Pisa – Con la scomparsa di Ilario Luperini, Pisa perde uno dei suoi interpreti e custodi più appassionati. Figura poliedrica e instancabile intellettuale militante, Luperini ha attraversato decenni di vita pubblica cittadina passando e integrando in un unico percorso la critica d’arte, la dirigenza scolastica, la gestione istituzionale e la sua fervida passione politica.
Chi era Ilario Luperini
Nato a Pietrasanta nel 1944 ma pisano d’adozione fin dagli anni della formazione, si laurea in Lettere all’Università di Pisa con una tesi sul Futurismo, iniziando la propria carriera accademica come assistente universitario prima di vincere il concorso per la presidenza degli istituti d’arte. Dal 1979 al 2006 ha guidato diverse realtà scolastiche della provincia, cercando di fare della scuola un cantiere di cittadinanza attiva e creatività.

Il suo nome resta indissolubilmente legato alla democratizzazione della cultura e alla tutela del patrimonio artistico locale. Già nel 1976 fu tra i fondatori della Sezione Didattica del Museo Nazionale di San Matteo, un progetto pionieristico volto ad avvicinare gli studenti e la cittadinanza al patrimonio storico-artistico.
Per oltre un trentennio ha lavorato come consulente didattico per la Soprintendenza locale, formando intere generazioni anche attraverso la docenza presso l’Università degli Adulti di Pisa e la SSIS all’Accademia di Belle Arti di Carrara. Autore di saggi di riferimento come Orientarsi nell’arte e curatore di grandi eventi espositivi — tra cui le celebri mostre dedicate a Igor Mitoraj e Arnaldo Pomodoro in Piazza dei Miracoli —, ha affiancato alle grandi opere un costante lavoro di promozione degli artisti locali.
Sul fronte delle istituzioni culturali, il suo contributo è stato determinante. Da Presidente della Fondazione Teatro di Pisa, carica ricoperta dal 1995 al 2008, ha impresso una svolta alla programmazione e all’apertura della struttura alla città. Recentemente, la sua sensibilità per la memoria storica lo ha portato a guidare l’Associazione Mura di Pisa (AMUR), battendosi con determinazione per la valorizzazione dell’inestimabile camminamento medievale e per la sua piena restituzione al pubblico.
Per Luperini, la cultura non è mai stata scindibile dall’impegno politico nel campo della sinistra. Consigliere comunale a Pisa dal 1990 al 1994 per il PDS e successivamente Assessore alla Cultura al Comune di Cascina, ha vissuto la politica come servizio al bene comune e ascolto dei bisogni reali della comunità. Un’impostazione confermata dalla sua lunga presidenza del Consiglio Territoriale di Partecipazione n. 5 e dalla costante militanza nei circoli cittadini, dove ha difeso strenuamente il ruolo dei quartieri, del verde pubblico e dei luoghi di aggregazione.
Anche negli ultimi tempi, la sua spinta propulsiva non si era fermata: la recente nascita del Gruppo Pisano per l’Arte ha rappresentato l’ultimo tassello di una vita interamente dedicata al racconto e alla valorizzazione della bellezza. Con la sua scomparsa, Pisa saluta non solo un rigoroso studioso, ma un maestro e un punto di riferimento culturale che ha insegnato a guardare alla storia e all’arte come strumenti di libertà e coesione sociale.
Pisa ricorda Ilario Luperini
Pubblichiamo i tanti ricordi che colleghi, amici, politici o semplici pisani hanno voluto scrivere ricordando Ilario Luperini.
«Ilario Luperini, la meraviglia e il che fare.
È mancato Ilario Luperini. Un amico, un compagno, una persona bella e grande. Intellettuale, presidente del Teatro di Pisa, preside, critico d’arte, animatore di mille iniziative culturali, artistiche e politiche. Tanto combattivo quanto mite e rispettoso. Al Circolo il Fortino, insieme a Fabrizio Pizzanelli, dirigeva le nostre attività espositive.
C’è un suo libro, tra i molti che ci ha lasciato, che dice di lui più di molte biografie: Affacciati alla finestra. Ricostruisce per frammenti un borgo di campagna sorto alla periferia di Pisa e la vita paesana degli anni Cinquanta e Sessanta. È un mondo corale, a tratti magico e primitivo, a tratti doloroso, in cui tutti sono protagonisti. Ci passano Bobbio e Gramsci, le stragi naziste, le biciclette e i cavalli. Non è una cronaca né un diario: è un quadro composto seguendo il filo dei ricordi e delle emozioni. Da quelle pagine viene fuori il figlio di gente del popolo che Ilario non ha mai smesso di essere. C’è l’attaccamento a quell’origine e a quella storia. E c’è una rara capacità di stupirsi, una fame di conoscenza che lo portava a meravigliarsi davanti a ogni novità. Era innamorato della cultura, e per lui la cultura era qualcosa da condividere.
