Turchia tra civiltà, aromi e sapori

Turchia: il paese asiatico più vicino all’Europa, per ovvie ragioni geografiche e culturali, è anche il paese che quest’anno è stato ospite di “DolceMente”, la manifestazione dedicata al dolce, svoltasi alla stazione Leopolda di Pisa.

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Per conoscere un paese bisogna sapere cosa porta con sé: la cultura, le tradizioni, la lingua… insomma, analogie e differenze fra tale paese e il nostro. Cominciamo dai dati di base: la Turchia occupa la penisola dell’Anatolia, bagnata dal Mar Nero, dal Mar di Marmara, dal Mar Egeo e dal resto del Mediterraneo. Non dimentichiamoci la Tracia, lingua di terra europea sulla quale è edificata Istanbul.

Il sito www.turchia.it ci fornisce alcuni dati fondamentali: il territorio turco occupa circa 815.000 chilometri quadrati ed ospita al suo interno fiumi di estrema importanza storica come il Tigri e l’Eufrate. Il medesimo sito web offre definisce la Turchia come “culla della civiltà”; molti speculano assai su una definizione del genere, ma vediamo un momento le loro ragioni. In territorio turco si trova la città di Çatalhöyük, definita dal portale come “la più antica al mondo”. Opinione discutibile, ma effettivamente gli storici pongono la nascita del sito nel 6.500 a.C.; secondo alcuni la città aveva una popolazione di circa 6000 abitanti, e gli stessi indicano il 5000 a.C. come data più probabile dell’abbandono della zona da parte dei residenti.

Non possiamo non citare l’epoca romana; a partire da due secoli prima di Cristo e fino alla scissione in due dell’Impero, i cittadini toscani – anacronisticamente parlando – erano tecnicamente connazionali degli abitanti di Istanbul.

E poi la moneta: in quanti sapevate che in Turchia si utilizza la lira? Cari nostalgici della numismatica, se rimpiangete la graziosa, vecchia lira italiana, pensate che a Istanbul potete fare i vostri acquisti con un bel pacchetto di lire… turche. Esatto, quelle italiane sono fuori corso anche lì. Rimettetele nell’album.

In terra turca potreste concedervi uno spuntino con delle ottime falafel, pranzare con un Imam Bayildi (melanzane farcite), cenare con una zuppa di yogurt e bere un ayran, bevanda tipica a base di yogurt, acqua e sale. Suona strano al palato di un europeo, ma secondo i turchi è speciale… l’unico modo per farsene un’idea è provarla.

imagesNaturalmente si trova anche una vasta tradizione dolciaria e pasticcera, un enorme albero che trova le proprie radici nell’Asia Centrale fino al Mediterraneo passando per i Balcani, immerse in un humus ottomano che contribuisce a fare della cucina turca un sunto di culture e tradizioni, testimoniate da una enorme varietà regionale: si passa dal baklava, pasta sfoglia bagnata di sciroppo dolce con frutta secca, al künefe, spaghetti di pasta con formaggio e gelato alla vaniglia; sutlac, cezerye, kazandibi… rimanendo a Istanbul si possono assaggiare al Keyf-i Mekan, nei pressi del Gran Bazaar, in un edificio millenario che ospita un locale dove la genuinità di casa incontra i palati più svegli; e magari un salto da Haziz Mustafà, che in Anatolia è famoso per la qualità dei prodotti, ed è rinomato in particolare per la baklava al pistacchio.

La Turchia regala molto dal punto di vista turistico: siti archeologici importanti del calibro di Efeso, Alicarnasso, Troia, Pergamo e molti altri, i cui nomi ci suonano familiari grazie ai racconti greco-romani e alla Bibbia; siti religiosi, come la Moschea Blu, la Basilica di Santa Sofia, la Moschea di Solimano e via discorrendo.

Non possiamo dimenticare il già citato Gran Bazaar di Istanbul. Attivo dal 1461, accoglie 4000 botteghe distribuite lungo un intricato sistema di corridoi per un’ampiezza di 200.000 chilometri quadrati. Il Gran Bazaar è importante in quanto si può considerare il primo grande magazzino della storia; le carovane affluivano all’interno scaricando le merci direttamente nella strada dedicata al tipo di mercanzia per la quale si trafficava. Vi sono botteghe di orefici, venditori di scarpe, tappeti, lampade, maioliche e quant’altro, e oggi come allora potete portarvi a casa uno stupendo pezzo di arte turca direttamente da un luogo dove il commercio assottiglia il confine che lo separa dal cosmo artistico, spesso fondendosi con esso.

