Ultimo spettacolo del ciclo Narrar Stupendo 2026
Marina di Pisa – Sabato 16 maggio alle ore 18:30 va in scena al Circolo Il Fortino di Marina di Pisa l’ultimo appuntamento del ciclo Narrar Stupendo 2026.
Un finale importante, dedicato a Jean-Claude Izzo autore conosciuto, amato e apprezzato, che con la sua famosissima Trilogia di Marsiglia ha dato vita a un genere: il “Noir Mediterraneo“
Per Izzo, Marsiglia non è solo lo sfondo dei suoi romanzi; è la protagonista assoluta. È una città-mondo, un porto dove mare e città finiscono e cominciano uno nell’altra. Figlio di un immigrato italiano e di una madre di origini spagnole, vede nella città di Marsiglia l’ultimo rifugio contro l’intolleranza. La sua scrittura vive del contrasto tra l’abbaglio del sole provenzale e l’oscurità dei vicoli del Panier, tra la bellezza delle calanche e il grigiore della corruzione.
Fabio Montale: L’antieroe della malinconia
Fabio Montale è il personaggio più celebre di Jean-Claude Izzo. Montale è il poliziotto protagonista della Trilogia di Marsiglia. Fabio Montale affronta la violenza che lo circonda, una violenza cruda che non fa sconti, cercando di restare umano in un panorama e in una città dove l’anima e l’umanità non si trovano più. I romanzi di Izzo sono atti d’accusa contro il razzismo, la criminalità organizzata e il declino morale della politica. Ma la bellezza e il gusto della vita, Montale li ritrova attraverso i suoi sensi, quelli che lo aiutano a resistere: il sapore di un bicchiere di Pastis, la preparazione di una bouillabaisse, l’ascolto del jazz, l’odore e la vista del mare.
Jean-Claude Izzo e il mare
Per Izzo e per il suo protagonista Fabio Montale, il mare è il luogo della catarsi. Quando il peso delle indagini e lo schifo per la violenza di Marsiglia diventano insopportabili, Montale si rifugia in barca, al largo. Il mare offre quel silenzio che la città ha perduto, un silenzio che permette di ritrovare se stessi e la propria bussola etica. Il legame con il mare in Izzo passa attraverso una fisicità quasi carnale. Il mare di Izzo è fatto di una luce che “ferisce gli occhi”, una luce che non perdona e che mette a nudo le brutture della società, ma che regala anche momenti di bellezza purissima e malinconica. La sua scrittura è impregnata dell’odore del salmastro misto a nafta, tipico dei porti industriali. È un odore di vita vera, di lavoro e di fatica. Ma il mare è anche molto di più. Il mare, per Izzo, assume un’entità filosofica ma anche e soprattutto politica. Izzo scrive per chi non ha radici o per chi le ha ovunque. La sua Marsiglia è la patria di chiunque scenda da una nave con una valigia di cartone. Per Izzo il Mediterraneo non rappresenta un confine, né tantomeno una barriera, ma, al contrario, una connessione, uno spazio che unisce le sponde e le popolazioni che le abitano. Così già negli anni novanta l’autore denuncia narrativamente la tragedia dei migranti e dei “marinai perduti” (titolo di un suo celebre romanzo fuori dalla trilogia). Il mare accoglie i sogni di chi scappa, ma spesso li inghiotte. Questa doppiezza — mare come vita e mare come tomba — rende la sua visione profonda e mai banale.
- “Dovunque sia, chiunque sia, un uomo che guarda il mare è un uomo libero” (da Chourmo).
Jean-Claude Izzo ha questo potere: ti costringe a guardare le cose con una lente più umana e meno burocratica. La sua Marsiglia, in fondo, è il simbolo di ogni “periferia” che lotta per non perdere la propria identità e la propria voce

Per Jean-Claude Izzo, il Mediterraneo non è una distesa d’acqua da attraversare, ma un modo di stare al mondo. È un “rifugio” che non ha bisogno di mura: basta sedersi sul molo, con lo sguardo perso verso l’orizzonte, per sentirsi parte di una storia millenaria. Per Fabio Montale, il suo indimenticabile protagonista, il mare è l’unico spazio dove le etichette sociali svaniscono; davanti all’immensità blu, non esistono immigrati, residenti o stranieri, ma solo uomini liberi che condividono la stessa luce, gli stessi odori e gli stessi sapori
Jean-Claude Izzo e il cibo
Ma questa libertà ha un profumo preciso, che dal porto si sposta verso i vicoli e invade le cucine. Se il mare è il luogo dell’anima, la tavola è il luogo dell’incontro politico e umano. A Marsiglia, l’integrazione non si teorizza, si pratica e si assaggia nei piatti.
Entrare in una cucina descritta da Izzo significa immergersi in un meticciato sensoriale: l’aglio e l’olio d’oliva della Provenza si mescolano allo zafferano che arriva da lontano, al cumino del Maghreb e ai profumi di basilico portati dagli esuli italiani. La bouillabaisse o un semplice cuscus di pesce diventano atti di resistenza civile. Mangiare il cibo dell’altro, per Izzo, è il primo e più fondamentale riconoscimento dell’altrui esistenza. È un’alchimia dove ingredienti diversi non si annullano, ma creano un equilibrio nuovo, proprio come le persone che popolano i suoi romanzi.
