Diabolik (Mario Bava, 1968)

Per Novembre - Diabolik 1

Fumetto e cinema. Diabolik di M. Bava

Correva l’anno 1967. Mario Bava aveva terminato le riprese dell’horror Operazione Paura e del film comico Le spie vengono dal semifreddo; il primo titolo è da considerarsi come il tassello definitivo che va a completare il mosaico del gotico italiano mentre il secondo è una parodia – con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia – del genere spy-movie con svariate citazioni da Il dottor Stranamore e dal cinema muto.

Visti i gusti del pubblico medio italiano, e la grandissima fama del duo comico siciliano, il secondo film incassa molto di più del primo e il produttore Dino De Laurentis assolda Bava per portare sul grande schermo Diabolik, il fumetto tutto italiano nato nel 1962 dalla mente delle sorelle milanesi Angela e Luciana Giussani. Diabolik poteva essere visto come una figura altamente inedita in Italia ma che allo stesso tempo si riallacciava alla tradizione del criminale eroico tanto caro alla tradizione europea.

In una dichiarazione del produttore napoletano sono rintracciabili i motivi del contatto con Bava: “all’epoca non c’era la tecnologia che c’è oggi…bisognava fare tutto con la fantasia e scelsi Mario Bava perché aveva tutte queste capacità degli effetti speciali che altri non avevano”.

Tra il 1966 e il 1968 l’Italia fu invasa da molte riduzioni cinematografiche tratte da fumetti di successo, basti pensare a Barbarella (Barbarella, Roger Vadim, 1968), Kriminal (Umberto Lenzi, 1966), Il marchio di Kriminal (Francesco Cerchio, 1967), Satanik (Piero Vivarelli, 1968). Il Diabolik di Bava riesce ad essere superiore a tutti questi film sopracitati per una lunga serie di ragioni. Una delle prime cose che saltano agli occhi è la riuscitissima costruzione visiva dell’immagine, sempre prospettica, dinamica, artistica in chiave pop, mai bidimensionale.

Diabolik-1

Da questa descrizione si potrebbe pensare ad un tradimento dell’estetica comics invece il risultato ottenuto è proprio l’esatto contrario; il regista, per non rendere la scena piatta, utilizza lo schermo cinematografico e gli oggetti delle varie scene per dare vita a delle composizioni visive in grado di simulare in maniera diretta le vignette e i riquadri, senza ricorrere alle – brutte – trovate grafiche presenti nei telefilm di Batman o nel Kriminal di Lenzi.

Bastano poche scene per capire come il regista ligure sapeva gestire una materia (il cinema) anche con materiali che non appartenevano alla sua storia e alla sua formazione.

Diabolik è interpretato dall’attore americano John Phillip Law che riesce ad interpretare il criminale arricchendolo di atteggiamenti propri dello spy-hero, Eva Kant invece è una bellissima Marisa Mell, la cui bellezza mitteleuropea è perfetta per interpretare sul grande schermo un personaggio dalla fortissima carica erotica. Bava riesce a portare sopra le righe ogni aspetto del film: l’erotismo, le costruzioni scenografiche ed architettoniche (ad opera di Flavio Mogherini), le caratterizzazioni dei personaggi (il ministro interpretato da Terry Thomas lo sta a dimostrare), il contrappunto musicale di Morricone, risultando credibile proprio per il motivo di essere sopra le righe, in un estetica da fumetto che riesce a superare il fumetto stesso grazie alla pura magia del cinema.

 

 10624821_10152368776106780_4144014628716043784_nTomas Ticciati

Tomas Ticciati
Condividi l'articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.