Orchestra Oltreconfine – Intervista a tre voci: Paolo Donati, Flora Gagliardi e Giovanni del Vecchio
Paolo Donati
Paolo Donati è stato una figura centrale della politica culturale pisana. Assessore alla Cultura tra il 1977 e il 1983. Nello stesso periodo anche Presidente dell’allora “Associazione Teatro di Pisa”. Sotto la sua presidenza Donati guidò il passaggio del Verdi da semplice struttura comunale a “Teatro di Tradizione”. La sua visione prevedeva che il teatro non dovesse solo ospitare spettacoli, ma produrli. Questo coinvolse tutto il personale interno in un progetto che alzò la qualità della lirica, della prosa e della danza a Pisa. Come assessore Paolo Donati si inserisce in un clima di forte fermento dove la cultura veniva intesa come servizio pubblico. Il suo mandato coincise con un

periodo in cui si cercava di far uscire la cultura dai luoghi d’élite per portarla nelle piazze e nei quartieri. In quegli anni, Donati fu tra i fautori di un nuovo modo di vivere l’estate in città, con lui si iniziò a strutturare un programma di cinema all’aperto e spettacoli nelle circoscrizioni. Non furono trascurate le arti dedicando alle altre forme di espressione artistica, con particolare attenzione ai giovani, un Palazzo che ne diventò simbolo e luogo vissuto e visitato: Palazzo Lanfranchi. Ricordiamo le mostre Frigidaire, la transavanguardia e la mostra su Pasolini. E non dimentichiamo l’evento che portò Pisa alla ribalta nazionale: l’indimenticato carnevale della Ragione Insidiata.
L’Associazione San Tommaso in Ponte di cui, oggi, lei è presidente è una Organizzazione di Volontariato (O.d.V.) Vuole raccontare ai nostri lettori chi siete, quando nasce l’associazione e di che cosa si occupa principalmente?
«L’associazione nasce nel novembre 2019 per iniziativa di un gruppo di persone che hanno condiviso alcuni princìpi: il recupero della dignità della persona, come affrontare e cosa fare verso le vecchie e nuove povertà e tra queste la povertà educativa che è madre e conseguenza di tutte le altre, il recupero e il riuso di luoghi e di spazi (simbolo di questo nostro impegno il recupero della Chiesa di San Tommaso in Ponte chiusa e abbandonata da decenni, i lavori sono oggi in corso, per farne un Presidio contro le “Povertà”, un luogo di dialogo aperto a tutti in pieno Centro Storico). Abbiamo prestato fin dalla pandemia attenzione ai più fragili, ne è esempio il Cenone portato al domicilio di famiglie in stato di bisogno – giunto quest’anno alla sesta edizione -. Centrale è sempre rimasto il doposcuola organizzato ad oggi in collaborazione con tre Istituti Comprensivi: Gamerra, Toniolo e Tongiorgi con circa 60 ragazzi seguiti grazie al generoso apporto di volontari professionalmente preparati. Ad oggi partecipiamo in rete con altre associazioni al Progetto Povertà Educativa di Fondazione Pisa».
Quando inizia, invece, a prendere forma il progetto “Orchestra Oltreconfine” e soprattutto da cosa scaturisce l’idea?

«L’idea era già presente nel nostro programma come altra forma di contrasto alla Povertà Educativa. L’intuizione prese forma grazie all’incontro con Carlo Ipata che ci propose di offrire alla città un concerto degli Auser Musici – era il 18 dicembre 2021 – ancora in pieno Covid. Nella Chiesa di San Paolo a Ripa d’Arno presentammo l’impegno a realizzare un Progetto Educativo Musicale rivolto alla stessa fascia di bambini e ragazzi che seguivamo come doposcuola convinti che il linguaggio universale della musica possa far superare barriere, facilitare l’inclusione sociale, contribuire ad una crescita civile e culturale.