L’anno scorso, a fine anno, ero a Monaco di Baviera. Sapevo che non stava bene. Eppure me lo trovai davanti, come un’apparizione, nelle sale dell’Alte Pinakothek. «Ma non stavi poco bene?» Era arrivato fin lì con la moglie e la figlia, medico, e portava un catetere. Pur di vedere quei quadri.
Negli ultimi tempi mi aveva coinvolto in un progetto che lo entusiasmava. Voleva celebrare con un lavoro teatrale, accompagnato da altre iniziative, uno dei grandi eventi della storia pisana recente: la mostra d’arte contemporanea che si tenne in questa città nel 1947. Quella mostra fu una sfida. Arrivava all’indomani di una guerra e di una profonda frattura della cultura nazionale. E doveva fare i conti con le incertezze, se non con l’ostilità, di una parte importante dello schieramento democratico, che liquidava le nuove correnti come piccolo-borghesi. Ilario amava quella vicenda perché ci riconosceva il coraggio di scommettere sul futuro quando intorno c’erano ancora macerie.
Con Ilario si poteva dissentire, ma era impossibile litigare. Il suo entusiasmo e il suo attaccamento al che fare ti travolgevano. Ci mancheranno la sua voce pacata e la sua ostinazione, la sua generosità e quello sguardo sempre curioso. E quel suo ammettere con orgoglio: si, sono comunista». Fabiano Corsini – Presidente Circolo Arci Il Fortino
«Difficile trovare le parole giuste per ricordarlo; posso dire di averlo conosciuto e apprezzato quando, per molti anni è stato Presidente del Teatro e, anche su sua proposta, ho fatto i passaggi più importanti della mia vita professionale, fino ad arrivare alla dirigenza e, grazie a lui, sono diventato Direttore Artistico e della Programmazione.

Tra noi c’è sempre stata stima reciproca, anche quando le nostre idee non collimavano del tutto ma la sua fiducia, netta, chiara, mai di circostanza, non è mai venuta meno. Gliene sarò sempre grato. Sono vicino, con affetto a sua moglie Mariagiulia Burresi e alle sue figlie.» Silvano Patacca – già Direttore della prosa e della danza del Teatro Verdi di Pisa
«Un grande dolore e un duro colpo la perdita di Ilario Luperini. Una perdita per la nostra città e per una comunità assai più ampia, alla quale Ilario, in tanti anni d’impegno, ha dato un contributo davvero smisurato. E per le tantissime persone che lo hanno sentito umanamente vicino. È stato un insegnante e un dirigente scolastico in prima linea, un punto di riferimento in un gruppo che, con l’impegno professionale, sindacale e politico, ha lottato per le riforme della scuola, per l’istruzione per tutti, per sperimentazioni coraggiose. Come storico e critico d’arte è stato, fino all’ultimo, uno straordinario animatore di cultura, con una profonda conoscenza e una costante apertura al nuovo, ai giovani. Ha militato nella sinistra, con grande intelligenza e generosità, nel Pci, nel Pds e nei Ds, poi nel Partito democratico. Ha svolto con capacità e dedizione gli incarichi istituzionali che gli sono stati affidati. Ilario è stato docente nelle scuole medie superiori, poi preside di scuole artistiche dal 1979 al 2006. Ha fatto parte di commissioni ministeriali e ha contribuito alla formazione degli insegnanti. Conobbi Ilario, insieme a Marcella Binchi, Grazia Gimmelli, Ivo Rossi e altre insegnanti impegnate nella CGIL Scuola oltre che nel partito, quando ero un giovanissimo studente e iniziavo il mio impegno politico nella Fgci. Ilario aveva già tanta esperienza, ma ti prendeva sul serio. Il realismo al quale magari ti riportava non era mai un invito a scoraggiarsi, a rinunciare a fare. Era curioso, abituato a stare fra gli studenti. E poi aveva quell’ironia acuta, un suo modo d’essere, che spezzava e alleggeriva anche i discorsi più seri. Come critico e storico dell’arte ha dato tantissimo: ha curato mostre e cataloghi, ha recensito e aiutato a emergere centinaia di artisti, ha scritto libri e articoli. Per una vita ha segnato e arricchito l’offerta e il dibattito culturale, in un contesto ricco ma sempre bisognoso di nuovi stimoli com’è il nostro, quello della provincia di Pisa. E non si è mai limitato a celebrare le eccellenze. Ilario fu candidato del Pci alle elezioni comunali del 1985, per rendere la lista più forte, non per essere eletto. Fu invece eletto consigliere comunale nel 1990 e rimase in Consiglio fino al 1994. Eravamo all’opposizione e facevamo davvero l’opposizione, con Fausto Valtriani capogruppo. Anche quella fu un’esperienza vissuta