Modigliani raccontato dalla S.C. Kinzica

“Amedeo Modigliani et Ses Amis”, allestita a Palazzo Blu e fruibile dallo scorso 3 Ottobre fino al 15 Febbraio, è una grande mostra, che vale assolutamente una visita. Tuttomondo ha avuto il piacere di un incontro ravvicinato con l’opera dell’artista livornese e con i curatori del servizio museale di Palazzo Blu: il Dott. Francesco Diliddo, presidente della società cooperativa che li gestisce, e altri collaboratori, ci raccontano un’esperienza di crescita portata avanti dal 2010.

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  • Come Nasce la Società Cooperativa Kinzica?

Kinzica Società Cooperativa nasce con un atto notarile del 12 aprile 2010. Fu Claudio Pugelli, ex segretario, ora  attuale Presidente della Fondazione Pisa, a convocarmi nel suo ufficio quella mattina. Mi propose di prendere in mano la gestione dei servizi museali di Palazzo Blu, all’epoca gestiti da una società milanese. La Fondazione era chiaramente interessata all’istituzione di una nuova cooperativa pisana che avesse una maggiore ricaduta positiva e diretta sul territorio.

All’epoca avevo 30 anni ed ero molto spaventato  dal grande salto che si sarebbe prospettato: passare da dipendente a progetto di una vecchia cooperativa  a presidente di questo nuovo, affascinante percorso, suonava quasi come una sfida! Contattai subito i miei più stretti collaboratori e da lì, in una corsa contro il tempo, siamo riusciti a partire. Mancavano esattamente 48 ore all’inizio di quella che sarebbe stata la nostra prima mostra: “Lungo il Nilo”.

  • Come mai la scelta di questo nome?

La scelta non è stata del tutto casuale.  La nuova Società Cooperativa ha da subito avuto la sua sede nelle sale del Palazzo Blu, proprio nell’antica zona “Kinzica” di Pisa, oggi quartiere San Martino . Il nostro vuole essere un omaggio alla giovane eroina medievale Kinzica De Sismondi che nell’anno 1016 , grazie ad un sogno premonitore, salvò la città di Pisa dall’attacco di alcune navi saracene. Un omaggio ma anche una scelta di buon auspicio e di grande orgoglio per tutti noi.

  • Di cosa vi occupate?

La Kinzica nasce in primis per ricoprire il servizio di vigilanza alla collezione permanente di Palazzo Blu e alle mostre temporanee che ogni anno vi hanno luogo. Da subito, in occasione della prima mostra, Lungo il Nilo, abbiamo pensato alla costruzione di un’attività didattica strutturata intorno a laboratori nati dalla collaborazione con le scuole e con le famiglie. Le visite guidate arrivarono in un secondo momento e fin da subito furono concepite per venire incontro alle esigenze linguistiche e concettuali, oltre che formali, dell’uditore: ce n’è per tutti i gusti, per grandi e per piccini!

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  • Entrando nel merito della mostra sull’opera di Amedeo Modigliani e dei suoi amici, c’è una riflessione tematica che vorreste sottolineare, con riferimento ai vostri percorsi di visita guidata, piuttosto che ai laboratori didattici?

Al di là dei tempi rimane sempre l’uomo, con i suoi sentimenti. Era così nel V secolo a.C. ed è così anche oggi. Modigliani ha cercato di riscoprire quello che noi abbiamo dentro: l’uomo innanzitutto, con i suoi “perché”, che rivede sé stesso negli altri e rivede gli altri in sé stesso.

“Chi siamo?” se lo chiedevano i greci nel V secolo a.C. e se lo chiede Gaugin nel XX e poi ancora: “da dove proveniamo?” questa domanda continuo a farmela anch’io!

I ritratti di Lunia Czechowska , dell’apprendista e del ragazzo con i capelli rossi, mi sembrano le opere che al meglio veicolano il grande messaggio di Amedeo Modigliani, che poteva essere visto come una sorta di neoclassico dai suoi contemporanei, in realtà nessuna corrente fu mai tanto lontana dalla sua opera. Quello che lui aveva capito andava ben oltre: voleva rendere, attraverso una forma il più possibile riconoscibile, l’idea del tempo e del viaggio vissuto come crescita, cambiamento, riscoperta continua di sé, senza mai dimenticare quali fossero le sue radici, ecco quindi che ci troviamo davanti ad un artista che riesce nell’intento di raccontarci, attraverso la sua opera, una grande filosofia di vita.

