Gli auguri istituzionali al Teatro Verdi

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Il compleanno di un teatro è un compleanno speciale, e quello del Teatro Verdi lo è a maggior ragione: non solo perché festeggiamo il traguardo di un secolo e mezzo di storia, ma perché questo palcoscenico rappresenta un punto di riferimento fondamentale per la vita culturale di Pisa.

Il Teatro Verdi, negli anni, ha proposto sempre – a ogni nuova stagione – programmi ricchi e grandi novità, non solo per quanto riguarda gli spettacoli: l’offerta spazia infatti dalle conferenze, ai festival, alle rassegne, agli eventi speciali, direttamente in sala, ma anche in altri luoghi della città e sul litorale. E la partecipazione della cittadinanza non delude mai le aspettative.

Non dobbiamo dimenticare poi l’intensa attività formativa che si rivolge a un’utenza ampia di tutte le età.

Non meno importante poi l’aspetto economico che ha visto chiudere l’ultima stagione con un attivo di 18.000 euro, grazie a una gestione oculata e grazie anche a un pubblico che premia le scelte artistiche del teatro e partecipa con grande interesse alla varie attività proposte. Aspetto, questo, tanto più lodevole in un periodo in cui si parla di crisi dei teatri.

Il Teatro è – e deve essere – una delle chiavi dello sviluppo sociale e il Teatro Verdi, con i suoi 150 anni di storia, ne è un esempio. La gestione accorta, i conti in ordine, la ricchezza dei programmi e, soprattutto, l’impegno di tutti coloro che a vario titolo sono coinvolti per mantenere vivo questo luogo così importante per Pisa, sono tutti elementi che concorrono a fare del Teatro Verdi una rarità a livello nazionale e di questo siamo profondamente orgogliosi. Il mio auspicio è che il Teatro Verdi possa continuare a essere il protagonista indiscusso della vita culturale cittadina e possa festeggiare ancora a lungo traguardi così importanti.

Marco Filippeschi, Sindaco di Pisa

Per la città di Pisa il centocinquantesimo compleanno del Teatro Verdi non può che essere l’occasione per una grande festa della Cultura. Una festa con cui celebrare un caro familiare, protagonista della vita di una comunità che non ha mai mancato di dimostrargli attaccamento ed affetto. Sentimenti meritati da un’istituzione che ha saputo mantenere, anche in anni difficili come quelli più recenti, qualità della programmazione, consenso del pubblico, capacità di produzione ed equilibrio economico. Un piccolo capolavoro in un’epoca segnata, altrove, da dinamiche ben diverse.

Ma il Verdi ha saputo essere ancora di più, divenendo punto di riferimento organizzativo e operativo della vita culturale cittadina, nei progetti più ambiziosi e riconosciuti – quali i festival che negli anni recenti hanno cominciato a scandire le stagioni della cultura pisana – come nelle attività più ordinarie e quotidiane. Un ruolo svolto al fianco delle istituzioni del territorio e del ricchissimo tessuto associativo, nostro patrimonio prezioso.

Questa attitudine, che è fatta innanzitutto di professionalità, sensibilità e disponibilità, si deve certamente alla passione di chi – amministratori, dirigenti e funzionari, operatori – ogni giorno spende le sue energie per il nostro teatro.

L’amministrazione comunale ha mantenuto, da parte sua, l’impegno a sostenere con la maggiore forza possibile questa vera e propria fabbrica di cultura. In un rapporto di reciproco affidamento è stato possibile affrontare una fase di consolidamento e rilancio.

Quale migliore occasione di questo 150°, allora, per un nuovo, ben calibrato, innalzamento delle ambizioni? La direzione artistica di Stefano Vizioli, nel campo fondamentale dell’attività lirico sinfonica, si sta già caratterizzando per un ulteriore sforzo di creatività e di apertura alla comunità e a nuove e più estese collaborazioni. Un segno in linea con i migliori auspici che merita di essere apprezzato.

Un ringraziamento speciale, infine, deve andare ai tanti appassionati che non hanno mai fatto mancare il loro sostegno al Verdi. Senza la loro vicinanza, le loro critiche e i loro entusiasmi, questa sarebbe una città infinitamente più povera. Sarà bello condividere questa occasione di gioia e amicizia.

Cominciamo indirizzando, tutti insieme, un affettuoso saluto: “Buon compleanno, caro Teatro!”

Andrea Ferrante

Assessore alla Cultura del Comune di Pisa

Sono fiero, oggi in modo speciale, di essere il Presidente della Fondazione Teatro Verdi, perché ricorre un compleanno altrettanto speciale per questo Teatro: il 150°!

Ringrazio voi tutti presenti oggi, e tutti quelli che nel corso di questo secolo e mezzo hanno lavorato per questo meraviglioso Teatro, e per le generazioni di pisani che lo hanno amato e affollato.

Dico sempre che il Teatro è la Casa nobile della comunità cittadina. Casa nobile perché è il luogo della manifestazione e della trasmissione della nostra cultura, è il luogo della tradizione per definizione, il posto da cui in modo privilegiato si tramandano i saperi dell’arte, dell’immaginazione, della musica, del gesto e di tutto quello che serve per essere persone e cittadini consapevoli.

In questo senso il Teatro Verdi, con la sua stessa architettura, con l’imponenza delle sue linee estetiche e la meraviglia dei suoi interni e della Sala Grande, posto nel cuore della città vecchia, è nel contempo luogo e simbolo. Baluardo contro la barbarie dei tempi.

Penso sempre a quello che hanno ascoltato, e che custodiscono, il palcoscenico e le mura stesse di questo Teatro, le arie, le musiche, le danze, le voci di migliaia di artisti, dei cori, dei nostri bambini, e credo che un teatro non sia mai solo, mai al buio. Vive con noi e per noi. Per la Città.

