Salvatore Striano al Pisa Book Festival

“La Tempesta di Sasà” di Salvatore Striano

PISA – Domenica 13 al Pisa Book Festival Lucia della Porta ha presentato “La tempesta di Sasà” di Salvatore Striano. “La tempesta di Sasà” è il secondo libro di Salvatore Striano, e arriva in libreria ad un anno dal successo di “Teste Matte“.

Salvatore Striano, detto Sasà, è presente e non serve sollecitarlo troppo, parla e racconta come un fiume in piena tutte le sue esperienze, da ragazzino a Napoli, quando a soli 14 anni diventa il capo delle Teste Matte, appunto, all’arresto, alle varie esperienze carcerarie, in Spagna, in Italia, fino al suo incontro con i libri.

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E’ quest’incontro con i libri e con la biblioteca del carcere che segnano profondamente Salvatore. Il tempo di leggere e rileggere fino a che le parole non ti entrano nel sangue, non manca in carcere. Così piano, piano le parole, le storie e i sentimenti dei libri, di Shakespeare in particolare, prendono il posto dell’odio, della droga e del rancore che scorre nel sangue di Salvatore. Salvatore lavora nel gruppo di detenuti di Rebibbia che fanno teatro. Tutti loro amano De Filippo, e l’incontro con Luca De Filippo sarà un’altra folgorazione. Il teatro, la cultura, i libri, tutto ciò che nella vita di Sasà non è mai esistito. Nel nuovo libro presentato domenica al Pisa Book Festival, Salvatore Striano racconta la sua rinascita, il suo nuovo amore per tutto ciò che gli era stato negato e che non aveva mai conosciuto e la voglia di spiegare a tutti i ragazzini che vengono reclutati dalla camorra, che esiste un’altra possibilità.

Il carcere, però, ci racconta Striano, per molti, anzi per troppi, è l’università del crimine. Tu entri con i tuoi reati e ne impari mille atri. Ogni detenuto ti spiega il suo, come si fa, cosa, invece, non si deve fare, e quando esci ne sai molto di più di quando sei entrato, ti sei specializzato. 

Salvatore Striano oggi ha saldato il suo conto con la giustizia ed è un attore. Nel 2006 recita in Gomorra di Matteo Garrone, dopo tantissimi altri ruoli cinematografici nel 2009 Napoli, Napoli, Napoli e Fortapasc, nel 2010 Gorbaciof, Cesare non deve morire nel 2012. Ha lavorato con registi come Abel Ferrara, Marco Risi. Contemporaneamente molta televisione con “Ho sposato uno sbirro 2”, “Il clan dei camorristi” e “L’oro di Scampia”. Non ha abbandonato il teatro e nel 2009 porta in scena “La Tempesta” di Shakespeare regia di Andrea De Rosa e l’anno successivo “Passione” con la regia di Alessandra Cutolo. Nel 2015 pubblica “Teste Matte” e quest’anno “La tempesta di Sasà” entrambi editi da ChiareLettere.

Un personaggio eclettico, vivace, pieno di vita e il cui primo pensiero è sempre per gli ultimi, i carcerati, e tutti i ragazzi di strada. 

Salvato da Shakespeare” è il titolo che il Pisa Book Festival ha dato all’incontro di presentazione del suo libro. Quanto tempo è servito a Salvatore Striano per essere salvato da Shakespeare e dai libri in genere?

«Due, tre mesi se vuoi metterla solo su un piano temporale. A noi il tempo non mancava e quello è il tempo che serve per leggere bene un libro, per comprenderlo. Io leggevo ogni giorno e mi fermavo su tutti i passaggi che mi interessavano, rileggendoli, fino a che non li facevo miei appropiandomene, così,  pur inconsciamente ho iniziato ad arricchirmi. Ero molto povero, ho iniziato a rubare dai libri le parole belle. Ricordo che una volta un detenuto non sapeva scrivere alla moglie, mi ha raccontato di lei e dei sentimenti che provava per lei. Quel giorno in biblioteca ho letto poesie su poesie, fino a che non ho trovato quella giusta per lui, quella che poteva dedicare a sua moglie. Piano, piano ho iniziato a sentirmi più forte».