fianco a fianco. Ilario era autorevole, molto rappresentativo e, con il suo stile, rendeva l’impegno di tutti anche più gradevole. Nel gruppo faceva gruppo: aiutava ad approfondire, a lavorare insieme e ad alleggerire anche i momenti più difficili. Per un breve periodo fu assessore a Cascina. Poi venne nominato presidente del Teatro di Pisa, che guidò dal 1995 al 2008, diventando anche il primo presidente della Fondazione Teatro di Pisa. Nel 2012, cogliendo al volo l’occasione del recupero di un patrimonio storico d’immenso valore, reso possibile dai progetti del PIUSS, fondò l’Associazione per le Mura di Pisa, AMUR. Come sindaco lo incoraggiai molto e ricordo la conferenza stampa di presentazione dell’associazione a Palazzo Gambacorti: mi dette la tessera numero uno. Naturalmente, in questa come in tante altre iniziative, a incoraggiarlo e ad aiutarlo c’era il grande e insostituibile apporto di Giulia Burresi, l’amore della sua vita. Ilario è stato anche presidente del Consiglio territoriale di partecipazione di Cisanello-Pisanova, un’istituzione che sostituiva le circoscrizioni, non più previste per legge per il Comune di Pisa. Anche in questo caso ha dato una bella mano, da volontario. Ha sempre accettato di assumersi gli impegni che il partito gli proponeva, per il territorio al quale è rimasto profondamente legato. Molto altro si potrebbe ricordare e tanti e tante metteranno in comune i loro ricordi. La figura di Ilario Luperini merita di essere riproposta come esemplare. E andrà fatto come si deve. Le parole che si spendono per lui non devono sembrare esagerate: bisogna riconoscere quanto Ilario ha dato, fino all’ultimo, anche affrontando, negli anni più recenti, gravi problemi di salute che lo hanno afflitto a lungo. È recentissima la presentazione del Gruppo Pisano per l’Arte, animato da Ilario con lo scopo di valorizzare l’arte contemporanea e dare visibilità ai giovani artisti. Mi era dispiaciuto non aver potuto partecipare alla presentazione e ora ho il rimpianto di aver perso l’occasione di vederlo. Avremmo scambiato qualche giudizio disilluso e preoccupato, ma di sicuro avremmo anche fatto delle belle risate per qualche sua battuta. Perché la sua visione e la sua tenacia progressista, il suo impegno per la giustizia sociale e l’uguaglianza, non contemplavano il disimpegno. E ritrovare la sua amicizia e la sua vicinanza, ormai antiche, mi avrebbe fatto bene. Abbraccio Giulia e le figlie con tutto l’affetto». Marco Filippeschi – già Sindaco di Pisa

«Leggere al mio risveglio della scomparsa di Ilario Luperini, mi ha lasciato attonita ..un pugno allo stomaco, al cuore.. incapace di fare qualsiasi cosa… Nella mia mente è stato un susseguirsi di pensieri, ricordi di più di trent’anni di amicizia.. di AMICIZIA di quella vera, profonda, fatta di condivisione di battaglie politiche, di organizzazione di eventi culturali e artistici ,,di impegno comune per la valorizzazione del nostro territorio di porta a Piagge e Cisanello. Sono innumerevoli i momenti che ci hanno visto insieme. Ilario è stato anche il Mio Preside all’istituto d’arte – Franco ‘Russoli ‘ ora Liceo Artistico. Una scuola che ha guidato con lo spirito di chi crede che solo partendo dalla scuola dall’educazione dei giovani ,soprattutto ad acquisire spirito critico e coscienza civica ,si possa sperare di risanare e rilanciare la nostra Società malata e ritrovare i valori veri nati con l’Antifascismo e dalla Resistenza. Devo moltissimo ad Ilario, la sua guida, i suoi consigli preziosi, il suo sostegno e conforto in alcuni momenti difficili della mia vita, sono ricordi preziosi che porto e porterò sempre nella mia mente e nel mio cuore. Un caro affettuoso abbraccio a Giulia, a Martina, a Linda e agli adorati nipoti Giulio e Leonardo». Titina Maccioni – già Presidente del Consiglio Comunale di Pisa
«Sono felice di aver incontrato Ilario Luperini di recente, all’inaugurazione di una mostra allo Studio Gennai. Così ho potuto salutarlo un’ultima volta. La prima era stata molti anni fa, all’Istituto d’arte Russoli, dove mi accolse, incoraggiante e cortese, come giovane supplente; lui che proseguiva, in quella scuola, una bella tradizione di presidi competenti e promotori di arte». Silvia Panichi – Storica dell’arte
«Ho conosciuto Ilario grazie a mio nonno Aldo: nonno verso Ilario nutriva una stima incondizionata, un debito di futuro, riponeva in lui la stessa fiducia che si consegna a un figlio.