Vorrei abbracciare, nel ricordo e nella riconoscenza, tutti quelli che partendo da questo Teatro sono diventati famosi nel mondo e hanno dato lustro a Pisa, e per tutti Titta Ruffo. E tutti quelli, come gli Amici della Lirica, che con il loro amore e con la loro passione per il Verdi, sono tra i principali testimoni della sua tradizione.

Buon compleanno, caro vecchio, ma sempre giovane, Teatro!

Giuseppe Toscano

Presidente della Fondazione Teatro di Pisa

È per me un onore iniziare la Stagione 2017/ 2018 con il Concerto del Centocinquantenario del Teatro nella mia veste di direttore artistico del Verdi, un ruolo nuovo per me, in un luogo però familiare e carico di ricordi preziosi: il Verdi mi ha visto, più o meno in fasce, iniziare la mia carriera registica e a questo palcoscenico ho legato alcune delle produzioni a me più care.

Tanti artisti legano la loro storia e gli inizi della loro carriera a queste “mura felici”, ed è a questi amici, Patrizia, Roberto, Matteo, Francesca e Silvia che ho chiesto di venire a festeggiare un luogo che è anche una “casa” carica di affetti e memorie. Ad Enea e Claudio do il benvenuto nella speranza di averli ospiti sempre da noi.

Il programma scelto prevede una prima parte legata a Verdi, rappresentato nei suoi molteplici linguaggi espressivi, quello risorgimentale di Nabucco e Lombardi, quello intimo di Masnadieri e della “trilogia popolare” di Rigoletto /Traviata – manca Trovatore ma il pubblico lo vedrà completo in corso di stagione (e in occasione della sua recita domenicale, il 12 novembre, festeggeremo il giorno esatto del 150° compleanno del nostro Teatro) – e quello ormai “europeo” e avveniristico dell’età matura con il Don Carlo: quindi brani popolarissimi si affiancano ad altri meno prevedibili, ed è una grande gioia per me vedere che la Ciofi proponga l’aria dai Masnadieri, concepita da Verdi per Jenny Lind, “l’usignolo del Nord”, che Patrizia ha accettato di studiare appositamente per il concerto, non avendo mai debuttato nella parte di Amelia, dietro le mie sollecitazioni non solo di direttore artistico ma di melomane innamorato da sempre della sua arte squisita e della sua musicalità.

Con Roberto è stato un dialogo divertentissimo, mentre cercavo di acchiapparlo tra un aereo per il Giappone, una sala d’attesa in Cina, alcune prove in Bulgaria, in un dialogo a volte surreale: mi ha detto «ti canto tutto quello che vuoi purché non sia “il lacerato spirto” dal Simon Boccanegra perché non ne posso più di quell’aria»: quale migliore occasione allora di ascoltare il monologo di Filippo II dal Don Carlo, ruolo cantato da Roberto in tutto il mondo?

A Claudio ed Enea ho chiesto cosa volessero cantare e credo che Sgura per la prima volta si affacci al personaggio di Rodrigo di cui ci proporrà la scena del carcere dal Don Carlo e sono fiero che sia Pisa “madrina” del suo debutto. Enea ci offrirà il suo smagliante Duca di Mantova.

Sono felicissimo anche dei due brani non solistici, l’emozionante sinfonia del Nabucco e soprattutto il coro dei Lombardi “O signore dal tetto natio”, sempre un po’ oscurato dal più gettonato rivale “Va pensiero”, ma non per questo meno carico di emozione, pathos e profondità, vero banco di prova per il coro a cui si richiede una cura estrema del fraseggio, dei pianissimi e delle “mezze voci”. Il coro, anzi la fusione di più realtà corali cittadine, è composto da 160 artisti che legano la loro storia a Pisa. Credo che il concerto sia non solo un modo per festeggiare il Teatro, ma celebri la città stessa: questa festa non può che concludere la prima parte con il “Brindisi” della Traviata.

Più complessa la seconda parte con i brani dal Guglielmo Tell, nella traduzione italiana dal francese poiché in questa versione aprì il Teatro nel 1867. Opera avveniristica, visionaria, difficilissima e lunghissima, l’ultimo capolavoro di Rossini si pone nella storia della musica non tanto come un congedo dal passato ma come un ponte prezioso e misterioso con la musica del futuro, a partire da Wagner per toccare colori e architetture formali che si avvicinano a Mahler. Con il Guglielmo Tell l’intero mondo musicale europeo ottocentesco ha dovuto fare i conti, ed ancora adesso resta una pietra miliare dalle profondità abissali inedite e sconosciute.

Al gruppo dei summenzionati artisti si affiancano ora Silvia, Matteo e Francesca, ormai solisti affermati, ma nati da quella meravigliosa esperienza artistica ed esistenziale che ha rappresentato finora il Progetto Opera Studio. Sono felice che abbiano accettato di far parte del “concertone”, come ormai qui in teatro viene chiamata la manifestazione di oggi, e sono soprattutto orgoglioso che questi tre elementi, che erano dei “pulcini” quando si affacciavano alla lirica, grazie ad Opera Studio ora sono affermati solisti in campo nazionale ed internazionale. Anche loro quindi festeggiano la loro “casa” artistica e si uniscono a tutti noi, al preziosissimo maestro Barandoni e alla mano esperta del musicalissimo “pisano doc” Francesco Pasqualetti a capo della orchestra Archè, altra testimonianza concreta di come questa città sia fucina di eccellenze pronte a proiettarsi nel mondo musicale ed operistico internazionale.

Stefano Vizioli

Direttore artistico Fondazione Teatro di Pisa

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