Tu hai iniziato a frequentare la biblioteca a 28 anni circa, quali sono state le emozioni, i  sentimenti che hai scoperto per la prima volta, che non avevi mai conosciuto? 

striano-della-porta“«Voi siete tre peccatori, tre falsi e tre impertinenti se volete calmare l’ira possente che sta per cadere addosso a voi vi dovete pentire del passato e vivere con purezza” questo è Shakespeare. Prospero pronuncia queste parole nella Tempesta. Noi eravamo questo e se volevamo vivere onestamente dovevamo pentirci. Perché non me l’hanno detto così? i magistrati, le guardie? perché mi hanno picchiato, mi hanno detto che ero ‘na mmerda, ?perché non me l’hanno detto così? »

Il teatro quando è arrivato?

«Il teatro è arrivato in contemporanea perché è stato durante le prove per mettere in scena lo spettacolo che ho iniziato ad andare in biblioteca a leggere i testi e capire. Il nostro gruppo di teatro era un gruppo autogestito, poi, un  mese prima di andare in scena è arrivato  Fabio Cavalli (2005) e da allora è rimasto a  lavorare con il gruppo. Adesso io lavoro professionalmente a teatro, venendo scritturato di volta in volta».

A Pisa due settimane fa è andato in scena “Dopo la tempesta” di Armando Punzo, con la Compagnia della Fortezza. Tanti i punti di contatto: Shakespeare, la tempesta, il carcere, il teatro, i detenuti. Conosci la Compagnia, e la loro esperienza?

«Certo, sono stati i primi,  i creatori del teatro in carcere fatto in un certo modo. Sarò estremamente sincero, poiché caratterialmente sono sanguigno, l’unica cosa che non apprezzo della Compagnia della Fortezza è che Armando Punzo è sempre il protagonista degli spettacoli che portano in scena, personalmente preferirei che si limitasse alla regia lasciando i ruoli sul palcoscenico a qualche “ragazzo spento”. Ho visto “Mercuzio non vuole morire” e solitamente seguo sul web  il loro lavoro, leggendo e guardando le immagini dei loro spettacoli. Non sono neppure troppo d’accordo sulla rappresentazione dei detenuti che scaturisce dai loro spettacoli: i detenuti non sono tutti aitanti, muscolosi e tatuati; i delinquenti spesso sono magri, senza forze e con poca salute. Nonostante ciò Armando Punzo è un’eccellenza e la battaglia che porta avanti da vent’anni per lo “stabile” in carcere ha  tutta la mia ammirazione e mi auguro che riesca a vincerla».

Hai conosciuto Aniello Arena? Le vostre storie sono molto simili: Napoli, camorra, carcere, teatro, libri..

«Aniello Arena è grande. Una delle maschere napoletane più bella in assoluto, è molto eduardiano. In Reality, di Garrone, mi ha letteralmente emozionato dalla prima all’ultima battuta, ha dei tempi di recitazione e una passione disarmante, veramente un grande attore. Insieme ad Aniello ho realizzato “Falco” un film in uscita a marzo 2017 e vorrei fare altre cose con lui».

pisa-bookQuali sono i tuoi programmi per il futuro?

«Il progetto  che davvero vorrei realizzare è portare in teatro la “mia” Tempesta e vorrei con me proprio Aniello Arena. Per ciò che riguarda il cinema ho un  film di Diego Olivares in uscita, e uno di Stefano Incerti. Per la letteratura sto pensando a un nuovo libro. Dopo aver narrato la malavita in “Teste Matte” e l’esperienza carceraria nel “La tempesta di Sasà” adesso vorrei scrivere di vita sana».

 Maf

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