che custodisce dentro di sé per moltissimi anni, lo rivela solo dopo la morte della madre, alla quale non voleva dare questo dolore. Imma studia con molto profitto e ha un corso di studi eccellente. Si laurea in Matematica all’Università degli Studi di Napoli Federico II. Pochi anni prima, la madre scopre casualmente da una lettera, che Imma ama una donna e da quel momento il loro rapporto si incrina profondamente. La madre, coriacea e risoluta, non accetta questa realtà. Così, nel 1984, a 24 anni Imma parte da Napoli, con un treno notturno, con una piccola valigia, trasferendosi a Trieste.
Gli anni novanta
Dieci anni dopo, nel 1994, Imma è una delle maggiori protagoniste del movimento LGBT italiano. Il suo rapporto con la famiglia d’origine è stato ricucito, lavora nel campo dell’Information Technology e della trasformazione digitale, ricoprendo ruoli di rilievo. Il 1994 è un anno importante per Imma Battaglia, quasi uno spartiacque, che la catapulta da semplice protagonista del movimento a leader indiscussa. Prima del 1994 in Italia c’erano state manifestazioni e proteste (la prima storica a Sanremo nel 1972), ma mancava un vero Pride di stampo anglosassone, unitario e di massa. Insieme a Vladimir Luxuria e ad altre figure del Circolo Mario Mieli, di cui Imma fa parte da qualche anno, Imma Battaglia è l’organizzatrice del primo Gay Pride nazionale ufficiale a Roma, il 2 luglio 1994. Un evento rivoluzionario per l’epoca. Nonostante i timori della vigilia, scendono in piazza oltre 10.000 persone. Il 1994, e il gay pride di Roma segnano il passaggio del movimento italiano da una dimensione di “nicchia” e semi-clandestina a un fenomeno di massa visibile e orgoglioso. E questo segna anche il cambio di passo per Imma Battaglia. L’anno successivo diventa presidente del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli rimanendo in carica fino al 2000. Se il 1994 è stato uno spartiacque, il 2000 è l’anno della consacrazione del carisma di Imma Battaglia. Fin dal 1996, infatti, Imma, forte del successo del Pride di due anni prima, coltiva l’idea di ospitare il Gay Pride mondiale del 2000 a Roma e ne avanza la candidatura. Vero che il 2000 è l’alba del nuovo secolo, ma l’Italia sarà pronta a farne parte? sarà pronta a questo appuntamento con il futuro, a un salto epocale? o la tradizione, le radici, la Chiesa, la famiglia la terranno ancora legata al novecento? Imma, come sempre non ha dubbi, o almeno, sa cosa vuole e tenacemente, pervicacemente lotta per raggiungerlo. Non dimentichiamo che il 2000 a Roma coincide con l’anno del Grande Giubileo. Le reazioni sono immediate e talvolta scomposte. L’allora Presidente del consiglio – Giuliano Amato – ad esempio si lascerà andare con una risposta memorabile. Non solo trova la proposta “inopportuna” data la coincidenza con il giubileo ma aggiunge che «purtroppo vi è una Costituzione che ci impone vincoli e costituisce diritti». Su quel “purtroppo” si apre un dibattito che arriva a coinvolgere perfino la Magistratura. Il clima politico è incendiario. Papa Giovanni Paolo II e il Vaticano fanno enormi pressioni sul governo per vietare la manifestazione, definendola “un’offesa ai valori cristiani” in pieno Giubileo. Così il governo non concede il patrocinio e cerca in ogni modo di spostarlo fuori Roma. Imma Battaglia conduce personalemente trattative serrate con il Comune e con il Sindaco Rutelli. Alla fine il Comune non dà il patrocinio ma non si oppone e garantisce i servizi essenziali come i trasporti e i bagni chimici. Si narra che al Circolo Mario Mieli arrivi anche una offerta economica molto alta, una donazione, per spostarlo all’anno successivo ma Imma rifiuta categoricamente e dichiara che “manifesteremo comunque, con o senza autorizzazione”. Dunque, si va avanti e la macchina organizzativa diventa inarrestabile. Al Circolo Mario Mieli si lavora 18/20 ore al giorno, le linee telefoniche sono bollenti per gestire gli arrivi da tutto il mondo, i visti d’ingresso dei partecipanti stranieri e la sicurezza. Si racconta di un’atmosfera da trincea, e Imma Battaglia gestisce tutto con una determinazione di ferro e una radiolina sempre accesa per intercettare gli umori della città. La tensione è alle stelle. Non tutti i leader storici della comunità gay italiana – però – vedono di buon occhio la leadership accentratrice, pragmatica e “manageriale” di Imma Battaglia. Molti puristi del movimento la accusano di essere troppo incline al compromesso con le istituzioni o troppo attenta all’aspetto spettacolare e commerciale dell’evento. Quella frattura segnerà la storia del movimento per gli anni a venire, ma la fermezza della Battaglia è, in quel momento, l’unico collante che permette di condurre in porto il primo Pride Mondiale 2020.

