“Sulla via della coscienza” – Intervista ai MIRIAM MELLERIN

Miriam Mellerin
– A breve uscirà il vostro secondo album in studio “Il Vizio”, Come mai questo titolo?

A dirla tutta, riprendendo alcune frasi che ritornano lungo l’album, volevamo intitolarlo “Quello che non c’è”. L’omonimia con l’album degli Afterhours ci ha però portati a riflettere in cerca di un titolo che riassumesse meglio lo spirito di questo lavoro. Si chiamerà “Il Vizio” perché ciascuna canzone è connessa con questo tema: parleremo di situazioni distorte, dove l’inadeguatezza dei ruoli e dei comportamenti porta ad alterare le percezioni e a confondere le nostre priorità. Oggi assistiamo a tanti esempi di inadeguatezza, dalla sfera famigliare a quella professionale, dalla gestione di situazioni private a quelle di politica sociale. Lungi dal voler “fare la predica”, ci limitiamo ad urlare il nostro disaccordo con lo stato attuale delle cose. Abbiamo bisogno di persone consapevoli, che sappiano prendere delle decisioni responsabili. Invece tutto sembra andare avanti per inerzia.

– I vostri testi portano una forte denuncia sociale, “bisogna ritornare sulla via della coscienza” è una delle frasi che più mi ha colpito del vostro album, cosa intendete per coscienza?

Come ti stavo anticipando, il fenomeno sociale più evidente ed allarmante è l’incoscienza. Qualche anno fa non avevamo molti contatti col mondo del lavoro, col “mondo dei grandi”, ma entrandoci dentro ci siamo accorti che anche qui c’è poca consapevolezza dei ruoli, dei valori, delle responsabilità. Tornare sulla via della coscienza è necessario per una società che, prima di poter cambiare, sia in grado di capire fino in fondo quali sono stati i propri fallimenti. Se non si è consapevoli di questo sarà impossibile cambiare, perché non saremo in grado di scegliere una alternativa valida per determinare il nostro futuro.

– Qual’è il messaggio che più vi preme passare con la vostra musica agli ascoltatori?

Credere sempre in una nuova possibilità, anche quando la crisi sembra essere irreversibile. “Non ci credi più? Ti resta tanto da vivere, e sorridere. Sorridi!”

– Miriam Mellerin è un gruppo che negli ultimi due anni è stato molto attivo dal punto di vista del live.
Qual’è il vostro rapporto con il live?

Fin dai primi vagiti di Miriam abbiamo concepito il live come la nostra priorità assoluta. Se non sai fare un bel live, non sai trasmettere bene il tuo messaggio, non sai fare un disco bello (in studio tante cose diventano ancora più difficili da passare a chi ascolta), quindi se non sai fare un concerto come si deve è meglio che ti fermi, e cerchi di risolvere quello che non va.
In questi anni abbiamo avuto la fortuna di suonare lontano da casa, che è l’esperienza migliore per maturare. Queste situazioni ti sbattono in faccia tutto l’insieme di ostacoli da superare per comunicare bene col pubblico. Grazie ai live abbiamo capito i nostri punti di forza, le nostre peculiarità, e abbiamo avuto l’occasione di imparare dai nostri errori.

– Qual’è il vostro approccio alla composizione?

Scrivere un nuovo pezzo è una esperienza che coinvolge tutti, soprattutto sul lato musicale. L’idea parte quasi sempre da una parte strumentale, che cerchiamo di sviluppare insieme, condividendo idee e ispirazioni. Suonare insieme in fase di arrangiamento è veramente stimolante, perché sovrapponiamo tutte e 3 i nostri modi di far musica, che sono ben diversi provenendo noi dal rock, dal jazz e dalla classica. Ci divertiamo a far interagire gli strumenti in modo flessibile, scambiandoci la funzione tematica e quella ritmica, o addirittura imbattendoci nel costruire delle polifonie/poliritmie sovrapponendo le nostre idee. Il rapporto umano che ci lega è qualcosa di irripetibile, e il modo che abbiamo di lavorare insieme è speciale allo stesso modo.

www.facebook.com/miriammellerin

B.S.

 

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