Pensammo di creare una rete coinvolgendo le migliori risorse in campo musicale presenti in città. Avemmo una risposta positiva che ci incoraggiò a proseguire. Non era ovviamente così semplice dare sostanza e gambe e ci sono voluti un paio di anni per costruire una base comune tra la Scuola di Musica Bonamici, l’Associazione Tamburi Futuri, l’Associazione Musica e società, e I.c. Gamerra – dove stavamo già facendo il doposcuola – e pensammo al quartiere di Putignano come sede del nucleo Orchestrale da costituire. Ma anche questo non era sufficiente e la disponibilità e competenza di Giovanni del Vecchio e di Flora Gagliardi sono stati decisivi per dar forma a un progetto e a un nucleo che, a partire dal febbraio 2024, mosse i primi passi con ben ventidue ragazzi messi in condizioni paritarie per seguire le lezioni. Il come, è una parte non trascurabile della storia».
Flora Gagliardi
Nata e residente a Pisa, ha svolto a livello nazionale e internazionale le professioni di pianista, maestro collaboratore, musicoterapeuta, counsellor, operatore ed educatore teatrale, formatore in ambito socio educativo. Docente di lettura della partitura presso i Conservatori di Sassari, Bologna e in ultimo il “Cherubini” di Firenze dove è stata Vicedirettore e Direttore. Il suo sguardo e le sue eclettiche competenze sono sempre state al servizio delle giovani generazioni, dei soggetti in stato di bisogno, di persone diversamente abili, improntando ogni sua azione alla democrazia delle relazioni e degli affetti

Giovanni Del Vecchio
Diplomato in pianoforte diciottenne nel 1980 col massimo dei voti e la lode presso l’Istituto “Boccherini” di Lucca. E stato docente dei Laboratori Corali di “Fare Teatro” è stato docente ad uno dei Corsi Internazionali “Prima del Teatro” San Miniato (Pisa). Nel Dicembre 2012, col coro del Dini, è stato premiato a Firenze in occasione del Trentennale dell’Associazione Cori della Toscana sia “come migliore esempio di coralità scolastica” Dal 2005 ad oggi è Direttore del Coro della Filarmonica pisana ed è una figura centrale della scena musicale e corale, con un legame storico con le diverse istituzioni cittadine.
Ben volentieri a questo punto, allarghiamo la nostra intervista anche a Flora Gagliardi e al Maestro Giovanni Del Vecchio
Flora Gagliardi, immagino che per seguire il progetto Orchestra Oltreconfine siano servite professionalità specifiche mirate, chi sono i collaboratori principali che avete scelto per portare avanti con voi questo progetto?
«Sì, e questo è un capitolo cruciale per la costituzione di una simile orchestra; per quanto riguarda “Oltreconfine” e soprattutto sull’aspetto delle docenze, all’inizio avevamo bisogno di alte professionalità musicali e didattiche, ma che avessero una visione non elitaria della musica e nessun cenno di protagonismo nel prestare la propria opera; il metodo che applichiamo, cioè il metodo Abreu di cui in seguito parleremo, è molto chiaro nell’insistere sulla peer education, cioè “educazione fra pari” dove i docenti si pongono come componenti anziani della stessa compagine orchestrale. Siamo partiti da un volontariato assoluto e si sono aggregati musicisti di varia provenienza, Conservatori, Orchestre, Scuole pubbliche, che hanno fatto da apripista per l’edificazione di una costruzione complessa come un ‘orchestra giovanile può essere; in seguito si sono aggiunti altri musicisti, più giovani, che sono andati a coprire docenze mancanti, vedi tromba, corno e percussioni e un doppio violino e un doppio violoncello, che hanno rinforzato le file e hanno portato la loro esperienza sul campo al servizio di un’entità complessa quale la nostra Oltreconfine. Da pari a pari».
Parliamone subito del rinomato Metodo Abreu. Perché avete scelto proprio questo tipo di insegnamento? Il metodo Abreu nasce in Venezuela nel lontanissimo 1975 ha ancora senso fare riferimento a questo modello?
