Il Caffè
Iniziamo dal caffè, la famosa bevanda. Le sue origini sono molto controverse e assai antiche.
Tralasciamo tutte le varie ipotesi sulla conoscenza dei chicchi di caffè e andiamo direttamente alla nascita della bevanda. A fine medioevo il suo uso era già molto diffuso in tutto l’impero islamico.
In Europa le notizie sulla bevanda e sui suoi straordinari benefici arrivano attraverso i mercanti ma anche e soprattutto grazie ai racconti degli scrittori/viaggiatori che descrivono con minuzia di particolari i pubblici caffè dove le persone, senza nessuna distinzione di casta o religione – fenomeno assai sconosciuto in Europa – si trovano per consumare il caffè restando per molto tempo a parlare e guardare i passanti. Narrano dell’aroma, delle proprietà energetiche della bevanda e come questo riesca a “risvegliare le anime e l’intelletto”.
I mercanti iniziano a portare in Europa i famosi chicchi di caffè e intorno alla fine del seicento la penetrazione musulmana in Europa contribuisce definitivamente alla sua diffusione.
Come ogni novità che si rispetti il caffè crea due fronti molto agguerriti. I sostenitori delle tante e benefiche qualità e i detrattori – che furono soprattutto medici e speziali – che cercarono di contestarne l’uso poiché nocivo alla salute. Le facoltà di Medicina e i farmacisti furono i più decisi oppositori della nuova bevanda, ma come tutti noi possiamo facilmente immaginare la loro causa non ebbe la meglio.
Il caffè divenne una bevanda molto alla moda, e si diffuse con una rapidità incredibile. La caratteristica più eclatante fu la sua democraticità poiché non era una bevanda a uso esclusivo di una classe sociale o di un determinato ambiente.
Nelle corti e nei palazzi era apprezzatissimo: dai Granduchi di Firenze, alla corte di Re Luigi XIV, all’Austria e non solo; ma allo stesso tempo le prime realtà pubbliche dove consumare il caffè – le famose “Botteghe del caffè” – riunivano clienti di diversa e variegata estrazione sociale, spesso persone di strada.

Le Botteghe del caffè
Le botteghe del caffè sono le antesignane di quello che poi saranno i Caffè Letterari. Le prime nascono nelle città con una spiccata indole per il commercio, soprattutto il commercio con l’oriente. A Venezia, la prima bottega del caffè viene fatta risalire al 1640, poi a Genova, Napoli, città con porti importanti e molto trafficati. Allargando lo sguardo all’Europa le troviamo a Londra (1662) a Marsiglia (1671) e l’anno successivo a Parigi, a Vienna dove di li a poco viene introdotto il “caffè viennese” che vede l’aggiunta di latte e miele. Le prime Botteghe del Caffè hanno davvero poco in comune con l’immaginario dell’elegante Caffè letterario ottocentesco, luogo di ritrovo di intellettuali, professori, poeti, artisti e patrioti. Le prime botteghe del caffè, infatti, sono modeste e frequentate da personaggi spesso di dubbio rigore morale. Goldoni nella sua famosa commedia “La bottega del caffè” del 1750, ambientata, appunto, a Venezia, mette in scena tra i personaggi: mercanti e gentiluomini ma anche ballerine, biscazziere, camerieri, birri e garzoni. Un’umanità variegata le cui vicende girano e si intrecciano all’interno della bottega.
I caffè Letterari
Dalle botteghe del caffè ai Caffè Letterari il passo è più breve di quanto si possa immaginare. È certamente vero che l’aspetto e le descrizioni che ci sono giunte fanno sembrare i due ambienti molto diversi tra loro, ma sostanzialmente perché diversa è la società.

Dal seicento al settecento la società europea è molto cambiata e i caffè letterari sono lo specchio di questa tramutazione. Nella società settecentesca le classi aristocratiche passano molto del loro tempo tra salotti letterari, salotti mondani e talvolta anche nelle accademie. Alcuni, diventano molto famosi e frequentati. Nei salotti letterari la lettura e la cultura sono al centro dell’incontro, sovente sono invitati scrittori, pensatori e intellettuali molto noti. I caffè letterari però si caratterizzano e si differenziano dai salotti perché rappresentano uno spaccato ampio della realtà, poiché la loro frequentazione è libera, chiunque può entrare e sostare più o meno a lungo e prendere parte a ciò che vi accade, diversamente, invece, tutte le altre realtà (salotti, accademie) sono ritrovi ai quali si può partecipare solo su invito e rappresentano, quindi, solo una fetta della società: aristocratici e/o personaggi molto in vista. I caffè letterari sono, forse inconsapevolmente, molto più democratici.

