Stagioni teatrali a rischio? Risponde il Direttore del Teatro Verdi

Intervista a Silvano Patacca

Prospettive future di un intero comparto duramente provato dalla pandemia

PISA – Continuiamo le nostre interviste a importanti personaggi del mondo culturale e sociale del nostro territorio. Dopo l’intervista a Stefania Bozzi – presidente Arci Comitato Territoriale – è la volta di Silvano Patacca, Direttore artistico prosa e danza del Teatro Verdi di Pisa. Anche questa volta, abbiamo scelto un personaggio che, nonostante la sua attività durante il periodo del lockdown ha avuto poca visibilità e, come lui, anche tutto il mondo teatrale che rappresenta è passato inosservato e sotto silenzio.

Cercheremo quindi di scoprire insieme a Silvano Patacca che cosa è successo al teatro in generale e nello specifico al Teatro Verdi di Pisa, se e cosa è stato fatto in questi tre mesi che ci separano dall’ultimo spettacolo andato in scena sul palco del Teatro Verdi e sopratutto cosa ci aspetta nei prossimi mesi di questo 2020. Le stagioni teatrali per il 2020/2021 saranno a rischio?

Buongiorno Direttore, innanzitutto una domanda personale, come sta? e quanto Le manca il “suo” teatro?

Silvano Patacca - stagioni teatrali«Sono single e la solitudine è una scelta, quindi la sopporto molto bene. La mancanza del lavoro, però è una cosa che mi è pesata molto, complessivamente il lockdown l’ho vissuto male e mi sono reso conto che quello che mi  è mancato davvero non sono state le passeggiate, il mare o altro ma la quotidianità del lavoro. Questa mancanza ha inciso profondamente sul mio stato d’animo, perché forse in una situazione di disagio ti rendi conto quanto la consuetidine sia necessaria. Il teatro è parte integrante della mia identità quindi mi sono sentito veramente privato di un pezzo importante di me. Questo è indubbiamente l’aspetto più significativo, ma, anche il disagio economico non va sottovalutato. Il mio primo pensiero va a chi il lavoro l’ha perso e non ha avuto neppure adeguati ammortizzatori sociali. Il Consiglio di Amministrazione della Fondazione Teatro di Pisa ha in primis salvaguardato i posti di lavoro (così come prevedeva il Decreto Legge) ma, tra smaltimento ferie arretrate e fondo di integrazione salariale nella prima fase, e, successivamente solo qualche giorno di smart working, (e soltanto per alcuni) gli stipendi, per tutti noi, sono stati piuttosto decurtati»

Partiamo dall’inizio, l’ultimo spettacolo andato in scena al Teatro Verdi per quanto riguarda le vostre programmazioni è stata l’opera lirica del “Guglielmo Tell” di Rossini, il 23 febbraio, dopo c’è stato un concerto della Normale e due appuntamenti (Morricone e Massimo Ranieri). Che cosa è successo dopo?

«Se penso a marzo, la prima cosa che mi viene da dire è che eravamo in balia degli eventi. Se ricordate bene, il primo lockdown era per poco più di quindici giorni. Mi ricordo bene che la scadenza della prima quarantena fosse il 3 aprile. Il Teatro Verdi aveva in programma lo spettacolo di danza di Virgilio Sieni per il 5 aprile, e, nonostante tutti fossimo certi che la scadenza sarebbe stata prorogata (come poi è stato) Fondazione Toscana Spettacoli mi fece notare che non potevamo dare la disdetta dello spettacolo alla Compagnia di Virgilio Sieni perché il termine del lockdown era fissato per il 3 aprile. Questo era il clima nel quale abbiamo lavorato fino al 12 marzo (data in cui eravamo ancora in teatro a lavorare). Dopo tale data, il teatro è stato chiuso e tutti noi siamo stati messi a casa. Inizialmente eravamo tutti ufficialmente in ferie (come ho già detto). Dopodiché, qualcuno di noi per breve periodo ha lavorato in smart working»

I primi mesi dell’anno normalmente il Direttore Artistico di un Teatro di che cosa si occupa? Immaginiamo che lavori alla messa a punto delle stagioni teatrali per l’anno successivo, durante  il lockdown Lei ha lavorato in smart working? e altri dipendenti del Teatro sono stati messi in smart working?

