Dai dipinti al tatuaggio. L’arte di Stefano “Tosko” Casigliani

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Una scatto di Tosko durante un’estemporanea

Stefano Casigliani, in arte Tosko, è uno degli artisti più poliedrici del panorama pisano grazie alla sua capacità di saper spaziare dal dipinto in ogni sua forma al tatuaggio. Classe 1972, è attratto da sempre dai fumetti e i cartoon che diventano la sua prima forma d’arte sin da bambino. Si avvicina alla street-art e al mondo degli skaters della Milano underground per poi affiancare all’attività di pittore anche quella di tatuatore. Al tatuaggio si avvicina per caso, affascinato dall’idea di poter lasciare un suo dipinto attaccato alla pelle di qualcuno per sempre. Oggi ha uno studio di tatuaggi tutto suo a Tirrenia ed espone regolarmente attraverso delle personali in quelli che sono gli spazi espositivi 2.0 dell’arte contemporanea. In questa intervista, Tosko racconta la genesi della sua arte e cosa vuol dire essere un tatuatore al giorno d’oggi.

­Quando ha iniziato a dipingere e in che maniera è nata la sua passione per il disegno?

«Ho iniziato a dipingere da piccolissimo. Era il mio passatempo preferito quando tornavo a casa da scuola e nel tempo libero. Alle elementari ho iniziato a copiare le immagini di Snoopy. Per un periodo ho frequentato la scuola per fumettisti a Milano, però mi resi conto subito che non mi piaceva perché ti abitua a lavorare in maniera seriale. Preferisco lavorare in maniera autonoma senza necessariamente fare numero. Mi piace riprendere anche i miei vecchi schizzi e rielaborarli».

13342504_10209953336699721_546269441_nDa cosa prende spunto per i suoi lavori?

«Le ispirazioni mi arrivano dal quotidiano, tantissime dai miei più grandi hobby che sono lo snowboard e il wind-surf. Tantissime ispirazioni dai fumetti, i cartoon, dalla musica, dai luoghi, dalle immagini che ogni giorno si presentano davanti ai miei occhi».

Il mare quindi è la sua più grande passione? Vedo che è uno dei temi ricorrenti dei suoi dipinti.

«Esatto, non riesco a stare lontano dal mare. Ho vissuto a Milano, Trapani e Lucca, facendo svariati lavori ma poi ho deciso di tornare qui e stabilirmi a Tirrenia proprio per non stare lontano dal mare».

L’esperienza milanese in che maniera ha influito nella sua arte?

«Tantissimo. Lì mi sono avvicinato al mondo degli skaters, alla street-art e ai graffiti. Per me, che venivo dalla provincia, rappresentava un mondo tutto da scoprire e di continua ispirazione».

Le balene sono uno dei soggetti che più dipinge, cosa rappresentano?

«Sono un appassionato, ho fatto molte ricerche e le ho studiate con attenzione. Hanno una forma armonica, sono animali che vanno in profondità, si muovono in maniera morbida e le posso rielaborare facilmente. Un leone devi rappresentarlo per forza in maniera realistica mentre una balena si presta bene a diventare altro».

Balena1Un altro grande tema sono i rami fioriti e gli alberi, entrambi rimandano a delle ambientazioni orientali. Ci spieghi il significato.

«È sempre legato al mondo della natura, il movimento dei petali e i rami mi rilassa molto. L’albero unisce la terra, l’aria e l’acqua, rappresenta tutto. Il riferimento orientale è legato al Giappone; è un paese con una cultura che mi affascina tantissimo, basti pensare anche all’estetica dei giardini o alla minuzia che hanno i giapponesi nella realizzazione di qualsiasi cosa. Non ci sono mai stato ma è uno dei viaggi che prima o poi vorrei fare».

Tosko3Usa quasi sempre i pennarelli, perché li preferisce ad altre tecniche?

«Lavoro soprattutto con colori acrilici perché riesco a sfumarli molto bene e unirli insieme. Tendo a non diluirli mai, il colore mi piace puro. Li uso lavorando su più livelli e con vari spessori. Per un periodo ho usato dei colori a olio ma non è la stessa cosa. Gli acrilici li sento miei, come se lavorassi a china. È una tecnica che ho appreso e fatto mia alla scuola per fumettisti».

C’è qualche artista che ha influenzato il suo lavoro?

«Un artista che mi ha influenzato tantissimo è stato Giorgio Cavazzano, il disegnatore che ha rivoluzionato i fumetti Disney. Da lui ho appreso il gusto per le linee larghe e i bordi spessi delle figure. Per quanto riguarda la minuzia dei dettagli credo che l’artista che più mi abbia suggestionato sia stato Rick Griffin, il padre della surf-art e dei poster psichedelici degli anni ’60. Rimasi folgorato quando vidi per la prima volta la locandina di un concerto realizzata da lui, un disegno pienissimo in cui potevi perderti ma che era la vera rappresentazione di un mondo e di un immaginario».

