Il successo di “Sulle spallette alle nove”

Sulle spallette alle nove

UNA NOTTE PISANA RACCONTATA DA OTTO MANI

 spallette

Gli Ottomani. Non si tratta della riesumazione di un popolo conquistatore, né della scoperta di una nuova figura mitologica o di una chimera non meglio identificata. Gli Ottomani sono otto scrittori pisani (Fabrizio Bartelloni, Silvia Belli, Giulia Cecchi, Alice Marchetti, Sara Salomoni, Giovanni Vannozzi, Annalisa Pardi, Francesca Petrucci), di nascita o per acquisizione, le cui otto mani (otto e non sedici, perché una è la mano che scrive) hanno dato vita ad un romanzo collettivo ambientato a Pisa, “Sulle spallette alle nove, storia di una notte pisana”.

Ad ogni autore corrisponde un personaggio e una voce che scava un tortuoso tunnel all’interno della storia e che si intreccia con il passato e il presente degli altri personaggi. Otto amici conosciutisi a Pisa ai tempi dell’università si incontrano dopo dieci anni di quasi totale allontanamento; il pretesto è una lettera che Federico Degl’Innocenti invia a ognuno di loro, convocandoli sulle spallette, luogo che era stato il teatro della loro vita durante gli anni universitari.

“Quanto può pesare una busta da lettere? Venti, forse trenta grammi. Io me la sentivo come un sasso, nella tasca dei pantaloni.”

Che peso hanno le parole? E soprattutto, che peso può avere la parola scritta? E la parola non detta?

Se Pisa costituisce l’ambientazione del romanzo, è anche vero che potremmo estrapolare la storia da questo luogo e trasferirla in qualunque punto del mondo occidentale, così che il luogo rimane solamente una caratteristica della narrazione, mentre le personalità più o meno contorte dei protagonisti ne guadagnano la scena, affascinando il lettore e trasportandolo all’interno della storia, dandogli la possibilità di identificarsi in una di quelle vite o in un pezzettino di ognuna di loro. Gli argomenti trattati sono infatti universali e profondamente affrontati: dall’amicizia all’amore all’appartenenza sociale, alle difficoltà che l’uomo da sempre riscontra nell’accettare se stesso e nel farsi accettare dagli altri. 

“Respiro l’aria e cammino, guardo tutto nei minimi dettagli, assorbo. Sono un bambino in un parco giochi, sono un bambino che viene al mondo.”

La casa editrice MdS editore ha coraggiosamente accettato la sfida di questi otto autori prima ancora che il romanzo fosse scritto, conoscendone le capacità letterarie e riponendo fiducia nel loro potenziale, e il suo coraggio è stato sicuramente premiato.

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Abbiamo incontrato il curatore del libro, nonché uno degli autori, Fabrizio Bartelloni.

Come nasce l’idea di questo progetto?

E’ nata da un confronto con Sara Salomoni e Silvia Belli, che avevano partecipato a un’antologia di racconti di cui ero stato curatore, Pisani all’uscio, e con loro è venuta fuori l’idea di qualcosa di più di un’antologia, ovvero un esperimento di scrittura collettiva, che ci coinvolgesse a tutti gli effetti nella stesura di un testo unico. Da lì in una notte di Maggio io e Silvia Belli abbiamo elaborato la prima bozza di trama di quello che poi sarebbe diventato Sulle spallette alle nove.

Leggendo questo libro si evince il valore aggiunto che la pluralità di voci conferisce al romanzo, non riscontrabile in altri esperimenti letterari. E’ stato difficile coordinare otto menti e otto penne?

Non è stato sempre semplice, perché riuscire ad armonizzare otto stili e timbri diversi non è agevole, e allo stesso tempo non è facile per uno scrittore abituato a fare e disfare a proprio piacimento doversi limitare e adeguare alla scrittura altrui rinunciando anche a qualcosa di sé e di quello che avrebbe potuto essere il suo testo se l’avesse scritto in piena autonomia.

Sulle spallette alle nove ha esaurito subito la prima edizione, e in seguito anche la seconda. Eravate preparati ad un tale successo?

Sicuramente è andata oltre le più rosee aspettative, anche se a livello personale siamo stati molto contenti e soddisfatti del risultato raggiunto del testo finale, ma sicuramente non ci aspettavamo che fosse così apprezzato dai lettori.

 Avete in progetto un sequel o un nuova opera da creare insieme?

Ci abbiamo pensato perché l’esperienza è stata divertente, però al momento non ci sono progetti di scrittura collettiva in vista, anche perché credo che creare un seguito alle spallette avrebbe poco senso; però se ci venisse un’idea completamente scollegata da quella delle spallette non sarebbe da escludere.

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Vi osservo mentre vi avviate verso la strada. Per una volta non voglio stare davanti, per una volta voglio rimanere un po’ indietro e guardarvi, uno a uno; voglio vedere bene, con questa prima luce dell’alba, cosa siete diventati. Cosa siamo diventati.

 

Non aspettatevi il solito romanzo scritto da più mani dove la disconnessione dovuta agli stili differenti distorce e ostacola la lettura. Ci troviamo di fronte a un caso di pura fusione di penne, dove la diversità è riconducibile solamente ai caratteri dei protagonisti, e il risultato non è lontano da una chimera perfettamente equilibrata, un unico corpo con Ottomani.

Maria Cristina Impagniatello 

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