L’ultimo Pasolini restaurato a Venezia

I classici e le 120 giornate di Sodoma

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Descrivere i dodici giorni della 72ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia è un’impresa ardua. Vivere da addetto ai lavori il più antico festival del cinema è stato un onore e un onere, che mi è stato concesso entrando a far parte della Giuria Venezia Classici.

La giuria classici, giunta al suo terzo anno, è composta da 26 laureandi in storia del cinema provenienti da 13 atenei italiani. I criteri di selezione sono stabiliti all’interno degli atenei di appartenenza a discrezione dei docenti di cinema. Quest’anno a presiedere la giuria è stato Francesco Patierno, regista partenopeo, autore, tra i tanti, di “Pater familias”, “Il mattino ha l’oro in bocca” e “La gente che sta bene”; protagonista di precedenti mostre del cinema e della Berlinale del 2003.

Arrivati al Lido di Venezia, siamo pronti per immergerci nel frenetico mondo del Festival. Le giornate vengono scandite solo da brevissime pause caffè tra un film e un altro. In giornate particolarmente calde, i film in successione arrivano persino a sei o sette e gli incastri per riuscire vedere più proiezioni possibili sono degni di una partita a tetris.

Le proiezioni relative al nostro lavoro da giurati avvengono alcune in privato, in sale e posti appositamente riservati, altre in compagnia del pubblico.

Premessa: giudicare dei classici restaurati non è un compito facile. Già per il solo fatto di essere di fronte a opere del cinema di indiscusso valore, abbiamo cercato di valutare, non solo e non tanto, la semplice qualità tecnica del restauro quanto l’anima stessa del film.

A dettare, fin da subito, le linee guida per la nostra scelta è stato proprio Francesco Patierno, il quale ha precisato i criteri con cui giudicare i 20 lungometraggi e gli 8 documentari dedicati cinema in concorso per la nostra sezione. Obiettivo finale: scegliere un solo classico restaurato e a un solo documentario a cui assegnare il prestigioso Leone durante la serata di premiazione finale. Cortese, espansivo e generoso d’idee, il nostro presidente di giuria ha messo tutti a proprio agio, invitandoci al confronto constante dopo ogni visione. Entrare in empatia con il film, guardarlo con occhi nuovi, svincolarsi dal proprio background culturale, religioso o politico: solo queste alcune delle regole fondamentali che Francesco Patierno ci ha consigliato di adoperare.

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Tra i film selezionati ci sono venti capolavori della storia del cinema, venti lezioni di cinema ineguagliabili, le mani di registi come Chabrol, Ejzenštejn, Fellini, Kurosawa, Lattuada, Lubitsch, Melville e Pasolini. Alcuni di questi film li abbiamo già visti, ma il tentativo di riguardarli sotto una nuova luce è stato massimo. Con il passare dei giorni, il dibattito tra noi giurati si è fatto sempre più acceso e costante e le idee sul papabile vincitore quanto mai varie; da colazione a cena l’ argomento principe di conversazione sono stati, nemmeno a dirlo, i film.

Nel corso delle animate riunioni infrasettimanali sono uscite fuori le motivazioni che hanno portano a preferire un’opera rispetto a un’altra e non è stato sempre facile trovare un punto d’incontro. Eliminando man mano le pellicole meno votate, ci siamo accorti come ognuno di noi, nella triplice veste di spettatore, fruitore e studioso di cinema, abbia una percezione diversa davanti al grande schermo. I fattori che hanno condizionato le nostre preferenze sono stati tra i più vari: l’estetica, la storia, la narrazione, il significato, il messaggio o la cifra stilistica del regista.

00909601Dall’ultima riunione, il giorno prima della cerimonia di chiusura, è emerso finalmente il vincitore della sezione Venezia Classici 2015: Salò o le 120 giornate di Sodoma” di Pier Paolo Pasolini. Il restauro è stato eseguito dalla Cineteca di Bologna e CSC – Cineteca Nazionale in collaborazione con Alberto Grimaldi: come tutti i film di Venezia, anche Salò è stato proiettato al Lido in anteprima mondiale. La pellicola è stata presentata nella sua versione integrale, con scene tagliate dal minutaggio originario.

All’uscita in sala, il 22 novembre 1975, a sole tre settimane dalla morte di Pasolini, l’opera fu prima censurata e poi ritirata dalla distribuzione perché ritenuta scandalosa e offensiva per il buon costume. Le critiche a Salò arrivarono da tutti i fronti istituzionali che nel film appaiono pesantemente attaccati: lo Stato, la Chiesa, il potere economico e quello nobiliare.

Pasolini trae il soggetto dalle 120 giornate di Sodoma del Marchese De Sade, ma traspone la storia negli anni del fascismo, tra il 1944-1945, durante la Repubblica di Salò. Con una divisione in tre gironi, più un antinferno, nella pellicola viene messa in scena ogni forma di abominio perpetrata dal genere umano. Dopo svariate controversie giudiziarie che coinvolsero anche il produttore Alberto Grimaldi, il film fu ridistribuito due anni dopo. Non mancarono le polemiche, e vi fu addirittura un assalto di neo-fascisti in un cinema romano durante una proiezione.

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Salò o le 120 giornate di Sodoma è certamente uno dei film più controversi della storia del cinema, ultimo nella filmografia del più grande pensatore italiano del XX secolo. Fondamentale è l’intervista allo stesso Pasolini che precede il restauro, in cui il regista spiega la simbologia e il significato della sua opera.

ve-cl-e-cin-giardino777Il film di Pasolini risulta profetico, moderno, un’analisi lucidissima sul genocidio delle diversità e la manipolazione del corpo da parte del potere; e, nel nostro presente, ci è sembrato doveroso ridare voce a questa figura tramite un’opera che non può certo lasciare spazio all’indifferenza ma solo generare una riflessione, sempre necessaria. Il tentativo di Pasolini, nel caricare costantemente l’immagine, è quello di far comprendere il significato profondo del film; non si ferma alla provocazione ingiustificata ma la rende funzionale all’acuta riflessione in atto.

Salò o le 120 giornate di Sodoma vince Venezia Classici: l'ultimo film di Pier Paolo Pasolini, restaurato dalla Cineteca di Bologna e da CSC - Cineteca Nazionale vince il Premio per il Miglior Film Restaurato alla 72ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia.Per questo Salò o le 120 giornate di Sodoma tornerà nelle sale italiane dal 2 novembre prossimo, in occasione del 40° anniversario della scomparsa del regista bolognese.

Come Paolo Baratta, presidente della Biennale di Venezia, ha ricordato all’apertura del Festival: è con “un occhio espanso” che dobbiamo guardare al cinema. La vittoria di Salò di Pasolini significa tutto questo, restituire alla cinematografia una funzione preminente.

Allora non c’è luogo più adatto del Festival di Venezia per respirare il significato più profondo del cinematografo. E tutti i suoi film, che si apprestano a invadere le sale di questa stagione, sono la prova che la cultura è ancora oggi la forza propulsiva e creativa più potente che possediamo. Viva il buon cinema e viva la Mostra di Venezia!

Tutte le recensioni dei film della 72ª Mostra del Cinema le potete trovare sul blog di Cahiers du Don, o sulla relativa pagina fb

Antonio M. Zenzaro

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