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I turchi, citando www.iloveturchia.it, sono “quell’insieme di popolazioni parlanti le lingue turche della superfamiglia delle lingue altaiche, diffusi essenzialmente nell’Eurasia centrosettentrionale e nella moderna Turchia”. Queste lingue, un tempo definite genericamente “turche”, comprendono tutta una serie di idiomi che sembrerebbero non aver nulla da dividere con l’Europa: sotto la famiglia delle altaiche rientrano, oltre al turco, il mongolo, il kazaco, l’usbeco, il manciù e derivati; ma ecco che sotto la famiglia delle uraliche compaiono il finlandese, l’ungherese, l’estone e così via. La denominazione “uralo-altaica” è tuttavia piuttosto discussa.

Il turco, stando alle conclusioni tratte fino ad oggi, ha molto più da spartire con il finlandese rispetto a ciò che condivide con l’arabo. Ve lo sareste aspettato?

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Tocchiamo ora un punto che potrebbe essere dolente per molti italiani, legati all’immarcescibile moka e all’espresso: il caffè turco o kahve. I turchi, popolo ospitale, amano affermare che “bir kahvenin bin yil hatiri vardir”, cioè “un caffè turco si ricorda per mille anni”.

Il kahve è consumato in gran parte dei Balcani e ha un modo peculiare di essere preparato: si mette della polvere di caffè in un “cezve”, recipiente di ottone, e vi si butta dell’acqua sopra che, a fuoco lento, sarà portata ad ebollizione per poi essere versata nelle tazze, riempite per metà. Dopo di che si ripete il processo riempiendo le tazze completamente. La cosa che potrebbe turbare un italiano è il fatto che il caffè non si filtra: il sedimento rimane ed è importantissimo per poter ottemperare alla sempiterna tradizione della lettura dei fondi di caffè.

I turchi amano rilassarsi e sono accoglienti. Non vi rifiuteranno una fumata di narghilè accompagnata da una tazza di kahve o di tè alla mela; la fumeria più famosa di Istanbul è la Erenler Çay Bahçesi, aperta dal 1716. I mercanti del Gran Bazaar si ritrovavano lì per farsi una fumata e discutere immersi in un’atmosfera che riporta alla mente le mitiche favole orientali delle Mille e una notte.

Se pensate di organizzare un viaggio in Turchia senza scordarvi del relax, non dimenticatevi di fare un salto in un Hamam, cioè in un bagno turco. Quello vero.

hammam-turks-badL’Hamam nasce per il retaggio romano di costruire bagni pubblici unito all’esigenza musulmana delle abluzioni rituali, con un occhio di riguardo per il quieto vivere. L’Hamam continua ciò che la decadenza dell’Impero Romano d’Occidente ferma: offre a tutti la possibilità di pulirsi e di socializzare; soprattutto nel passato ci si recava in un Hamam per mangiare, per organizzare eventi, per farsi un massaggio o, più prosaicamente, per mantenere alta la propria igiene.

Il pezzo forte di un Hamam è l’hararet, che è il cuore di un bagno turco: una stanza la cui temperatura oscilla dai 40° ai 50° e con umidità prossima al 100%. Ma un vero Hamam offre anche la pulizia della pelle, il massaggio a corpo e capelli, eccetera, tutto quanto nello stile dei padroni di casa. Un bagno consigliato da www.scoprireistanbul.com è il Kasımpaşa Büyük Hamamı, risalente al 1533, ancora frequentato dagli abitanti del posto, economico e con un occhio di riguardo alla storia.

Fermarsi in un paese per conoscerlo vuol dire anche apprezzarne la tradizione letteraria; lo scrittore Orhan Pamuk è il primo turco ad essere stato insignito, nel 2006, del Premio Nobel per la Letteratura. È autore di “Il Signor Cevdet e i suoi figli”, “Il libro nero” e altri titoli tutti accomunati dalla sua capacità di filtrare i fatti attraverso l’anima malinconica che caratterizza la città di Istanbul, che gli ha dato i natali. Altri autori degni di  nota sono Yashar Kemal, l’omosessuale Murathan Mungan e alcune della vasta rosa di scrittrici che l’Anatolia ci offre, come Adalet Ağaoğlu, İnci Aral, Füruzan e la più vicina, cronologicamente parlando, Buket Uzuner.

La cultura turca è esplosa anche in Germania, terra da anni prediletta dai turchi per i loro espatrii, dove si ha una vasta produzione in lingua tedesca da parte della comunità immigrata: tra gli altri, spiccano Emine Sevgi Özdamar, Alev Tekinay e la poetessa Zehra Çırak.

Largo spazio alle donne e ai “diversi” in una cultura che sorprendentemente ci appare aperta e con una tradizione tutta da scoprire, difficilmente riassumibile in poche righe. Se non sapete dove organizzare la vostra prossima vacanza, la terra di Istanbul, di Ankara e di Smirne può offrirvi molto.

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