Modigliani aveva imparato a dipingere dopo il periodo di apprendistato da Micheli ma la sua vera consapevolezza nasce durante il suo primo viaggio. Viaggiare è un po’ come morire, lasci sempre qualcosa di te nel luogo visitato, eppure porti sempre qualcosa di quel luogo dentro di te.

In lui coesistevano due grandi forze opposte eppure complementari, quasi fossero la faccia di una stessa medaglia: da un lato l’apollinea speranza ritrovata nell’arte che mai sarà drammatica in Modigliani; dall’altro il grande, dionisiaco imbarazzo della non accettazione, del rifiuto di una vita vissuta trovando conforto tra alcool e, per dirla con un’espressione emblematica, “maledetti vizi umani”.

L’arte di Modigliani è un’arte che potremmo definire classica, tradizionalista, ben lontana dalla natura fugace delle molteplici avanguardie che caratterizzarono gli anni in cui visse, è un’arte che guarda all’uomo, che tocca, ancora oggi, ognuno di noi. Un’arte per lo più decontestualizzata, con continui rimandi alla filosofia di Nietsche.

È l’unico caso in cui la sua esistenza non si riversa sulla tela attraverso immagini tragiche ma lo fa quasi in una voglia tanto più oggettiva che soggettiva di rappresentare sé stesso attraverso gli altri e attraverso gli altri, l’intera umanità. È una sfida continua, richiede grande coraggio ma soprattutto grande voglia di intraprendere un lungo, tanto ricercato viaggio. Modigliani è riuscito perfettamente nel suo scopo di eternizzazione di sè attraverso la sua grande arte.

1424523_641645049192385_1462712926_nDott. Thomas Scarpino

Per me la visita ideale è una visita che cerca di sfruttare al meglio le cose attraverso le quali passa, cercando di renderle anche compatte tra di loro. Nel percorso di questa mostra sono molto ben enucleati i diversi stili esposti. Tutte le opere sono molto importanti, anche quelle del periodo precedente la cosiddetta maturità, che è in definitiva, il frutto di un lavoro molto lungo che però Modigliani ha ben presente fin dagli esordi, stando alle testimonianze documentarie che abbiamo a disposizione. Modigliani esprime fin da giovane quest’idea di uno stile fortemente personale che è il modo in cui l’artista riesce a portare fuori le sue idee è che è la chiave attraverso cui e poi possibile una connessione tra tutte le opere esposte. Il percorso che accompagnò l’artista dall’Italia a Parigi è molto ben documentato all’interno del percorso e conferisce un certo valore storico alla mostra, è bello viverla con i visitatori, tenendo ben presente questa cornice unitaria dello stile come sintesi formale finalmente raggiunta attraverso l’influenza di molti altri stili.

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Quello su cui cerco di puntare quando mi trovo davanti a dei bambini è sicuramente il riuscire nell’intento di metterli a proprio agio, soprattutto all’interno di un ambiente museale che potrebbe risultare noioso e straniante ai loro occhi. Provo a far capire loro che anche visitando una mostra d’arte è possibile divertirsi, partendo alla scoperta di cose sempre nuove! Durante la visita guidata punto molto sulle opere di Amedeo Modigliani, poco su quelle degli “amici” per evitare di generare inutile confusione, diversamente accade con i gruppi di ragazzi più grandi, pronti alla recezione dell’esperienza cubista, piuttosto che di quella macchiaiola e via dicendo, nell’opera del maestro livornese. Capita spesso che alla fine del percorso ci sia un momento di interazione tra me ed i bambini, mi rendo così conto di quanto possano aver recepito dell’esperienza appena vissuta. Mi piace sperare di aver lasciato un ricordo positivo nelle loro memorie, tanto da portarli a tornare al museo la prossima volta, magari con un sorriso sulle labbra. Insomma  punto sul raggiungimento di un’esperienza positiva e simpatica. Durante le visite con i bambini avviene uno scambio reciproco di idee, intuizioni, percezioni: è un dare e ricevere che non ha prezzo!

