Stefano Berti ci racconta gli agricoltori

 

   La Terra raccontata da chi la ama, la accudisce e la segue ogni giorno

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Il nostro tema di questo mese è la terra, ma, la sezione Cucina parla spesso della terra come origine del cibo. La filiera corta, a km 0 è stata da sempre un nostro tema portante. Cosa si intende per km 0 se non un cibo vicino, sempre più vicino alla terra da cui è nato? Quindi questo mese dovevamo fare un passo in più, arrivare proprio alla terra e così abbiamo pensato di intervistare Stefano Berti, direttore provinciale della CIA (Confederazione Italiana Agricoltori) e  di approfondire con lui la conoscenza di un mondo che a volte sembra così lontano e distante dalla nostra tavola.

Buongiorno Stefano,  potrebbe fare per i nostri lettori una presentazione a grandi linee del lavoro svolto dalla CIA?

La Cia è un’associazione di categoria che si prefigge di tutelare gli interessi dei propri associati. Il corpo sociale è composto da agricoltori. È strutturata in forma federale essendovi una confederazione nazionale, 20 regionali ed una per ogni singola provincia.

La sezione cucina di Tuttomondo in diversi articoli ha, come idea guida, l’importanza di conoscere ciò che si mangia, la storia del prodotto e il rapporto fondamentale tra il cibo e i produttori ossia gli agricoltori, Lei cosa ne pensa? E se è d’accordo la sua associazione cosa fa in questa direzione?

Credo sia un concetto fondamentale. Purtroppo la cultura dominante degli ultimi decenni ha fatto sì che di questo rapporto rimanesse una traccia molto flebile. Questo ha prodotto danni notevoli alla qualità della vita dei cittadini, all’ambiente in cui viviamo e al reddito degli agricoltori virtuosi. I danni alla salute sono attestati da organismi molto importanti ed autorevoli come la FAO. Si è trascurata l’importanza della storia e della composizione di ciò che mettiamo ogni giorno nel piatto, non si è dato valore al rapporto col territorio e questo ha fatto perdere di vista concetti come stagionalità e salubrità, privilegiando cibi omologati e di origine industriale. Cibi che puntano ad una attrattività essenzialmente basata su sollecitazioni del palato, con la necessità di conservarli per tempi lunghi. Cibi che hanno costi di produzione ridotti e che garantiscono grandi profitti a chi li produce e a chi li mette in commercio.

Un prodotto locale, stagionale, biologico, o comunque realizzato con un ridotto impiego della chimica, ha mediamente un costo più alto di uno industriale e questo penalizza i nostri agricoltori in termini di competitività. Per questo serve un grosso sforzo finalizzato ad una corretta educazione alimentare. Un’educazione alimentare che non si limiti ai pur importanti concetti salutistici, ma che miri proprio a recuperare la relazione tra il cibo e chi lo produce, tra il cibo ed i luoghi dove viene prodotto. Un’educazione alimentare che faccia capire che per giudicare il giusto prezzo del cibo bisogna conoscerne il costo.

A questo scopo siamo stati tra i promotori di un centro di Educazione Alimentare, La MezzaLuna, che da oltre due anni sta facendo un grosso lavoro per “fornire strumenti di consapevolezza” come dice il suo motto.

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Cosa vuol dire davvero agricoltura per lei?

Dal punto di vista personale posso dire che l’agricoltura fa parte della mia vita venendo tra l’altro da una famiglia di agricoltori. In generale ci sarebbe da dire molte cose, mi limito a sottolineare che l’agricoltura deve tornare ad essere considerata “settore primario” non solo per definizione. La politica e le Istituzioni ad ogni livello se ne dovrebbero rendere conto ed agire di conseguenza. Purtroppo, nonostante qualche segnale positivo, ancora non c’è l’attenzione necessaria. Si assiste ad un gran fermento e ad un presenzialismo di maniera intorno a determinati eventi come il Vinitaly, o il Salone del Gusto, o l’Expo. Ma non basta, serve più continuità nell’attenzione, servono strategie che guardino in prospettiva, serve maggiore capacità di ascolto verso gli agricoltori, in particolare verso gli agricoltori che vivono di agricoltura e che su questo campo hanno impostato attività imprenditoriali.

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A quindici giorni dall’apertura ufficiale di Expo 2015, cosa ci vuol dire Lei della manifestazione? E che spazio pensa sia dato in essa agli agricoltori? Lo trova sufficiente?

L’Expo potrebbe essere una grande opportunità per l’Italia e per il nostro agroalimentare. Indubbiamente sarà una vetrina alla quale si affacceranno decine di milioni di cittadini da ogni parte del mondo. L’eventualità da scongiurare è che dietro quella vetrina non ci sia la rappresentazione reale della nostra agricoltura, ma, la classica visione edulcorata che privilegia gli aspetti bucolici non corrispondenti alla realtà che invece è fatta di tanti tipi di agricolture con le loro complessità.

Purtroppo l’impressione è che anche in questa occasione gli agricoltori non avranno lo spazio che meritano.

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Ho letto, che è uscito un nuovo Programma di Sviluppo Rurale 2015-2020 della regione Toscana, vuol spiegare ai lettori di Tuttomondo che cosa prevede e se ci sono incentivi per i giovani che vorranno dedicarsi all’agricoltura?

