Nuove scoperte archeologiche?

 Scoperte archeologiche che durano da Natale a Santo Stefano

Da circa una settimana si segnala a gran voce per il web la recente scoperta in Israele, presso l’area archeologica di Khirbet El Tireh, del primo luogo di sepoltura del protomartire cristiano Santo Stefano.

Ma la scoperta della tomba è cosa già avvenuta e risaputa, specialmente dai padri salesiani che a Bet Gemal, a 30 km da Gerusalemme, curano il sito archeologico contenuto nella loro proprietà da oltre un secolo. Qui sorge la moderna chiesa eretta nel 1930 e dedicata al protomartire, dove ogni anno i padri salesiani ospitano nella loro Casa Madre decine di migliaia di visitatori pellegrini ebrei. Le informazioni che useremo per raccontarvi questa storia sono state attinte dal sito internet  http://it.donbosco-torino.org/ che vi consigliamo caldamente di vistare!

Questa storia comincia da molto lontano…

Kfargamla, Israele 415 d.C.

“Lucianos, bisognoso della Misericordia di Dio  e presbitero della chiesa di Dio che si trova nella località di Kfargamla, nel territorio di Gerusalemme, […] vi saluta nel Signore… […]”

Un parroco di nome Lucianos, invia una lettera alle Chiese d’Oriente ove si annuncia con gioia una grandiosa scoperta per il mondo cristiano: la tomba del primo martire della cristianità Stefano, Nicodemo e il Rabbino Gamaliele, (membro del sinedrio e zio di Nicodemo) assieme alle sepolture dei suoi due figli.

Ma facciamo ancora un altro brusco balzo, questa volta avanti nel tempo, precisamente nel 1850, quando Don Antonio Belloni, sacerdote italiano del Patriarcato latino di Gerusalemme, fonda la Congregazione della Santa Famiglia per aiutare gli orfani ed acquisterà un pezzo di terra nel vicino villaggio musulmano di Bel Gemal. Gli sforzi di Don Belloni passeranno nel 1891 nelle mani dei salesiani che continueranno la sua opera costruendo case ed edifici di sussidio agli orfani. Nel 1916, all’indomani degli scavi per la costruzione dei bagni avvenne l’inaspettata scoperta di meravigliosi pavimenti musivi.

Interno della Chiesa di Santo Stefano a Bet Gemal (foto  gentilmente concessa da Don Mario Scudu)

Interno della Chiesa di Santo Stefano a Bet Gemal (foto gentilmente concessa da Don Mario Scudu)

Padre Gisler, a conoscenza della lettera di Lucianos, rimase probabilmente sconvolto. Il legame fra Kfargamla e Bet Gemal parve di stretta corrispondenza, giacché “Bet” (casa) sembrò solo sostituirsi nel tempo al nome “Kfar” (villaggio), mantenendo inalterato il seguito del toponimo (-gemal). La distanza spaziale fra Kfargamla, ovvero la località identificata da Lucianos, e Gerusalemme corrispondeva oltretutto a pieno con la distanza dell’attuale villaggio di Bet Gemal da Gerusalemme. Ci volle poco perché ci si convincesse di essere realmente in presenza della tomba di Santo Stefano.

Non trascorsero molti anni che il Professore e Salesiano polacco Don Strus, volle approfondire la ricerca spostandosi a 300 m ca. dal sito principale; qui rinvenne una struttura circolare che inizialmente venne scambiata per una costruzione pressoria per la spremitura del vino. Ma una struttura così ben costruita e dalle precise misure bizantine adottate per edificarla fece nasce il sospetto che di ben altro doveva trattarsi. Nel 2004 venne finalmente risolto il caso chiamando un esperto epigrafista a tradurre un’iscrizione consunta ed illeggibile se non da un occhio esperto, posta su di un architrave trovato nelle adiacenze del luogo della scoperta. Sull’epigrafe si poteva adesso leggere:

DIAKONIKON STEPHANOU PROTOMARTYROS

santo stefano

Con l’ultima scoperta, l’importantissima testimonianza di una nuova iscrizione (questo è il poco che per adesso si sa), si potrebbe riaffermare forse con più certezza che il corpo del Santo era stato veramente sepolto qui nel 35 d.C. Il progetto di studio della Università di Al Quds procederà con le sue ricerche sul sito per i prossimi cinque anni.

La Redazione si è messa in contatto con il direttore della Comunità salesiana di Bet Gemal don Antonio Scudu per avere maggiori notizie in proposito. Nel frattempo ringrazio Don Mario Scudu della Casa Madre di Torino-Valdocco della sua disponibilità, per la gentile concessione delle informazioni e delle foto tratte dal sito da lui redatto.

Saremo lieti di aggiornare i nostri lettori non appena sarà possibile e qualora ricevessimo notizie e aggiornamenti interessanti da raccontarvi.

Sitografia:

http://www.donbosco-torino.it

 

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