«Io, personalmente ho continuato a confrontarmi con il circuito di Fondazione Toscana Spettacolo, ma la programmazione in senso stretto, con eventuali messe in data di spettacoli, non è stato possibile farla. Vorrei ricordare a tutti che l’attuale data di riapertura del 15 giugno relativa ai cinema e ai teatri è stata annunciata solo nell’ultimo decreto, fino a poco tempo prima si parlava di riaperture, forse,  a settembre. La maggior parte dei teatri italiani ha chiesto a gran voce, attraverso le proprie associazioni di categoria, sia al Ministero competente che al Governo quando fosse prevista la ripresa delle attività, ma non ci sono mai state date risposte dagli organi competenti, perché le date di ripartenza erano strettamente legate all’andamento dei contagi. Attualmente anche noi dipendenti non possiamo accedere al teatro, per farlo abbiamo bisogno di inoltrare comunicazione alla Prefettura. Adesso sappiamo che dal 15 giugno si possono tenere spettacoli dal vivo. All’aperto fino a 1.000 persone, al chiuso fino a 200. Entrando nel merito della programmazione delle nuove stagioni dobbiamo fare una premessa. Quest’anno la Fondazione Teatro Verdi di Pisa, aveva un problema di bilancio da risolvere (che niente ha a che fare con il covid), pertanto la programmazione della prosa e della danza avrebbe comunque subito qualche variazione.  Il primo problema che si è presentato, ad esempio,  era quello di capire se fosse possibile riproporre gli spettacoli che erano stati annullati nella scorsa stagione, tenendo conto ovviamente dell’organizzazione delle tournèe da parte delle compagnie; l’altro grande problema, perdurando il distanziamento sociale, è che i Direttori Artistici dovranno rivoluzionare la logica con la quale solitamente vengono fatte le programmazioni, anche se non sarà facile, dobbiamo cambiare la nostra forma mentis per poter immaginare come si possa fare spettacolo dal vivo nel periodo di distanziamento sociale. Abbiamo fatto sforzi di fantasia in questo senso, abbiamo pensato ad allestimenti che vedano svuotata la platea e che la vedano adibita a palco, avendo così tutto lo spazio necessario per gli orchestrali e i cantanti, ma le difficoltà rimangono comunque tante. La più banale, ad esempio: Pensate che i cantanti o gli attori possano lavorare con la mascherina? Si prospetta un periodo non facile,  per la programmazione!»

Durante il lockdown abbiamo sentito parlare di cultura quasi esclusivamente sui social. Quasi sempre dimenticata nelle comunicazioni governative e nelle conferenze stampa, è proliferata, invece, sui social. Tantissime iniziative di ogni genere, curate da attori, musicisti, lettori, sono sorte spontaneamente per allietare la lunga reclusione dei cittadini. Anche il Teatro Verdi ha fatto la sua parte sui social?

«Sicuramente. Abbiamo messo in campo varie iniziative per i diversi ambiti del teatro: lirica, prosa, danza e formazione. L’alfabeto Lirico, ideata e curata direttamente dal Direttore artistico Stefano Vizioli è stato un appuntamento fisso per gli appassionati di lirica e non solo. Iniziativa pregevole  che ha riscosso un successo notevole anche oltre i confini nazionali.  Il settore della formazione ha creato l’Archivio Poetico della Pandemia, un’iniziativa che ha coinvolto attivamente tutti i cittadini, con l’obiettivo di mantenere così un contatto tra la città e il teatro. All’interno di questa iniziativa mi sono occupato di far confluire i contributi di importanti artisti che oltre a inviare i loro saluti alla nostra città e ai nostri spettatori spesso hanno inserito anche apporti artistici e qualche volta ricordi personali che li legano in modo particolare al teatro della nostra città. Per quanto riguarda la danza, è stato creato un video “Cartoline da casa” che racchiude i contributi di tutte le scuole cittadine, su musiche di Gershwin. Il video, che è un prodotto davvero meritevole, è stato messo online il 30 aprile Giornata Internazionale della Danza.  Voglio aggiungere però che, tutto quello che abbiamo visto in rete, anche le iniziative più interessanti e qualitativamente migliori non sono e soprattutto non potranno mai sostituire lo spettacolo dal vivo »

stagioni teatrali verdi

A proposito delle tante iniziative culturali, il Comune di Lucca ha creato, in collaborazione con molti enti culturali della città – tra i quali il Teatro del Giglio – uno strumento informativo per il pubblico, una bacheca virtuale dove trovare appuntamenti, attività, eventi online, visite, tour virtuali e informazioni utili per i visitatori e la comunità. Il Teatro Verdi ha avuto richieste di collaborazione simili (o anche di altro tipo) da parte del Comune di Pisa?