«Antonio Abreu è un nume tutelare; all’epoca della nascita del suo Metodo, Abreu era ministro dell’economia del Venezuela, paese ricchissimo da sempre e da sempre afflitto da problemi di povertà estrema e soprattutto di emarginazione; la doppia competenza di Abreu, altissima, di economista e di musicista (fu un valente Direttore d’orchestra e anche compositore) gli fece intuire che se il popolo venezuelano continuava a essere spaccato in due realtà estreme non avrebbe mai trovato pace e prosperità effettiva; solo un linguaggio aggregante, univoco, non contestabile, artistico, democratico, cioè la musica, come del resto tutte le arti, poteva essere un fattore trainante verso una nuova coscienza civica e civile. E, rivolgendosi agli strati più negletti della società, i bambini e i giovani dei barrios e delle favelas, creò per loro le orchestre inclusive, gratuite, aperte a tutti, pacifiche. Da lì, poi, sono usciti fior di musicisti ora di fama internazionale come Gustavo Dudamel e Glass Marcano. Sembrava un sogno e Abbado fu affascinato da quel sogno e volle portarlo in Italia a cominciare dalla Scuola di Musica di Fiesole che si configurava come l’ambiente educativo più all’avanguardia per questo tipo di sperimentazione. Di fatto, in Italia, come nel resto del mondo occidentale, il progetto Abreu ha subìto infinite trasformazioni dovute in primis al contesto sociale di riferimento che mai è stato uguale a quello venezuelano. Tuttavia il messaggio profondo di educazione alla e con la bellezza resta condiviso ovunque; molte benemerite Associazioni italiane, (niente a che vedere mai con un ente governativo a partire dal Ministero che adesso si chiama “dell’educazione e del merito” e che, in questo campo, alcun merito non ha) si dedicano al contrasto della criminalità giovanile, della dispersione scolastica, della povertà educativa e non solo, alla facilitazione della convivenza multinazionale e multigenerazionale e a restituire oasi di benessere attraverso la musica e i suoi strumenti più importanti, come l’orchestra. È un’impresa difficile; dal mio punto di vista soprattutto perché noi partiamo da un fallimento: quello di non essere ancora capaci di condividere e costruire insieme una “normalità” di comportamenti, di azioni, di pensieri comuni; finché pensiamo di aver tutto da insegnare e niente da imparare possiamo solo soccombere. Ma continuiamo a guardare fiduciosi al magistero di Antonio Abreu e ne traiamo ispirazione».

Torniamo a dialogare con il Presidente Paolo Donati. Oltre a Flora Gagliardi e al Maestro Giovanni Del Vecchio, quali altri collaboratori avete scelto per portare avanti con voi questo progetto?
«Condivido quanto detto da Flora, e sottolineo soltanto che per la nostra Associazione era e resta fondamentale il lavoro volontario (i più erano scettici su questa possibilità), una scommessa vinta grazie al prestigio di chi ha cercato i musicisti dando per primo/i l’esempio. I nomi o si elencano tutti o si fa torto e tutti loro sono adesso non soltanto colonne portanti dell’Orchestra ma anche degli amici ai quali va tutta la gratitudine della San Tommaso in Ponte. Se devo portare un esempio voglio fare quello del giovanissimo insegnante di Violoncello, Alberto, allievo della Scuola superiore Sant’Anna, diplomato in violoncello, che in ogni condizione atmosferica l’abbiamo visto arrivare ogni venerdì a Putignano con la bicicletta, il violoncello a tracolla, la mantella se pioveva e sudato sotto il sole quasi estivo. Quale esempio migliore per tutti e primi tra tutti per i piccoli allievi?».
Un progetto davvero importante e necessario. Immagino però che non sarà stato facile partire. Servivano, i tutor, gli insegnanti, lo spazio e soprattutto tutti gli strumenti. Da cosa siete partiti?
«Delle persone si è detto. Della sede anche perché la scelta era stata per ragioni sociali e non solo la Scuola Primaria Moretti di Putignano. Ma come fare per un bene essenziale: lo strumento musicale? Ecco ancora fare richiamo ai fondamenti dei principi istitutivi della San Tommaso: il Riuso. Abbiamo lanciato una campagna in città : “dona lo strumento che non usi più”. Quanti hanno praticato musica e lo strumento è ormai in soffitta? Eravamo fiduciosi e non siamo stati smentiti: diversi hanno chiamato per informarsi e un numero importante ha donato strumenti fondamentali per orchestra: violino, flauto, clarinetto, lo scorso anno una tastiera a pianoforte. Altri strumenti che potranno servire in futuro. Ma certo non erano sufficienti e a questo punto è stato decisivo l’apporto di Unicoop Firenze con la Fondazione il Cuore si Scioglie che a gennaio 2024 ha supportato un crowdfunding che ha dato effettivamente la possibilità di iniziare un percorso acquistando altri strumenti: i primi sono stati i violoncelli e quindi il corno, la tromba ma soprattutto ci ha dato quella solidità che ha permesso di lavorare fino ad oggi sommandosi all’altro contributo decisivo che è stato dato dalla Fondazione Pisa con il sostegno al progetto Shaharazad».