Il 5 luglio 2000, quando il corteo parte da Piazza della Repubblica per arrivare al Circo Massimo, le previsioni più ottimistiche parlano di 50.000 persone. Ne arriveranno dieci volte di più. È un’onda umana oceanica. L’indiscrezione più bella è l’immagine di Imma Battaglia che, arrivata sul palco del Circo Massimo davanti a quella marea umana e stremata da mesi di minacce, boicottaggi e insulti televisivi, scoppia in un pianto liberatorio dietro le quinte, consapevole di aver scritto una pagina indelebile della storia dei diritti civili in Italia.
Che cosa rappresenta il Pride per la comunità Lgbtq+ e perché il Pride del 2000 è stato così importante in Italia? Le testimonianze dei militanti del movimento vedono il Pride come una festa ma, spesso, è anche la “giornata che ti cambia la vita” per altri corrisponde addirittura al 25 aprile – il giorno della liberazione – ma sicuramente per tutti è la giornata dell’orgoglio in contrapposizione alla vergogna, ai troppi anni della vergogna, è il momento dove tutti camminano a testa alta, occupando lo spazio pubblico. È un coming-out di piazza, un coming-out politico e collettivo. Un luogo dove sono tutti diversi, truccati, vestiti e pettinati in maniera diversa ma tutti dignitosamente uguali. Lo spirito del Pride 2000 è quello di dire al mondo intero che le persone che fanno parte del movimento non hanno più uno sguardo ferito ma hanno finalmente acquisito uno sguardo felice.
Gli anni duemila
Dopo il Pride del 2000 Imma Battaglia lascia la presidenza del Circolo Mario Mieli e fonda una nuova associazione la Di’ Gay Projet e l’anno successivo fonda il Gay Village di cui diventa animatrice e organizzatrice. Il Gay Village, in pochissimo tempo, diventa uno dei riferimenti della comunità gay romana. Questo aspetto manageriale e commerciale che Imma Battaglia dà al movimento e alle battaglie è sicuramente uno degli aspetti che maggiormente le viene contestato, insieme al suo modo di fare politica che è sempre molto pragmatico, manageriale e basato su decisioni rapide. Per ottenere risultati e tutele, inoltre, Imma Battaglia non nasconde di voler dialogare con chiunque si trovi al governo, indipendentemente dal loro colore politico. Così, alla luce di queste differenze un’ala significativa del movimento – in particolare quella più radicale, purista e transfemminista, la accusa di aver trasformato la protesta politica in un grande evento commerciale, un “business della notte” basato su sponsor, discoteche e logiche di puro intrattenimento. Secondo i critici, questo modello ha svuotato il Pride della sua originaria carica rivoluzionaria e di contestazione anticapitalista, normalizzando il movimento per renderlo appetibile alla borghesia e, perché no, alle aziende. Le viene contestato un modello di gestione “padronale” e poco incline alla democrazia assembleare tipica dei collettivi tradizionali. Molti storici militanti hanno vissuto la sua ascesa come un accentramento di potere che ha progressivamente oscurato il lavoro di base dei circoli e delle realtà più piccole, personalizzando eccessivamente le battaglie del movimento. Questa sua attitudine al compromesso istituzionale è stata spesso interpretata dall’ala sinistra del movimento come un “collaborazionismo” con il potere. Le sono stati contestati dialoghi e aperture verso figure della destra cattolica o conservatrice e, in generale, verso una classe politica giudicata ipocrita. Per