Come abbiamo già messo in evidenza, le botteghe che nascono nel corso del seicento, sono spesso locali modesti, non dimentichiamo che nascono nei pressi dei porti dove arriva il caffè e i primi frequentatori sono quindi le persone che abitualmente frequentano i porti, ma, come l’abitudine alla nuova bevanda prende piede – intorno alla fine del seicento – e i consumatori diventano sempre più numerosi le botteghe si ampliano e spesso si arricchiscono di addobbi sobri ma eleganti.
Anche in occidente, così come in oriente già era costume, la bevanda del caffè venne presto abbinata alle facoltà della mente. Fu così che artisti, poeti, letterati ma spesso anche filosofi, politici e sovversivi ne fecero largo uso e diventarono ben presto i maggiori frequentatori dei locali che lo servivano.
Ed è con l’avvento del settecento che i Caffè Letterari nascono in tantissime città europee e italiane. È un continuo fiorire di locali, molti dei quali faranno la storia.
In Europa si ricorda il Cafè Procope – probabilmente il primo caffè di Parigi – siamo nel 1686 nel quartiere di Saint-Germain, fondato, in realtà, da un italiano, palermitano per la precisione, Francesco Procopio Custelli (poi Coltelli). Ancora in Francia il Cafè Tortoni, il famoso Cafè Anglais. A Londra il Cafè Royal, a Vienna il Cafè Mozart, a Praga il Narodin Kavarna, il Metro, a Barcellona il Cafè Quattro Scale.
In Italia il primo sorge a Venezia. Siamo nel 1720 e si trova in Piazza San Marco. Il suo nome è Venezia Trionfante ma presto diventerà Caffè Florian. In ordine nascono:
- Caffè Greco a Roma -1760
- Caffè dell’Ussero a Pisa – 1775
- Caffè Pedrocchi a Padova -1831
- Caffè Savini a Milano -1867
- Caffè Gambrinus a Napoli – 1860
- Caffè Michelangelo a Firenze- 1860
- Caffè Giubbe Rosse a Firenze – 1897
Il valore dei Caffè letterari
Ma perché ancora oggi a distanza di oltre due secoli è interessante e ha senso parlare dei Caffè Letterari?
Innanzitutto partiamo dal loro valore storico. La storia non è fatta soltanto di nomi, date, guerre e battaglie. La storia culturale, oggi, ha acquistato rilevanza e ha un peso significativo all’interno della storiografia. La storia culturale si occupa delle idee che circolano, delle abitudini che cambiano e di come la gente comune interpreta la realtà. È una storia “viva”, che cerca di ricostruire il sapore e il senso di un’epoca. In quest’ottica lo studio o anche un semplice approfondimento su quello che sono stati i Caffè Letterari è fondamentale.
La nascita dei caffè letterari in Italia è un fenomeno affascinante e come abbiamo visto risale al settecento, il secolo dell’Illuminismo. In quell’epoca la cultura è appannaggio degli aristocratici e pertanto chiusa nelle accademie e nei palazzi nobiliari; con l’arrivo del caffè, i locali pubblici diventano un nuovo palcoscenico della libera discussione. Oggi è difficile cogliere la portata innovativa dei caffè letterari nelle società dell’epoca. Pietro Verri scriveva “In una bottega di caffè si radunano varie persone, e quivi si legge, si ragiona, si parla della pace e della guerra, di commercio, di nuove scoperte, di letteratura.” All’interno di un caffè si trovavano avvocati, nobili, giovani universitari ma anche mercanti, artisti, poeti, patrioti e garzoni. Una commistione di classi sociali e livelli culturali. Il caffè letterario è il primo vero proscenio democratico in una società ancora rigorosamente classista.
