I 500 anni dell’Orlando furioso e la fortuna di Ludovico Ariosto

Il 2016 può essere definito “anno ariostesco” dato che celebra il 500° anniversario della prima pubblicazione dell’Orlando Furioso, il noto poema di Ludovico Ariosto, con una serie di eventi e mostre dedicate. L’opera, che fu edita a Ferrara il 22 aprile 1516, per conto dell’editore Giovanni Mazocco, è particolarmente degna di ammirazione poiché scritta in “italiano” e pensata per la stampa e destinata, quindi, a un ampio pubblico.

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Il testo, centrato sulla figura del paladino cristiano Orlando, di cui – già dal titolo – si intuisce la pazzia, nasce con l’intento di concludere l’Orlando innamorato, componimento iniziato da Matteo Maria Boiardo.
Il poema, che ricevette largo consenso tra i contemporanei, si dimena tra le vicende di più personaggi, e in tale intreccio narrativo si distinguono tre tematiche: quella cavalleresca, quella amorosa e quella encomiastica. Ispirandosi, infatti, alle storie del ciclo carolingio e in parte bretone, i 46 canti dell’edizione definitiva riescono a sposare il tema militare, ossia la lotta tra musulmani e cristiani, a quello passionale, rappresentato da Angelica, contesa da vari pretendenti e causa della perdita di razionalità di Orlando. La fanciulla, infatti, deciderà di unirsi al musulmano Medoro, scatenando l’ira di numerosi cavalieri e la follia del protagonista, accecato dal dolore della perdita della donna amata.

Il motivo celebrativo, invece, è introdotto da Ruggiero, cavaliere pagano erede di Ettore di Troia, e la guerriera cristiana Bradamante: l’unione dei due, avvenuta dopo la conversione di Ruggiero al termine della guerra, darà vita alla casata d’Este.
La prima edizione, del 1516, è dedicata al cardinale Ippolito d’Este, trovandosi Ariosto al servizio della famiglia. È proprio alla corte di Ferrara che le storie di Orlando e dei soldati di Carlo Magno erano già conosciute, grazie al lavoro del Boiardo.
Nonostante Ariosto abbia cominciato a scrivere il Furioso nel 1505 come esplicita continuazione della vicenda, il risultato finale nega l’intenzione di concludere i nuclei narrativi concepiti dal Boiardo. Ad esempio: nella versione ariostesca si predilige l’amore alle armi, pertanto è Angelica causa scatenante dell’alienazione del protagonista e, quindi, motivo conduttore del Furioso. La trama, il contesto, i personaggi coinvolti sono esattamente gli stessi ma Ariosto si impegna in un’indagine più profonda, non solo letteraria ma anche psicologica: per questo, il Furioso può essere visto come un riflesso della realtà cortigiana del tempo, turbata, però, dall’angoscia della corruzione dei costumi e dall’avidità di denaro.

Alla prima pubblicazione ne seguirono altre due, una del 1521 e l’altra del 1532: per stessa ammissione dell’autore, infatti, il testo necessitava di revisioni e per questo fu rielaborato nella sua interezza. Oltre a un ampliamento della struttura, arrivata a 46 canti contro i 40 originari, ciò che viene modificata è l’impostazione linguistica. Mentre le prime due stampe sono rivolte a un pubblico soprattutto padano, la definitiva rispetta la conformità con il volgare italiano, secondo i canoni dettati da Pietro Bembo.
Questo aspetto, nonché l’invito all’oggettività della narrazione, lasciando il lettore imparziale rispetto ai protagonisti della storia, hanno contribuito a fare dell’Ariosto uno dei maggiori esponenti dell’Umanesimo rinascimentale, un autore in grado di contraddire le regole stilistiche dell’epoca. Di nobile famiglia, da sempre legato agli Este, intellettuale dedito allo studio e alle lettere, dimostrò di avere anche buone qualità politiche. Nel 1522, per volontà di Alfonso I,  Ariosto divenne governatore della Garfagnana, in Lucchesia, terra che, però, gli si rivelò ostile, data la presenza di molti briganti, e che, quindi, richiedeva di essere amministrata con risolutezza; l’attività governativa, però, non fu mai sentita, né particolarmente amata, da Ludovico perché sottraeva tempo prezioso alla sua cultura. Per questo fu felice di fare ritorno a Ferrara, nel 1525, e di essere finalmente in grado di poter ampliare il suo Orlando Furioso. Dopo il viaggio a Mantova, nel 1532, per accompagnare Alfonso I all’incontro con l’imperatore Carlo V, si ammalò gravemente, venendo così a mancare nel luglio del 1533.

