La sessualità celebrata attraverso il mito del Baccanale

Lo spettatore contemporaneo è ormai abituato a sentirsi coinvolto in un universo figurativo costituito da immagini celebranti la sessualità. I cartelloni pubblicitari, ad esempio, basano la loro attrattiva su figure potenzialmente erotiche, accattivanti per lo sguardo e quindi calamitanti l’attenzione.

Nelle diverse fasi storiche, il sesso è stato affrontato in maniera diversa, attitudine figlia degli usi e dei costumi della società. Nell’antica Grecia la sessualità era vissuta con libertà, senza alcun implicazione morale. Il contesto culturale spronava a intrattenere rapporti tra individui di estrazione sociale e di età diversa, spesso anche tra anziani e bambini. Contatti di questo tipo erano, anzi, molto frequenti, agevolati da un’ideale amoroso in senso filosofico. Lo scambio tra i due era, infatti, reciproco: il vecchio rappresentava per il giovane un modello di saggezza e di maturità intellettiva, mentre il ragazzo poteva essere amato per la bellezza che incarnava.

Il sesso vissuto nella sua interezza era talmente sdoganato da essere celebrato in speciali occasioni, relative a precise fasi annuali, definite Baccanali perché legate a Bacco e quindi, idealmente, al vino inibitore: festività romana, ma di probabile origine greca, il Baccanale era una grande festa orgiastica legata al momento della semina e della raccolta delle messi: l’esaltazione della sessualità e quindi dell’atto fecondativo era vissuto come rito propiziatorio. Ostentando un’assoluta libertà emotiva, sfociante in una generica mancanza di controllo, spesso tali rituali erano sinonimo di pericolo per la comunità tanto che nel II secolo a.C. il senato romano dichiarò illegale la pratica di tali manifestazioni.

Era consuetudine che in virtù del Baccanale si riunissero più popolazioni in uno stesso luogo, per partecipare all’evento che interessava diversi giorni, in cui venivano praticati sacrifici animali, ma soprattutto l’amore libero, inteso sì come atto propiziatorio ma anche come pratica fisiologica finalizzata alla salvaguardia del patrimonio genetico delle popolazioni.

Dato il carattere estremamente licenzioso del rituale, la disinibizione dei partecipanti, nonché l’esaltazione estatica, come si deduce dal nome stesso, protagonista assoluto della festa era Bacco, divinità romana equivalente a Dioniso in Grecia. Il dio viene generalmente raffigurato con una coppa di vino in mano e con il capo cinto da pampini d’uva, con l’aria trasognata di chi è colto in stato di ubriachezza come si vede in una celeberrima interpretazione di Caravaggio.

Spesso alla figura di Bacco è associata quella di Priapo, a sua volta divinità della mitologia greca e romana, nonché assimilato a Dioniso, e per questo legato ai riti dionisiaci e orgiastici. Ciò che contraddistingue il dio è il suo aspetto grottesco, caratterizzato da un enorme pene. Tale attributo, però, ha anche permesso una relazione con il mondo agricolo dato che era prassi comune utilizzare dei paletti di forma fallica, posti a delimitare le porzioni di terreno coltivabile. Dato il forte senso beneaugurale, rappresentazioni del dio erano diffuse a Roma, soprattutto nelle ville patrizie. Il membro maschile, infatti, non solo aveva funzione apotropaica, in grado quindi di scacciare malocchio e sfortuna, ma fungeva anche da augurio per la fertilità femminile, per un buon concepimento finalizzato alla sopravvivenza della stirpe.

La storia dell’arte offre molti esempi di Baccanali, scene in cui Bacco e Priapo sono rappresentati insieme. Caso celebre sono le tele destinate al Camerino delle pitture di Alfonso d’Este a Ferrara è il Festino degli dei, dipinto del 1514 che vide la collaborazione di Giovanni Bellini, Dosso Dossi e Tiziano. La tela mette in scena un banchetto degli dei: alla fine di una lunga ed estenuante nottata, alcuni di loro si sono abbandonati al sonno, ormai distrutti dalla stanchezza e dal vino. Al centro della scena, tuttavia, c’è chi non sembra farsi scoraggiare. Nettuno, infatti, è ritratto nell’atto di toccare le cosce di Cibele mentre con la seconda mano sfiora Cerere. Nonostante la composizione volesse apparire altamente erotica, l’interpretazione di Bellini, autore cui si deve la gran parte dell’esecuzione, fa sì che ne risulti una costruzione piuttosto fredda e moderata, risultato dovuto alla cultura e alla mentalità religiosa dello stesso artista. Bellini, infatti, prediligeva una lettura più sofisticata e fiabesca del mito, poco incline al carattere licenzioso dell’evento.

Sicuramente più concitata è l’interpretazione del mito che ha voluto dare Tiziano, in una tela presente nello stesso ambiente, servendosi di un lessico figurativo giocoso e più leggero. Il vino è il protagonista assoluto degli Andrii, come si denota dalla brocca trionfante al centro della composizione. Tuttavia non mancano accenni alla sensualità e alla lussuria; la ninfa in basso a destra, elegantemente addormentata, è nuda e le sue carni risplendono di un tono bianco come fosse porcellana. Un puttino non esita ad alzarsi la tunica per orinare, rimandando simbolicamente all’atto della fecondazione, ma l’estroso senso di gioia ed erotismo non sembra essere scalfito da alcun atteggiamento volgare.

Sicuramente più lasciva e carnale è l’interpretazione che Rubens dà di un baccanale, concependo una composizione che vede satiri e tiadi coinvolti in una sorta di danza erotica. Una probabile panisca, con il ventre prolassato e ritratta mentre allatta due strane piccole figure, sostituisce la ninfa tizianesca, mentre un satirello, in primo piano, tiene in mano una brocca simulando l’atto di orinare. Non mostrando alcun pudore, sembra quasi voler emulare il putto mingens di Tiziano.

Infine, anche Sir Lawrence Alma Tadema ha dedicato attenzione al mito; pittore di estrazione neoclassica, ha uno stile contraddistinto dall’uso di motivi floreali e vegetali. Nel suo Baccanale l’amore per l’epoca pompeiana ha dato vita a una composizione che appare come una normale scena quotidiana antica. Pur trattandosi di una festa celebrativa la libertà dei costumi, l’ambientazione trasmette un senso di serafica, e quasi austera, tranquillità. In questo caso, quindi, il rito orgiastico non è visto come un momento di passione e irrazionalità ma come un sereno momento conviviale che ha come protagoniste figure classiche richiamanti esempi di statuaria antica.

Abbracciando un arco cronologico piuttosto ampio, si nota come artisti appartenenti a fasi storiche e culturali diverse abbiano avuto caro un mito esaltante il sesso in quanto tale, celebrato come fenomeno essenziale dell’uomo, da vivere con libertà assoluta. La messa in scena risente del costume e della morale dell’epoca, ma l’attinenza al mito giustifica qualsiasi forma di licenziosità espressiva che, altrimenti, sarebbe potuta apparire volgare e inopportuna.

 

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