I caffè letterari più rinomati acquistano, nel tempo, specifiche peculiarità. Alcuni diventano i punti di ritrovo per scrittori, altri per pittori di una determinata corrente artistica (macchiaioli, futuristi) altri ancora, soprattutto durante il Risorgimento, diventano dei veri e propri centri di rivoluzione. il Caffè Michelangelo a Firenze, il Caffè Greco a Roma, il Caffè dell’Ussero a Pisa diventano covi di patrioti e artisti.
I Caffè Letterari simbolo della Rivoluzione
Qui si pianificano i moti rivoluzionari. In questo periodo, il caffè smette di essere solo un luogo di svago elegante per diventare la “sala operativa” dei patrioti che sognano l’Italia unita. Durante l’occupazione straniera (austriaca al nord, borbonica al sud), infatti, i caffè sono gli unici luoghi dove ci si poteva incontrare senza destare troppi sospetti immediati, anche se sono costantemente sorvegliati dalle spie della polizia. Talvolta nelle città c’era un caffè per gli occupanti e uno per i patrioti. A Venezia, i militari austriaci frequentano il Caffè Quadri, mentre i patrioti veneziani si ritrovano al Caffè Florian sul lato opposto della piazza. Entrare in uno o nell’altro era una vera e propria dichiarazione politica.

- Il Caffè Pedrocchi (Padova): È forse il simbolo massimo. L’8 febbraio 1848, un colpo di pistola sparato da un soldato austriaco all’interno del caffè (il foro è ancora visibile nella Sala Bianca) scatenò la rivolta degli studenti universitari contro l’Austria. È passato alla storia come il “Caffè senza porte” proprio per la sua apertura ideale verso il popolo e le idee.
- Il Caffè Michelangelo (Firenze): Situato in via Larga (oggi via Cavour), divenne il quartier generale dei Macchiaioli, ma anche un centro di accesi dibattiti politici. Qui gli artisti, molti dei quali avevano combattuto come volontari nelle guerre d’indipendenza, univano la rivoluzione dell’arte a quella della patria.
- Il Caffè dell’Ussero (Pisa): Nel 1839 ospitò il primo Congresso degli Scienziati Italiani, un evento che, sotto la scusa della scienza, servì a gettare le basi culturali dell’unità nazionale. Per sfuggire alla censura, nei caffè si usava spesso un linguaggio metaforico. Ordinare un “caffè bollente” o parlare di certi tipi di miscele poteva indicare la preparazione di un moto imminente o l’arrivo di notizie da Mazzini (che da Londra coordinava molte di queste reti).
Dall’arrivo dei primi chicchi di caffè nel 1600 ai moti rivoluzionari italiani, tante sono state le trasformazioni del costume e della società e i caffè letterari ne sono stati testimoni ma anche attori. Il primo palcoscenico pubblico e democratico è stato anche un catalizzatore di idee e grazie all’aiuto della nuova bevanda che “sveglia l’intelletto” e stimola la mente, a differenza dell’alcol che intorpidiva i sensi e annebbiava i pensieri, il caffè letterario diventa spesso un coacervo di interessi, discussioni, approfondimenti. Al caffè si trovano i giornali – spesso anche quelli censurati – che talvolta vengono letti a voce alta, anche per chi non sa leggere, e successivamente si discutono le notizie. A voce alta, o quando necessario a voce bassissima. Si discute e se serve si cospira. Pietro Verri scrive sulla sua rivista “Un caffè è un luogo dove si leggono i fogli pubblici, dove si sta uniti e dove il piacere della conversazione è unito al vantaggio delle cognizioni.“
Oggi, guardare indietro ai caffè letterari del Risorgimento non deve essere un esercizio di sterile rimpianto. Se la nostalgia ci spinge ancora a scrivere e a leggere di questi luoghi, è perché essa possiede una funzione vitale, quando un viaggiatore entra in uno dei Caffè Letterari ancora vivi e pulsanti – penso al Caffè dell’Ussero o al Caffè Pedrocchi – e si aggira per quelle sale ancora colme di fascino e ricche di storia, con foto, documenti e giornali appesi alle pareti, rivive quella passione civile e quella scintilla che proprio in quel luogo e tra quei tavolini ha trovato casa. I Caffè Letterari con la loro storia non sono solo ricordi ma sono parte della nostra memoria, sono qualcosa di prezioso che ci appartiene.
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