« No, durante il lockdown non abbiamo avuto nessuna richiesta dal Comune e gli eventi realizzati sono state tutte nostre iniziative autonome »

Il fatidico 18 maggio dopo annunci, smentite e nuovi annunci, è stato deciso di passare bruscamente alla fase 2. Quello che pensavamo fosse un ritorno graduale è stato in realtà un quasi un libera tutti, fatte salve pochissime eccezioni: la scuola, palestre, piscine, cinema e teatri. Palestre e piscine sono ripartiti il 25 maggio, cinema e teatri partiranno il 15 giugno. Il Teatro di Pisa che cosa ha in programma per la riapertura?

« A partire dal primo di giugno alcuni tecnici della manutenzione sono autorizzati a rientrare al lavoro. Dal quindici potremmo rientrare tutti, anche se lo faremo in maniera scaglionata, probabilmente su turni. Per quanto riguarda ciò che faremo proprio il giorno della riapertura, stavamo pensando a qualcosa che sottolinei la nostra gioia per l’arrivo di questa giornata che rappresenta per tutti noi una sorta di rinascita. Vorremmo fare qualcosa per riavvicinare e ringraziare tutti quelli che ci sono sempre stati vicini, per i frequentatori abituali del Teatro, ma vorremmo fare qualcosa anche per chi il teatro non lo frequenta.  Posso dire, anche a nome dei miei colleghi, che tutti noi operatori e lavoratori dello spettacolo abbiamo sofferto profondamente il distacco dal Teatro e quello che più ci ha fatto male in questi lunghi mesi, è stata la sensazione di essere “invisibili” e vorrei ricordare che la filiera dello spettacolo è ampia e comprende tante figure professionali e tanti operatori»

Direttore, solitamente verso la fine del mese di giugno il Teatro Verdi organizzava un incontro/festa con la città nel quale venivano presentati i nuovi cartelloni delle stagioni teatrali per l’anno successivo, quest’anno verrà fatta? successivamente all’incontro partiva la campagna abbonamenti, che cosa prevedete adesso?

«Vorrei avere una sfera di cristallo, ma non fa parte dei miei strumenti di lavoro. Scherzi a parte, posso dire per certo che l’incontro di fine giugno non ci sarà. Il protagonista di quell’evento è il calendario delle nuove stagioni teatrali. Il calendario non c’è e non ci sarà, quindi, l’evento è senz’altro annullato. Al tempo stesso, però, assicuro che le stagioni teatrali si faranno, per quanto riguarda la prosa e la danza gli appuntamenti, molto probabilmente,  partiranno da gennaio 2021. Rimanendo così le regole del distanziamento sociale gli spettacoli dovranno avere meno spettatori quindi verranno programmate più repliche di uno stesso titolo»

Deduciamo che partendo solo a gennaio e con più giorni di repliche il numero dei titoli in cartellone sarà minore…

«E’ probabile, ma non posso dire di più…»

E’ di qualche giorno fa la dichiarazione del Sovrintendente Fortunato Ortombina (Teatro La Fenice -ndr) in cui dimostra come i limiti imposti dalle regole di sicurezza possano diventare elementi teatrali per spettacoli musicali dal volto nuovo, inoltre, rispondendo alla domanda del giornalista che gli chiede da quanto tempo stanno pensando alla riapertura della Fenice, risponde senza esitazione “dal 24 febbraio, giorno di chiusura dei teatri”. Al Teatro Verdi, da quanto tempo pensate alla riapertura?

«Anche i lavoratori del Teatro di Pisa ci stanno pensando da subito, da quando il Teatro è stato chiuso, e, a tal proposito, abbiamo presentato dei progetti al CdA del Teatro. Io insieme al Direttore Artistico della Lirica, Stefano Vizioli e al Coordinatore responsabile della formazione, Luca Biagiotti abbiamo presentato dei progetti che comprendevano  anche l’individuazione dei relativi spazi pubblici cittadini dove poter approntare degli spettacoli, appena sarebbe stato possibile farli. Con i lavoratori abbiamo progettato idee e  programmi con i quali saremmo potuti ripartire, appena gli organi preposti ci avessero detto che potevamo farlo. La grossa differenza tra il Teatro di Pisa e il Teatro de La Fenice è che a Pisa l’input è partito dal basso, dai lavoratori e quindi deve essere presentato e approvato dal CdA, mentre a Venezia l’input è arrivato direttamente dall’alto, dal Sovrintendente, appunto. La differenza, non è di poco conto »

 

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