i suoi detrattori, questo pragmatismo ha portato a una moderazione delle richieste del movimento pur di ottenere piccoli passaggi istituzionali. Queste critiche altro non sono che la rappresentazione plastica di due diverse anime del movimento: quella più giovane e transfemminista che considera superato il vecchio modello lgbt e considera la lotta come l’unica arma riconosciuta per la conquista di nuovi diritti, e quella più istituzionale e pragmatica che adotta la dialettica e la normalizzazione come strumenti per arrivare al riconoscimento dei diritti e di tutele concrete, rifiutando la scelta della pura testimonianza. Vorremmo ricordare che la radicalità di oggi è un lusso che si poggia sul pragmatismo di ieri. Certo è che se oggi, l’ala più giovane e più radicale può permettersi di criticare i limiti del sistema e l’istituzionalizzazione del movimento, è anche perché qualcuno quel sistema lo ha scardinato. Se le nuove generazioni queer e transfemministe possono permettersi la purezza ideologica e una contestazione radicale dello status quo, è proprio perché figure come Imma Battaglia e le altre attiviste storiche con le loro battaglie e i loro compromessi non hanno soltanto ‘normalizzato’ il movimento, ma gli hanno dato una massa critica, una visibilità e una legittimità giuridica senza le quali oggi non esisterebbe nemmeno lo spazio pubblico per esercitare quella critica.
La vita politica e vita privata
Nel 2009 su proposta dell’amico Niki Vendola si presenta alle Elezioni Europee nelle liste di Sinistra e Libertà (nella circoscrizione Italia Meridionale), raggiungendo quasi 4.000 voti ma il partito non raggiunge il quorum.
Nel 2013 viene eletta Consigliera Comunale a Roma nelle file di Sinistra Ecologia Libertà (SEL) durante la giunta guidata dal sindaco Ignazio Marino. Rimarrà in carica fino al 2016, spendendosi molto per le delibere sui registri delle unioni civili.
Nel 2021: Si candida alle primarie del centro-sinistra per la scelta del Sindaco di Roma, sostenuta dal movimento di sinistra civica Liberare Roma. Si piazza al quarto posto raccogliendo il 6,34% dei voti (la competizione sarà poi vinta da Roberto Gualtieri).
Nel 2019 si unisce civilmente con l’attrice Eva Grimaldi. La cerimonia è celebrata da Monica Cirinnà.

A conclusione di questo ritratto riportiamo le parole di Monica Cirinnà, incontrata pochi giorni fa all’ evento “A dieci anni dalle unioni civili” – organizzato a Pisa da Alessandra Nardini assessora regionale toscana alle Pari Opportunità – A Monica Cirinnà abbiamo chiesto un commento su Imma Battaglia e se lei fosse d’accordo a inserire Imma tra le antelucane. «Conosco Imma da tutta la vita le voglio bene, la stimo ma soprattutto sono felice perché lei è una delle mie mogli avendo io celebrato la sua Unione civile. È stato un momento di festa ma anche di rivendicazione di orgoglio e comunque sono certa che lei continuerà nell’essere avanguardia come lo è sempre stata, è proprio la sua caratteristica: Imma è sempre più avanti di tutti noi, le voglio bene la stimo e sono certa che ci aiuterà ad andare avanti, inoltre per essere antelucana serve anche tanto coraggio e Imma è coraggio in purezza».
Ringraziamo pubblicamente Monica Cirinnà per la dichiarazione che ci ha rilasciato, per il tempo e l’attenzione che ci ha dedicato e per tutto quello che ha fatto per i diritti e le tutele del mondo Lgbtq+
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