La scintilla “bionda” che contribuì a scrivere il futuro dell’Italia
C’è una foto in bianco e nero che cattura perfettamente l’essenza di una scintilla nel buio. È il 1946, l’Assemblea Costituente italiana è riunita per la prima volta. Tra cappotti scuri e sguardi severi di uomini di legge e di partito, spicca una chioma bionda e un volto giovanissimo. È quello di Bianca Bianchi.
In quel mondo che non l’aspettava — o che forse l’aveva eletta pensando di aver trovato solo un volto gentile per i manifesti elettorali — Bianca Bianchi si rivelò una delle menti più lucide e tenaci della nostra Repubblica.
Toscana verace, determinata, colta Bianca Bianchi non fu solo una politica, ma prima di tutto una pedagogista. Nasce nel 1914 e ancora giovanissima mentre l’Europa viene travolta dalla follia della guerra, lei capisce che l’unico modo per impedire che il buio torni è partire dai bambini, dall’istruzione e dai diritti di chi non ha voce. Nel 1939 si laurea con ottimi voti in Filosofia e Pedagogia, trovando subito lavoro come insegnante, ma il periodo fascista e il suo metodo di insegnamento basato sulla libertà d’opinione e sul dialogo non collimano. Viene licenziata più volte, spostata di città in città fino a quando decide di andare a lavorare all’estero. Rientra in patria nel 1942, dopo la caduta del fascismo e la firma dell’armistizio. In realtà, oggi sappiamo che la guerra non è finita e comincia in quegli anni la Resistenza. Bianca si ricorda del babbo socialista, morto quando lei aveva solo sette anni, e soprattutto si ricorda degli insegnamenti del nonno antifascista, con il quale è cresciuta. Bianca, quindi, non ha dubbi, e aderisce subito alla Resistenza partigiana, inizialmente solo con volantinaggi, ma, sempre più attiva e coinvolta arriverà negli anni anche a trasportare un carretto carico di armi, attraversando con questo Piazza della Signoria a Firenze in mezzo a cittadini, fascisti e tedeschi.
La sua svolta politica arriva alla fine della guerra quando Bianca Bianchi, partigiana e antifascista, entra a far parte dell’Assemblea Costituente. Ha 32 anni. Bianca Bianchi e Teresa Mattei saranno le segretarie di Presidenza. Ma, come abbiamo sottolineato nella nostra rubrica, il mondo non le aspettava e soprattutto non è pronto.

Ricordiamo che i quotidiani dell’epoca sono dissimili da quelli di oggi. Sono quotidiani composti da poche pagine e conseguentemente pochi articoli, quasi nessuna foto e articoli scritti con caratteri piccoli e fitti. Le notizie vengono date in maniera essenziale, minima. Nonostante questo in prima pagine trova posto un articolo sugli abiti delle deputate. Non sulle loro idee, sul loro passato antifascista, sui loro studi ma, sui loro abiti. Bianca Bianchi è bionda per giunta con i capelli lunghi e su questo particolare si spendono le molte parole che la riguardano.

Per fortuna le nostre madri costituenti sono vere antelucane, donne che guardano lontano, visionarie che perseguono la loro strada senza chiedere permesso e spesso senza aspettare approvazione.
Così, durante l’assemblea costituente il contributo più significativo di Bianca Bianchi è relativo all’articolo 27 (poi 33) della Costituzione, dove Bianca Bianchi, forte anche della propria esperienza nella scuola, si batte con fermezza in favore della scuola pubblica contestando la parificazione tra scuola pubblica e privata.
Dopo l’esperienza dell’assemblea costituente Bianca Bianchi si presenta alle elezioni per la I° legislatura del nuovo parlamento della Repubblica Italiana. Viene eletta nel 1948 e l’anno successivo presenta la sua prima proposta di legge. Si batte come una leonessa per un’idea rivoluzionaria: la tutela giuridica dei figli nati fuori dal matrimonio. In un’Italia ancora profondamente legata a codici morali rigidi e punitivi, Bianca Bianchi chiede dignità per quegli innocenti che la legge chiama ancora con il termine crudele di “illegittimi”.
«Non ci sono figli di serie A e figli di serie B. Ci sono solo figli».
Questo è il senso dei suoi interventi, spesso interrotti dal brusio di un’aula che fatica ad ascoltare una donna parlare di diritti civili con tanta competenza tecnica e passione umana. Ma Bianca non si lascia intimidire. La sua è la voce di chi ha visto la povertà nelle scuole di campagna e sa che la democrazia o è di tutti, o non è. La società italiana, però, non è ancora pronta e neppure il parlamento. Bianca Bianchi però da visionaria illuminata non abbandona la sua battaglia fino al 1953 anno in cui finalmente la legge verrà approvata
Il suo contributo all’Articolo 30 della nostra Costituzione è la sua eredità più grande: il dovere dei genitori di mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori dal matrimonio. Una breccia di luce in un muro di pregiudizio secolare.
Dopo gli anni 50 Bianca Bianchi scegli di tornare all’insegnamento sua prima passione anche se non si allontanerà mai del tutto dalla vita politica
Riguardo al suo primo intervento pubblico, su una piazza, Bianca Bianchi ricorderà poi in alcune sue memorie: «non ero mai stata a un comizio: non sapevo come si svolgesse, quali regole seguisse. Ascoltai. Le cose che disse l’oratore mi spinsero verso orizzonti opposti. Non ero preparata. Ma quando lui finì e chiese se qualcuno voleva esprimere la sua opinione, io mi alzai e domandai la parola. Parlai con passione ed entusiasmo: le sofferenze passate mi premevano dentro, lo chiamai “pompiere” perché mi pareva volesse spegnere il fuoco della speranza e di rinnovamento. La gente aveva bisogno di idealità. Voleva riconquistare la dignità umana, era disposta ad assumersi responsabilità faticose o almeno così credevo: sentivo di pormi gli stessi interrogativi di chi mi ascoltava, di parlare il linguaggio che avrebbero usato loro stessi». Ricordiamo che Bianca Bianchi viene eletta all’assemblea costituente a soli 32 anni prendendo, grazie al suo eloquio e alla sua capacità di empatia nelle donne e negli uomini, più del doppio delle preferenze prese dal capolista e partigiano Sandro Pertini.
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