Lautrec, luci e ombre di Montmartre

“Nella sua opera non si trova un solo viso umano di cui non abbia volutamente sottolineato il lato spiacevole (…) era un osservatore implacabile, ma il suo pennello non mentiva”

– (Arthur Huc) –

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Henri de Toulouse-Lautrec Monfa, conte di Albi (Albi, 24 novembre 1864- Parigi, 9 settembre 1901), è il protagonista della mostra in corso a Palazzo Blu: “Toulouse Lautrec. Luci e ombre di Montmartre”, visitabile dal 16 ottobre 2015 al 14 febbraio 2016. L’esposizione, organizzata da Fondazione Palazzo Blu e Mondo Mostre, con il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, della Regione Toscana e del Comune di Pisa, è stata curata da Maria Teresa Benedetti.
La produzione artistica di Toulouse-Lautrec fu ampia e notevole e la mostra intende fornire una panoramica completa dell’attività di un artista che fu interprete magistrale della sua epoca, la cosiddetta Belle Époque. L’ artista morì a soli 37 anni, dopo una vita condotta con sregolatezza, segnata dal vizio dell’alcool e dalla sifilide. Nonostante ciò, Henri de Toulouse-Lautrec fu un grande artista, che non aderì mai a scuole o correnti specifiche, ma che guardò ad altri artisti con l’intento di creare – riuscendoci – uno stile inconfondibile e personale.
Lautrec guardò in particolare all’arte di Edgar Degas, che conobbe nel 1884, e alle stampe giapponesi: del primo lo colpivano la precisione del segno, che definiva con incisività le figure, e le inquadrature ardite e anticonvenzionali, di tipo fotografico.
In Lautrec, tuttavia, come suggerito dalla curatrice Maria Teresa Benedetti in conferenza stampa, “non c’è la lucidità ferrea di Degas. Tratta lo stesso mondo, ma con un riso che ci ha consegnato la bellezza della vita”.
Delle stampe giapponesi, invece, Lautrec amava la sinuosità della linea, l’eleganza del disegno delineante personaggi e luoghi attraverso contorni essenziali, e la novità dei tagli compositivi e della prospettiva, che concentrava l’attenzione sulle figure in primo piano; questo influsso è visibile ad esempio nell’album di litografie intitolato Elles.
Scorrendo brevemente la vicenda critica relativa a Henri de Toulouse-Lautrec, a partire dalla fine del XIX secolo, sono diverse le voci che fanno riferimento alla capacità del pittore di cogliere il “carattere” del soggetto rappresentato, di spogliarlo di tutto ciò che è superfluo per restituire l’essenziale. Si avvicinava al soggetto del suo interesse senza pregiudizi o derisione per coglierne la vera essenza, anche quando iniziò a frequentare il mondo delle case chiuse.
Nato da una nobile e antica famiglia, Toulouse-Lautrec dimostrò fin da bambino un’inclinazione per il disegno e l’osservazione di ciò che lo circondava. Quando poi due cadute successive, all’età di quattordici e quindici anni, lo portarono a rompersi prima il femore sinistro e poi quello destro, arrestando così la crescita delle sue gambe, l’arte divenne lo strumento che permise al giovane Henri di superare la noia delle lunghe giornate immobili passate a letto, difficili da sopportare per lui che amava lo sport, correre e giocare all’aria aperta.

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Dal circo alle corse di cavalli, dai caffè-concerto al teatro, molti furono i mondi che affascinarono l’artista, osservatore attento dei protagonisti che animavano questi ambienti. Yves Guilbert, Loïe Fuller, May Belfort, Louise Weber (la Goulue) sono solo alcune delle donne che affascinarono il nostro artista e alle quale dedicò cicli di litografie e disegni. Secondo Giorgio Caproni proprio le figure femminili studiate e riprodotte da Lautrec danno la misura della sua forza, “una forza che gli ha permesso di essere l’interprete più acuto del fascino muliebre e della frivolezza che lo accompagna”.
La mostra a Palazzo Blu raccoglie più di 180 opere tra manifesti, dipinti, litografie e studi preparatori, provenienti da musei stranieri, quali il Musée Toulouse Lautrec di Albi, il Musée des Augustins e la Fondazione Bemberg di Tolosa, il Museo Puskin di Mosca, e musei italiani, come le Gallerie d’Arte Moderna di Ferrara e Milano; diverse sono poi le opere provenienti da collezioni private.