Una delle cose più performative di Ilario Luperini era la sua voce (che faceva tutt’uno con lo sguardo). Un timbro di voce limpido e certo, come le precise parole che aveva con sé e che donava agli altri in ogni occasione. Limpido e certo nelle relazioni, nei pensieri e nelle azioni. L’animazione didattica, culturale e politica che ha caratterizzato la sua vita rappresenta un tutt’uno: nella scuola verso giovani e insegnanti, nel teatro e nell’arte, nella militanza come scelta pubblica sempre orientata al bene comune. La generosità come dono costante, l’apertura come ragion d’essere, l’attenzione come cura della bellezza. Abbiamo discusso tanto insieme di cosa questo mondo era, di cosa ci lascia nonostante tutto.
Quella voce limpida e certa, quella persona limpida e pura che è stato Ilario Luperini». Dario Danti – già assessore alla cultura del comune di Pisa
«(…) Ilario Luperini è stato per tutta la sua vita e fino all’ultimo dei suoi giorni uno straordinario e generosissimo promotore e dispensatore di cultura. Studioso raffinato e autore di numerose pubblicazioni scientifiche, di altrettanti cataloghi e documentari, ha inteso la sua profonda conoscenza dell’arte come diffusione e divulgazione scientifica del sapere, che ha attuato anche nella sua lunga attività didattica, mantenendo sempre criteri di rigore e scientificità. Si deve anche a lui la creazione nel 1976, insieme a Lucia Tongiorgi e Antonino Caleca, della Sezione didattica del Museo di San Matteo e la valorizzazione di Franco Russoli, a cui, di conseguenza, è stato intitolato l’Istituto Statale d’Arte di Pisa, che a lungo Luperini ha presieduto. (…) La passione per l’insegnamento e per la divulgazione scientifica nella sua operosa vita è andata di pari passo con quella per la ricerca e lo studio, ed è stata sempre improntata ad una grande generosità personale, quella generosità con la quale era capace di improvvisare acute lezioni di storia dell’arte per gli amici o per i visitatori di una nostra, regalando la sua ineguagliabile competenza. Uno dei suoi propositi e dei suoi impegni ricorrenti è stato sempre dedicato ai giovani artisti. In questo senso, aveva inventato e realizzato la Biennale dei giovani artisti, che trovò spazio e ospitalità nel Centro espositivo SMS a Pisa, con iniziative incentrate su creatività e nuove tecniche, ed esposizioni realizzate negli anni 2007, 2009 e 2011. E proprio sul tema dei giovani artisti stava lavorando negli ultimi suoi giorni, all’interno del neonato e da lui fondato Gruppo Pisano per l’arte, nel quale si proponeva di rilanciare e rinnovare quanto aveva realizzato in anni precedenti. Seguendo le sue indicazioni, il Gruppo ha realizzato una mostra ancora in corso allo Studio Gennai di Pisa, a fini di beneficenza. Per le sue molteplici e multiformi attività, consulenze e collaborazioni, Ilario Luperini è stato una figura centrale della cultura Toscana e nazionale, e sicuramente la città di Pisa deve moltissimo al suo generoso e intensissimo impegno culturale». Gruppo Pisano per l’arte – estratto dal comunicato ufficiale
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