Adesso, febbraio 2026, a che punto siamo?
«Siamo a pochi giorni dall’evento che chiude un primo ciclo. Due anni, e, se ci guardiamo indietro non crediamo al percorso fatto. Ai rapporti che si sono instaurati impensabili soltanto due anni fa. Spesso bisogna sognare e il Maestro Del Vecchio con Shaharazad ha voluto farlo. Abbiamo un corpo di 20 allievi dei quali poco più della metà sono con l’orchestra dal primo giorno e altri sono entrati in corsa nel progetto e ci sono riusciti grazie al lavoro paziente dei docenti. Del corpo docente possiamo dire che è una certezza. L’orchestra lavora in un contesto scolastico e certamente avrebbe necessità di una maggiore elasticità nell’uso degli spazi e negli accessi. Come ogni organismo che mette insieme un così variegato numero di persone ha bisogno di organizzazione e questa è fatta con il lavoro volontario di poche persone e certamente presenta limiti che devono essere superati. Sull’Orchestra nei mesi passati è cresciuta l’attenzione e il programma di scambi con Fiesole ha fatto crescere tutti quanti ponendoci anche interrogativi. Se devo dire con sacrificio e abnegazione di tutti abbiamo fatto un “miracolo” il cui esito sarà giudicato».
Del nuovissimo progetto Shaharazād, ne parliamo quindi con chi ha avuto il coraggio di sognarlo e poi coltivarlo, il Maestro Giovanni Del Vecchio. Ci racconti, Maestro, come nasce l’idea e quali sono le ambizioni?
«Il progetto nasce dalla mia idea di adattare questo immenso capolavoro sinfonico alla nostra “piccola” orchestra. L’argomento è affascinante e coinvolgente perché tratta di fiabe, di avventure, di coraggio, intelligenza e astuzia, riscatto femminile, insomma una miniera di argomenti “educativi” molto attraenti anche per bambini di età scolare primaria, contenuti in materiale musicale anch’esso di amplissima portata educativa: temi musicali indelebili, armonie bellissime, orchestrazione raffinatissima, infiniti spunti per l’apprendimento di elementi musicali teorici e pratici.

L’ambizione è quella di tenere insieme QUESTI bambini ancora a lungo. La crescita, si sa, fa cambiare le prospettive, e i rischi più grossi sono legati alle “distrazioni” che, crescendo, potrebbero indurre qualcuno di loro ad abbandonare questa attività. Ma, l’altra ambizione è anche quella di inserire nuovi strumenti – e quindi nuovi bambini e ragazzi – e dedicarsi a repertori sia “classici” che “moderni”, coniugando apprendimento e divertimento».
Per questo progetto – chiedo a Flora Gagliardi – sono state messe in campo collaborazioni di altissimo livello, penso ad esempio alla Scuola di Musica di Fiesole, un’eccellenza indiscussa, che nonostante la vicinanza territoriale non aveva mai partecipato a iniziative nella nostra città
«Il progetto “Shaharazād”, finanziato tramite vincita di un bando della Fondazione Pisa, fra le azioni prevede quella degli “scambi culturali” ovvero contatti veri e veritieri con altre realtà accreditate nel campo dove anche Oltreconfine opera; chi meglio della Scuola di Musica di Fiesole? La scuola fin dai primi anni duemila, a seguito dell’endorsement di Claudio Abbado, si è fatta promotrice in campo nazionale di pratiche musicali inclusive e innovative e via via negli anni è riuscita a costituire ben quattro Nuclei orchestrali che insistono sui quartieri più problematici e disagiati di Firenze: Le piagge, Sorgane, Isolotto, Le cure. Abbiamo preso esempio su molti aspetti dall’operato della SMF: il metodo di lavoro, il contesto, e non ultimo la formazione continua dei docenti delle orchestre inclusive. I docenti di Fiesole hanno conseguito Master di specializzazione specifica promossi dalla stessa SMF insieme con varie Università Statali italiane e quindi ne sono uscite professionalità nuove e coerentemente orientate. Nel suo piccolo anche ”Oltreconfine” ha istituito una formazione docenti chiamando i docenti formatori dell’Associazione In-Armonia di Firenze, i quali, si sono a loro volta formati a Fiesole. Inoltre, e forse stiamo realizzando un sogno anche noi, le originarie Orchestre dei Nuclei di Firenze si uniranno alla nostra per eseguire, alla pari, Shaharazād. Questo è motivo di grande orgoglio, e di non poche preoccupazioni logistiche, da parte nostra: diamo la possibilità vera ai nostri bimbi di uscire dai confini del proprio quartiere, di incontrare coetanei che fanno altrove la stessa esperienza, garantita dall’eccellenza della SMF, e in ultimo avremo a Pisa per la prima volta la presenza di una delle Istituzioni musicali italiane che anche all’estero ci invidiano, ma, si sa, nemo propheta in patria. E noi, quindi, andiamo Oltreconfine».