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Qui a palazzo blu, dal 2011 cerchiamo di avvicinare il bambino all’arte attraverso un approccio non formale. Un nostro punto fermo è che l’educazione all’osservazione delle opere d’arte possa aiutare i piccoli visitatori  a sviluppare spirito critico e a non subire passivamente la comunicazione per immagini e qui di a considerare normale e preziosa la diversità di espressione.

Fonte di ispirazione della progettazione dei laboratori è  l’insegnamento di Bruno Munari vale a dire su come sia decisamente più semplice ed immediato accedere ai concetti teorici attraverso la l’esperienza  pratica. La breve visita guidata prima e l’attività in laboratorio successiva sono condotte stimolando la curiosità e lo spirito di osservazione e offrendo gli strumenti per apprendere un nuovo linguaggio espressivo.

I laboratori didattici, ideati per questa mostra si propongono di avvicinare i partecipanti al linguaggio decantato e sintetico di uno dei protagonisti della pittura del Novecento: Amedeo Modigliani.

Il successo di quest’ iniziativa è misurato dal fatto che le fasce orarie dedicate ai laboratori didattici vanno esaurite durante il primo mese di prenotazione.

934765_809055535784668_7315480775209121564_nDott.ssa Chiara Coronato

Occuparsi di didattica museale rivolta ai bambini e ai ragazzi dai 4 ai 13 anni è per me un lavoro impegnativo ma allo stesso tempo appagante. Ad appagarmi è la partecipazione attiva che leggo nelle domande dei bambini, piuttosto che nelle loro personali, genuine ed acute osservazioni, riuscire a scorgere nei loro occhi lo stupore e l’emozione alla scoperta dei colori e degli stati d’animo nei volti degli uomini e delle donne ritratte da Modì. Infine, coinvolgendo i bambini nella descrizione dell’opera d’arte, cerco, nel mio piccolo, di rafforzare la loro fiducia nelle proprie capacità espressive, accogliendone osservazioni ed intuizioni.

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  • La didattica storico artistica rivolta ai più piccoli è, da sempre, il vostro fiore all’occhiello: Parlacene un po’!

Siamo riusciti, grazie al nostro lavoro, a far emergere agli occhi della Fondazione, l’importanza dei nostri laboratori che, purtroppo, venivano inizialmente recepiti come iniziative “spot”, per uno scopo unicamente promozionale della mostra.

Attraverso un’attenta attività di progettazione e di sviluppo di laboratori diversi abbiamo cominciato a coinvolgere proprio le scuole nei nostri progetti formativi che ogni anno, nel mese di settembre, presentiamo insieme al piano didattico in una collaborazione con gli insegnanti, che invitiamo a partecipare in maniera attiva, con suggestioni, idee e consigli.

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Nello specifico, parlando della mostra corrente su  Amedeo Modigliani, gli alunni delle scuole livornesi avevano già intrapreso, ad inizio anno, un percorso didattico sull’artista, noi abbiamo continuato quest’attività.

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In generale ci capita spesso di studiare percorsi formativi personalizzati per venire incontro alle richieste dei ragazzi e degli insegnanti, dando seguito ad una riflessione che mai dovrebbe fermarsi ai banchi di scuola. Tutti i nostri percorsi sono studiati per offrire una visita guidata propedeutica alle varie attività laboratoriali. La cooperazione tra ente privato e scuole sul territorio, esteso non soltanto alla provincia ma a tutta la regione Toscana, è sicuramente il nostro punto di forza.1779173_825723844117837_6322849667754647623_n

Dott. Francesco Diliddo

  • Il vostro è, da sempre, un grande contributo per l’accrescimento qualitativo, oltre che quantitativo, dell’offerta culturale in ambito territoriale pisano. Un nuovo, grande progetto è la catalogazione del fondo Maffi: di cosa si tratta?

Il lavoro che stiamo portando avanti è legato alla preparazione della mostra in programma presso Palazzo BLU di Pisa da marzo 2015 e dal titolo “I segni della guerra, Pisa 1915-1918” e per la parte che ci compete prevede l’inventariazione di un consistente gruppo di documenti manoscritti – inediti – del ‘Fondo I Guerra Mondiale’ di pertinenza dell’Archivio Cardinale Pietro Maffi (conservato presso la Biblioteca Arcivescovile di Pisa), e di un fondo manifesti murali in deposito presso l’Archivio di Stato di Pisa e prodotti dal Comune di Pisa negli anni 1914-1919.