Contro l’oscurità della malavita e l’asprezza della corruzione, Izzo oppone la convivialità: un bicchiere di pastis ghiacciato, il rito della preparazione di una zuppa, il calore di una cena condivisa. È in questi momenti che il Mediterraneo smette di essere una frontiera geografica e diventa un legame invisibile, fatto di sapori e salsedine, capace di unire sponde lontane in un unico, grande “porto sicuro”.
Jean-Claude Izzo – lo spettacolo
Tanti, troppi, quindi, gli elementi che caratterizzano e uniscono la poetica e la la filosofia di Jean-Claude Izzo al Circolo il Fortino e al suo animatore principale Fabiano Corsini: dal mare alla politica, dagli ideali al cibo, tanti sono gli intrecci che si rincorrono e si dipanano. E, questo, è un motivo per cui l’ideazione e la realizzazione di questo spettacolo ci incuriosisce così tanto.

«Non certo perché Jean-Claude Izzo è stato l’inventore del noir mediterraneo: non è questa la molla che ha fatto scattare il mio amore per lui – dice Fabiano Corsini – E forse neppure perché la sua prosa ci porta nelle strade del cibo e della tradizione, quelle che piacciono a Slow Food, e che affascinano chiunque pensi che nel mangiare ci sia una cultura, che il cibo sia un modo per comunicare e per collegarsi a una storia, a una comunità, persino a una comunità di idee.
Confesso anche che, prima di leggere Izzo, la mia idea di Marsiglia era quella dei pregiudizi, degli stereotipi attorno al clan dei marsigliesi, ai gangster e alla bouillabaisse».
La nostra chiacchierata con Fabiano Corsini prosegue e ci confessa che, a differenza di ciò che pensavamo «di Izzo non mi ha affascinato nemmeno l’incanto che condivido con lui: quello per il mare e per la bellezza che nel mare vede un discrimine e un punto di orientamento. Davanti al mare la felicità è un’idea semplice, dice lui; e anche la bellezza lo è. Di Izzo mi ha conquistato la sua idea e la sua rappresentazione di Marsiglia, una città che per lui compendia e dà significato al Mediterraneo. Isola, questo mare, di acque e terre dalle molteplici civiltà, culture, lingue; di contraddizioni, naufragi e sbarchi, di paure e sbarramenti, di accoglienze e passaggi — purtroppo oggi ancora più dolorosamente evidenti — di cui Izzo scrittore e poeta esplicita e rivendica, in modo inequivocabile, la propria appartenenza». E qui Corsini cita direttamente Izzo “Appartengo al Mediterraneo. Questo mare lo vivo, lo respiro, lo sogno, lo penso da un solo punto di vista. Quello di Marsiglia. La città dove sono nato per un caso, dall’esilio di mio padre, napoletano, e di mia madre, andalusa”.
«Ma, scavando ancora più a fondo – continua Fabiano Corsini – ciò che mi ha conquistato davvero è lo svelamento di una lotta epocale che nei suoi libri viene raccontata con lucidità: lo scontro tra un sistema che produce massificazione, omologazione delle culture e anomizzazione delle comunità — che da questo processo vengono dilaniate — e una civiltà antica che pare soccombere e morire. È uno scenario di morte totale, quello che attraversa e caratterizza la celebre trilogia marsigliese dello sbirro Fabio Montale. Uno scenario che trova poi compimento e piena coscienza nell’ultimo lavoro di Izzo, quel Sole dei morenti che fu la sua ultima fatica».
Ricordiamo che Fabiano Corsini oltre a essere il Presidente del Circolo Il Fortino è l’ideatore del ciclo Narrar Stupendo e, in questo caso, anche autore e sceneggiatore insieme a Fabrizio Nelli, dello spettacolo che andrà in scena sabato 16 maggio.
«Eppure – prosegue Corsini – rileggendo Izzo oggi, quello scenario di scontro che pareva immane, una sorta di escaton, la battaglia finale tra l’omologazione globale e le culture vive dei luoghi — rischia di apparirci quasi datato, quasi alle nostre spalle. Non perché sia stato risolto, ma perché la posta in gioco si è ulteriormente alzata. Non si tratta più soltanto di difendere le culture locali, le comunità, le identità radicate nel Mediterraneo e nei suoi porti. Si tratta oggi di difendere qualcosa di ancora più fragile e più fondamentale: la ragione. Messa alla prova — e spesso sconfitta — da una violenza che non si nasconde più, e da un nuovo imperialismo che non ha bisogno di maschere, perché ha imparato a parlare il linguaggio della forza nuda. Izzo non ha fatto in tempo a vederlo. Ma i suoi libri, in qualche modo, lo avevano già presagito».
Jean Claude Izzo, Marsiglia. Di fronte al mare la felicità è un’idea semplice. Spettacolo di Fabiano Corsini e Fabrizio Nelli, musiche dal vivo di Gianmaria testa interpretate da Igor Santini. Con gli autori e Irene Orazzini.
A seguire, come di consuetudine, cena di pesce
Arselle
Grigliatina di mare
Dolce del cuoco
Per partecipare è obbligatoria la tessera arci ed è necessario prenotarsi
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