La carismatica figura dell’Ariosto ha destato grande ammirazione nella società a lui contemporanea, ma alcuni degli omaggi pittorici allo scrittore rimangono tuttora ipotetici e non basati su fonti certe. Faccio riferimento a due ritratti di Tiziano, entrambi raffiguranti un uomo barbuto a mezzo busto che guarda negli occhi lo spettatore.

Tiziano, Ritratto di uomo, già Ludovico Ariosto, National Gallery Londra fonte: ferraraitalia.it

Tiziano, Ritratto di uomo, già Ludovico Ariosto, National Gallery Londra fonte: ferraraitalia.it

Il primo, più coinvolgente e più elegante nell’abbigliamento, conservato alla National Gallery di Londra, è del 1510, mentre il secondo, del 1515, si trova al Museum of Art di Indianapolis. Per entrambe le tele non esiste un riscontro tangibile in grado di confermare che l’uomo dipinto sia Ariosto, ma le supposizioni interpretative nascono, forse, dalla forte somiglianza con un’incisione del 1532, l’unico omaggio certo al poeta, contenuta nella stampa definitiva del Furioso, ritraente Ludovico di profilo. L’arte figurativa, inoltre, ha dimostrato interesse non solo all’autore del Furioso ma anche ad alcuni passi del poema stesso. Nell’ambito della committenza estense, infatti, pare che nel Palazzo Bevilacqua, acquistato da Alfonso I intorno al 1530, sia stata certificata la presenza dei due fratelli Dossi intenti ad affrescare alcuni ambienti della dimora con scene tratte dal testo ariostesco, spunto per un ciclo pittorico.

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Più noto è il caso della Melissa di Dosso Dossi, tela della Galleria Borghese di Roma, ancora al centro di un fervido dibattito interpretativo. Secondo alcuni, infatti, la protagonista del dipinto potrebbe essere la maga protettrice del casato d’Este. Secondo un’interpretazione ariostesca della tela, Melissa, infatti, sarebbe ritratta sia mentre annulla gli incantesimi della rivale Alcina, che usava trasformare i suoi amanti in animali, massi e alberi, sia nell’atto di annunciare a Bradamante la futura progenie estense. Secondo questa tesi, quindi, il quadro potrebbe essere considerato come un ennesimo esempio di encomio alla famiglia regnante a Ferrara, molto coinvolgente per Alfonso I che, così, poteva godere della celebrazione ariostesca dei suoi congiunti.

Dosso Dossi, Melissa, Galleria Borghese Fonte wikipedia.org

Dosso Dossi, Melissa, Galleria Borghese Fonte wikipedia.org

Dosso Dossi, Ninfa e Satiro, Palazzo Pitti Fonte: abcfirenze.com

Dosso Dossi, Ninfa e Satiro, Palazzo Pitti Fonte: abcfirenze.com

Inoltre, alcuni studiosi hanno visto nella Ninfa e Satiro di Palazzo Pitti dei possibili, seppur generici, riferimenti all’amore dei due protagonisti, come se Angelica fosse inseguita da Orlando ormai pazzo ed inferocito. In questo caso, nonostante si accetti un’eventuale relazione con il poema, non si è in grado di risalire ai versi esatti da cui Dosso avrebbe tratto spunto.

Tali esempi attestano il grande impatto esercitato dall’Orlando furioso sulle scelte iconografiche degli artisti contemporanei ad Ariosto, in particolare facenti parte della cerchia degli Este, celebrando non solo una forte compenetrazione tra letteratura e pittura, ma anche l’ammirevole fantasia figurativa dello scrittore.

Di seguito alcune prossime iniziative dedicate.

I voli dell’Ariosto. Storia e fortuna di un poeta estense

Tivoli, Villa d’Este ( 15 giugno-ottobre 2016)

La mostra intende celebrare l’influenza dei versi ariosteschi sull’arte figurativa, mediante un percorso espositivo che, concentrandosi sugli episodi più significativi, ripercorre la vicenda attraverso quattro secoli di arte, partendo da opere cinquecentesche fino ad arrivare ad esempi del ‘900.

Orlando Furioso, 500 anni. Cosa vedeva Ariosto quando chiudeva l’occhi

Ferrara, Palazzo dei Diamanti ( 24 settembre-8 gennaio 2017)

L’esposizione rende omaggio alle infinite suggestioni e all’immaginazione di Ariosto mentre concepiva l’Orlando Furioso. Grazie alla presenza in mostra di manoscritti, dipinti, sculture, armi, libri e molto altro, viene evocato lo scenario cavalleresco di Orlando, senza tralasciare un riferimento alla vita cortigiana dell’epoca.

Cristina Gaglione

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