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L’esposizione è organizzata in cinque sezioni tematiche.
La prima, “Le star – luci e colori di Montmartre”, è dedicata ai protagonisti, ballerine, cantanti, attori, che animarono il quartiere parigino. La sezione comprende alcuni famosi manifesti ideati dall’artista, litografie a colori e dipinti a olio su cartone.
La seconda sezione è intitolata “Il teatro, l’opera e lo spettacolo d’avanguardia” ed è incentrata sul mondo del teatro, di cui Lautrec era un assiduo frequentatore. L’interesse dell’artista non si concentra solo sugli attori e la messa in scena, ma anche sul mondo fervente di aspettative e tensione dei corridoi e delle quinte dietro il palco; nella litografia a colori La grande loge (1896) l’attenzione è invece sul pubblico, attratto dallo spettacolo della commedia più vera, quella delle convenzioni sociali.
La terza sezione, “Il grande pubblicitario”, informa dell’attività di Lautrec come ideatore di manifesti per pubblicizzare prodotti commerciali, riviste, testi musicali e opere letterarie, ambito nel quale contribuì a dar vita ad un nuovo linguaggio che sfidasse il gusto convenzionale borghese.
Maisons closes” è la quarta sezione dedicata al mondo delle case chiuse, in particolare alla serie di undici litografie colorate componenti il già citato album Elles (1896), nel quale l’artista racconta la vita quotidiana delle prostitute nella casa chiusa in rue des Moulins.
La quinta ed ultima sezione è intitolata “Nel segno. Le passioni” e comprende dipinti e litografie illustranti soggetti cari a Lautrec: i cavalli e le corse negli ippodromi, tema a lui caro fin dall’infanzia, ma anche gli animali, il circo, gli svaghi sociali o semplici momenti di vita, come l’acquerello Il granchio che mangia una razza (1893).
L’esposizione è arricchita inoltre dalle opere degli “Italiani di Parigi”, ovvero gli artisti che trassero ispirazione dal linguaggio e dalle tematiche di Lautrec, come Federico Zandomeneghi, Renato Natali, Serafino Macchiati, Giovanni Boldini, Pompeo Mariani.

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Date della mostra:           16 ottobre 2015 – 14 febbraio 2016

Orari:                                Lunedì-Venerdì 10.00 – 19.00

                                          Sabato-Domenica e festivi 10.00 – 20.00

Ingresso:                           intero € 10,00 con audioguida

  • ridotto € 8,50 con audioguida per: visitatori oltre i 65 anni e fino a 25 anni, portatori di handicap;
  • ridotto € 8,50 con audioguida per: convenzioni attivate;
  • ridotto € 7,00 per gruppi oltre 10 persone e fino ad un massimo di 25 persone comprensivo di sistema di radiocuffie (esclusa la prenotazione);
  • ridotto € 5,00 con audioguida il giovedì per: studenti e docenti Università di Pisa;
  • ridotto € 4,00 per i gruppi scuola, comprensivo di oneri per prenotazione e prevendita pari a €1,00 e  sistema di radiocuffie;
  • gratuito comprensivo di audioguida per: giovani fino a 8 anni accompagnati da familiari, un accompagnatore per ogni gruppo, due accompagnatori per ogni gruppo scolastico (tre accompagnatori per i gruppi scolastici dell’Acquario di Livorno), un accompagnatore per disabile che presenti necessità, giornalisti iscritti all’albo, tesserati ICOM.

Info:
www.mondomostre.it
www.palazzoblu.org
www.toulouselautrec-pisa.it

Infoline e prevendita: informazioni mostra, prenotazioni visite guidate e laboratori didattici

Tel. +39 050 220 46 50 | info@palazzoblu.it
Catalogo:                          Skira
Ufficio Stampa:               MondoMostre – Federica Mariani
cell  + 39 366 6493235  tel. 06 6893806
e-mail: federicamariani@mondomostre.it

Elisa La Pietra

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