Presentazione libro, pastasciutta antifascista, reading e concerto finale
Marina di Pisa – Giornata importante e densa di significato quella organizzata dal Circolo Arci Il Fortino per il 25 luglio.
Il 25 luglio 1943 segna la data della caduta del fascismo in Italia. Benito Mussolini convoca il Gran Consiglio fascista e durante la seduta che si tiene nella notte tra il 24 e il 25 luglio viene votata la sua sfiducia e il suo conseguente arresto.
Il 25 luglio, ormai lo sappiamo è una data importante che rientra a pieno titolo nel Calendario Civile della nostra comunità.

Per questo motivo il Circolo Arci il Fortino ha pensato di celebrare la ricorrenza in modo completo e significativo. Oltre alla canonica pastasciutta antifascista, altre iniziative andranno ad aggiungere senso e a dare valore alla memoria.
Vediamole nel dettaglio:
Ore 18:30 – Presentazione del libro “Il partigiano della Nevidio Casarosa” di Alberto Martini. Dialogherà con l’autore Daniele Luti, critico letterario. Ambientato tra Pisa e i Monti Pisani durante la Seconda guerra mondiale, il libro è un intenso romanzo storico. Un incontro dedicato alla memoria, alla storia e al valore della narrativa come strumento per comprendere il passato e riflettere sul presente
Seguirà la cena dove verrà offerta a tutti i partecipanti la Pastasciutta antifascista, nella versione originale burro e formaggio per ricordare il significativo gesto compiuto nel 1943 dalla famiglia Cervi. La cena proseguirà con un fritto misto di pesce e il dolce del cuoco. Alla cena sarà presente Adriana Nannicini – presidente della sezione ANPI di Pisa
Interessante e degno di nota il dopocena.
«Quello che vedrete nello spettacolo dopocena – dice Fabiano Corsini – nasce da una poesia scritta nel maggio del 1945, poche settimane dopo la fine della guerra, da un uomo di ventiquattro anni: Paul Celan. La poesia si intitola Todesfuge – Fuga di morte – Dopo il 1945, è il testo in lingua tedesca più letto al mondo – qualcuno l’ha chiamata la poesia del secolo».
«Due cose, soprattutto, hanno deciso il mio lavoro, sottolinea Fabiano Corsini – La prima: questa poesia è tutta al presente. Non «scavavamo», ma «scaviamo». Appena la pronunci, sei dentro non è un ricordo, è una poesia contro l’oblio. La seconda: non contiene una sola accusa. Non c’è la parola «lager», non c’è «camera a gas», non c’è «Auschwitz». Non è un reportage, non descrive nulla. È qualcosa di molto più grande di un’accusa. Lavora nella coscienza, non negli occhi. Ed è esattamente da qui che nasce la mia scelta. Abbiamo scelto di non proiettare le immagini che tutti conosciamo: i cancelli, il filo spinato, i corpi. Abbiamo deciso di non farlo. Nel video che accompagna la recitazione non vedrete un solo campo, non vedrete un solo essere umano. Perché Celan stesso non li mostra: non fotografa l’orrore, lo fa risuonare. Mostrare ciò che lui ha scelto di tacere mi sembrava tradirlo.
Al loro posto ho scelto le spirali di Marcel Duchamp, il suo Anémic Cinéma: dischi che ruotano, forme che girano su se stesse senza mai arrivare, parole che diventano puro movimento.

È un’immagine astratta, ipnotica, che non rappresenta niente, e proprio per questo può stare accanto a Celan. La spirale che gira e ritorna è la fuga: lo stesso tema che torna quattro volte, il «beviamo e beviamo» che non finisce, la fossa scavata nell’aria, il fumo che sale. È una vertigine meccanica; e la macchina, la morte organizzata come una fabbrica, è precisamente ciò di cui la poesia tace. Duchamp mi dà la forma senza darmi la cosa. Mi offre, come a Celan la fuga, un riparo per avvicinarmi a ciò che non si può guardare in faccia.
Alla fine della poesia restano due nomi, uno accanto all’altro. Margarete, la donna tedesca, i capelli d’oro. Sulamith , che nella tradizione ebraica è la sposa, è tutto Israele, i capelli di cenere. Messi in parallelo, durissimo e perfetto. In un altro tempo, dice la poesia senza dirlo, forse sarebbero potute essere amiche. Ma non in questo tempo.

Quello che chiedo agli spettatori, non è di ricordare delle immagini. È di lasciarsi trasportare da un suono che non vi fa uscire e di non dimenticare. Ho scelto Mica Levi, i suoni che ascolterete sono la colonna sonora del film “La zona di interesse”. Capirete perché, non c’è bisogno di spiegazioni.
Non avremmo potuto nemmeno pensare un lavoro di questo genere, se non avessimo avuto tra noi un interprete come Marco Azzurrini».
Dopo questo breve momento dedicato alla memoria, la serata prosegue con il concerto “Leggera ma non troppo” di Veronica Risi, Ilaria Orselli e Irene Orazini.
Come sempre la serata è riservata ai soci ARCI ed è necessaria la prenotazione
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