Teatro Verdi chiuso fino a fine anno? Flash mob dei lavoratori

L’allarme dei lavoratori del Teatro Verdi arriva proprio nel giorno della prevista riapertura

PISA – Nella giornata simbolo della cultura che riparte, i lavoratori del Teatro Verdi di Pisa, attraverso un potente flash mob nella strada principale della città, a pochi metri dal Comune di Pisa, lanciano un allarme che non può lasciare indifferente la città.

Lunedì 15 giugno – sono passate da pochi minuti le 17 – Sonia Ciani intona l’aria della Regina della notte dal Flauto magico di Mozart, siamo in Corso Italia all’angolo con Via S. Martino e subito si fermano cittadini e curiosi. Tante persone, tutte con la mascherina e tutti a regolare distanza. Alla fine un fragoroso applauso. Qualche negoziante si affaccia per capire cosa sta succedendo. A seguire Paolo Pecchioli canta “La calunnia è un venticello” dal Barbiere di Siviglia di Rossini, una voce potente e una grande performance. Emozione e altri applausi per Ilaria Casai che canta “O mio babbino caro” da Gianni Schicchi di Puccini. Mentre ancora risuonano le note di Puccini, i lavoratori del teatro quasi all’unisuono esibiscono un cartello: “Oggi 15 giugno 2020 i decreti governativi prevedono la riapertura dei teatri e molti hanno proposto eventi nel rispetto delle disposizioni di sicurezza indicate. Il teatro Verdi di Pisa NO. Per questo siamo qui. I lavoratori della Fondazione Teatro di Pisa”

Un messaggio chiaro e al tempo stesso inquietante. I cittadini pisani, amano il proprio teatro e aspettavano questa data con impazienza. Durante il flash-mob abbiamo  Abbiamo notato ta i lavoratori incertezza, rabbia e talvolta sconforto. Per questo abbiamo deciso di lasciare la parola a loro.

«Oggi a seguito del decreto governativo dovrebbero riaprire i teatri. Ad oggi i lavoratori del Teatro Verdi di Pisa sono: una parte sta lavorando 3 giorni a settimana, una parte a casa in smart working (ma soltanto per pochi giorni a settimana) e il resto dei lavoratori a casa in FIS (Fondo Integrazione Salariale). La cosa ancora più grave è che manca ogni tipo di progettualità anche per il prossimo autunno, si pensa di lasciare tutto così fino a gennaio 2021. L’emergenza covid non è responsabile di tutto questo, abbiamo saputo che il Teatro di Pisa ha un deficit strutturale già da settembre 2019. Tutto questo è passato sotto silenzio e soprattutto sulle spalle dei lavoratori. dando come giustificazione che i lavoratori sono troppi e troppo costosi. Quale idea di teatro vogliamo portare avanti? E quale idea di teatro ha la nostra Amministrazione, il Consiglio di Amministrazione della Fondazione e la sua Presidente? Vogliamo soltanto un teatro di ospitalità o vogliamo un teatro fatto di progettazione con cartelloni di lirica, prosa e danza? La cultura in Italia rappresenta il 16% del Pil nazionale. C’è la volontà di fare cultura a Pisa?» (Michele Della Mea – Capo elettricista e disegnatore luci del Teatro Verdi di Pisa)

Chiediamo a Stefano Vizioli – Direttore Artistico Musicale del Teatro Verdi di Pisa – e organizzatore dell’iniziativa in corso.

Le intenzioni di questo flash mob sono di comunicare con la cittadinanza e riallacciare un contatto con la città o vuole lanciare un messaggio anche ad altri?

«Sicuramente nasce per riprendere il pubblico, il nostro pubblico che ci chiede cosa stiamo facendo, perché non riapriamo. Non dimentichiamo che il nostro pubblico è anche quello che ha rinunciato al rimborso per gli spettacoli che non sono andati in scena per l’emergenza covid e noi abbiamo raggiunto un “tesoretto” di quasi 20.000€ grazie al nostro affezionato pubblico. E’ anche per loro che abbiamo sentito l’esigenza di  organizzare quest’iniziativa. Oggi che tutti i teatri riaprono, i cinema riaprono, la cultura riparte, il Teatro Verdi è chiuso. Allora se non possiamo cantare sul palco, cantiamo per strada. La cosa importante è che il pubblico e i giornalisti sappiano che oltre le comunicazioni ufficiali,c’è un grande disagio. Un disagio forte a tutti i livelli. Per quanto riguarda me, è una sofferenza è creativa perché sento venir meno una realtà che è fatta di collaborazioni con il palcoscenico, con gli artisti, con altri teatri. Però sento anche una forte sofferenza tra il personale interno del Teatro: elettricisti, macchinisti, troppe persone sono a casa in cassa integrazione»