Le competenze che abbiamo messo in campo nel presente progetto sono di tipo archivistico: le persone che se ne stanno occupando hanno esperienza pregressa in campo paleografico, in data entry e in ambito storico. Il prodotto finale del lavoro sarà l’inventario, strumento compilativo di grande importanza perché oltre a definire la consistenza fisca e patrimoniale del fondo, rappresenta un valido strumento di descrizione che permetterà la ricerca per fini storici, e nel nostro caso, per fini espositivi.

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  • Dal 2010 ad oggi avete fatto tanta strada, siete cresciuti e non avete mai fallito nell’obiettivo di incuriosire, appassionare, e guidare grandi e piccini nell’affascinante universo di grandi firme della produzione storico-artistica novecentesca: penso a Chagall, Kandinskji, Picasso, Warhol e poi Negrin e Waetcher, insomma un curriculum per niente male! In Qualità di Presidente, senti di dover dire grazie a qualcuno?

A tal proposito non posso non ringraziare la Fondazione Pisa e la Fondazione Palazzo Blu che ci hanno permesso di crescere. I nostri progetti sulla didattica sono stati introdotti davvero in punta di piedi, poi, alla luce dei risultati e del grande successo di pubblico riscosso, adesso è proprio la Fondazione a definire l’opportunità di quest’attività didattica su ogni singola mostra che venga allestita. Nostro è stato lo sforzo iniziale, loro il grande merito di aver creduto in noi sostenendo i nostri progetti.

  • Nonostante i grandi numeri ed il grande successo riscosso, c’è ancora qualcosa che sentite di dover migliorare?
    Quali sono i vostri progetti per il futuro?

Un progetto nel quale credo fortemente per il futuro consiste in un’attività formativa didattica con la frequenza di 365 giorni l’anno, puntando sui laboratori in collaborazione con le scuole durante il periodo propriamente scolastico (settembre-maggio), inserendo poi dei laboratori estivi che puntino ad una formazione per adulti, piuttosto che ad una didattica per bambini e ragazzi.

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  • Qualcosa da dichiarare ai nostri lettori?

Come si dice: Stay Tuned!  Informatevi e partecipate alle nostre attività! Seguiteci anche sui social

Per concludere, vorrei affidarmi ad un concetto a me molto caro, espresso dalle parole di Valeria Barbon, nostra responsabile della didattica: “La didattica non è la gara a chi sia il più bravo, deve piuttosto essere una gara della creatività, laddove in assenza di primi o secondi classificati, l’obiettivo perseguito deve sempre essere fine a sé stesso: la creazione senza limite alcuno!”

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nel visitare la mostra, è stato un piacere lasciarsi coinvolgere dalle intime e contrastanti atmosfere che affollavano la Parigi di quegli anni, ormai a cavallo tra XIX e XX secolo: gli anni delle grandi rivoluzioni industriali e delle crinoline che si alleggerivano aprendo le porte alle grandi speranze, gli anni di un romanticismo ormai instradato sulla sua sunset boulevard che, con le sue curve sinuose, sgomitava tra la folla delle più geometriche e acuminate forze avanguardistiche; subendole, talvolta travolgendole. Così Amedeo Modigliani raccontò la sua epoca, attraverso la scultura, innanzitutto. La pittura venne poi, immortalando in una continua poesia dipinta stati d’animo, emozioni, passioni e tutta la più feroce gentilezza di un uomo che provò a fare della vita la sua arte.

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Ringrazio per la gentile collaborazione e per il tempo concessomi il Presidente Francesco Diliddo; il responsabile del progetto per la catalogazione del fondo Maffi, il Dott. Claudio Alcaro; i responsabili delle visite guidate attraverso le mostre di Palazzo Blu, la Dott.ssa Francesca Pagliai, il Dott. Thomas Scarpino, la Dott.ssa Daniela Privitera e il Dott. Dario Moretta. Ringrazio infine la Dott.ssa Chiara Coronato, responsabile dei laboratori didattici per i bambini.

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