Il PSR è lo strumento con cui Stati membri e Regioni recepiscono i regolamenti comunitari che stabiliscono modalità ed entità di contributi ed aiuti agli agricoltori europei. Quello recentemente approvato dalla Regione Toscana avrà validità quinquennale. Il budget complessivo è di 960 milioni di €, destinati a diverse misure che finanzieranno iniziative di vario tipo a sostegno dell’agricoltura. Tra le azioni più strategiche c’è quella finalizzata al ricambio generazionale ed al sostegno dei giovani agricoltori. Gli interventi in questa direzione sono molto interessanti, il nostro compito sarà quello di aiutare i giovani agricoltori a beneficiare di queste opportunità che contribuiscano a realizzare attività imprenditoriali durature ed economicamente sostenibili.

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Il mese scorso abbiamo fatto un’articolo sul uno dei dibattiti più in voga in internet, cioè la nocività della farina 00, in relazione a questo argomento sono usciti molti libri o articoli che consigliano di abolire dalla dieta tutti i derivati del grano e alcuni sostengono che il grano si sia geneticamente modificato rispetto a cento anni fa, come rappresentante degli agricoltori cosa ci può dire lei a questo riguardo?

Direi che sul Web e sugli altri mezzi di comunicazione ormai circola di tutto. Anche notizie che non hanno alcun fondamento e che rischiano di creare fobie, quelle sì, dannose a chi legge, ascolta o naviga su internet.

Quando si tratta di alimentazione è importante informarsi bene, ma soprattutto usare il sano buon senso. Questa “criminalizzazione” della farina 00 è sicuramente eccessiva e fuorviante. Il consiglio che mi sento di dare è quello di evitare gli accessi e, nel caso delle farine, privilegiare farine di grani locali, biologiche, magari integrali, ma anche di non lasciarsi condizionare da allarmismi eccessivi e senza senso.

Ero presente alla prima giornata sulla consapevolezza alimentare a San Rossore, e mi hanno colpito alcuni interventi sul fatto che ancora al giorno d’oggi il mestiere dell’agricoltore viene considerato di “serie B” e dequalificante rispetto ai valori alti della società, in realtà la maggior parte degli agricoltori come vivono la loro condizione?

La maggior parte degli agricoltori ha scelto consapevolmente di fare quel lavoro. Perciò vive positivamente la propria professione. Purtroppo la crisi economica colpisce pesantemente anche questa categoria mettendo seriamente a rischio molte attività imprenditoriali. Molti giovani, anche non provenienti da famiglie di agricoltori, anche con elevato spessore culturale, anche con la laurea in tasca, scelgono di fare l’agricoltore. Questo è molto significativo, vuol dire che gli agricoltori non considerano più di serie B il loro lavoro. Cosa che non si può dire da parte della politica e delle istituzioni. Troppo spesso in quegli ambiti il livello di considerazione per il settore agricolo continua ad essere di serie B, se non di serie C.

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Una rubrica fissa della sezione cucina di Tuttomondo, si chiama il cesto della spesa e tratta locali e/o gruppi di acquisto solidali attraverso i quali il consumatore può acquistare prodotti di filiera controllata e a km0, la vostra associazione che rapporti ha con i GAS? E oltre a questi avete altri punti vendita?

I GAS hanno svolto e svolgono una funzione molto importante sia dal punto di vista economico che socio-culturale. Noi siamo convinti che la nostra agricoltura abbia bisogno e debba valorizzare ogni forma di commercializzazione. Dai GAS e la filiera corta, all’ Expo. Come Cia non vogliamo sostituirci alle imprese agricole nelle attività economiche. Non è nostro compito e penalizzerebbe la nostra “mission”. Il nostro compito semmai è quello di affiancare le imprese e di dare loro il supporto necessario nelle loro attività. Per quanto riguarda i gruppi di acquisto, ospitiamo quello promosso da La MezzaLuna che abbiamo chiamato GAC, Gruppo di Acquisto Consapevole, definito così proprio per evidenziare la centralità per noi di una adeguata consapevolezza alimentare a tutela di chi compra e di chi produce.

Abbiamo visto sul vostro sito alcune iniziative che ci piacerebbe approfondire, ci può spiegare in che cosa consistono iniziative come il turismo verde, l’agricoltura sociale e la scuola in fattoria; quest’ultima soprattutto in relazione al fatto che viene insegnato fin da piccoli ai bambini l’importanza del rapporto con la terra?

Ci sono istituti come Turismo Verde, che associano e supportano in ambito Cia le imprese agrituristiche e ci sono progetti, come La Scuola in Fattoria e l’agricoltura sociale che stiamo promuovendo e incentivando a livello nazionale con la messa in rete delle numerose fattorie didattiche che svolgono iniziative di conoscenza e divulgazione molto importanti verso i cittadini, le famiglie e le scuole.

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Che progetti avete per il futuro?

Stiamo lavorando su numerosi progetti, quello forse più significativo prevede la realizzazione di una piattaforma logistica virtuale che si prefigge di mettere in rete le aziende agricole che fanno vendita diretta così da diversificare l’offerta e potersi rivolgere alla grande distribuzione, ai commercianti, alla ristorazione, alle mense pubbliche, mettendo a disposizione una gamma di prodotti completa, cosa che non sarebbe possibile rivolgendosi ad ogni singolo agricoltore.

Salutiamo e ringraziamo Stefano Berti per il tempo che ci ha dedicato.

IODario Soriani

Dario Soriani
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