Direttore Lei è molto amato in città è riuscito a comunicare e ad entrare in sintonia con persone che  sono fuori dal circolo dei melomani, è riuscito a portare a teatro tanti giovani, inoltre ha portato a Pisa tanta innovazione in un settore, la lirica appunto, che spesso si pensa legato solamente alla tradizione, vorremmo quindi qualche rassicurazione sul suo futuro a Pisa

«Il mio contratto è in scadenza al 30 giugno. Questa è l’unica informazione che posso dare al momento. Per quanto riguarda, invece, il mio rapporto con la città,  abbiamo avuto il 17% in più degli abbonamenti per la lirica, tanti giovani sotto i trent’anni. Io ho molto creduto nel potere della comunicazione, sono andato tanto nelle scuole, ho lavorato, con i miei colleghi di teatro, con i bambini, il pubblico si conquista gradualmente, con passione, con tante conferenze e allo stesso tempo in maniera leggera, ma non superficiale. Questa è una delle cose che più mi ha gratificato in questo periodo pisano»

Elisabetta Ripetti Pacchini (biglietteria Teatro) commenta:

«La Presidente (Patrizia Paoletti Presidente del CdA della Fondazione Teatro Pisa – ndr) ha dichiarato che il personale è a casa in smart working, ma la realtà non è proprio così. I tecnici non sono in smart working, solo qualcuno di noi amministrativi lo è, ma soltanto per uno o due  giorni alla settimana. Oggi che finalmente potevano riaprire cinema e teatri, solo alcuni di noi sono potuti entrare in teatro, tutti gli altri sono ancora a casa, alternando fis e ferie. Purtroppo non vediamo prospettive, per questo siamo qui, oggi » 

Le altre testimonianze raccolte evidenziano i problemi dei lavoratori e la voglia di tornare in teatro. Durante il flash mob è circolato anche un volantino che riportiamo integralmente:

La cultura rimane in lockdown – I lavoratori del teatro di Pisa sentono di dover informare la cittadinanza della grave situazione a cui stiamo assistendo nella quale, dopo un primo reale momento di emergenza legato al covid-19 si è pensato di approfittare dell’opportunità data dagli aiuti governativi per ripianare un bilancio in negativo già dall’autunno del 2019. Oggi 15 giugno, giorno di riapertura di tutti i teatri, non ci è sembrato ci fossero le condizioni per festeggiare visto l’intenzione del CdA della Fondazione di non far ripartire le attività spettacolari fino al gennaio 2021. Invitiamo quindi la cittadinanza a partecipare a questo flash-mob che vuole sensibilizzare l’amministrazione comunale nei confronti delle difficoltà del mondo dello spettacolo dal vivo nella nostra città.

Parole pesanti. Una situazione gravissima. Forti disagi economici per molte famiglie.

Un teatro chiuso fino a fine anno, il nostro teatro Verdi chiuso, oltre a essere un problema occupazionale ed economico è una enorme perdita culturale. Una perdita in termini di formazione, per i ragazzi  che ogni giorno dell’anno animano il nostro teatro e i suoi portici, una perdita emozionale e culturale importante per tutta la città. Gli artisti non ci fanno solo divertire ma ci fanno pensare, riflettere, ci fanno vedere i problemi da altre angolazioni.

Terminiamo riportando un post di Silvano Patacca – Direttore Artistico di Prosa e Danza del Teatro Verdi di Pisa –  pubblicato ieri sera da un Teatro che purtroppo non era il Teatro Verdi:

E stasera, dopo tre lunghi mesi, finalmente ritorno in teatro ; non nel mio che, almeno per me, resta tristemente chiuso. “… quando si è prospettata la possibilità che già dal 15 giugno il pubblico avrebbe potuto rientrare nella nostra sala, abbiamo lavorato come matti per allestire un programma degno della tradizione che questo teatro vanta… Far capire ai cittadini che il teatro c’è, vive, che il pubblico può contare sul teatro. Siamo molto grati ai molti che hanno deciso di non chiedere il rimborso dei biglietti per gli spettacoli annullati in segno di vicinanza al teatro. L’unica cosa che può dare valore a questo gesto, e anche a chi ha optato per la richiesta del voucher, è cercare di riprendere la maggior parte degli eventi pianificati per i quali il nostro amico pubblico aveva acquistato il biglietto. Noi faremo tutto il possibile “. Queste sono le parole che avrei voluto sentire dai miei amministratori. Invece sono state pronunciate dal Sovrintendente di un altro teatro.

Pubblicato da Olivia Picchi su Lunedì 15 giugno 2020

 

 

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