In che maniera si è avvicinato al tatuaggio e quando ha sentito l’esigenza di fare arte tramite l’inchiostro su pelle?

«La passione per il tatuaggio l’ho sempre avuta, feci il primo a Milano a ventidue anni. Mi ha sempre incuriosito poter disegnare sulla pelle di una persona ma ho capito che potevo farlo nel momento in cui un amico tatuatore vide i miei disegni. In questo momento, soprattutto fuori dall’Italia, ci sono molti artisti che si stanno staccando dagli stili canonici e cercano di trovare nuovi stili del tatuaggio».

Tosko4Quali sono le differenze che può esprimere con una o l’altra arte?

«Non c’è nessuna differenza per me come approccio e importanza artistica. L’unica discriminante è che con una tela ho la libertà estetica e tecnica totale sul disegno, oltre a una fase preparatoria minore. Un tatuaggio invece richiede uno studio a priori del disegno molto più dettagliato, devi arrivare pronto davanti alla pelle e sai che non puoi sbagliare».

Per iniziare a tatuare ha imparato da autodidatta, ha avuto delle figure di riferimento, o ha fatto un corso?

«Ovviamente ho fatto il corso per prendere la licenza in Toscana ma le figure di riferimento nell’avermi insegnato quest’arte sono stati tre amici tatuatori che hanno lo studio qui Pisa da molto tempo prima che iniziassi. In studio s’impara tantissimo, come un tempo si faceva in bottega. Con loro ho partecipato anche a tantissime convention dove ho avuto la possibilità di osservare il lavoro di tanti artisti del settore. Devo ringraziare loro per avermi insegnato un mestiere che poi ho integrato con la mia arte».

Lei hai saputo ritagliarsi una fetta considerevole di quest’arte creando un suo stile preciso e riconoscibile. Pensando agli stili canonici del tatuaggio, quale preferisce?

«Mi piace il giapponese, anche se non lo tatuo, perché ha uno studio delle immagini grossissimo e un’associazione di soggetti che va per significati. Non puoi abbinare una carpa a un fiore se simbolicamente sono discordi. Apprezzo molto chi è innovativo e si sbilancia per rinnovare quest’arte; arrivare al minimalismo dev’essere un punto di arrivo e non una mancanza di voglia di fare».

Oggi il tatuaggio si è diffuso in maniera trasversale mentre prima era un’arte e un atto di nicchia riservato solo a una ristretta cerchia di individui. Pensa che la diffusione massiccia lo abbia snaturato?

«Ci sono i pro e i contro nell’aver sdoganato il tatuaggio. Da tatuatore posso dire che essendoci un numero maggiore di professionisti si alza la qualità perché devi distinguerti, specializzarti e aumentano le possibilità di tatuare. Il rovescio della medaglia è che si tatuano molte persone senza la consapevolezza dell’atto del tatuarsi».

Tosko5Si è mai rifiutato di tatuare?

«Si, soprattutto nel caso lavori che penso di non riuscire a fare al meglio. L’onestà intellettuale di rifiutare un lavoro credo sia un atto di rispetto verso chi mette a disposizione la propria pelle. Preferisco fare un numero minore di tatuaggi fatti al meglio che tanti di cui non mi riterrei soddisfatto».

Cosa le piace tatuare?

«Le balene (ride, nda)! Tatuo anche soggetti che mi portano i clienti ma nei limiti del possibile quando si può riprodurre su pelle. Certo, preferisco tatuare i miei disegni e personalizzarlo sempre in base all’idea del cliente».

Perché ha deciso di aprire uno studio a Tirrenia?

«L’idea dello studio a Tirrenia è nata perché sul mare. Mi piace l’idea che qualcuno possa venire al mare, mangiare un gelato o bere un caffè, e poi tatuarsi. È quello che farei io, è un’idea che trovo rilassante. Tra un tatuatore in città e uno al mare, sceglierei sicuramente il tatuatore al mare».

Crede che il mercato a Pisa sia saturo?

«Considerando la mole di tatuatori in altre città, il mercato a Pisa non credo sia ancora saturo. Oggi puoi tatuarti ovunque, la differenza è fatta dalla qualità. Credo sia un lavoro meritocratico, se lavori male nessuno viene da te».

ToskoStudioC’è cooperazione tra tatuatori o ognuno lavora indipendentemente dagli altri?

«A Pisa e in Italia non c’è una grande collaborazione o confronto fra tatuatori, non so all’estero. Ci si guarda da lontano forse per non entrare nel lavoro degli altri. Credo che confrontarsi con persone che fanno il tuo stesso mestiere sia importante, un atto di crescita, per me è stata importantissima la formazione con i ragazzi dello studio pisano che mantengo costante e assidua nel tempo».

Cosa significa per lei l’atto del tatuarsi?

«Per me rappresenta un modo per portarsi dietro un ricordo, una parte della tua storia, accompagnato da una visione estetica totalmente soggettiva di quel momento».

Antonio M. Zenzaro

 

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