Aspettando il Metarock… con i The Zen Circus

PISA – L’evento Aspettando il Metarock, che per tre giorni ha portato in Piazza dei Cavalieri artisti della scena musicale nazionale, tra cui Bobo Rondelli e Levante, si è concluso la sera di sabato 10 giugno con il concerto dei The Zen Circus.

La performance del gruppo di Andrea Appino, che in questa occasione è tornato a suonare nella sua città natale, è stata preceduta dal nuovo gruppo di Tommaso Novi, componente del duo I Gatti Mézzi, il quale ha proposto a un pubblico in fremente attesa alcuni brani del suo nuovo album da solista Se mi copri rollo al volo. Dopo una veloce corsa lungo il palco Novi inizia la propria esibizione, breve ma sufficiente a far capire che, nonostante i cambiamenti, è rimasto molto di quel che ha reso I Gatti Mézzi così apprezzati. Non si parla più dei divertenti battibecchi tra controllore e passeggero sprovvisto di biglietto o delle avventure di un bambino scalmanato: i testi di Novi raccontano «una storia di droghe e di draghi», ad essere cantati ora sono i fumetti, i videogiochi, il cosplaying e la droga. Non è però cambiata la maestria con cui Tommaso Novi muove le dita sulla tastiera, la forza e la gioia genuina con cui canta, nonché l’ironia scanzonata che traspare dai testi. Terminata la performance, Tommaso Novi lascia il posto ai tanto attesi The Zen Circus e scompare dietro al palco.

L’arrivo dei The Zen Circus viene accolto con un’ovazione generale, al cui boato si uniscono le note di una repentina Terza guerra mondiale, poi ricominciata e cantata insieme al pubblico. Dopo il festante benvenuto la band fa gli onori di casa, invitando i presenti a mettersi comodi per assistere al nuovo spettacolo del Circo Zen, senza però dimenticarsi di chiarire fin dall’inizio la regola fondamentale di questo concerto: «Più voi fate casino, più noi facciamo casino». La folla, reattiva e incontenibile,  rumoreggia in risposta, gli animi del pubblico si infiammano. Sarà anche per questo motivo che dopo neanche venti minuti il batterista si toglie la maglietta.

Comincia lo spettacolo e gli Zen propongono una traccia del penultimo album, datato gennaio 2014, Canzone contro la natura, seguita da un tuffo nel passato con Vent’anni, pensata per i fan di lunga data, essendo del 2008.
Terminato l’estratto di Villa Inferno, inizia una climax esponenziale: prima Non voglio ballare, ritenuta, probabilmente a ragione, uno dei migliori pezzi dell’ultimo album del complesso e seguita da Andate tutti affanculo, che fa risuonare in tutta piazza dei Cavalieri le parole, volutamente provocatorie ed irriverenti (in pieno stile Zen Circus!) della piccola Susan, protagonista del film L’eretica, da cui è tratto il dialogo in chiusura del pezzo. Il lungo assolo di chitarra strega l’intera piazza, rivelando ancora una volta le ottime doti da musicista di Appino. Ed è proprio questa piazza gremita, rumorosa e festante che nella canzone successiva manca, ma che si desidera trovare con tutto il cuore: chitarra e batteria scandiscono l’attacco di Ilenia e nell’euforia generale sembra quasi di vedere la ragazza in mezzo alla folla.

Si prosegue senza sosta con L’amorale, Pisa merda, mentre dalle finestre della biblioteca della Normale si affacciano a più riprese ragazzi e ragazze per ascoltare il concerto, I qualunquisti, L’anima non conta e Il terrorista. Non c’è un attimo di pausa per i fan, che cantano ogni canzone con la stessa inesauribile energia.

Dopo la prima decina di canzoni i toni cambiano: sotto il grande tendone a cielo aperto che è diventata Piazza dei Cavalieri il Circo Zen termina la prima parte dello spettacolo, quella turbolenta, da emozioni viscerali, da fiati mozzati a metà, simile ad uno spettacolo di trapezisti e di pagliacci che ridono, o forse deridono, che sbeffeggiano senza pietà sé stessi e il pubblico. Ora, sulle note di Mexican Requiem ha inizio lo spettacolo di magia, surreale, onirico, incredibile ed ipnotico, ma ugualmente ironico e dissacrante.

Dopo questo Appino sostituisce la chitarra elettrica con una acustica, mentre Karim Qqru abbandona i rullanti della semibatteria per indossare un wash-board. Uno strumento di questo tipo non appare spesso sui palchi rock, ma gli Zen Circus ci hanno abituato fin dalle loro prime esibizioni per le strade di Pisa a questo stile peculiare e anche dopo aver raggiunto la fama hanno mantenuto ciò che li ha caratterizzati fin dagli esordi.
Vengono suonate soprattutto tracce degli album Nati per subire (2011) e Andate tutti affanculo (2009): Ragazzo eroe e La democrazia semplicemente non funziona, ma anche L’egoista e Canzone di Natale. Non importa che sia giugno e che il solo ricordo di un vestito pesante faccia star male, l’ironia spregiudicata di questa canzone è un evergreen.

Lo spettacolo si appresta alla conclusione con l’entrata in scena di Francesco Motta, altro noto cantante pisano della scena alt-rock italiana. Insieme a lui, gli Zen cantano una sua canzone, La fine dei vent’anni, e dall’album Vita e opinioni di Nello Scarpellini, gentiluomo traggono il brano Fino a spaccarti due o tre denti.
A grande richiesta è la canzone Viva a chiudere lo spettacolo, al termine della quale Appino si sfila la chitarra e, in piedi sul bordo del palco, la solleva verso il pubblico, che applaude furiosamente.
Il Circo Zen chiude così il suo tendone, lasciando un sorriso sul volto di ciascuno spettatore.

Sara Mariani
Giulio Bacciardi

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