Sabato 28 febbraio ci sarà il debutto di Shaharazād nella Chiesa di San Paolo a Ripa d’Arno, Maestro come si stanno preparando i giovani musicisti e quanto è alta l’emozione per loro?
«L’idea di Shaharazād era senz’altro ottima, ma per adattarla musicalmente alle esigenze di un’orchestra, appunto, “piccola” e neonata c’è stato bisogno, in prima battuta, di un grande impegno “compositivo”. A questo ha pensato il giovane validissimo compositore fiorentino Gianmarco Contini, – già mio studente di Lettura della Partitura al Conservatorio “Cherubini” di Firenze e oggi impegnatissimo nel mondo della musica applicata alle immagini – Contini ha realizzato una partitura in tre movimenti, partendo ovviamente dal lavoro di Rimskij Korsakov, una partitura, sì, semplificata, ma di notevole impegno ed effetto sonoro. Successivamente, c’è voluto un esteso lavoro sia di lezioni di strumento – affinché i piccoli imparassero davvero a suonare – sia di “insieme”. Prove serrate a cadenza settimanale, e a volte anche di più, due trasferte per poter effettuare prove “congiunte” con i Nuclei di Fiesole, lavoro di approfondimento anche sugli “effetti” sonori che un’orchestra può creare, se ne sentiranno degli esempi nel concerto-spettacolo che abbiamo allestito, e altro ancora. Un grande lavoro che ha coinvolto i validissimi musicisti-professori che per questa occasione si mostreranno nella duplice veste di insegnanti e di professori d’orchestra, perché suoneranno a fianco dei loro piccoli allievi. Più dell’emozione, quello che ci proponiamo di realizzare è un vero e proprio “esempio” di vita e di educazione: la musica in Italia è troppo sottovalutata, soprattutto nei percorsi scolastici, mentre ci sarebbe veramente bisogno di un coro in ogni scuola e di un’orchestra in ogni quartiere!».
Terminiamo questa stimolante intervista, ricca di spunti di riflessioni, chiedendo al presidente Paolo Donati quali prospettive future aspettano l’Orchestra Oltreconfine?
«Dopo ogni evento della “nostra” orchestra comunque vada usciamo sempre emozionati e caricati. Così è stato fin dalla prima lezione aperta. Magicamente si annullano le preoccupazioni, i sacrifici, le difficoltà oggettive e ripartiamo. Questa volta l’asticella è stata posta molto in alto e dobbiamo esser capaci, come promotori, tutti, di esaminare i punti di forza e di debolezza, saper coinvolgere se necessario altre realtà presenti in città, per dare stabilità e operatività all’Orchestra. Dopo la pausa di una settimana per ricaricare le energie sia i docenti che i giovani allievi, e le loro famiglie, il 13 marzo l’orchestra riprenderà le lezioni e annunceremo il nuovo percorso.
Grazie a Tuttomondonews per l’attenzione che ci ha dato».
Siamo noi che ringraziamo Paolo Donati, Flora Gagliardi e il Maestro Giovanni Del Vecchio per il tempo che ci hanno concesso e la loro disponibilità. Lunga vita all’Orchestra Oltreconfine e un grande in bocca al lupo per il debutto di Shaharazād, che ricordiamo sarà il 28 febbraio alle ore 16:00 alla Chiesa di San Paolo a Ripa d’Arno a Pisa
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