Fabrizio Bartelloni ci svela il concetto di giustizia nell’opera di De Andrè
Oltre la toga, l’uomo, un viaggio tra diritto e anima nelle note di Faber.
In un panorama editoriale spesso freddo, “Al vostro posto non ci so stare” di Fabrizio Bartelloni (Pacini Editore) brilla come un’opera necessaria. L’autore, ex avvocato penalista e magistrato onorario, non si limita a un’analisi tecnica, ma trasforma il canzoniere di Fabrizio De André in una bussola etica per navigare le tempeste della giustizia moderna.
Una rara gentilezza d’animo.

Autore: Fabrizio Bartelloni Editore Pacini Uscita: 2025 Genere: Saggistica Pagine: 144 Lingua: Italia
Al vostro posto non ci so stare – dei delitti e delle pene secondo Fabrizio De André è un saggio che analizza, scandaglia e segue gli itinerari percorsi da Fabrizio De André nell’affrontare i temi della legge, della giustizia e della pena. Il volume è patrocinato oltre che dal Museo di Viadelcampo29rosso anche dalla Camera Penale di Pisa.
Oltre alla riconosciuta statura professionale, ciò che rende questo libro un’esperienza autentica è la bellezza e la profonda gentilezza d’animo che Fabrizio Bartelloni possiede e che ho avuto il privilegio di conoscere personalmente. È proprio questa rara sensibilità umana a permettergli di scrivere con una “pancia” e un cuore che raramente si trovano nei testi giuridici. Bartelloni non osserva gli ultimi dall’alto, ma si mette “al loro posto”, portando sulla pagina quella stessa umanità che De André metteva nelle sue strofe.
La giustizia tra sbarre e speranza.
Il saggio affronta i temi più scottanti del nostro sistema con una lucidità disarmante: L’emergenza dei suicidi. Il testo riporta il dato tragico dei 91 suicidi in carcere nel 2024, ricordandoci che queste persone sono “vittime di un sistema che non funziona”.
Attraverso l’analisi di brani come Un giudice o Il testamento di Tito, Bartelloni mette a nudo l’ipocrisia di una legge che, applicata in modo astratto, dimentica la pietà e la dignità dell’individuo.
La voce degli esclusi: Dalla tragedia del Miché alla Ballata degli impiccati, l’autore scava nel fango della colpa per trovarvi sempre, immancabilmente, l’uomo.
Il libro si chiude con un’apertura verso nuovi orizzonti, dove il senso della pena non è più solo castigo, ma riparazione e riconciliazione con la comunità.
Perché leggerlo?
“Le canzoni servono a formare una coscienza”, diceva Faber. Fabrizio Bartelloni ha raccolto questo testimone, offrendoci un libro viscerale e necessario. È un’opera che insegna a non restare “indifferenti” e a capire che, dietro ogni fascicolo penale, pulsa una vita che merita rispetto e una seconda possibilità.
In conclusione: Questo libro è il riflesso speculare del suo autore, colto, profondo e, soprattutto, immensamente umano. Un faro acceso sulle “cattive strade” della nostra giustizia che nessuno dovrebbe ignorare.
“Grazie Fabrizio, per avermi ridato speranza”.
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